Santa Teresa di Lisieux


Teresa Martin Nasce ad Alencon il 2 gennaio 1873 da Luigi e Zelia Martin e viene battezzata nella chiesa di Notre-Dame il 4 gennaio con i nomi di Maria Francesca Teresa.
Teresa è l'ultima di nove figli, ma all'epoca la mortalità infantile era molto alta e quattro figli ( due bambini e due bambine) muoiono in tenera età. Restano 5 figlie: Maria, Paolina, Leonia, Celina la piccola Teresa; quattro entrarono nel Carmelo di Lisieux e una, Leonia, alla Visitazione di Caen.
La famiglia di Teresa era profondamente cattolica: una famiglia agiata, gestiva un laboratorio di pizzi ad Alencon. Quando nasce Teresa la famiglia viveva in una bella casa, confortevole e con un bel giardino. Teresa si rivela subito sensibile ma molto testarda.
L'incanto di questa infanzia priva di preoccupazioni si rompe con la morte della mamma a causa di un cancro incurabile la quale muore, dopo mesi di strazio, il 28 agosto 1877. Le figlie si stringono le une alle altre, Celina si butta nelle braccia di Maria dicendo: "Tu sarai mia madre", Teresa fa altrettanto con Paolina: aveva quattro anni e nove mesi.
Il fratello della mamma, Isidoro Guerin, e soprattutto sua moglie, la zia Elisa, si mettono a disposizione del vedovo per aiutare le figlie. Luigi Martin si trasferisce a Lisieux, una piccola cittadina della Normandia, a nord di Alencon e va ad abitare in una villa di periferia, denominata i Buissonnets (piccoli cespugli). La famiglia supera lentamente la perdita della mamma. In quegli anni Teresa vede il mare, fa la sua prima confessione, assiste alla prima comunione di Celina. Nell'ottobre del 1881, Teresa raggiunge Celina presso le suore benedettine come semipensionante. Vi resta per 5 anni ma non si trova a suo agio.
In questo periodo si avvicinò alla grazia dell'Eucarestia: fece la prima e la seconda comunione e ricevette il sacramento della confermazione.
A nove anni, quando apprende per puro caso che la sorella Paolina entrerà al Carmelo, pensa seriamente di imitarla e ne parla con madre Maria Gonzaga, superiore del Carmelo di Lisieux. La partenza di Paolina scatena una grossa crisi affettiva che mette a dura prova la salute di Teresa. Inoltre, il giorno di Pasqua del 1883, il papà, Maria e Leonia si recano a Parigi lasciando Teresa e Celina con gli zii.
La crisi raggiunge l'apice, Teresa si sente abbandonata. La coglie un tremore incontrollabile che fa pensare che per lei la morte sia ormai vicina. Le fu vicina Maria che, disperata, chiese alla Vergine la sua guarigione. Il 13 maggio 1883 avvenne il miracolo tanto sperato: ad un tratto la statua si animò e la Vergine, di una bellezza straordinaria, si avvicinò a Teresa e le sorrise. Tutte le pene della ragazza erano improvvisamente sparite. La guarigione,tuttavia,non era ancora completa. Teresa era troppo attaccata alla famiglia per un eccesso di sensibilità ed aveva un amore troppo grande per la mamma morta prematuramente. Quando nel 1885 la sorella Celina terminò gli studi presso le benedettine,il padre dovette ritirare anche lei ed inviarla a lezione private.
D'altro canto la sua fragile psicologia era messa a dura prova: dopo Paolina,aveva lasciato la casa Maria,il suo sostegno,la sua confidente.Teresa dovrebbe odiare il Carmelo,che le sottrae uno a uno i suoi punti di riferimento. Al contrario ella sogna sempre di potervi entrare, non per raggiungere le due sorelle, ma perchè Gesù qui la chiama. La vera guarigione dei suoi traumi infantili la ottiene la notte di Natale 1886.
La famiglia al completo è stata alla messa di mezzanotte nella cattedrale di Saint-Pièrre. Al ritorno a casa era prevista un'altra cerimonia: l'apertura dei doni di Natale, contenuti nella magica scarpina nel caminetto della cucina. Ma in quella notte l'incanto si spezza. Mentre Teresa sale la scaletta che porta al primo piano, per cambiarsi d'abito, il papà, stanco,non riesce a trattenersi:" E' una sorpresa troppo puerile per una giovinetta già grande come Teresa; spero che quest'anno sarà l'ultimo!o. ". Teresa sente, i suoi occhi si riempiono di lacrime, mentre la sorella Celina le dice sottovoce: "Non tornare giù subito; piangeresti troppo guardando le sorprese alla presenza del babbo". Ma Teresa è ormai cambiata: dopo aver deposto il suo mantello, scende con un sorriso smagliante. "Gesù fece in un istante il lavoro che io non avevo saputo compiere in dieci anni, accontentandosi della mia buona volontà che non mi venne mai meno". Aveva superato il suo egocentrismo.
L'anno 1887 è per Teresa un anno di crescita fisica, intellettuale, morale. Ella si rafforza sempre di più nella convinzione che deve entrare nel Carmelo più presto possibile per pregare e donare la propria vita per i peccatori.
Di questa vocazione, ella ha già parlato il 29 maggio, domenica di Pentecoste, a suo padre, il quale in un primo momento solleva delle difficoltà per la giovane età della ragazza, ma poi acconsente. Egli permette che Leonia tenti per la seconda volta di accostarsi alla vita religiosa presso la Visitazione di Caen. Al Carmelo di Lisieux, Paolina (divenuta suor Agnese di Gesù) approva il desiderio di Teresa, seguita in questo da tutta la comunità. Invece lo zio Isidoro Guerin, che dopo la morte della mamma è il tutore legale delle sue nipoti, vi si oppone decisamente. Ma c'è un ostacolo ancor più grave, quello del superiore del Carmelo: monsignor Delatroette, che non accetta nessun postulante prima dei ventuno anni. Anche il ricorso al vescovo di Bayeux ottiene un rifiuto. Troppo giovane. Non resta che il ricorso al Santo Padre e questa ragazzina di 14 anni non esita un solo istante a convincere suo padre perché la porti a Roma dal papa.
Il 13 novembre arrivano a Roma e si trattengono una decina di giorni. Celina e Teresa sono entusiaste per i ricordi dei martiri e la visita di tante chiese, catacombe e monumenti. Ma il pensiero di Teresa è concentrato sull'udienza del Santo Padre, che ha luogo il 20 novembre. Il pontefice, alla sua richiesta, le disse: "Va bene,voi entrerete se il buon Dio lo vuole."
Grazie all'aiuto di monsignor Reverony il 28 dicembre il vescovo concede l'autorizzazione a Teresa di entrare al Carmelo; cosa che si verificherà il 9 aprile 1888.
Nel viaggio a Roma Teresa aveva visto quanti preti fragili e bisognosi di aiuto spirituale ci fossero; da lì ella decise che una volta entrata al Carmelo avrebbe offerto le sue preghiere per la santificazione del clero.
Ciò che Paolina fece a venti anni e Maria a ventisei, Teresa lo fece a quindici. Il mattino del 9 aprile ella entra al Carmelo di Lisieux per restarvi tutta la vita con il nome di Teresa di Gesù Bambino.
Il Carmelo di Lisieux fu fondato nel 1838. Sorge alle spalle della piccola cappella che contiene le ossa della santa. E' un convento povero e modesto, dalle mura di mattoni rossi. E' a forma di quadrato con un chiostro, che delimita un prato verde e un Calvario. Al di là dell'ala sud del chiostro si estende un bel giardino, con un viale di castagni, lungo il quale le suore passano momenti di distensione. Ma che cosa spinge questa fanciulla di quindici anni a infrangere le griglie di un Carmelo? L'amore e solo l'amore. Teresa vuole questo deserto arido per donare al suo amato Bene la prova del suo grande amore: "Gesù,io voglio amarvi tanto. Amarvi più di quanto non siate mai stato amato". Teresa scrive queste parole nove mesi dopo il suo ingresso al Carmelo: sta per compiere sedici anni.
Teresa non sa che la sua folle avventura d'amore si svolgerà nello spazio temporale di nove anni. Solo Dio lo sa, che prepara in segreto "la più grande santa dei tempi moderni". Se il seme di grano non muore non può dare molti frutti. Teresa vive in una comunità di ventisei religiose, tra le quali le due sorelle Paolina e Maria, con i rispettivi nomi di suor Agnese di Gesù e suor Maria del Sacro Cuore. Da esse, però, prende le distanze, perché è consapevole di essere venuta al Carmelo solo per Gesù. Nei compiti che le affidano (cucito, pulizia del chiostro e delle scale, giardinaggio) non eccelle per perizia. La superiora, madre Maria Gonzaga, è piuttosto esigente e non le risparmia umiliazioni. Ella è sottoposta ad un tormento continuo di punzecchiature di aghi di spillo. Confessa,con amarezza,di provare per le religiose che la circondano una specie di repulsione. Se almeno Gesù la consolasse nella preghiera. Ma il grande amico tace e la lascia nell'aridità. In queste condizioni le due ore giornaliere di orazione mentale le riescono dure, tanto che spesso è vinta dal sonno.
Nella monotonia di questo primo inverno, il 10 gennaio 1889 brilla un raggio di luce: per la sua vestizione Teresa ha la gioia di avere al fianco il suo re. Il signor Martin conduce all'altare la sua figlia prediletta, in un lungo abito di velluto bianco, con i suoi capelli biondi sciolti sulle spalle. Durante la cerimonia ella veste un saio di colore grigio, lo scapolare del Carmelo, il velo bianco di novizia. Ma ben presto Teresa comprende che il suo sposo chiede molto a coloro che sono scelti da lui. Un mese dopo la festa della vestizione, il signor Martin deve essere internato all'ospedale psichiatrico di Caen. "In quel giorno io non avrei potuto soffrire di più". In città si dice che la responsabilità della malattia mentale del signor Martin è delle figlie che l'hanno abbandonato, soprattutto della più giovane che era la sua diletta. E' da quel momento che Teresa si firma:Teresa di Gesù Bambino del Santo Volto. Il Santo Volto! Questa immagine la insegue, come il grido di Gesù dalla croce: "Ho sete".
Durante la malattia del papà si convince sempre più che solo la croce può salvare le anime. Quale migliore preparazione per la sua consacrazione totale e definitiva nella professione perpetua dell'8 settembre 1890? La vigilia è presa dal panico: "E se non avessi la vocazione?". Ma il mattino delle nozze è inondata da un fiume di pace, nonostante l'assenza del padre degente in ospedale. Sul suo cuore porta un biglietto di ventiquattro righe, nel quale ha scritto: "Gesù mio sposo divino, prendimi piuttosto che io compia la più leggera mancanza volontaria. Io cerco solo te". Ella presto compirà 18 anni ma sta passando momenti difficili. Tuttavia non perde nessuna occasione per provare a Gesù il suo amore: rende in segreto dei piccoli servizi alle consorelle; si presenta con volto sorridente quando ha il cuore gonfio, accetta delle accuse ingiuste. Vi sono delle ore nelle quali sembra che tutto crolli.
Ed è proprio in questo periodo, durante il ritiro spirituale (dal 7 al 15 ottobre 1891), che padre Alessio Prou (francescano) la spinge sulle ali della confidenza e dell'amore. Amore e confidenza: sono le parole della sua vita. I tempi stringono. Nell'inverno 1891-1892, una terribile epidemia d'influenza si abbatte sulla comunità. Teresa non è risparmiata e si dona tutta per assistere le sue consorelle:a diciannove anni ella sorprende per la sua maturità di donna. Ma è soprattutto nel suo spirito che si accelera quella corsa da gigante cominciata a quattordici anni, la notte di Natale del 1886. La sorella Paolina, divenuta priora del Carmelo il 20 febbraio 1893, la delega come assistente della maestra alle novizie. Ha solo 20 anni ed è consapevole della sua insufficienza per un compito così delicato, ma si rimette completamente all'aiuto di Dio. Sotto la spinta del nuovo compito elabora (sulla fine del 1894) i primi elementi di una dottrina nuova, ben diritta:
la via dell'infanzia spirituale, che consiste nell'abbandonarsi completamente nelle mani del Signore, nel riconoscere la propria fragilità, confidando ciecamente nella bontà di Dio, che è infinita misericordia.
Il 1895 è un anno meraviglioso nella vita di Teresa e sono meravigliosi anche i suoi ventidue anni. Negli anni di sofferenza, trascorsi nel silenzio, nel raccoglimento, nella preghiera ha compreso che la santità non è la scalata dell'Himalaya,  ma un ascensore di cui Dio si serve per portarci in alto. Inizia a scrivere la sua autobiografia: Storia di un'anima che, nel linguaggio del Cantico dei cantici, è un inno di riconoscenza all'infinita misericordia di Dio che l'ha ricolmata di grazie.
Nel giugno 1895, d'improvviso, durante la messa della Trinità, Teresa si sente spinta a offrirsi vittima di olocausto all'amore misericordioso del suo Dio. Nel settembre del 1896 in un documento molto importante scriverà: "Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo, mio Dio, me l'hai dato tu... nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'Amore... così sarò tutto... e il mio sogno sarà realizzato".
La sera del giovedì santo 3 aprile 1896 Teresa è rimasta a vegliare in coro fino a mezzanotte. Appena coricata sente un gorgoglio alla gola; afferra il fazzoletto; è certamente un fiotto di sangue, ma la lampada è spenta e Teresa non vuol verificare ciò che è contenuto nel fazzoletto. Nella notte del venerdì l'emottisi si ripete. Accoglie queste emottisi con gioia, come segno del suo prossimo ingresso nel cielo.
Ma il giorno di Pasqua seguente, o uno dei giorni successivi, entra in una terribile prova dello spirito. Ella si trova in un tunnel, nel quale alcune voci interiori le sussurrano che tutti i suoi desideri, la piccola via, la sua offerta all'Amore misericordioso, tutta la sua vita spirituale sono una completa illusione. Ella deve morire giovane per niente.
La prova dura diciotto mesi fino alla sua morte. Ella si sedette alla mensa dei peccatori per condividere la loro condizione e aprire loro le porte della salvezza. Nel frattempo la tubercolosi la corrode dal di dentro, ma nessuno si rende conto della gravità delle sue condizioni di salute; tanto che nel novembre del 1896 ancora resta in vita l'ipotesi ch'ella possa partire per il Carmelo di Saigon o di Hanoi. Ma proprio sulla fine del 1896 la sua salute peggiora, riprende a tossire e l'idea di trasferirla in Estremo Oriente viene accantonata. Nella Quaresima del 1897, Teresa ha voluto osservare le prescrizioni penitenziali richieste dalla regola, compreso il digiuno, ma la sua salute ne risente notevolmente. A poco a poco viene esonerata da tutte le occupazioni: l'ufficio in coro, il lavoro alla lavanderia, l'impegno del noviziato, anche dalle ricreazioni.
A partire dal 6 aprile suor Agnese comincia ad annotare le parole della sorella. Con il 6 luglio riprendono le emottisi, di conseguenza il giorno 8 la trasportano in infermeria al pian terreno. E' in questa circostanza che pronuncia la famosa frase, che Bernanos mette sulle labbra del curato di Ambricourt morente: "Tutto è grazia ". Teresa sembra alla soglia della morte, ma il suo organismo giovane ha un sussulto di vitalità. Alla fine di agosto l'ammalata, troppo debole per scrivere e per parlare, entra nel silenzio; si avvicina alla fine fra sofferenze indicibili, tanto che esclama: "Se questa è l'agonia,che cos'è la morte?"
Una cancrena le prende l'intestino ed è sempre esposta al pericolo del vomito, tanto che si trova in difficoltà per assumere la comunione. Il 30 luglio alle ore 18 riceve l'estrema unzione e il viatico. Prima di morire può comunicarsi un'altra volta, il 19 agosto, offrendo la comunione per il ritorno di padre Giacinto Loyson, un carmelitano che aveva lasciato la Chiesa,
si spegne il giovedì 30 settembre 1897 alle ore 19,20.
Le sue ultime parole furono: "Mio Dio,io vi amo". Aveva 24 anni e nove mesi. In questo stesso giorno veniva battezzato Paolo VI. La salma,come di consueto, viene esposta nel coro; dietro le griglie sfilano parenti ed amici. I funerali si svolgono il 4 ottobre, lunedì, nel cimitero della città. Sono presenti una quarantina di persone.
In un breve spazio di tempo Teresa acquista una grande celebrità. Ad un anno esatto dalla sua morte, viene pubblicata la sua autobiografia, la Storia di un'anima, con una tiratura di duemila copie. L'anno dopo se ne fa una seconda edizione; nel 1900 ne vengono venduti seimila esemplari. La prima traduzione è in inglese (1901); seguono la polacca (1902); l'italiana e l'olandese (1904); la tedesca, la portoghese e la spagnola, la giapponese, la russa (1905). Oggi è tradotta in più di quaranta lingue e dialetti.
La tomba di Teresa richiama molti fedeli. Il 26 maggio 1908 avviene un miracolo strepitoso: una bambina di quattro anni, cieca dalla nascita, acquista la vista. I miracoli si moltiplicano, i pellegrini vengono sempre più spesso al cimitero di Lisieux. Treni speciali sono diretti a Lisieux. Il 24 agosto 1913 viene organizzato un importante pellegrinaggio di militari sulla tomba di Teresa.
Il 6 settembre 1910 viene operata la prima esumazione, alla presenza di 500 persone. Il 26 marzo 1923 i resti mortali vengono traslati al Carmelo. Il merito della rapidità della glorificazione di Teresa va ai tre papi sotto i quali si svolsero i processi di canonizzazione: Pio X, Benedetto XV, Pio XI. A far decollare le iniziative per il processo fu Pio X il 3 agosto 1910. Fu lui che definì Teresa la più grande santa dei tempi moderni. A soli tredici anni dalla morte, il 3 agosto 1910 si aprì a Bayeux il processo informativo ordinario. La guerra rende difficile lo svolgimento dell'inchiesta. Il 17 marzo 1915,su ordine di Benedetto XV, si apre a Bayeux il nuovo processo apostolico che si chiude il 30 ottobre 1917 nella cattedrale di Bayeux dopo 91 sessioni. Benedetto XV esenta la causa di beatificazione di Teresa dalla dilazione di 50 anni fra la morte e la proclamazione a beata. Ma la gioia di proclamarla beata il 29 aprile 1923 spetterà a Pio XI. Egli fa di Teresa la "stella del suo pontificato" e il 17 maggio 1925 nella gloria del Bernini, davanti a 50.000 persone, la proclama santa; mentre in piazza San Pietro si accalcano 500.000 persone. Due anni più tardi, il 14 dicembre 1927, il medesimo pontefice proclama santa Teresa di Gesù Bambino del Santo Volto patrona principale delle missioni, a pari grado di San Francesco Saverio; mentre il 3 maggio 1944 (prima della liberazione della Francia) la proclama "patrona secondaria della Francia" a pari grado di santa Giovanna d'Arco, essendo Notre-Dame la patrona principale.
Nota ai più come mistica dalla spiritualità ingenua o quasi infantile, in realtà "la santa delle rose" rappresenta uno dei vertici massimi del misticismo e della riflessione teologica.
Nel 1978, per i ricercatori, è stato creato a Lisieux un centro di documentazione teresiana.
Dal 19 ottobre 1997 è il 33° Dottore della Chiesa ed è la terza donna a ricevere questo riconoscimento dopo santa Teresa d'Avila e santa Caterina da Siena, entrambe dichiarate dottore della Chiesa da Paolo VI nel 1970. La richiesta di dottorato era stata fatta al Vaticano, una prima volta nel 1932 e ripresa nel 1987, ma i tempi, evidentemente, non erano ancora maturi.

 

Nel Santuario di Carmelo di Lisieux, il pellegrino può venerare i resti della santa: la quasi  totalità  delle reliquie è contenuta in una scatola messa al di sotto della cassa.  Sopra la cassa è collocata la statua della Vergine
 

 



La sala delle reliquie, nel Santuario di Carmelo di Lisieux, contiene diversi oggetti e memorie che sono appartenute a santa Teresa.

 

 

 

 

 

 

 

 


La vita al carmelo di Lisieux

"Non sono venuta al carmelo per poter vivere con le mie sorelle, ma unicamente per rispondere alla chiamata di Gesù"

A partire da questo momento Thérèse esce definitivamente dopo 15 anni dalla comunità famigliare ed entra per sempre in una nuova comunità: La Comunità delle Carmelitane Scalze della "Réforme de Sainte Thérèse en France, du Monastère du Sacré-Coeur et de l'Immaculée-Conception de Lisieux", anche se proprio in questa nuova comunità ritroverà anche la vecchia comunità famigliare. Qui tuttavia per obbedienza alla regola deve innanzitutto rinunciare al tu famigliare e dare del "voi" alle stesse sue sorelle di sangue.

"Finalmente i miei desideri erano compiuti, l'anima mia provava una pace così dolce e profonda che mi sarebbe impossibile esprimerla, e da sette anni e mezzo questa pace mi è rimasta in mezzo alle prove più serie" (Ms A68v)

A Lisieux passerà nove anni che si riveleranno di grande ricchezza spirituale. Quando Thérèse entrò al Carmelo vi si trovavano 26 suore e l'età media era di 47 anni. Il carmelo di Lisieux che si trovava in via Livarot era stato fondato recentemente nel 1838 e una delle due fondatrici era ancora vivente proprio nello stesso carmelo, si trattava di madre Genoveffa di Santa Teresa al secolo Claire Bertrand (1805-1891) nata a Poitiers. Thérèse ebbe così modo di conoscerla e si fece una altissima opinione su di lei e la considerava una santa tanto che, quando poi morì e come Thérèse stessa si esprime: "non se ne seppe più nulla", in qualche maniera questo contribuì ad alimentare in un certo qual modo i suoi "cattivi pensieri" sull'esserci del nulla dopo la morte.

Le giornate di Thérèse in monastero

  • 4,45 - sveglia - (d'inverno alle 5,45)

  • 5,00 - Preghiera

  • 6,00 - Petites heures de l'office (prime,tierce,sexte,none)

  • 7,00 - Messa et action de graces (domenica alle 8h)

  • 8,00 - colazione

  • - lavoro

  • 9,50 - Esame di coscienza

  • 10,00 - Pranzo

  • 11,00 - Ricreazione

  • 12,00 - Silenzio

  • 13,00 - Lavoro

  • 14,00 - Vespri

  • 14,30 - Letture spirituali

  • 15,00 - Lavoro

  • 17,00 - Preghiera

  • 18,00 - Cena

  • 18,45 - Ricreazione

  • 19,45 - Compieta

  • 20,00 - Silenzio

  • 22,30 / 23,00 - Dormire

Era lasciata a ciascuna carmelitana la facoltà di dedicare alla preghiera l'ora di siesta di mezzogiorno e l'ora di tempo libero la sera.

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Un direttore spirituale e il direttore dei direttori

Entrata al carmelo, il padre gesuita Almire Pichon (nato nei dintorni di Alencon nel 1843 e morto a Parigi nel 1919) diviene il suo direttore spirituale anche se per poco tempo in quanto parte presto per il Canada e Thèrèse rimarrà in rapporto con il suo direttore solo per lettera. Purtroppo non è rimasto niente di questo epistolario tra l'altro non molto intenso. Il gesuita le scriveva solo una volta l'anno e le lettere di Thèrèse le ha distrutte tutte. Tuttavia questo direttore spirituale di Thèrèse è molto significativo nella vicenda di Thèrèse perché fu proprio lui che, benché come dice Thèrèse lamentandosene: "Mi trattava troppo come una bambina", fu proprio lui invece che, lungimirante o forse guidato da una mano invisibile, le disse di fare di Gesù stesso, che è "il direttore dei direttori", il suo direttore spirituale: "figlia mia, che Nostro signore sia sempre il suo Superiore e il suo maestro di noviziato". Thèrèse, anziché sentirsi delusa, fu entusiasta di questo suggerimento e lo applicò alla lettera: "Lo fu, infatti, ed anche 'il mio Direttore'." Tuttavia Teresa a questo punto ci tiene a precisare:

"Non voglio dire, con ciò, che l'anima mia fosse chiusa alle mie superiore, ah!ben lungi da ciò, ho sempre cercato che fosse per loro un libro aperto; ma nostra Madre, spesso ammalata, aveva poco tempo per occuparsi di me."(Manoscritto autobiogarfico A).

In seguito il gesuita fu anche testimone nel processo di beatificazione della santa e fu un ardente suo discepolo.

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In difesa della priora madre Gonzaga

La priora del carmelo ai tempi in cui vi ha vissuto questa suorina apparentemente insignificante ora divenuta dottore, era madre Maria di Gonzaga che è stata in tutti questi anni accusata e difesa a più riprese. In effetti gli accusatori di questa superiora hanno ragioni da vendere tantè che alcuni si son dovuti arrampicare sugli specchi per trovare qualche buon motivo in suo favore. E certamente il fatto che elargiva a sua discrezione il permesso di poter fare la comunione alla giovane novizia che riusciva a catturare topi per il suo amato gatto non depone certamente a suo favore. Alcuni addirittura l'hanno tacitamente accusata della morte di Thérèse in quanto avrebbe potuto essere stata curata meglio e tempestivamente. La stessa Pauline Martin e le altre monache del cosiddetto "clan Martin" non hanno lesinato critiche e accuse nei suoi confronti dopo la dipartita dell' "enfant cherie du monde". Tuttavia è stato tramandato un anneddoto che sembra riaprire la discussione su questa figura di monaca in quanto malgrado il suo autoritarismo e capricciosità isterica (quando era giovane monaca aveva inscenato una grave crisi di gelosia verso un altra monaca minacciando addirittura il suicidio) la mostra comunque donna di un certo buon senso che evidentemente faceva difetto invece ad abati di grande studi. Intendiamo con ciò riferirci all'abate Youf, cappellano del carmelo di Lisieux sin dal 1870.
Solo nella lettera del 1 settembre 1890 indirizzata alla sorella Pauline Teresa lo cita di sfuggita:
"Domani vado a trovare don Youf. mi ha detto di fargli un piccolo resoconto solamente da quando mi trovo al Carmelo. Preghi tanto perché Gesù mi lasci la pace che mi ha dato."
Il termine "pace" è quì evidenziato da Teresa, quella stessa pace a cui la fondatrice del Carmelo la esorterà a stabilirsi come conquista.
Ma ritorniamo alla vicenda, ecco quanto riporta Guy Gaucher in "Teresa Martin" avvertendo comunque il lettore per una più chiara intelligilità della vicenda di tenere presente quel movimento della cultura religiosa rappresentato dal giansenismo, le cui conseguenze avevano devastato la Francia ben più di ogni altro paese europeo: "...I tempi di ritiro continuano a essere per Teresa fonti d'inquietudine. I predicatori dell'epoca non si astengono dal terrorizzare le anime scrupolose insistendo sul peccato le sofferenze del purgatorio e perfino dell'inferno(...) Teresa sperimenta in quel momento grandi prove di spirito, tanto da domandarsi perfino se c'è un Paradiso. Come raggiungere la santità, se il peccato incombe talmente da ogni parte? Il cappellano stesso, l'abate Youf, è uno scrupoloso. Un giorno suor Teresa di Sant'Agostino, religiosa austera e di vita regolarissima esce in lacrime dal confessionale e va a picchiare alla porta della priora.
" Madre mia -le dice - il confessore mi ha detto che ho già un piede nell'inferno e che, se continuo così, vi metterò ben presto anche l'altro ".
" Stia tranquilla, io li ho già tutti e due " le risponde madre Maria Gonzaga.
Suor Teresa comincerà il ritiro nel 1891 nel turbamento. Durante tutto il tempo di questi esercizi, dirà suor Agnese di Gesù, " io la vedevo pallida e disfatta, non poteva più mangiare nè dormire, e sarebbe caduta ammalata se questi fossero durati a lungo ".
Non c'è che dire: almeno per quanto attiene a questo episodio, Maria di Gonzaga ne esce fuori a testa alta tanto da meritarsi la comprensione dei cultori di questa vicenda.

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Annunci della notte della fede (1890 e 1891)

La notte della fede così come si manifestò chiaramente a partire dall'aprile 1896 non fu un fenomeno improvviso ma si era già annunciato precedentemente nel corso della breve vita di Thérèse.

Abbiamo già una prima avvisaglia di quella che sarà l'ultima prova della fede nel 1890.

Questo primo annuncio è documentato in particolare nelle lettere di Thérèse dei primi di settembre 1890. In particolare nella lettera alla sorella Pauline (Agnese di Gesù) del 1 settembre 1890 scrive:

"[...]non capisco il ritiro che faccio, non penso a nulla, in una parola sono in un sotterraneo pieno d'oscurità!...Oh! domandi a Gesù, lei che è la mia luce, di non permettere che le anime siano private, per causa mia, della luce di cui hanno bisogno, ma che le mie tenebre servano a rischiararle. Gli chieda pure che faccia un buon ritiro e che egli sia contento di me quanto lo può essere. Allora anch'io sarò contenta e accetterò, se questa è la sua volontà, di camminare tutta la mia vita per la via oscura che sto percorrendo, pur di arrivare un giorno al termine della montagna dell'amore.

Ma credo che questo non avverrà mai quaggiù."

Questo ritiro avrebbe dovuto preludere alla pronuncia dei tre voti di obbedienza, castità e povertà dell' 8 settembre e alla professione religiosa del 24 dello stesso mese. Quel giorno, il 24 settembre era presente anche la cugina e compagnia di infanzia Maria Guerin che proprio in quell'occasione decise che sarà carmelitana.

Dopo questo primo annuncio le tentazioni contro la fede dopo un periodo di tregua riprendono infatti in un secondo annuncio del calvario finale durante il ritiro spirituale avuto luogo dall'8 al 15 ottobre 1891 e predicato da padre Alexis Prou (1844-1914). Thérèse così scrive a proposito di quest'altro evento:

"J'avai alors de grande épreuves intérieures de toutes sorte (jusqu'à me demander parfois s'il y avait un Ciel)."

"In quel tempo avevo delle grandi prove interiori, fino a domandarmi talvolta se esistesse un Cielo"

(Manoscritto autobiografico A -F.80 v°)

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Un ritratto di Thérèse al carmelo

Madre Maria di Gonzaga così descriveva Thérèse in una lettera inviata al monastero di Tours il 9 settembre 1890:

«Questo angelo di fanciulla ha diciassette anni e mezzo, ma la ragione di trent'anni, la perfezione religiosa d'una vecchia novizia consumata e il dominio di sé stessa: è una perfetta religiosa.» (Correspondance Générale)

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La morte della fondatrice del carmelo di Lisieux

Il 5 dicembre 1891 muore colei che nel 1838 era stata la fondatrice di questo nuovo carmelo francese, quello di Lisieux. Da quello che Thérèse scrive su Madre Genoveffa di Santa Teresa se ne desume che era la persona che più stimava degli abitanti del suo monastero.

"...Madre Genoveffa ha lasciato nel mio cuore un ricordo penetrante...Il giorno della sua partenza per il Cielo mi sentii particolarmente colpita; era la prima volta che assistevo a una morte, uno spettacolo veramente straordinario...Mi trovavo proprio ai piedi della santa morente e coglievo chiaramente i suoi più impercettibili movimenti. Pensavo che, durante le due ore passate così, la mia anima si dovesse riempire di fervore; invece una specie di insensibilità si era impadronita di me. Tuttavia, nel momento stesso della nascita al Cielo della nostra Santa Madre Genoveffa, la mia disposizione interiore cambiò e mi sentii ripiena d'una gioia e d'un fervore indicibili; era come se Madre Genoveffa m'avesse comunicato una parte della felicità che era già sua: sono sicura, infatti, che ella andò dritta in Cielo..." (Ms A78v)

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Lotta di classe al carmelo

La lotta di classe nel XIX secolo, che ancor oggi lo si ricorda come il secolo di Marx e non solo il XIX secolo, non risparmiava il carmelo. Infatti l'estrazione sociale della maggior parte delle altre monache presenti al carmelo, a parte la priora in carica che era di estrazione aristocratica, erano tutte figlie di contadini poveri, altrimenti di piccoli borghesi mentre il clan Martin composto da Thérèse e le sue sorelle a cui si aggiungerà la cugina Guerin, venivano considerate figlie di ricchi.

Quale sintomo di quanto era nell'aria del tempo si racconta che mentre Teresa disponeva fasci di fiori attorno al feretro della madre fondatrice, viene aggredita verbalmente da una carmelitana evidentemente travolta da una sorta di invidia di classe:

"Si vede che quei gran mazzi di fiori sono stati donati dalla vostra famiglia; nasconderanno certo quelli dei poveri."

Ma la nostra che, come è stato appurato, in quanto a spirito rivoluzionario ne aveva anche da vendere, ovviamente non le risponde e si rifugia come d'abitudine nel silenzio dove si celava il suo amico. (Fonte: "Una vita d'amore" di Jean Chalon)

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Il sogno del cuore in eredità

Dopo poco tempo la morte di madre Genoveffa, Teresa fa un sogno che così racconta:

"Io non do importanza ai miei sogni, del resto ne ho raramente di simbolici, e mi domando perfino come mai, pensando tutto il giorno al Signore, io non me ne occupi di più durante il sonno. Generalmente sogno i boschi, i fiori, il mare, e quasi sempre vedo dei bambini belli, acchiappo farfalle ed uccellini come non ne ho visti mai. Lei vede, Madre, che se i miei sogni hanno una apparenza poetica, sono lungi dall'essere mistici...Una notte dopo la morte di Madre Genoveffa, ne feci uno consolante: sognai ch'ella faceva testamento, dando a ciascuna consorella una cosa che le era appartenuta; quando venne il mio turno, credevo di non ricevere niente perché niente le restava più, ma sollevandosi ella disse per tre volte con un tono penetrante: 'A lei lascio il mio cuore' " (Msc A)

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Una epidemia al carmelo

Venti giorni dopo la morte della fondatrice del carmelo di Lisieux, il 28 dicembre 1891, esplode una epidemia di influenza che sconvolgerà il carmelo. Questa epidemia l'anno precedente aveva già fatto 70 mila vittime in Francia. Alcune tra le più anziane delle monache muoiono, le altre sono immobilizzate a letto. Solo Thérèse e altre due carmelitane sono le uniche risparmiate dal flagello.

"La morte faceva sentire il suo dominio dappertutto; le più gravi erano curate da quelle che stavano a mala pena in piedi; non appena una sorella esalava l'ultimo respiro, eravamo costrette a lasciarla sola." (Ms A79r)

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Elezioni al carmelo: Pauline Martin nuova priora

Nel febbraio del 1893 al carmelo di Lisieux ci sono le nuove elezioni che avrebbero dovuto designare una nuova priora in quanto benché il mandato di priora a madre Maria di Gonzaga era già scaduto da un anno, le nuove elezioni erano state procrastinate per via dell'epidemia di influenza. Secondo le Costituzioni non si potevano ammettere al Capitolo più di due monache della medesima famiglia. Maria e Pauline vi figuravano già per cui Teresa non entrerà mai al Capitolo e non avrà mai il diritto di votare.

Non senza difficoltà risulta eletta nuova priora con mandato fino al marzo 1896 quella che fu ai Buissonnet la seconda mamma di Thérèse, Pauline ora madre Agnese di Gesù. Agnese di Gesù, quale nuova priora, nomina la priora uscente, maestra delle novizie, tuttavia consiglia a Maria di Gonzaga di farsi aiutare nello svolgimento di questo incarico da Thérèse quale vice-maestra. Madre Maria di Gonzaga accetta il consiglio sicché questo incarico per lei sarà una investitura solo formale perché di fatto la nuova maestra delle novizie sarà Thèrèse e tale rimarrà sino alla morte.

In MsA f.80 v° Thérèse dice che poté veramente vivere non più nella "via del timore" proprio con l'elezione di Pauline a priora.

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Tutta la famiglia Martin al carmelo di Lisieux

Il 1894 è l'anno della morte di papà Martin che nei precedenti anni era stato colpito da arteriosclerosi cerebrale che gli aveva procurato stati di agitazione e gravi turbe psichiche. Come disse Teresa fu un calvario per tutta la famiglia. Nel "mondo" era rimasta Celine che tra l'altro si pensava, unica tra le sorelle, che si sarebbe maritata. Ma quando Louis morì anche Celine, che insieme ai signori Guerin gli prestava le ultime cure, entrò al Carmelo portandosi una delle nuove conquiste della nuova era tecnologica, la macchina fotografica, ed è a lei, che si deve, se sono rimaste fotografie di Thérèse. Con l'arrivo dell'Intrepida (soprannome dato da papà Martin a Celine mentre Thérèse era soprannominata l'orfanella della Beresina) tutta la famiglia Martin escludendo solo Leonie era al completo nello stesso carmelo di Lisieux. Celine, ormai venticinquenne, delle sorelle Martin è quella che ha trascorso più tempo nel mondo, ha rifiutato molte domande di matrimonio e della vita spensierata e frivola al castello di proprietà dei Guerin scrive a Thérèse:

"...passiamo le giornate a sbellicarci dalle risa, mentre io sono assetata di solitudine."

"Teresa mia!...Oh! ne ho fatte di meditazioni su di te, sul nostro affetto reciproco...mi sembra che...tu mi sia troppo indispensabile, perciò intuisci il resto!"

Ma Celine entrando al carmelo non porta solo la macchina fotografica ma anche un grosso quaderno sul quale ha copiato numerosi passaggi del "Vecchio Testamento" che Teresa non conosceva perché erano proibiti al carmelo ed è proprio a questo quaderno che Teresa si interessa di più.

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Viver d'amore - Morir d'amore
Il 26 febbraio 1895 compone la poesia "Viver d'amore" che secondo la sorella Celine, rimane la regina delle sue composizioni poetiche. In essa Teresa ancora una volta e meglio canta le ragioni dell'amore, quelle ragioni di cui, lei è consapevole che agli occhi del mondo appaiono una follia.

È un viver d'amore conseguente, radicale, estremista, il cui significato è quindi inevitabilmente anche "morir d'amore". Questo "morir d'amore" per Teresa rappresenta la consapevolezza che non è possibile trovare facili compromessi tra le ragioni dell'amore e le ragioni del mondo, per cui viver d'amore è anche un uscire dal mondo, vissuto, come è tradizione delle correnti apocalittiche della cristianità, come un esilio da quella che sarebbe, in questa concezione, la vera patria.

Questa poesia, recentemente è stata musicata dal compositore Frei Hermano Da Camara all'interno della sua "Missa Portuguesa".