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Il Tricolore Il
tricolore italiano quale bandiera nazionale nasce a Reggio Emilia il
7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, su
proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, decreta "che si renda
universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde,
Bianco, e Rosso, e che questi tre Colori si usino anche nella
Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti". Ma perché
proprio questi tre colori? Nell'Italia del 1796, attraversata dalle
vittoriose armate napoleoniche, le numerose repubbliche di
ispirazione giacobina che avevano soppiantato gli antichi Stati
assoluti adottarono quasi tutte, con varianti di colore, bandiere
caratterizzate da tre fasce di uguali dimensioni, chiaramente
ispirate al modello francese del 1790. La prima
campagna d'Italia, che Napoleone conduce tra il 1796 e il 1799,
sgretola l'antico sistema di Stati in cui era divisa la penisola. Al
loro posto sorgono numerose repubbliche giacobine, di chiara
impronta democratica: la Repubblica Ligure, la Repubblica Romana, la
Repubblica Partenopea, la Repubblica Anconitana.
Nei tre decenni
che seguirono il Congresso di Vienna, il vessillo tricolore fu
soffocato dalla Restaurazione, ma continuò ad essere innalzato,
quale emblema di libertà, nei moti del 1831, nelle rivolte
mazziniane, nella disperata impresa dei fratelli Bandiera, nelle
sollevazioni negli Stati della Chiesa. Dovunque in Italia, il
bianco, il rosso e il verde esprimono una comune speranza, che
accende gli entusiasmi e ispira i poeti: "Raccolgaci un'unica
bandiera, una speme", scrive, nel 1847, Goffredo Mameli nel suo
Canto degli Italiani. E quando si dischiuse la stagione del '48 e
della concessione delle Costituzioni, quella bandiera divenne il
simbolo di una riscossa ormai nazionale, da Milano a Venezia, da
Roma a Palermo. Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto rivolge alle
popolazioni del Lombardo Veneto il famoso proclama che annuncia la
prima guerra d'indipendenza e che termina con queste parole:"(…) per
viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione
italiana vogliamo che le Nostre Truppe(…) portino lo Scudo di Savoia
sovrapposto alla Bandiera tricolore italiana." Allo stemma dinastico
fu aggiunta una bordatura di azzurro, per evitare che la croce e il
campo dello scudo si confondessero con il bianco e il rosso delle
bande del vessillo.
Il 14 marzo
1861 venne proclamato il Regno d'Italia e la sua bandiera continuò
ad essere, per consuetudine, quella della prima guerra
d'indipendenza. Ma la mancanza di una apposita legge al riguardo -
emanata soltanto per gli stendardi militari - portò alla
realizzazione di vessilli di foggia diversa dall'originaria, spesso
addirittura arbitrarie. Soltanto nel 1925 si definirono, per legge,
i modelli della bandiera nazionale e della bandiera di Stato.
Quest'ultima (da usarsi nelle residenze dei sovrani, nelle sedi
parlamentari, negli uffici e nelle rappresentanze diplomatiche)
avrebbe aggiunto allo stemma la corona reale. Dopo la nascita della
Repubblica, un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno 1946
stabilì la foggia provvisoria della nuova bandiera, confermata
dall'Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 e inserita
all'articolo 12 della nostra Carta Costituzionale. E perfino
dall'arido linguaggio del verbale possiamo cogliere tutta l'emozione
di quel momento. PRESIDENTE [Ruini] - Pongo ai voti la nuova formula
proposta dalla Commissione: "La bandiera della repubblica è il
tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a bande verticali e di
eguali dimensioni". (E' approvata. L'Assemblea e il pubblico delle
tribune si levano in piedi. Vivissimi, generali, prolungati
applausi.)
Marina Militare
1947
Marina Mercantile 1947
Origini, storia e significato del tricolore
Duecento anni or sono e precisamente nella primavera del 1796
avvenne un fatto che avrebbe sconvolto la storia della nostra
Italia. Un giovane generale francese, Napoleone Bonaparte,
penetra dalle Alpi in territorio piemontese, sconfigge
rapidamente l'esercito del Regno di Savoia, batte poi quello
austriaco, entra a Milano, impone l'armistizio e poi le
condizioni di pace all'Imperatore d'Austria. In tale modo pose
le premesse per la creazione di un primo Stato veramente
italiano, la Repubblica Cisalpina, a cui, come vedremo, ne
seguiranno altre, fino alla creazione di una vera e propria
Repubblica Italiana, divenuta poi Regno d'Italia.
Questa storia che durò circa vent'anni fu determinante per
svegliare la nostra Penisola, nell'esaltazione di una coscienza
nazionale e di una coscienza civile. E quando Bonaparte giungerà
a Bologna scriverà a Parigi: "Io qui ho trovato un grande
dibattito politico". Si andava, infatti, affermando un vero e
proprio movimento che si proponeva anche per l'Italia un assetto
costituzionale fondato sugli immortali principi dell'89 e cioè
quelli dell'unità ed indivisibilità della nazione accanto a
quelli di libertà, eguaglianza e fraternità.
Ma, potrebbe osservare qualcuno: ha una giustificazione fare
risalire la storia della nostra bandiera a due secoli or sono,
quando lo stato unitario italiano invece risale al 1861 e cioè
esiste solo da 136 anni? Sì, rispondiamo, c'è una
giustificazione, perché il nostro Risorgimento trova le sue
profonde radici proprio negli eventi di quegli ultimi anni del
secolo XVIII. Quello che avverrà mezzo secolo dopo, tra il 1848
e il 1870, sarà solo la felice conclusione di un processo
storico iniziatosi nel periodo che in questa sede ci interessa e
nel quale si formò una coscienza nazionale per la prima volta:
fu il tempo delle cosiddette Repubbliche giacobine che sorsero
in Italia quali la Cispadana, la Cisalpina, la Ligure, la
Romana, la gloriosa Napoletana; infine la Repubblica italiana.
Orbene, l'origine della bandiera bianco, rosso e verde va fatta
risalire proprio alla Repubblica Cispadana, la prima in ordine
cronologico e forse proprio per questo la più interessante,
anche dal punto di vista del diritto costituzionale.
Giuseppe Compagnoni, originario di Lugo e deputato di Ferrara,
era un uomo di cultura che prese parte attiva alla vita politica
nel periodo napoleonico ed era appunto il Segretario Generale
della Repubblica Cispadana. Proprio su sua proposta, il 7
gennaio 1797 - duecento anni or sono - a Reggio Emilia i 110
rappresentanti delle province di Bologna, Ferrara, Reggio e
Modena, proclamarono la Bandiera Tricolore, bianco, rosso e
verde, simbolo e vessillo di quella Repubblica Cispadana che
avevano fondata nell'anno precedente. Il giorno prima, su
proposta del deputato Aldebrandi, si era stabilito che lo stemma
della nuova Repubblica fosse un turcasso con quattro frecce e
con i fori per eventuali altre per esprimere il desiderio di
un'unione più vasta. E nei giorni seguenti fu decretato che "in
tutti i luoghi ove si alza insegna di sovranità venga piantata
la bandiera tricolore verde, rossa e bianca con l'impronta di
turcasso".
L'innovazione fu ritenuta talmente notevole e straordinaria che
il Comitato di Governo espresse al Congresso, in data 23
gennaio, qualche dubbio sull'opportunità di procedere al
cambiamento dello stemma e della Bandiera e di "somministrare
gli opportuni chiarimenti", temendo in sostanza di turbare i
rapporti con l'autorità francese di occupazione! Ma la bandiera
fu adottata all'unanimità: i colori erano posti in senso
orizzontale: quello rosso, il primo in alto, portava
l'iscrizione: libertà-eguaglianza; quello bianco, nel mezzo,
conteneva lo stemma con il turcasso rosso e le iniziali R. e C.
(Repubblica Cispadana); quello verde, in basso, su cui era
scritto per le bandiere militari il nominativo dei reparti. Così
per la prima volta il Tricolore diveniva la bandiera di uno
Stato Italiano. La scelta dei colori fu certamente ispirata a
quelli della bandiera francese, adottata a sua volta qualche
anno prima, il 15 luglio 1789 a Parigi, per decisione del
Comitato rivoluzionario, dalla milizia parigina, aggiungendo al
bianco della vecchia bandiera borbonica il rosso e il blu dello
stemma del Municipio di Parigi. Nel 1792 il Tricolore bianco,
rosso e blu diveniva definitivamente la bandiera nazionale di
Francia. Dunque il Tricolore nostro si volle simile a quello
francese. Ma perché, nel volere giustamente apportare la
differenza di un solo colore, si preferì il verde?
Un altro filone di tradizione è da rinvenirsi a Milano nel 1796,
allorché vennero formate sia la Guardia Nazionale Milanese, sia
la Legione lombarda.
Ma torniamo alla Repubblica Cispadana, che abbiamo indicato come
il primo Stato che adottò in Italia il Tricolore. Sei mesi dopo
(era il 18 luglio), allorché Napoleone diede il suo consenso
all'unificazione della Lombardia con l'Emilia Romagna, avvenne
la fusione delle Repubbliche Transpadana e Cispadana in un solo
Stato: la Repubblica Cisalpina, con un Parlamento, un esercito
di ben 25.000 uomini, con capitale Milano e con bandiera il
Tricolore, sostanzialmente eguale a quello della Repubblica
Cispadana. Successivamente,
nel gennaio 1802, scomparve definitivamente la Repubblica
Cisalpina, perché fu proclamata la Repubblica Italiana.
Ottocento deputati, giunti a Milano da tante parti d'Italia,
proclamarono tale nuovo vasto Stato. Presidente della Repubblica
Italiana fu Napoleone medesimo, mentre vicepresidente fu
Francesco Melzi d'Eril. E' da notare che la forma della bandiera
Tricolore fu un quadrato a fondo rosso, in cui era inserito un
rombo a fondo bianco, in cui era inserito, a sua volta, un
quadrato a fondo verde.
Neanche la Repubblica Italiana ebbe lunga vita perché, in
conseguenza della sua evoluzione monarchica, Napoleone,
incoronato imperatore dei francesi a Parigi il 2 dicembre 1804,
divenne anche re d'Italia, cingendo nel Duomo di Milano l'antica
corona ferrea il 26 maggio 1805.
Sorse così il Regno d'Italia, che comprendeva in sostanza tutta
l'Italia settentrionale e centrale e di cui fu Viceré Eugenio
Beauharnais, figlio della prima moglie del Bonaparte. Il
Tricolore fu confermato come bandiera, dunque, del Regno che
durò sino al 1815 e cioè sino alla fine del periodo napoleonico.
La bandiera monarchica fu un po’ diversa da quella repubblicana
in quanto il rombo bianco al centro del vessillo delimitava
quattro triangoli di cui due verdi e due rossi. Sui campi
d'Europa le bandiere bianco rosso e verdi furono spiegate
accanto a quelle francesi dalle corpose formazioni italiane che
fecero parte della "Grande Armée". Queste truppe, generali,
ufficiali e soldati si coprirono di gloria nella campagna di
Russia e in particolare a Maloiaroslavez (24 ottobre 1812), ad
Ocmiana e a Borodino, come pure il 16 ottobre 1813 nella
battaglia cosiddetta delle nazioni a Lipsia.
A Mosca il primo ad arrivare fu il colonnello Ottavio Tapputi,
pugliese, alla testa dei reparti italiani! Quel sangue in terra
straniera non fu inutile alla nostra futura unità perché fu
sparso all'ombra delle bandiere tricolori e perché i superstiti
divennero i primi protagonisti del movimento nazionale per
l'indipendenza d'Italia.
Finita l'epoca napoleonica il Tricolore scomparve dalla scena
ufficiale militare e politica d'Europa, mentre, con il Congresso
di Vienna e la firma della Santa Alleanza, vi fu il ritorno dei
vecchi sovrani assolutisti in Europa e in Italia. Ma, mentre
nessuno degli otto Stati in cui fu divisa la penisola mantenne
il Tricolore, la restaurazione non lo ammainò nei cuori dei
patrioti. Così per circa trent'anni e sino al 1848 il vessillo
tricolore non fu la bandiera ufficiale d'alcuno Stato, ma
divenne il simbolo di tutti coloro che si batterono per l'unità,
l'indipendenza e la libertà d'Italia. Così nei moti del 1817 a
Macerata, in quelli del 1820 a Nola, a Napoli, a Messina e a
Palermo, durante i processi lombardi contro Maroncelli, Pellico
e Confalonieri, e nella rivolta in Piemonte nel 1821, così nelle
insurrezioni e condanne a Modena e nel Cilento; così nei moti
del 1831 in Romagna, nelle Marche e un po’ dovunque nella
Penisola. E il giuramento della Giovine Italia di Giuseppe
Mazzini, che nel 1833 aveva ben 60.000 iscritti, veniva
pronunciato davanti al Tricolore, issato in tutti i tentativi
insurrezionali degli anni trenta.
E come non ricordare Goffredo Mameli che, prima di innalzarla
sulle pianure lombarde e sulle mura di Roma, ne fu l'alfiere in
tutte le manifestazioni patriottiche nelle vie di Genova? Il 10
dicembre 1847, giornata rimasta nella storia del Risorgimento
perché la dimostrazione popolare genovese fu la più grande che
mai si fosse avuta fino ad allora in Italia, gli organizzatori
avevano all'inizio invitato il ventenne Mameli a togliere via il
Tricolore per prudenza, ma non avevano ottenuto il suo consenso.
E così il corteo di venticinquemila genovesi si avviò dietro
alla bandiera, sfilò davanti al mortaio di Portoria, dove un
secolo prima era avvenuto l'episodio di Balilla. E risuonò il
"Canto degli Italiani" composto poche settimane prima, che
diverrà poi l'Inno di Mameli.
E giungiamo così al 1848, che il Carducci ricorderà come "l'anno
dei portenti, primavera della Patria". Sarebbe troppo bello
descrivere quegli eventi: battaglie sanguinose, cortei,
manifestazioni, vittorie e sconfitte; sacrifici e martiri!
Dobbiamo limitarci alla storia della nostra bandiera che in
quell'anno fatale ebbe una svolta decisiva. Orbene, il 4 marzo
Carlo Alberto di Savoia, Re di Sardegna, promulgava lo Statuto
del Regno, che trasformava un regime assolutistico in un regime
costituzionale. L'art. 77 della Carta così stabiliva: "Lo Stato
conserva la sua bandiera: e la coccarda azzurra è la sola
nazionale". La bandiera era in sostanza costituita dallo stemma
sabaudo in campo azzurro. Ma il 23 marzo Carlo Alberto entrava
in guerra contro l'Austria (Prima Guerra d'Indipendenza) e nel
proclama affermava: "E per voler meglio dimostrare con segni
esteriori il sentimento dell'unione italiana, vogliamo che le
nostre truppe entrando nel territorio della Lombardia e della
Venezia portino lo scudo di Savoia sovrapposto alla bandiera
tricolore italiana". Da quel giorno, la bandiera bianco rosso e
verde diverrà il vessillo del Regno di Sardegna, che lo
conserverà insieme allo Statuto anche dopo la definitiva
sconfitta del 1849, mentre nel resto della Penisola venivano
ripristinate le vecchie bandiere. Ed il 9 febbraio 1849 veniva
proclamata la Repubblica Romana, retta dai Triumviri Mazzini,
Saffi ed Armellini: bandiera della Repubblica fu proclamato il
Tricolore! E per cinque mesi Roma resistette all'assedio dei
francesi, superiori di numero e di mezzi. Attorno al Tricolore e
a Garibaldi, 14.000 uomini combatterono sanguinosamente sul
Gianicolo: il fior fiore della gioventù di tutta Italia vi
partecipò e molti vi morirono, tra cui Goffredo Mameli di 22
anni, Luciano Manara, Emilio Morosini, Enrico Dandolo e tanti
altri. Ed infine a Venezia il Tricolore, con al centro il Leone
di S.Marco, sventolava sulla Repubblica dal marzo 1848; sarà
ammainato solo per fame e colera e per gli spietati
bombardamenti austriaci dell'anno successivo.
Segue, poi, il cosiddetto decennio di preparazione, di cui
Camillo Benso conte di Cavour fu il deus ex machina, costellato
ancora di martiri e di eroi, da quelli di Belfiore a quelli di
Sapri, fino alla Seconda Guerra d'Indipendenza. E come potere
riassumere l'esaltazione del Tricolore nella Spedizione dei
Mille con cui Garibaldi conquistò la Sicilia, la Calabria, la
Basilicata, la Puglia, la Campania e l'Abruzzo, offrendo così al
Re più di un terzo della Penisola? Il Tricolore fu innalzato su
tutte le torri civiche e i campanili del Sud e trascinò le
Camicie Rosse da Calatafimi alla grande battaglia campale del
Volturno.
Con la legge del 17 maggio 1861 n. 4671 veniva proclamato il
Regno d'Italia, di cui la bandiera tricolore diveniva
naturalmente il vessillo nazionale. Così quel tricolore che
negli anni del nostro Risorgimento era stato cantato dai poeti e
dal popolo di tutte le parti della Penisola, cucito e ricamato
nel segreto dei grandi palazzi e delle case più umili dalle
donne italiane, glorificato come simbolo della rivoluzione
nazionale, santificato con il sacrificio supremo nelle
battaglie, nelle sommosse e sui patiboli, diveniva la bandiera
dell'Italia Unita e da allora la sua storia si confonderà con
quella, ben più complessa, della Nazione. Così durante la 3a
Guerra d'Indipendenza del 1866, al termine della quale il Veneto
fu unito all'Italia, purtroppo il nuovo Regno riportò due
sconfitte militari assai gravi: la prima sulle alture di Custoza
il 24 giugno e la seconda il 20 luglio successivo nel mare di
Lissa.
A Lissa si disse che la bandiera della nave "Re d'Italia" era
stata catturata dal nemico. Ed invece la bandiera, inalberata,
era colata a picco con la nave. Era avvenuto, infatti, che la
nave era stata raggiunta e speronata dalla nave austriaca
"Ferdinando Max" e quando incominciò ad inclinarsi su un fianco
i marinai nemici avrebbero potuto impossessarsi del vessillo. Ma
lo impedì il guardiamarina Razzetti, che ammainò la bandiera
finché non fu scalato il ponte della nave austriaca e poi la
inalberò nuovamente fino al fatale inabissamento!
Quattro anni dopo, il 20 settembre 1870, dopo un breve scontro
in cui complessivamente vi furono 80 morti e 200 feriti,
l'esercito italiano entrava a Roma. Cadeva così il millenario
potere temporale dei Papi. Orbene alle tre del pomeriggio di
quella storica giornata il 2° battaglione del 39° reggimento
Fanteria, preceduto da fanfare, salì sul Campidoglio e si
dispose in quadrato nella piazza. Al suono della Marcia Reale e
fra le acclamazioni popolari, il sottotenente Lugli appoggiava
la Bandiera ad un braccio della statua di Marco Aurelio,
lasciandola poi inalberata, con la guardia d'onore del
battaglione stesso.
Nei decenni successivi il Tricolore, testimone di coraggio e di
ardimento, sventolerà al caldo sole africano: il 10 marzo 1882
ad Assab (Somalia), il 5 febbraio 1885 a Massaua (Eritrea) e tra
l'88 e l'89 nella Dancalia, a Cheren e ad Asmara. Non mancarono
gravi sconfitte: Dogali, Amba Alagi, Macallè e soprattutto Adua
il 1° marzo 1896, ma ovunque rifulse l'estenuato e disperato
valore dei nostri soldati attorno alle proprie bandiere.
E giungiamo così alla guerra 1915-'18: la grande guerra fu per
estensione e per violenza, per numero dei combattenti, come dei
caduti, dei dispersi, dei feriti e dei mutilati, nonché per la
sua durata, il conflitto più terribile che fino ad allora si
fosse mai scatenato nel nostro pianeta.
L'Italia ne uscì vittoriosa, ma stremata dal punto di vista
psicologico, sociale e materiale. Il Tricolore, issato a Trento
e a Trieste, raggiungeva così i confini naturali dell'Italia.
Immensi e sovrumani furono i sacrifici dei nostri soldati nei
lunghi anni di trincea, di avanzate cruente e di ritirate
sconvolgenti, sulle montagne nevose e lungo i fiumi, su un
fronte lungo ottocento chilometri dallo Stelvio all'Adriatico.
Gli eroismi individuali e l'abnegazione di interi reparti
rifulsero in mille e mille episodi. I nomi delle brigate e dei
reggimenti, come i nomi dei monti e dei centri ove più aspri
furono i combattimenti sono impressi nel cuore e nella mente di
coloro che come chi vi parla nacquero pochi anni dopo la
vittoria del 1918 e ne sentirono l'eco nelle proprie famiglie e
nella scuola. E al centro di tutto vi era sempre il Tricolore.
Basta rileggere le parole con cui Arnaldo Fraccaroli e Sem
Benelli descrissero l'arrivo dei primi bersaglieri a Trieste,
sbarcati dal cacciatorpediniere "Audace", e quelle con cui
Guelfo Civinini ricordava la prima alba di Trento italiana con
gli alpini che durante la notte avevano risalito la valle
dell'Adige! Ma anche nella seconda guerra mondiale attorno al
Tricolore rifulsero il valore, il sacrificio e l'eroismo
individuale e collettivo della nostra gioventù sulle ambe e nel
deserto dell'Africa, sulle montagne della Grecia, nel fango e
nel gelo delle pianure russe, sul mare e nel cielo. E quindi
anche di questa guerra drammatica e tragica sotto vari aspetti
politici e militari vorremmo ricordare due episodi che
coinvolgono direttamente la nostra bandiera. Che dire
dell'epopea di Giarabub, oasi isolata nell'interno libico,
difesa da un piccolo presidio agli ordini del colonnello
Castagna? Dopo dieci mesi di assedio, il 21 marzo 1941 le truppe
inglesi ed australiane riuscirono ad avere ragione della nostra
resistenza. Allora il colonnello ordinò che la Bandiera che
sventolava sulla torre della ridotta Mercutti venisse bruciata
al cospetto del nemico mentre risuonava il grido dei superstiti:
"Viva l'Italia".
E il 23 dicembre 1942 ad Arbusow in Russia, durante la terribile
ritirata dal Don al Donez, mentre la morsa dei corazzati
sovietici stava per stringersi sulla divisione Torino, il
carabiniere Giuseppe Plado Mosca, afferrata una bandiera e
inforcato un cavallo, si lanciava da solo contro il nemico
trascinando migliaia di uomini in un travolgente assalto
all'arma bianca. Scomparve nelle fiamme della battaglia,
guadagnandosi la medaglia d'oro al Valor Militare alla Memoria.
Ma la storia di un popolo non è, fortunatamente, caratterizzata
solo dalle guerre, ma è illuminata anche da lunghi periodi di
pace. Orbene, anche per tali periodi la storia tout-court si
confonde nel suo perenne divenire con quella della Bandiera
Nazionale. E così il nostro Tricolore ha sventolato e continua a
sventolare sulle conquiste civili, scientifiche e sportive;
nelle nostre ricorrenze e festività; o sui tetti completati
delle nuove case; nelle nostre missioni militari di pace, di
solidarietà e di civiltà. E anche di questo ampio e variegato
panorama vorrei ricordare qualche esempio: Luigi di Savona, Duca
degli Abruzzi, che il 31 luglio 1897 conficcava sulla vetta del
Sant'Elia in Alaska (m. 5.514) la piccozza col vessillo
tricolore. Erano presenti Umberto Cagni, Francesco Gonella e
Vittorio Sella e le guide valdostane Petigax e Maquignaz;
gridarono tutti "Viva l'Italia". E il 18 aprile 1906 lo stesso
principe sabaudo innalzerà il Tricolore, donatogli dalla Regina
Margherita, sulla cima del Ruvenzori a circa 5.000 metri. E
vent'anni dopo Umberto Nobile, il 12 maggio 1926 e poi il 24
maggio 1928, lancerà sul Polo Nord, rispettivamente dai
dirigibili "Norge" e "Italia", la bandiera tricolore. Egli
scrisse "La seguii cogli occhi, finché non la vidi adagiarsi sui
ghiacci. Era un pezzo di stoffa, ma quel pezzo di stoffa era
l'Italia lontana". E ai giorni nostri, il 31 luglio 1954, una
pattuglia di coraggiosi, capitanati da Ardito Desio, conquistava
la vetta del K2 a quota m. 8.611 e la Bandiera Tricolore era
attaccata alla piccozza del capocordata.
L'avrebbe vegliata lo spirito di Mario Pichoz, la guida di
Courmayeur!
E intanto la nostra Costituzione, entrata in vigore il 1°
gennaio 1948, stabiliva all'art. 12: "La bandiera della
Repubblica è il Tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre
bande verticali di eguali dimensioni".
Nonostante qualche voce isolata, se non contraria almeno
incerta, l'inserimento in Costituzione di tale disposizione fu
ritenuto opportuno da tutti in sede di Assemblea Costituente. Fu
solo sollevata la questione se nel mezzo della banda centrale
bianca dovesse porsi in avvenire uno stemma. L'Onorevole Meucci
Ruini, Presidente della Commissione che aveva redatto il
progetto costituzionale, affermò: "La Commissione si pronuncia
intanto pel tricolore puro e schietto, semplice e nudo, quale fu
alle origini e lo evocò e lo baciò, cinquant'anni fa, il
Carducci: e così deve essere la bandiera dell'Italia
repubblicana".
Infatti cento anni or sono, nel primo centenario del Tricolore,
il 7 gennaio 1897, fu commemorato proprio con un discorso a
Reggio Emilia del grande poeta Giosuè Carducci, il quale si
rivolse alla Bandiera con queste parole: "Sii benedetta!
benedetta nell'immacolata origine, benedetta nella via di prove
e di sventure per cui immacolata ancora procedesti, benedetta
nella battaglia e nella vittoria, ora e sempre nei secoli!". Ed
aggiunse: "quei colori parlarono alle anime generose e gentili,
con le ispirazioni e gli effetti delle virtù onde la patria sta
e si angusta: il bianco, la fede serena alle idee che fanno
divina l'anima nella costanza dei savi; il verde, la perpetua
rifioritura della speranza a frutto di bene della gioventù dei
poeti; il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli
eroi!". Ora,
nel bicentenario e oltre, possiamo, dobbiamo, vogliamo rinnovare
questi sentimenti e queste espressioni del poeta, nella speranza
che nulla venga mai a turbare il rispetto e l'amore del nostro
popolo per la sua bandiera nazionale!
The International Association of Lions Clubs
DISTRETTO 108L
Sergio Campani
INTRODUZIONE 22 Febbraio
1999 Prima di
iniziare il percorso storico del nostro Tricolore, è importante
riaffermare il significato spirituale che ha la Bandiera: la Bandiera,
in qualsiasi nazione, è il simbolo della Patria e per essa molte persone
sono disposte a sacrificarsi. La
Bandiera, per i morti che rappresenta, è sacra e tutti sono tenuti ad
onorarla e rispettarla e poiché, in Italia, ha anche un significato
religioso in molte occasioni viene consacrata con la benedizione
ecclesiastica. La
nostra Bandiera è una diretta emanazione della Bandiera rivoluzionaria
francese in cui fu sostituito il blu con il verde, simbolo di speranza e
di ricchezza della natura. Inoltre il bianco è simbolo di purezza e fede
mentre il rosso di passione e sangue dei martiri versato per la Patria.
Molti
italiani, nostri antenati, hanno sacrificato la loro gioventù e la loro
vita per il significato che ha sempre, da quando è nata, rappresentato:
il riscatto nazionale dall'oppressione straniera. Infatti,
dal Risorgimento fino alle ultime due guerre mondiali, il Tricolore
assurse ad emblema della lotta del popolo italiano per l'Unità e l'
Indipendenza nazionale contro l' occupazione straniera, sventolando
sulle barricate e sui campi di battaglia, da Milano a Porta Pia, dalle
trincee della Prima Guerra Mondiale, alle battaglie della Seconda Guerra
Mondiale in terra, in mare e in cielo. Fu un
simbolo che dette ai nostri soldati la forza e il coraggio di superare
prove tremende con una determinazione che stupisce l'Italia d'oggi
disorientata da gravi problemi sociali e divisioni politiche.
Ci
auguriamo che la storia del nostro Tricolore, sia di sprone per tutti e
in particolare per i nostri figli, a cui questo volume è dedicato, ad
amarlo e rispettarlo sempre più, considerando inoltre che in una Europa
unita, il Tricolore sarà l'unico simbolo che ci distinguerà dagli altri
popoli. SERGIO CAMPANI
Il TRICOLORE D'ITALIA
DALLA RIVOLUZIONE FRANCESE ALLA REPUBBLICA ITALIANA
1789-1946
NAPOLEONE BONAPARTE IN ITALIA
Dopo la Guerra d'Indipendenza Americana (1776-1783) che diffuse
idee di Libertà, Uguaglianza e Giustizia e la Rivoluzione Industriale in
Inghilterra(1750 - 1851), basata su intense innovazione tecnologiche e
diffusasi poi su tutto il continente europeo, in Francia si accentuò il
divario fra le idee illuministiche diffuse nella borghesia in una
società in evoluzione e l'immobilismo del potere costituito, regime
antico, refrattario ad ogni cambiamento, rappresentato dalla monarchia,
dagli ordini privilegiati e dalle strutture feudali.
La Rivoluzione Francese (1789-1799) fu il risultato di questo
scontro. Gli stati italiani, in un primo momento, non furono contagiati
da tali fermenti democratici.
Gli ideali di rinnovamento giunsero solo con la calata
dell'esercito francese in Italia (1796) sotto la guida di un ufficiale
corso, Napoleone Bonaparte. Sconfitti gli austro-piemontesi, costrinse
il Regno Sabaudo a cedere Nizza e la Savoia alla Francia, ottenendo così
il passaggio per le truppe francesi e costituì la Repubblica
Transpadana, corrispondente all'attuale Lombardia.
I patrioti italiani che si unirono all'esercito francese, in
onore ai primi martiri del Tricolore, Luigi Zamboni e Giambattista De
Rolandis condannati all'impiccagione, nel tentativo di liberare Bologna
dall' oppressione dello Stato della Chiesa nel 1794, assunsero come
bandiera militare un Tricolore con simboli di libertà e con gli stessi
colori verde, bianco e rosso delle coccarde con cui i patrioti bolognesi
si erano fregiati durante le loro riunioni segrete.
Repubblica Transpadana Tricolore militare della
Coorte n:6 della Legione Lombarda (1796)
In seguito, dopo ulteriori vittorie, costituì la Repubblica
Cispadana, formata dalle popolazioni di Bologna, Ferrara, Modena e
Reggio Emilia (Congresso di Reggio Emilia del 27-28 Dicembre 1796).
Fu fondato così il primo Stato Unitario della storia italiana.
Il 7 Gennaio 1797, nel proseguimento dei lavori del Congresso
di Reggio Emilia, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, fu
decretato "che si rendesse universale lo stendardo o bandiera, di tre
colori: verde, bianco e rosso" recante l'emblema della Repubblica
Cispadana.
Nacque così il Tricolore, primo simbolo di indipendenza, libertà
e democrazia dello stato repubblicano, primo vessillo dell'unità
nazionale italiana.
IL PRIMO TRICOLORE
Nel 1797, Napoleone conseguì nuove
vittorie sugli austriaci e sui soldati del Papa Pio IV che si conclusero
con la pace di Campoformio ( 17 Ottobre 1797) e il trattato di
Tolentino. A seguito di questa pace e il trattato con il papato, fu
costituita la Repubblica Cisalpina con capitale Milano e comprendente i
territori della Lombardia, del Mantovano, Bergamasco, del Bresciano,
parte del Veronese, l'ex Ducato di Modena e Reggio Emilia, le tre
Legazioni di Bologna, Ferrara e Romagna, l' ex Ducato di Massa e la
Valtellina.
Ma, con la pace di Campoformio, Venezia
perdeva la sua secolare indipendenza e veniva annessa all'Austria. ( 17
Ottobre 1797)
Questo accordo deluse i patrioti italiani e fu bollato come
infame da uno dei più famosi poeti del tempo, Ugo Foscolo, con l'opera
"Le ultime lettere di Jacopo Ortis" in cui è espresso lo schianto delle
idee foscoliane in presenza della realtà.
In seguito, anche il Gran Consiglio della Repubblica Cisalpina,
nella seduta dell'11 Maggio 1798, adottò la Bandiera Tricolore.
Tricolore
Cisalpino (1798)
Nel 1798, le truppe francesi entrarono in Roma proclamando la
Repubblica Romana che adottò un Tricolore nero, bianco e rosso, Nel
Gennaio 1799 furono messi in fuga i Borboni e venne instaurata la
Repubblica Partenopea che adottò invece un Tricolore blu, giallo e
rosso.
Ma l'anno 1799, mentre Napoleone si consolidava in Francia proclamandosi
Primo Console, vide la controffensiva mossa in Italia da eserciti
austriaci e russi e dalla flotta inglese guidata dall' Ammiraglio
Nelson. Furono riconquistati i territori della Repubblica Cisalpina, lo
Stato della Chiesa e il Regno di Napoli e furono sostituiti i Tricolori
con le bandiere dinastiche. Nel 1800, Napoleone ritornò in Italia e
sconfisse gli austriaci a Marengo. Ricostituì la Repubblica Cisalpina
ampliandola con il Novarese sottratto ai Savoia. Due anni dopo, la
Repubblica Cisalpina divenne la Repubblica Italiana con Napoleone
Presidente. (1802)
Bandiera di
terra e di mare della Repubblica Italiana Alla
fine del 1804, Napoleone si proclamò Imperatore di Francia, trasformò la
Repubblica Italiana in Regno e si proclamò Re d'Italia. (1805)
Bandiera del
Regno d'Italia (1805) Sempre
nel 1805, Napoleone sconfisse nuovamente gli austriaci ad Austerlitz e
il Regno d'Italia si ampliò con l'annessione del Veneto, dell'Italia
meridionale e due anni dopo con i territori dello Stato Pontificio. Dopo
1220 anni, l'Italia ritornava libera e unita sebbene sotto il controllo
francese. Dopo una
dura lotta degli spagnoli per la liberazione della Spagna dal dominio
francese (1808-1812) e la disfatta della campagna di Russia (1812),
iniziò per Napoleone il suo declino. Dopo la sconfitta a Lipsia (1813),
fu esiliato nell'isola d'Elba (1814) da dove fuggì. Dopo 100
giorni, in cui sembrò tornato l'antico fulgore, fu definitivamente
sconfitto a Waterloo (1815) e quindi relegato nell'isola di Sant'Elena
dove morì. (5 Maggio 1821) CONGRESSO DI VIENNA E
RESTAURAZIONE POLITICA IN ITALIA Nel
Congresso di Vienna (1814-1815), le potenze vincitrici di Napoleone,
Austria, Russia, Prussia e Inghilterra, decisero di annullare tutte le
trasformazioni avvenute, cancellando l'esperienza francese e riportando
l'Europa e l'Italia alla situazione politica precedente il 1789,
adottando due criteri: la Legittimità e l'Equilibrio.
Congresso di Vienna (1814 + 1815) L'Italia con la
Restaurazione perdette l'Unità acquisita e vide instaurarsi un forte
predominio austriaco. La penisola italiana fu
divisa in 10 Stati: IL RISORGIMENTO 1815-1861
1) SOCIETA'
SEGRETE E MOTI RIVOLUZIONARI 1815-1848 Durante la Restaurazioni
gli italiani si misero al lavoro per creare da soli uno Stato Nazionale
e il Risorgimento fu una conquista degli italiani prima di tutto su se
stessi. Con il ritorno dei sovrani e del potere ecclesiastico, si
mossero i primi movimenti patriottici organizzati in Società segrete.
La più famosa fu la
Carboneria (1815) che promosse i moti rivoluzionari di Napoli e Torino
(1820-1821) che furono però soffocati dalle baionette austriache, come
pure le insurrezioni a Modena, Reggio, Parma, Bologna e Ancona. (1831) I
risultati raggiunti dalle insurrezioni del '21 e del '31, furono modesti
sul piano militare, ma notevoli sul piano politico. In tutte le sommosse
il Tricolore innalzato dai patrioti fu quello nazionale: verde, bianco e
rosso. Scomparve la Carboneria
ma subito nacque la Giovine Italia (1831) fondata da Giuseppe Mazzini
che stabiliva, tra l'altro, che i colori della sua bandiera fossero i
colori: verde, bianco e rosso con scritto da un lato "Libertà,
Uguaglianza, Umanità" e dall'altro "Unità, Indipendenza". Il Tricolore
riceveva così il crisma definitivo che lo consacrava per il presente e
per il futuro unico vessillo della Libertà e dell'Indipendenza d'Italia.
Anche la Giovine Italia,
come la Carboneria, fallì dal punto di vista militare nell'insurrezione
in Piemonte e nella spedizione in Calabria. (1844) Questi moti
rivoluzionari, un movimento moderato di imprenditori ed intellettuali
che voleva un'Italia unita più rispondente alle esigenze della società e
proteste popolari in tutta l'Europa costrinsero i governanti a recepire
alcune istanze di riforme. Nel 1848-1849, tali movimenti si
concretizzarono con i seguenti risultati:
Tra i tanti siti consultati, vi segnalo
www.quirinale.it www.tricolore.it
e www.radiomarconi.com
che mi hanno
dato quanto necessario per non privare i lettori del mio sito di notizie certe
sul nostro tricolore. Tanogabo
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