MIRACOLO EUCARISTICO DI BOLSENA

Anno 1263, miracolo del corporale insanguinato
(da tale avvenimento ha avuto origine la festa cattolica del
Corpus Domini)

 

Presente nel Duomo di Orvieto. Indirizzo: CHIESA CATTEDRALE S. MARIA ASSUNTA Piazza del Duomo-05018 ORVIETO

Nel Lazio, in provincia di Viterbo, di fronte al lago omonimo, è posizionata Bolsena, cittadina medievale. Entro la cerchia delle sue mura, nella chiesa santuario di S. Cristina avvenne il Miracolo Eucaristico del Corporale insanguinato che, a plebiscitario giudizio degli storici, va fissato all'anno 1263.
Per la conoscenza della storia del Miracolo di Bolsena, restano fondamentali le due epigrafi su tavole di marmo rosso attribuite ad Ippolito Scalza: l'una risalente al 1573-74 (quella di Bolsena) l'altra datata al 1601 (quella di Orvieto).
Nella meravigliosa città di Orvieto, nel «giglio d'oro delle cattedrali», che è il suo splendido Duomo, si custodisce la Reliquia del miracolo eucaristico di Bolsena.
Riportiamo, in primo luogo, il testo della lapide di Bolsena in una traduzione italiana di Giovanni Battista Scotti del 1863 limitatamente a quella parte che illustra la natura e le circostanze del miracolo: «Nel tempo in cui Papa Urbano IV, di celebre memoria, con i suoi fratelli cardinali e con la sua Curia risiedeva in Orvieto, vi fu un sacerdote alemanno, di singolare discrezione e d'insigne bontà di costumi, e che in tutte le cose si mostrava a Dio fedele, solo che nella fede di questo Sacramento (l'Eucaristia) dubitava assai; cioè come mai potesse essere che al proferire il Sacerdote quelle parole: questo è il mio Corpo, il pane si mutasse nel vero e santissimo Corpo di Cristo, e al proferire quelle altre: questo è il mio Sangue,il vino si cambiasse in sangue. Tuttavia, ogni giorno supplicava Iddio nelle sue orazioni che si degnasse di mostrargli un qualche segno che gli avesse rimosso dall'anima ogni dubbio. Quando, venuto il tempo, l'onnipotente e misericordioso Iddio, il quale non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva, e nessuno che in lui speri abbandona, affinché il detto sacerdote desistesse da quell'errore e la fede avesse maggiore fermezza, dispose che quel sacerdote proponesse, per impetrare il perdonò dei suoi peccati, di visitare il sepolcro degli apostoli Pietro e Paolo ed altri pii luoghi.
Perciò s'incamminò verso Roma, ed arrivato al castello di Bolsena, della diocesi di Orvieto, stabilì di celebrare la messa in questa presente chiesa di S. Cristina vergine ed in questo stesso luogo, detto volgarmente delle Pedate, dove si vedono mirabilmente, come scolpite, le orme de' piedi della suddetta vergine.

Mentre costui celebrava qui la messa e teneva l'Ostia nelle mani sopra il calice, si mostra una cosa meravigliosa, da far stupire, per il miracolo, sia gli antichi tempi, che i nuovi. Improvvisamente quell'ostia apparve, in modo visibile, vera carne e aspersa di rosso sangue, eccetto quella sola particella, che era tenuta dalle dita di lui; il che non si crede accadesse senza mistero; ma piuttosto perché fosse noto a tutti quella essere stata veramente l'ostia che era dalle mani dello stesso sacerdote celebrante portata sopra il calice. Di più una benda, che si teneva per purificazione del calice, restò bagnata da quella effusione di sangue. Alla vista del miracolo, colui che prima dubitava, confermato nella fede, stupì, e procurò di nasconderlo con il corporale; ma quanto più si sforzava di nascondere tanto più ampiamente e perfettamente, per virtù divina, si divulgava il miracolo.
Infatti ciascuna goccia di sangue, che da quella scaturiva, tingendo il sacro corporale, vi lasciò impresse altrettante figure a somiglianza di uomo. Vedendo ciò quel sacerdote, atterrito, cessò dal celebrare e non osò andare avanti. Anzi, preso da intimo dolore e spinto dal pentimento, collocato prima con la pia dovuta devozione nel sacrario della detta chiesa quel venerabile sacramento, corse in fretta dallo stesso Sommo Pontefice, e genuflesso innanzi a lui, gli narrò tutto l'accaduto e della propria durezza di cuore e dell'errore chiese perdono e misericordia.

Udite queste cose, il Papa restò pieno di grandissima ammirazione, e siccome era in terra Vicario di colui, che un cuore contrito ed umiliato non disprezza, lo assolse e gli impose una salutare penitenza. Ed affinché la lucerna posta sul candelabro risplendesse maggiormente per quelli che sono nella casa del Signore, decretò che il venerabile Corpo di Cristo fosse portato nella chiesa orvietana, che era stata insignita col nome della Madre sua, ed espressamente comandò al vescovo di Orvieto di recarsi alla detta chiesa della beata Cristina, e lo portasse in questa città.
Obbedendo ai suoi comandi, questi si recò al luogo del miracolo, e riverentemente prendendo il Corpo di Cristo, accompagnato da chierici e da molti altri, lo portò sin presso alla città, al ponte di un certo torrente, detto volgarmente Riochiaro, dove gli venne incontro lo stesso Romano Pontefice con i suoi cardinali, con i chierici e religiosi e con una numerosa moltitudine di Orvietani, con immensa devozione e spargimento di lacrime.
E come nel giorno delle Palme i fanciulli degli Ebrei, così anche i fanciulli e i giovani orvietani cantando vennero incontro con rami d'ulivo. Ed il Pontefice avendo preso nelle sue mani, genuflesso a terra, quel venerabile Sacramento, lo portò alla chiesa di Orvieto con inni e cantici, con gaudio ed allegrezza, ed onorevolmente lo depose nel sacrario della stessa chiesa... L'anno della Natività del nostro Signore Gesù Cristo 1263».
L'epigrafe di Orvieto sostanzialmente si rifà e ripete il contenuto della narrazione di Bolsena, per cui ci dispensiamo dal riportarla. Certamente il nucleo originario del racconto era più sobrio, il dato della tradizione iniziale più modesto, quasi un lapidario appunto di cronaca.
Fu il Papa Nicolo IV a mettere la prima pietra della Cattedrale di Orvieto, il 3 novembre 1290. La Cappella del Corporale fu costruita nel 1356 ed è affrescata con la storia del miracolo e con i prodigi dell'Eucaristia. Al tabernacolo lavorò Andrea Orcagna; al reliquiario contribuì l'arte figurativa senese con gli smalti di singolare bellezza di Ugolino di Vieri (1338). Questo fiorire dell'arte è una testimonianza che sottolinea chiaramente il crescente interesse e il vivo culto prestato alla Reliquia.
Nel 1506 il Pontefice Giulio II visitò il famoso Corporale, dando poi l'incarico a Raffaello Sanzio di affrescare l'avvenimento.

L'artista eseguì la commissione e l'opera si trova nella «stanza di Eliodoro» in Vaticano (1512). Del XVI secolo è un affresco della Galleria delle Carte Geografiche in Vaticano, che in un'unica scena ripropone gli episodi salienti del prodigio. A Chiusi, nella chiesa di S. Francesco, vi è una tela, di un anonimo del XVII secolo, che raffigura il sacerdote stupefatto, mentre mostra ai presenti il corporale intriso di sangue. Della fine del XIX secolo è l'affresco che raffigura la Messa del Prodigio, nella chiesa del Corpus Domini in via Nomentana a Roma, entro lo spazio del presbiterio.
Sul frontone della elegante balaustra cinquecentesca in pietra della chiesa di S. Cristina, è incisa questa scritta: «Profani state lontani e ben lontani, perché qui è il Sangue di Cristo, il quale è la nostra salvezza», con chiaro riferimento alle Lapidi macchiate del Sangue prodigioso, venerate entro quel sacro recinto. Bolsena custodisce quattro dei cinque marmi che si macchiarono di sangue al momento del miracolo. Tre (Lapidi) sono custodite sull'altare della nuova chiesa del Miracolo, incastonate nella parete in tre ciborietti con sportelli in metallo dorato. La quarta (Lapide) e esposta nel suo reliquiario sull'altare maggiore della Cappella sistemazione realizzata nel 1987, in occasione della festa del Corpus Domini. La quinta (Lapide) nel 1602 fu donata alla parrocchia di Porchiano del Monte.

Le Reliquie vere e proprie del Miracolo, riposte nel sacrario della Cattedrale da Urbano IV, nel 1338 ebbero la loro splendida custodia: il reliquiario di Ugolino di Vieri. Esso si presenta perfetto nell'elegante disegno, slanciato nella sua linea gotica, splendente per i metalli preziosi e le vibrazioni vitree degli smalti.
Il reliquiario, capolavoro gotico in miniatura, è stato ultimamente restaurato e, per impedirne il disfacimento dovuto all'inquinamento atmosferico, verrà posto sotto una speciale cupola microclimatizzata. «Quanto all'intervento di restauro, stralciamo da una pagina de L'Osservatore Romano, in data 16 luglio 1992, esso si è limitato a rimuovere i residui dei prodotti dati m passato come fissativi e ravvivanti, ad asportare i prodotti ai corrosione dell'argento e a creare dei punti di adesione ai bordi delle lacune fra lamina d'argento e smalto. Nell’ ambito della Cappella del Corporale il reliquiario di mastro Ugolino sarà collocato lungo la parete sinistra consentendo di mantenere un rapporto dialettico fra la Reliquia e il suo storico contenitore, pur mantenendo disgiunti gli elementi sacri da quelli profani».