• RICCHEZZE TERRENE

 

Matteo 19, 23-26

[23]Gesù allora disse ai suoi discepoli: "In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. [24]Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli". [25]A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: "Chi si potrà dunque salvare?". [26]E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: "Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile".

 

Matteo 6, 19-23

[19]Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; [20]accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. [21]Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. [22]La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; [23]ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!

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Un pensiero...: non desiderare
la roba d’altri

RIFLESSIONI:

Bossuet ha un discorso sopra le nostre disposizioni circa le necessità della vita. Egli comincia con questo dubbio: "Io non credo, signori, che voi abbiate mai capito quello che noi diciamo, allorché tutti i giorni dimandiamo a Dio nell'Orazione dominicale, che ci dia il pane quotidiano". E ne dà in ragione del suo giudizio punto temerario: "Se aveste compreso che non dimandate a Dio se non il necessario, vi lamentereste voi, come fate, quando non avete il superfluo? Non dovreste voi tenervi soddisfatti, quando vi si concede ciò che dimandate? ... La cura paterna della Provvidenza riguarda il necessario e non il superfluo ...
"Non mormorare dunque nel tuo cuore, vedendo la profusione di quelle mense sì delicate, la stolta magnificenza di quegli arredi sontuosi, non lamentarti quasi che Dio ti maltratti rifiutandoti tutte queste delizie. Mio caro fratello. non hai tu del pane? Egli non promette niente di più. Il nostro corpo essendo opera della sua mano, egli si prende l'incarico di mantenerlo.
"A chi promette egli questa sostanza necessaria? A tutti indifferentemente o in particolar modo a' suoi fedeli? Ascolta la decisione che ne dà nel suo Evangelo: Quaerite primum regnum Dei. Il che vuol dire: il regno di Dio è il principale, i beni temporali non sono che un piccolo accessorio: ed io non prometto questo accessorio se non a colui che ricercherà il principale: Quaerite primum. Perciò, nell'Orazione dominicale, egli non ci permette di parlare di pane se non dopo di aver santificato il suo nome e dimandato il regno suo. Cercate dapprima il regno".
Bossuet dimostra come nostro Signore abbia applicato questa regola, quando alimentò miracolosamente gli Ebrei nel deserto: "Essi hanno cercato il regno, egli ha voluto loro aggiungere il resto". Ed aggiunge: "Io non voglio dire, ch'egli generalmente rifiuti ai peccatori i beni temporali, egli che fa splendere il suo sole sopra i buoni e sopra i cattivi, e che fa cadere la pioggia sui giusti come sugli ingiusti"; ma sebbene egli dia molto a' suoi nemici, osservate, di grazia, che non s'impegna se non co' suoi servi: Quaerite primum regnum Dei. E la ragione n'è evidente: perché questi solamente sono suoi figli e costituiscono la sua famiglia.
"La cupidigia è una voragine continuamente aperta, che non dice mai: basta; più vi gettate dentro e più sì dilata; tutto quello che le concedete non fa che stuzzicare le sue brame ... La prima cosa che ci fa conoscere la sua insaziabile avidità, è ch'essa non conta per niente tutto il necessario: esso è troppo comune e per conseguenza non la riguarda. È sorta nel mondo una certa convenienza immaginaria che c'impone leggi novelle, che ci ha creato nuove necessità che la natura punto non conosceva. A lui piacque che si potesse essere povero senza che ne soffrisse la natura, e che la povertà si opponesse non più ai godimenti dei beni necessari, ma alla delicatezza ed al lusso; tanto è pervertito fra noi il retto uso delle cose ... O voragine della cupidigia, non sarai tu mai riempiuta! E fino a quando aprirai tu i tuoi vasti abissi per inghiottire tutto il bene dei poveri che rappresentano il superfluo dei ricchi?
"Per arrestarne gli eccessi, bisogna considerare, o cristiani, una bella sentenza di Tertulliano: Castigando et castrando saeculo erudimur a Domino: Dio ci chiamò al cristianesimo, perché? per moderare gli eccessi del secolo e sopprimere le sue superfluità. E perciò fin dai primi giorni, ci fa rinunziare alle pompe del mondo.
"O disordine dei nostri costumi, o semplicità male osservata! Chi di noi fa a Dio, con lo spirito del cristianesimo, questa preghiera: Signore, datemi il pane, accordatemi il necessario? Il necessario, quale povertà! Siamo noi ridotti a questa miseria?"

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Sant’Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorso 123

« Accumulatevi tesori nel cielo »

Tu che sei? Ricco, o povero? Molti mi dicono: Sono povero, e dicono il vero. Riconosco povero chi possiede qualcosa, riconosco povero anche l'indigente. Ma c'è chi possiede in abbondanza oro e argento. O se si riconoscesse povero! Si riconosce povero chi si accorge di avere accanto a sé un povero. Com'è? Per molto che tu voglia avere, chiunque ricco tu sia, sei il mendìco di Dio.

Si viene all'ora della preghiera... Tu chiedi. Come, non sei povero tu che chiedi? Aggiungo di più: chiedi pane. Non sei forse sul punto di dire: “Dacci il nostro pane quotidiano” ? Tu che chiedi il pane quotidiano sei povero o ricco? Eppure Cristo ti dice: Dammi di ciò che ti ho dato. Che hai portato con te quando sei venuto al mondo? Quaggiù hai trovato esistente tutto ciò che ho creato. Niente hai recato, nulla porterai via di qui. Per quale ragione non mi doni del mio? E' perché sei ricco, mentre il povero è privo di tutto. Considerate all'origine la vostra vita: entrambi veniste alla luce nudi. Anche tu perciò nascesti nudo. Trovasti qui molte cose: recasti con te qualcosa? Ti chiedo del mio: dammi ed io ti rendo.

“Hai avuto in me il donatore, rendimi presto debitore... Mi dai poco, renderò di più. Mi dài beni terreni, te ne renderò di celesti. Mi dài beni temporali, ti renderò beni eterni. A te renderò te stesso quando avrò restituito te a me”.

 


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