 |
Considerazioni
post-mitologiche:
L'amore e la dea Venere
|
Afrodite
è la dea dell’amore e della fertilità, identificata a
Roma con Venere. È madre di Cupido e le sono
ancelle le Grazie. Suoi attributi sono le colombe
o i cigni, la conchiglia, i delfini, la
cintola magica che rende seducente chi la indossa, la
torcia che desta amore, il cuore fiammeggiante, la
rosa, il mirto sempreverde come l’amore.
Altro attributo convenzionale può essere lo specchio.
Il mito narra della sua nascita dalla
spuma creata dagli organi sessuali di Urano tagliati e gettati
in mare da Crono. Appena uscita dall’acqua, fu
trasportata dagli Zefiri fino alla costa di Cipro,
ma secondo altre fonti approdò prima a Citera o a Pafo.
Sulla riva fu accolta dalle Ore (le Stagioni) che
la vestirono, la agghindarono e la condussero presso gli
immortali.
Un’altra versione del mito la
vuole invece figlia di Zeus e Dione. Platone
immaginò l’esistenza di due Veneri, una nata da Urano,
il cielo, e detta perciò Venere urania, dea dell’amore
puro; l’altra nata da Dione detta Venere
pandemia, cioè popolare, dea dell’amore
volgare. Dal punto di vista iconografico Venere può
essere rappresentata come anadiomene, cioè
che sorge dalle acque,
che giunge alla riva di Cipro,
giacente o dormiente, in
trionfo, o associata ad altri soggetti mitologici.
|
L'interpretazione spiritualizzata di Venere compare
nel Neoplatonismo di Marsilio Ficino, nella
pittura di Sandro Botticelli e nella poesia di Angelo
Poliziano, tre personaggi centrali dell'arte e della cultura
dell'ambiente della Firenze medicea ai tempi di
Lorenzo il Magnifico.
|
|

Sandro Botticelli,
La nascita di Venere,
1483-1485, Firenze, Uffizi.
|
Nelle
arti
figurative, il tema amoroso si
esprime come centralità della figura di
Venere,
dea dell’amore.
Il tema mitologico ovidiano
tuttavia nasconde anche un’allegoria neoplatonica
fondata sul concetto dell’Amore
come forza motrice della natura. Venere
nuda, simbolo di purezza divina, in piedi su una
conchiglia, scaldata dal soffio fecondatore di Zefiro,
approda a una spiaggia dove una delle Ore,
simbolo dei bei giorni di primavera, è in atto di
gettarle sulle spalle un manto ricamato.
|
|

Sandro Botticelli,
La Primavera, 1482 circa, tempera su tavola; Firenze, Galleria
degli Uffizi
|
|

La Venere humanitas della Primavera di
Botticelli |
Secondo l’interpretazione più
diffusa, protagonista della scena è Venere. Perno
dell’intera composizione la dea sta nel centro del suo
giardino ricco di piante ed erbe di ogni specie, che la
mitologia classica situava nell’isola di Cipro. Essa è
attorniata dalle divinità del suo entourage: Cupido
bendato, le tre Grazie che danzano in circolo tenendosi
per mano e Mercurio. Nella parte opposta del grande
pannello si svolge l'incontro tra Zefiro, il vento che
spira in primavera, e la ninfa Clori che, terrorizzata,
fugge. Accanto alla Primavera, ecco infine Flora,
raffigurata qui nell’atto di spargere boccioli di rose. L’intera
composizione, in ogni suo particolare, è dunque dedicata
all’esaltazione della primavera, stagione in cui la Natura
esprime al massimo i suoi poteri di fertilità celebrata da
Ovidio, da Orazio e da Lucrezio. Trasferita sul piano della
filosofia neoplatonica l’allegoria poteva ancora una
volta essere letta in altra chiave al centro della quale la
Venere-Humanitas, sintesi di spirito e materia, tramite fra
l’uomo e Dio, spartisce il mondo della materia a destra da
quello dello spirito sinistra.
|
|
L'immaginario poetico
semplifica in certo qual modo la figura di Venere,
che viene a rappresentare simbolicamente la morbidezza
dell'abbandono, in cui si trova il corpo femminile
dormiente, mentre la passione amorosa va vissuta in tutta
la sua intensità. La sede naturale del regno di Venere
è l'isola di Cipro con la sua ricca vegetazione e la
sua eterna Primavera.

Bronzino,
Allegoria con Venere e Cupido, 1540/1550,
Londra, National Gallery
Ma fatta
Amor la sua bella vendetta,
mossesi lieto pel negro aere a volo,
e ginne al regno di sua madre in fretta,
ov'è de' picciol suoi fratei lo stuolo:
al regno ov'ogni Grazia si diletta,
ove Biltà di fiori al crin fa brolo,
ove tutto lascivo, drieto a Flora,
Zefiro vola e la verde erba infiora.
Poliziano, Le stanze per la giostra
|
|

Giorgione, Venere dormiente, 1505-1510, Dresda
|
La verginella è
simile alla rosa,
ch’in bel giardin su la nativa spina
mentre sola e sicura si riposa,
né gregge né pastor se le avicina;
l’aura soave e l’alba rugiadosa,
l’acqua, la terra al suo favor
s’inchina:
gioveni vaghi e donne inamorate
amano averne e seni e tempie ornate.
( Orlando furioso, I, 42,
vv. 1, 5-8. )
|
La
tematica amorosa
è il secondo aspetto centrale nel
Furioso.
L’amore di Orlando e di altri paladini per
Angelica muove le vicende del poema, ma in esso si
descrivono le passioni di numerosi altri personaggi, tra cui
quelle di Ruggiero e Bradamante, da cui avrà origine
la dinastia estense. Agli occhi dei cavalieri, Angelica
appare fanciulla bella, gentile, pura. Nella sua
descrizione si utilizzano le tradizionali immagini della
lirica petrarchesca
|
per approfondimenti vedi anche:
http://www.roberto-crosio.net/
|
 |