Il Volto Santo di Manoppello

Era il 1999 e una notizia sorprendente veniva da Manoppello, un piccolo ma popoloso borgo di case disposte a schiera intorno al primitivo castrum, nell’Abruzzo ai piedi della Majella. Proprio qui, "dimenticata da 400 anni", così si sentiva dire, si trovava la Veronica (la "vera icona"), il velo su cui sarebbe rimasto impresso il Volto di Gesù Cristo e che si trovava una volta nella basilica di San Pietro a Roma. Un gesuita tedesco e storico dell’arte, che dal 1966 vive a Roma, il padre Heinrich Pfeiffer, aveva esaminato la reliquia di Manoppello dal punto di vista storico ed artistico ed era sicuro di aver identificato l’originale del velo santo. Un fatto che apriva vaste discussioni scientifiche, storiche e religiose. Si poteva, giusto in tempo per il Grande Giubileo e dopo quasi 2000 anni dalla Crocifissione, conoscere l’aspetto di Gesù? Sì, secondo padre Heinrich Pfeiffer, professore tedesco di iconologia e storia dell’arte cristiana all’Università Gregoriana di Roma.

Per tredici anni padre Pfeiffer si era dedicato ad approfondite ricerche su una reliquia che non era mai stata presa in seria considerazione dalla scienza. La reliquia, un velo di cm 17 x 24, si trova custodita nella chiesa del Convento dei frati cappuccini nel paese abruzzese di Manoppello. Mentre la Sindone di Torino, il lenzuolo funerario nella quale - secondo Matteo 27,59; Marco 15,46; Luca 23,52 - è stato avvolto Cristo, costituisce l’oggetto religioso e archeologico più esaminato del mondo (dalla scienza che si chiama Sindonologia), il velo di Manoppello è stato dimenticato dalla scienza per 400 anni.
Ciononostante, da quattro secoli il Santuario del Volto Santo di Manoppello è meta di pellegrini provenienti dall’Italia e da altre parti del mondo. Studiosi, teologi, filosofi, scrittori, artisti, uomini dotti, personaggi ecclesiastici e politici hanno sostato dinanzi al Volto Santo. Come tutti i santuari anche questo è "luogo di conversioni, di riconciliazione con Dio e oasi di pace" (papa Giovanni Paolo II), una "stazione e clinica dello spirito" (papa Paolo VI).

La reliquia di Manoppello è conservata nella chiesa del convento dei cappuccini in un ostensorio sull’altare. Al posto dell’ostia si trova tra due vetri un tessuto delicato, bianco, quasi trasparente, un velo sul quale solo dopo un’attenta osservazione, si individua un volto con una certa plasticità, il cui colore va dal marrone, al grigio, al roseo delle labbra. La densità del colore è molto forte, ma non c’è colore pittorico, come hanno mostrato le fotografie digitali fatte dal prof. Donato Vittore dell’Università di Bari. Molto caratteristiche sono delle piccole macchie color ruggine (sangue?): sembra che un liquido si sia impregnato lungo le fibre del telo. Al centro di ogni macchia si trova un piccolo foro; forse per le spine della corona che hanno ferito la pelle?
Il Volto Santo è un velo tenue, i fili orizzontali del tessuto sono ondeggianti e di semplice struttura, l'ordito e la trama si intrecciano nella forma di una normale tessitura. Le misure del panno sono 17 x 24 cm. È l'immagine di un viso maschile con i capelli lunghi e la barba divisa a bande. Caso unico al mondo in cui l'immagine è visibile identicamente da ambedue le parti. Le tonalità del colore sono sul marrone, le labbra sono di colore leggermente rosse, sembrano annullare ogni aspetto materiale. Non sono riscontrabili residui o pigmenti di colore. Le due guance sono disuguali: l'una, più arrotondata dell'altra, si mostra considerevolmente rigonfia. Gli occhi guardano molto intensamente da una parte e verso l'alto ciò si vede il bianco del globo oculare sotto l'iride. Le pupille sono completamente aperte, ma in modo irregolare. Nel mezzo, sopra la fronte si trova un ciuffo di capelli, corti e mossi a mo’ di vortice.


Il 1° settembre Benedetto XVI pellegrino al Volto Santo di Manoppello

Papa Benedetto XVI è un uomo cristiano obiettivo, una mente fredda che, anche per questioni religiosi, mette ai primi posti la ragione, senza misticismo e fede nei miracoli. Per questo motivo, a Roma ci si meraviglia della meta del suo prossimo viaggio e talvolta si commenta con una scrollata di testa. Perché prima di tornare in Baviera, Benedetto XVI vuole visitare il paese abruzzese di Manoppello. Vuole pregare davanti ad un sottilissimo velo che, in un modo singolare e mutevole, mostra il volto di un uomo maltrattato. Per i sostenitori della reliquia si tratta del Volto di Gesù Cristo, mentre per altri è anche oggetto di un giallo vaticano pieno di suspense.
Un’antica leggenda, riportata dagli apocrifi Atti di Pilato (sec. VI), narra che la pia donna, che asciugò il volto di Cristo lungo il tragitto verso il Calvario, recatasi a Roma, lasciò la sacra Reliquia a San Clemente. La Veronica, nome che indica sia il panno che la protagonista dell’evento miracoloso (e che è la deformazione lessicale di vera icona - vera immagine con cui nell’alto Medioevo si indicavano gli acherotipi di Cristo), divenne, con il primo Giubileo del 1300, una delle mirabilia urbis che i pellegrini visitavano in San Pietro. Numerose descrizioni parlano di un velo sottilissimo che reca impresso su ambedue i lati un Volto incorniciato dai capelli, asperso di sangue, ma di persona viva e con gli occhi aperti. Della Veronica romana, divenuta celebre in tutta la Cristianità, si perdono le tracce dopo il Giubileo del 1600, proprio quando si diffonde venerazione del Volto Santo di Manoppello.

Un piccolo gruppo di studiosi intorno a padre Heinrich Pfeiffer recentemente ha riportato l’attenzione sulla reliquia di Manoppello, sostenendone l’identità con il sacro velo romano. Pfeiffer ne è convinto che l’immagine di Manoppello è quel pezzo di stoffa che fu trovato 2000 anni fa nella tomba del predicatore di Nazareth. "Il sudario che si trovava sul volto di Gesù", si legge nel Vangelo di Giovanni. Circa 700 anni più tardi il misterioso velo trovava la sua via verso Roma diventava come il "Sudario della Veronica" la più importante reliquia della Cristianità. È storicamente provato che ha provocato grande fascino a pellegrini romei da tutto il mondo, più ancora della tomba di Pietro. Secondo la teoria il Volto Santo è sparito da Roma 500 cento anni fa, in occasione della costruzione della nuova basilica di San Pietro. Ladri di icone hanno approfittati del caos nel cantiere, per rubare la reliquia. Vengono indicati indizi e prove: l’immagine di Manoppello è il velo della Veronica. Solo la conformità all’immagine del Sudario di Torino è sensazionale. Negli anni si sono succeduti studi e ricerche sull’autenticità della reliquia (tra i più accreditati, quelli del padre gesuita tedesco Heinrich Pfeiffer, secondo cui "il Volto Santo di Manoppello non è solo identico con la Veronica romana, esso non costituisce solo un’unica immagine con la Sindone, ma è anche uno dei due modelli fondamentali, rappresenta un prototipo per l’immagine di Cristo". "Non ci sono elementi storici per dire se la reliquia sia autentica o meno - commenta padre Emilio - . Ma l’immagine per la sua singolarità, per la sua fattura e composizione, per tutte le sue caratteristiche, interroga e lascia sospesi. Gli studiosi di iconografia protendono ad affermare che sia la Veronica, quella di cui Dante ha cantato la bellezza, di fronte alla quale il Petrarca ha cantato lo stupore e la meraviglia.


Ufficialmente la Santa Sede non commenta queste "teorie ribelle" e perciò aveva fatto scalpore la visita a Manoppello dell’arcivescovo di Colonia cardinale Joachim Meissner, quando si trovava a Roma in occasione dell’ultimo conclave per l’elezione del nuovo papa. Sempre più persone vanno in pellegrinaggio a Manoppello. Si vedono pullman dalla Polonia, dalla Lituania, dalla Germania. Una signora che non il marito e con amici era venuta appositamente da Innsbruck dice: "Incredibile, in qualche modo misterioso. Non riesco a esprimere i sentimenti che suscita questa immagine". Il rinascimento della fede nei miracoli, nel XXI secolo, in mezzo all’Europa?

E il papa? A Manoppello già da tempo e oggi anche in Vaticano si ha annunciato, che il 1° settembre prossimo andrà dalla "madre di tutte le icone". La conferma ufficiale da parte della Santa Sede della visita, che viene considerata "privata", è stato affidato oggi ad una informazione "logistica" sul Bollettino N. 411 della Sala Stampa della Santa Sede. L'Avviso definisce la visita "Pellegrinaggio di Sua Santità Benedetto XVII al Santuario del Volto Santo a Manoppello (1° settembre 2006), ma non fornisce ulteriore dettaglio su un evento, considerato "visita privata". Allora un argomento scabroso, difficile? Un teologo a Roma dice: "Che il papa andrà a Manoppello è una piccola sensazione", considerato che Benedetto XVI è visto come uomo di ragione.
Ufficialmente, si tratterà dunque di una "visita privata" ... Le virgolette sono d’obbligo, perché, tuttavia, l’eccezionalità della Persona e la Sua disponibilità a salutare i fedeli che converranno a Manoppello nella mattinata, susciterà grande interesse tra il popolo abruzzese e nei mass media di tutto il mondo, che, dal 1999 circa, si occupano costantemente della sacra reliquie di Manoppello.
"L’annuncio che il papa ci avrebbe fatto visita è stato per noi qualcosa di inaspettato, una cosa che nessuno avrebbe mai immaginato", si è stupito padre Emilio Cucchiella, vicario economo del Santuario. All’ANSA rivela che la promessa era stata fatta, quand’era ancora cardinale, dal futuro Benedetto XVI a mons. Bruno Forte, teologo di fama, a lui legato da stretta amicizia come ex collaboratore presso la Congregazione per la Dottrina della Fede e dallo stesso Ratzinger consacrato vescovo l’8 settembre 2004. E a un rinnovato invito per una sua visita nell’ambito delle celebrazioni per il Quinto centenario (l’anno giubilare è stato aperto il 23 dicembre 2005 e si chiuderà il 7 gennaio 2007), il papa non ha detto di no. "Per noi è stata una sorpresa - ribadisce padre Emilio all’ANSA - e quando l’arcivescovo ci comunicò che il pontefice aveva confermato, restammo pressoché increduli".
 

Alcuni cenni storici su Manoppello

Avvolta come in una nicchia dalle verdi sfumature delle sue colline e dalle vette innevate della Majella, a 217 metri sul livello del mare, si innalza Manoppello in una posizione geografica particolarmente felice, che favorisce il contatto in breve tempo sia con le zone marine che con quelle della più alta montagna abbruzzese.
Il "manoppio" - piccola quantità di grano capace di esser contenuta tutta in una mano - che campeggia sullo stemma del paese, sembra confermare l'etimologia del nome Manoppello risultante dalla contrazione del termine manus col tema plere per significare "mano piena". Sia il covone di grano che la denominazione del luogo rimandano alla fertilità della terra, che in epoche passate garantiva prosperità e abbondanza di risorse alimentari.
Numerosi reperti archeologici sono stati rinvenuti nella zona ancora oggi denominata Valle Romana, la quale ci rimanda indiscutibilmente alla presenza dei Romani, mentre i due monasteri di Santa Maria Arabona e di Vallebona attestano il culto della dea Bona. L'attuale insediamento urbano, nelle sue caratteristiche architettoniche, porta la chiara impronta delle strutture urbanistiche medievali. A scopo difensivo Manoppello sorse su di una collina e fu abbracciata da una cinta muraria della quale oggi resta solo uno scorcio. Delle quattro porte d'accesso all'antica cittadina, poste in corrispondenza dei punti cardinali, restano, invece, tracce evidenti. Arteria principale dell'agglomerato è il corso che si snoda tra le due estremità del centro storico, da piazza San Francesco, in cui un tempo sorgeva un convento francescano del quale non restano che preziosi ruderi, a piazza Castello, così denominata perché vi si ergeva il castello tanto citato dalle fonti e famoso per l'assedio che sostenne nel 1392 contro Ladislao, e nel 1440 contro Braccio di Montone.
Il corso è arricchito dal pregio architettonico di imponenti palazzi dalle cornici in pietra finemente lavorati, tuttora abitati e un tempo sede dei signorotti del luogo; un tessuto edilizio di minor valore si estende, invece, nella parte ovest del paese - molto più sviluppata della parte est- che pare costituisse il nucleo originario dell'insediamento longobardo, in seguito ampliato e meglio definito nell'assetto odierno.
Un documento che ci permette di stabilire il periodo della fondazione del paese - che dagli inizi della sua storia fu per più di un secolo alle dipendenze del monastero di Montecassino - è un Diploma dell'imperatore Ludovico Il risalente all'874, anno in cui avvenne la donazione del castello di Manoppello alla badia di San Clemente a Casauria.
È attestato, inoltre, che la contea di Manoppello fu fondata nel 1061 e primo conte ne fu un tale Boamondo. In seguito, più volte depredato e saccheggiato dal conte Riccardo e dal figlio Roberto, nel 1140 l'intero territorio della contea fu affidato da re Ruggieri ad un altro conte Boamondo, detto di Tarsia. Nella rassegna dei feudatari d'Abruzzo, tenutasi attorno al 1150, quella di Manoppello risultò essere la contea più grande; il conte aveva in demanio anche Popoli, ottenuta direttamente dal re, e la badia di san Clemente a Casauria era in comitatu Manuppelli. Nel 1197 la contea di Manoppello venne donata dal sovrano Federico Il ai due fratelli Maniero e Gentile di Palearia (o Pagliara), che alcuni documenti dell'epoca definiscono "conti di Manoppello"; in seguito, nel 1271, furono "signori di Manoppello" Matteo e Fulcone De Plesiaco. Nella mostra dei feudatari del 1279 Manoppello risulta appartenere a Tommasa, ultima erede dei Pagliara; dal suo matrimonio col conte Giordano, nacque Maria di Suliaco, che nel 1340 sposando Napoleone II de flliis Ursi, consegnava in dote le ricche signorie della madre alla famiglia Orsini che tanta parte ebbe nella storia di questa cittadina.
Antica famiglia quella degli Orsini, nel XIII secolo si divise in tre rami, tra cui quello di Napoleone che ebbe feudi in Abruzzo e fu conte di Manoppello con l'assenso della regina Giovanna. Successore del conte Napoleone fu, nel 1369, il figlio Giovanni al quale seguì Napoleone III che non solo ereditò i possedimenti paterni, ma fu anche autorizzato a battere moneta nel 1383.
Oltre che agli Orsini e alla famiglia Colonna, la contea di Manoppello, se pur per brevissimi periodi, fu appannaggio anche dei Savoia, i quali la ricevettero in dono da re Luigi II d'Angiò per ben due volte, la prima nel 1360 circa, la seconda nel 1390. Ma già nel 1391, con il consenso del re Ladislao, ritroviamo i possedimenti della contea in mano agli Orsini i quali, da quella data, più volte dovettero impegnarsi a riconquistarli per perderli definitivamente nel 1495 quando, in occasione della ritirata di Carlo VIII, disceso alla conquista del Regno di Napoli, la nostra cittadina, strappata a Camillo Pardo Orsini fu ceduta da re Ferdinando prima a Bartolomeo D'Alviano e in seguito, nel 1515, a Fabrizio Colonna. Nonostante le rivendicazioni degli Orsini, dopo la ritirata francese, Manoppello restò per lungo tempo nelle mani della famiglia Colonna, mentre l'ultimo Orsini, Camillo Pardo, nel 1533 si spense a Roma.
Nel frattempo un fatto nuovo, imprevisto: un pellegrino consegna a Donat'Antonio Leonelli un velo. A questo velo sarà per sempre legato il nome di questo paese: Volto Santo di Manoppello. Nel 1638 i cappuccini vengono in possesso di questa reliquia. P. Donato da Bomba, nel 1640, scrive una Relatione Historica, conservata nell'archivio provinciale di cappuccini de L'Aquila. In essa viene narrato come il Volto Santo sia giunto a Manoppello portato da un misterioso pellegrino, restato in casa Leonelli fino al 1608, preso con forza da Pancrazio Petrucci, venduto a Giacom’Antonio De Fabritiis e da questi donata ai cappuccini.

Stralcio e foto tratte dall'articolo di Alessandro Renzo pubblicato su www.korazym.org

 

Aggiornamento

Il Papa al Santuario di Manoppello 'Rispettiamo il creato'

Dal Santuario del Volto Santo, in Abruzzo, il Pontefice ha lanciato un'appello ai fedeli: 'Salvaguardate la natura, dono di Dio'

APPELLO DI BENEDETTO XVI Manoppello (Pescara), 1 settembre 2006 - Si è svolta questa mattina la visita del Papa Benedetto XVI al Santuario di Manoppello in Abruzzo, che custodisce la reliquia del Volto Santo, drappo con cui la Veronica asciuggò il volto di Gesù.
Appena sceso dall'elicottero, Benedetto XVI è stato salutato dall'arcivescovo di Chieti Bruno Forte e dal presidente della regione Abruzzo Ottaviano Del Turco. Davanti al santuario del Volto Santo, che il Papa ha raggiunto a piedi, settemila fedeli, schierati lungo il breve percorso: così alcuni di quelli delle prime file hanno potuto stringergli la mano. Gli altri cantavano e applaudivano il suo passaggio. All'interno tutti i vescovi dell'Abruzzo e del Molise, i frati cappuccini che custodiscono la reliquia e un ristretto numero di invitati.
«Cerchiamo il volto del Signore, insieme cerchiamo di conoscere il volto del Signore e in lui troviamo la strada della nostra vita». Con queste parole Benedetto XVI ha spiegato ai fedeli il senso della sua visita di oggi al Santuario di Manoppello.«Cari fratelli e sorelle - ha detto ancora salutando i fedeli nel piazzale del Santuario - grazie per questo benvenuto cordiale, vedo che è qui riunita la grande famiglia della Chiesa: dove c'è il Papa questa famiglia si riunisce con grande gioia e vedo tutta la bellezza del Sud d'Italia nei vostri volti. Saluto particolare ad ammalati, vicino a voi siete nelle nostre preghiere, pregate anche voi per noi».
Dal Santuario di Manoppello, incastonato sulla Maiella, Benedetto XVI ha rinnovato poi il suo appello a difendere la Terra. «Ci aiuti la Madre del Creatore - ha detto - a rispettare anche la natura, grande dono di Dio che qui possiamo ammirare guardando le stupende montagne che ci circondano».«Questo dono, però, è sempre più esposto - ha denunciato il Pontefice - a seri rischi di degrado ambientale e va pertanto difeso e tutelato».
Siamo di fronte, secondo il Papa, ad una vera e propria «urgenza». E la Chiesa non può restare indifferente: Papa Ratzinger ha lodato per questo l'impegno della Chiesa Italiana che «opportunamente» ha voluto promuovere l'odierna «Giornata di riflessione e di preghiera per la salvaguardia del creato».
Papa Ratzinger è ripartito per Castel Gandolfo in elicottero alle 11.24. La visita al santuario dove è custodito il Volto Santo è durata circa un'ora e mezza, come da programma. Prima di lasciare Manoppello il pontefice ha voluto nuovamente salutare dal piazzale del santuario le migliaia di pellegrini che lo hanno lungamente acclamato.La visita alla sacra reliquia è stata di certo un importantissimo riconoscimento ma non un avallo di veridicità, almeno per ora.