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Luigi Lilio ed il
Caledario Gregoriano
Luigi Giglio (o
Lilio, dal latino Aloysius Lilius)
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Cirò,
antico borgo di Calabria, diede i natali all’astronomo Luigi Giglio, o
Lilio come latinamente viene chiamato.
E’ qui che nacque, nel primo decennio del
XVI secolo, l’ideatore del Calendario Gregoriano entrato in vigore per
espressa volontà di Papa Gregorio XIII, nel lontano 1582.
Prima di allora, le umane attività erano
regolate dal Calendario Giuliano (introdotto da Giulio Cesare nel 45
a.C.), e per oltre 1600 anni ci si avvalse di quel sistema di
misurazione del tempo, che però presentava alcune inesattezze assai
rilevanti.
Venne così ad accumularsi, nell’anno in
cui fu emanata la Bolla papale (1582) che imponeva al mondo cristiano
l’adozione e quindi il rispetto del nuovo Calendario Gregoriano, un
ritardo di 10 giorni calcolati dal Concilio di Nicea (325 d. C.).
Secondo Gordon Moyer "questo divario
suscitò nel Papa una preoccupazione particolare".
Al Concilio di Nicea, infatti, fu stabilito che la santa Pasqua dovesse
essere celebrata nella prima domenica dopo il plenilunio di primavera,
corrispondente alla data dell’equinozio di primavera (riconducibile al
21 marzo)
Tale data, però, non poteva a lungo andare essere rispettata in quanto
secondo i calcoli del Calendario Giuliano l’anno tropico (l’intervallo
medio fra due passaggi consecutivi del sole apparente per l’equinozio di
primavera) era di 365 giorni e 6 h, mentre in realtà è di 365 giorni, 5
h, 49’ e 45". |
L’evidente imprecisione,
riscontrata nel Calendario Giuliano, determinava una
differenza di circa 11’, quindi, ogni 134 anni l’equinozio
di primavera si trovava anticipato di un giorno. E all’epoca
di Gregorio XIII
cadeva addirittura l’11 marzo.
Ecco
perché "500 anni fa un altro credente, medico calabrese,
matematico e d astronomo, Aloysius Lilius, studiò il modo
migliore per essere sicuri di non sbagliare la data della
Pasqua", secondo quanto affermato dall’illustre scienziato
Antonino Zichichi (A. Zichichi, "L’irresistibile fascino del
Tempo", Il Saggiatore, Milano, 2000, pag. 120). Questa
urgenza spinse il Papa ad istituire una Commissione di
eminenti scienziati, incaricati di riformare il calendario.
Ne facevano parte: il cardinale
Guglielmo Sirleto di Guardavalle (che la presiedeva);
il vescovo Vincenzo Lauro;
l’astronomo Giuseppe Moletti;
il patriarca di Antiochia Ignazio
Nehemy; il canonico e giurista francese
Serafino Olivier; l’interprete
e studioso di lingue orientali
Leonardo Abel di Malta; il domenicano
Pietro Ignazio Danti di
Perugia; il teologo spagnolo Pietro
Chacòn; il matematico Giovan
Battista Gabio; il gesuita tedesco
Cristoforo Clavio (che si
adoperò, con tenace determinazione, prima nella difesa e
successivamente nell’applicazione del nuovo Calendario
Gregoriano, in principio rifiutato dai Paesi protestanti), e
infine l’astronomo Antonio Giglio (o
Lilio) di Cirò, il quale consegnò personalmente al
Papa il progetto di riforma del calendario portato a
compimento dal fratello Luigi - la cui morte sopraggiunse
nel 1576, quindi prima che la Commissione pontificia
istituita nello stesso anno potesse approvarlo - dopo uno
studio durato dieci anni.
Dell’immortale
opera di Luigi Lilio, originariamente raccolta sotto forma
di manoscritto, rimane solo un Compendium (una sintesi)
stampato nel 1577, del quale si era persa ogni traccia. Fu
proprio Gordon Moyer, dell’Institut fur Geschichta der
naturwissenschaften della Goete Universitat di Francoforte
sul Meno, a scoprire dopo estenuanti ricerche il "Compendium
novae rationis restituendi kalendarium" nella
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Altre tre copie si
trovano custodite a Roma, nella Biblioteca Vallicelliana,
nella Biblioteca Apostolica Romana e nella Biblioteca
Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II, e un’altra nella
Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena. Il Compendium
era catalogato – a detta di Moyer – come "opera di autore
anonimo", pur essendo chiaramente indicato nelle prime
pagine il nome dell’ingegnoso ideatore del Calendario
Gregoriano, "Aloisio Lilio" (Luigi Lilio, appunto).
A lui va attribuito
l’indiscutibile merito di aver riportato l’equinozio di
primavera al 21 marzo, nonché la geniale intuizione, frutto
di approfonditi studi, di togliere 10 giorni dal Calendario
Giuliano: tale correzione, secondo quanto suggerivano i suoi
calcoli, era da effettuarsi nel corso di un periodo di 40
anni a partire dal 1584, oppure, come poi decretò la
Commissione pontificia, dovevano essere soppressi
immediatamente. Cosa che avvenne, soprattutto per volontà di
Cristoforo Clavio, già nel 1582 (anno in cui fu emanata la
bolla papale che istituiva il nuovo calendario). Inoltre, il
Calendario Giuliano prevedeva ogni 4 anni un giorno
intercalare, quindi la durata dell’anno doveva essere non
più di 365 giorni, come nei tre anni precedenti, ma di 366
(chiamato anno bisestile). Lilio soppresse 3 giorni
intercalari negli anni centenari non divisibili per 400, non
più considerati bisestili (1800, 1900, ecc.), in modo tale
da consentire il recupero di quegli 11’ di divario che ogni
400 anni diventavano 3 giorni. I giorni intercalari che nel
Calendario Giuliano erano 100 ogni 400 anni, nel nuovo
calendario – un tempo chiamato Liliano – si riducono così a
97, sempre ogni 400 anni.
"In che modo Lilio sia
pervenuto a un valore di 365,2225 giorni – secondo Gordon
Moyer – rimane un mistero". Seguendo le riflessioni di
Zichichi sull’opera immortale di Lilio, si capisce come
"nonostante gli straordinari progressi nella misura del
Tempo e delle coordinate astronomiche, questo Calendario non
è stato - e non sarà – superato".
testo tratto da
"Le Quattro Porte"
immagini dal web
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