Carissimi amici lettori,
eccomi a voi di ritorno a casa dopo abbondanti viaggi di lavoro, che mi hanno portata in bellissime zone della nostra Italia.
Publio Manlio Cozio mi ha appena inviato il suo resoconto del viaggio, che ha virtualmente effettuato in Liguria e, dopo averlo letto, ho appreso curiosi particolari di tale Regione.
Alcuni di questi erano a me sconosciuti e forse desteranno l'interesse anche da parte dei lettori.
Desidero quindi aprire questo nostro giornalino parlandovi di qualche mio breve soggiorno a La Spezia e dintorni,
avvenuti negli anni 90, nel territorio della Regione storica della Lunigiana.
Mi hanno affascinato gli splendidi paesaggi delle Cinque Terre,che ho avuto modo di ammirare sia percorrendo le caratteristiche stradine sia osservando dal mare la meravigliosa costa.
Ho visitato anche l'incantevole cittadina di Lerici, dove ho soggiornato alcuni giorni, spostandomi anche a Porto Venere.
Girando per La Spezia ho potuto ammirare l'edificio simbolo della città:
L'ARSENALE MILITARE che, con le sue varie strutture come darsene e bacini di carenaggio, ha favorito lo sviluppo della zona.
Da queste pagine scaturisce in me un pensiero per un caro amico di nome Roberto che da allora non ho purtroppo più potuto rivedere a causa di impegni lavorativi. A lui dedico una parte di questo numero del Pensierificio augurandogli ogni bene.
Vi invio ora il resoconto di Publio Manlio Cozio sulla: LIGURIA
Buona lettura,
Cettina

Ben trovati amici del giornalino.
Nel mio viaggio attraverso le regioni italiane ho voluto curiosare in quella bellissima striscia di terra situata fra l'Appennino settentrionale ed il mare.
Inizio il mio viaggio dalla città di San Remo (o Sanremo), procedendo verso Est e scopro subito, che il vero toponimo avrebbe dovuto essere San Romolo, perchè menzionato nel 962 come Sancti Romuli.
La pronuncia dialettale locale, "San Romu",  ha generato, nel tempo, la distorsione che fece mutare il nome originario in quello che oggi conosciamo.

Nei documenti ufficiali, rogati in latino, il nome continuò ad essere scritto 'Civitas Sancti Romuli';
Il culto del santo è legato all'eremo montano in cui Romolo, vescovo di Genova, nel sec. IV si sarebbe ritirato e dove morì.

La denominazione
ufficiale del Comune è sempre stata controversa ed è tuttora oggetto di interpretazioni e di applicazioni pratiche, divise fra 'San Remo' e 'Sanremo'. La questione mi ha incuriosito non poco ed ho voluto effettuare una ricerca in merito.

Nel dopoguerra, il nome della città continuò ad essere usato unito ed il sindaco, con ordine di servizio in data 24 marzo 1954, prot.n.89/6, trasmetteva a tutti gli uffici interessati, la seguente lettera:

 

"Si porta a conoscenza delle SS.LL. che l'esatta grafia del nome della nostra città è la seguente: San Remo. Tanto si comunica per opportuna conoscenza e norma con preghiera di volerne rendere edotto il personale dipendente,affinché tanto negli stampati che sulle comunicazioni venga adoperata la esatta onomastica".

Il capoluogo della provincia nella quale mi trovo è IMPERIA e tale denominazione risale a tempi molto recenti, come soluzione alle storiche rivalità fra due città più importanti della zona.

Gli studiosi di toponomastica così si esprimono: Il Comune di Imperia nasce dalla fusione di due città, Oneglia e Porto Maurizio e quindi da due territori storicamente e geograficamente distinti.
L'unificazione delle due città, da anni dibattuta, fu resa possibile da una legge del 1922, con la quale il governo in carica assumeva
pieni poteri nel riordinamento della pubblica amministrazione

(ed il Ministro Brunetta non era ancora nato n.d.r.).

L'unificazione non era desiderata da tutti, considerata la secolare rivalità esistente fra gli onegliesi ed i portorini, ma nel 1923 Vittorio Emanuele III stabilisce di riunire gli undici comuni di Oneglia, Porto Maurizio, Caramagna, Castelvecchio, Borgo, Costa, Poggi, Torrazza, Moltedo e Montegrazie in un unico comune con il nome di IMPERIA derivandolo dal nome del torrente Impero che scorre in mezzo al territorio. 

Prima di proseguire il mio viaggio verso Est ed inoltrarmi nella provincia di Savona ed in quelle successive, debbo segnalarvi l'esistenza di un piccolo paese situato sulle montagne di Imperia.
Questo paese porta il nome di TRIORA ed è noto come il paese delle streghe.
Infatti ho trovato molte leggende legate a fatti di stregoneria, avvenuti intorno al XVI secolo. Qui la caccia alle streghe fu particolarmente attiva e le streghe erano sempre donne particolarmente belle. Le accuse dei loro malefici furono sempre lanciate dalle spose "per bene", appartenenti a famiglie patrizie del paese
ma, da varie carte processuali, si rilevò che sia le accusatrici che le accusate appartenevano alle più "chiaccherate" del luogo.
 
Nel piano inferiore delle antiche prigioni, ambiente ideale per crearvi un immaginario antro delle streghe, si conservano i documenti relativi al processo riguardante 12 donne e un uomo accusati di stregoneria.
Essi furono sottoposti a crudeli supplizi.
Inviati poi al tribunale di Genova (tutto è registrato fedelmente negli atti) i malcapitati furono condannati al rogo.

Per gli amanti delle leggende dal sapore un po' misterioso, è consigliata una "puntata" alla Cabotina o Casa delle Streghe, luogo dove si esegui la pena capitale per le malcapitate vittime del famoso processo del 1587-89.
Ancora oggi si può osservare una lapide che ricorda i fatti sopra descritti.

Giunto al confine orientale della provincia di Imperia, mi inoltro in quella di SAVONA

DOVE NASCE L'APPENNINO che, partendo dal passo di Cadibona  percorre tutta la nostra Penisola fin oltre lo stretto di Messina.
Presso tale località si trova un valico denominato
Bocchetta di Altare, dove si può notare un'attenuazione dei rilievi montuosi che segnano il termine delle Alpi Marittime.
Proprio qui, alla ripresa dell'altitudine, si trova un cippo che indica l'inizio dell'Appennino.

Proseguo ancora verso Levante e raggiungo  GENOVA                              

LA TELA BLU DI GENOVA

Al contrario della credenza comune, i blue jeans non sono di origine americana, ma italiana. Il nome denim jeans, deriva dalla particolare tintura blu proveniente da Nimes in Francia, che i genovesi usavano per colorare il cotone acquistato in Piemonte (a Chieri in provincia di Torino).

La "blue de Genes" (blu di Genova) sbarca in america nell'Ottocento e solo nel 1856 Levi Strauss inizia la produzione industriale, confezionando pantaloni per minatori, operai e cercatori d'oro.
Poichè, al contrario di ciò avviene oggi per maniacale preferenza nell'uso di inglesismi, Levi Srauss continuò ad usare la denominazione originaria poi, per deformazione linguistica, da
blu de Genes diventò Blue Jeans.

Da quel momento il jeans è sempre stato presente nella storia moderna fino ai giorni nostri.
Il jeans è diventato simbolo di abbigliamento informale e quotidiano,usato da tutti senza distinzione di età sesso o estrazione sociale.

La storia racconta come Giuseppe Garibaldi, che già era stato un marinaio, nella battaglia di Marsala indossasse, come molti dei suoi garibaldini, un paio di "jeans". 

La battaglia di Marsala

Proseguo ancora il mio viaggio
e mi inoltro nella meravigliosa provincia di
 LA SPEZIA

E qui mi sorge spontaneo un dubbio:
è corretto scrivere in nome e chiamare così questa città e la sua bellissima provincia ?
Chissà se è più giusto dire:
LA SPEZIA o semplicemente SPEZIA.

Vediamo cosa ne dicono vari esperti che ho provveduto a consultare. Circa l'etimologia del termine
SPEZIA, sono state avanzate numerose ipotesi senza giungere a stabilirne l'origine; le principali controversie vertono sull'utilizzo dell'articolo "La", che compare davanti  al toponimo e che risulta dai primi documenti, redatti in volgare, ossia all'inizio del V secolo. Con il passaggio della Liguria  al Regno di Sardegna , la burocrazia decise però  di sopprimere l'articolo, in quanto considerato una violazione alla regola secondo la quale i nomi di città lo rifiutano. Gli spezzini non accolsero volentieri questo cambiamento e sollevarono ripetute proteste ai vari governi dell'epoca, senza ottenere però alcun risultato.

Quando poi venne costituita la provincia della "SPEZIA" (1923), la diatriba proseguì per alcuni anni, tanto che, nel 1926, il Consiglio Comunale decise di richiedere il ripristino dell'articolo. Il governo centrale emanò finalmente un Regio decreto a rettifica ufficiale del nome, sostituendolo con quello di LA SPEZIA. Nel dialetto locale però, gli spezzini non usano l'articolo, servendosi comunemente di espressioni quali "sono in Spezia" o "vado a Spezia" ecc. 

La riviera ligure orientale, la Riviera di Levante, è terra dai sapori antichi e dall'incantevole cornice naturale. Qui ci sono le "Cinque Terre", cinque piccoli paesi su un lembo di costa rocciosa tra Punta Mesco e Punta Montenero. Un territorio in cui mare e terra si fondono a formare un’area unica e suggestiva.
Diciotto chilometri di costa rocciosa ricca di baie, spiagge e fondali profondi,
sovrastata da una catena di monti che corrono paralleli al litorale. Terrazzamenti coltivati a vite e a olivo, il cui contenimento è assicurato da antichi muretti a secco.

Un patrimonio naturalistico di grande varietà. Sentieri e mulattiere dai panorami mozzafiato.
Cinque borghi: Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore, che si affacciano sul mare.
Un ambiente in cui il lavoro secolare di generazioni ha trasformato un territorio inaccessibile in un paesaggio di straordinaria bellezza.
Un’Area Marina Protetta e un Parco Nazionale, che ne tutelano l’assoluta unicità.
Queste, in sintesi, le
Cinque Terre, dichiarate dall’UNESCO fin dal 1997 Patrimonio Mondiale dell’Umanità.     

                                   

Museo Geopaleontologico del Castello di Lerici.

 

Il Museo trae origine dalla scoperta nel territorio di Lerici di orme di dinosauri ed altri rettili, risalenti a circa 220 milioni di anni fa.

Il museo di Lerici si è fatto interprete di una lunga tradizione di studi geopaleontologici, che affonda le proprie radici nel XIX secolo, quando lo scienziato spezzino Giovanni Capellini, uno dei fondatori della moderna geologia in Italia, proprio nei promontori del Golfo, avviava le sue prime proficue ricerche.  

Lerici si trova nella parte più orientale del Golfo della Spezia, vicino all'estuario del fiume Magra. Di origine antichissima, era alle dipendenze dei vescovi di Luni. Fu un porto importante, dove approdavano viandanti e pellegrini, che attraverso Sarzana si collegavano alla Via Francigena verso Roma o il nord Italia.

Da Lerici inoltre, una diramazione della stessa via, portava al cammino per San Jacopo di Compostela. 

Lerici mostra ancora oggi la sua originaria struttura medievale, con le caratteristiche abitazioni allineati lungo gli stretti "carruggi".

All'interno del borgo sono interessanti il quartiere ebraico del ghetto, il castello, eretto dai Pisani nel XIII secolo e ampliato dai Genovesi.

All'inizio dell'800 fu meta di numerosi poeti che ne cantarono le bellezze e fra quelli più importanti possiamo annoverare BYRON e SHELLEY; quest'ultimo ebbe  la sua ultima residenza a Villa Magni di San Terenzo.

L'8 luglio 1822, a poco meno di un mese dal suo trentesimo compleanno, Shelley annegò in una tempesta improvvisa mentre a bordo della sua nuova goletta, l'"Ariel", navigava proprio verso San Terenzo, di ritorno da Pisa e Livorno.
   

Il vascello, una nave aperta costruita a Genova apposta per Shelley, su imitazione di un modello della marina inglese, non si capovolse ma affondò; Mary Shelley dichiarò  che vi era un difetto nel progetto e che il vascello non era idoneo a navigare.

Il corpo di Shelley fu spinto sulla riva dalle onde, per essere dieci giorni dopo ritrovato e poi cremato sulla spiaggia di Viareggio.

Il cuore venne poi estratto intatto dalla pira in cui era arso il corpo durante il funerale, e custodito da Mary Shelley fino al giorno della morte di lei mentre le ceneri di lui vennero sepolte nel Cimitero degli inglesi di Roma.

                      La cremazione del corpo di Shelley sulla spiaggia di Viareggio, alla presenza di  Lord Byron

(Dipinto di Louis Edouard Fournier del 1889)  


PUBLIO MANLIO COZIO SE NE VA DICENDO A TUTTTI

                                       CEREA NEH


Chiosa cettiniana
Carissimi lettori,
Il mio inviato speciale è ancora in Liguria e mi ha telefonato dal Principato di Seborga.
In un primo momento ho pensato si potesse trattare di uno dei suoi scherzi, ma ricordandomi di aver già sentito  parlare di tale località come uno dei più piccoli stati del mondo e che nessun trattato, interno o internazionale ha disconosciuto ufficialmente, ho voluto indagare.          
Ecco, di seguito. cosa ho trovato navigando in internet.
Buona lettura
Cettina.
PRINCIPATO DI SEBORGA
 

Superficie Kmq.  14       Residenti 362      Abitanti 200 

L’antico nome di "Castrum Sepulcri" più tardi cambiato in "Sepulcri Burgum"  diventa oggi SEBORGA.

 

 
Seborga era un antico feudo dei Conti di Ventimiglia. Nel 954 il Conte Guido dona questo castello con la chiesa di San Michele di Ventimiglia e gran parte delle sue terre ai monaci di Lerino.
Nel 1079, SEBORGA diventa un Principato del Sacro Romano Impero con il suo primo Principe-Monaco investito dal Papa Gregorio VII.
L’antico Principato di Seborga aveva la sua propria moneta, coniata per la prima volta nel dicembre 1666.
In base a questo diritto mai abrogato, il Principe Giorgio I° ha fatto coniare nuove monete in diversi metalli tra cui l’argento. Si possono utilizzare in Seborga dove tutti i commercianti le accettano.
Più tardi, nel 1748 (Trattato di Aix La Chapelle) il Principato di SEBORGA non fu annesso alla repubblica di Genova, così come nemmeno fu citato durante il Congresso di Vienna nel 1815 come facente parte del Regno di Sardegna; nessun documento degli Atti di Unificazione dell’Italia nel 1861 fa riferimento al Principato.
E ancora più tardi, nel 1946, il Principato di Seborga non è considerato parte della Repubblica Italiana.
Gli storici britannici considerano quindi Seborga come la prima monarchia costituzionale del mondo.
Gli esperti di diritto internazionale ritengono che Seborga non possa essere considerata come parte integrante della Repubblica Italiana.
In queste particolari circostanze, i Seborghini eleggono nel 1963 il loro Principe Giorgio I°, proprio come in passato i monaci eleggevano il loro prescelto.
Il 23 aprile 1995 i Seborghini approvano con 304 voti favorevoli e 4 contrari, una Costituzione del Principato e le sue Norme Generali. 
 
Il principato di SEBORGA,inoltre, batte moneta propria: il  "LUIGINO" Il cambio è fissato a 1 Luigino = US$ 6.00

Il principato emette anche targhe automobilistiche: 

Considerata la particolarità dell'argomento, che costituisce una delle curiosità relative alla regione Liguria, mi sono sentita in dovere di farvi partecipi, presumendo che Publio Manlio Cozio  non ne abbia fatto cenno per non gravare con troppi MB.
Un caro saluto
Cettina