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Virgilio scrisse sulla venuta di Gesù?
Durante le ricerche sulla pagina
del mio sito dedicata a
Dike
(Astrea) la dea della giustizia, mi sono
imbattuto in un passo di Virgilio tratto dalla quarta ecloga
delle Bucoliche annunciante la venuta di un Bambino che
rigenererà il mondo (vv. 5.7).
magnus ab integro saeclorum nascitur ordo.
Iam redit et Virgo, redeunt Saturnia regna;
iam nova progenies caelo demittitur ab alto.
"nasce di nuovo il grande ordine dei secoli.
Già torna la Vergine, torna il regno di Saturno;
già la nuova progenie discende dall'alto del cielo".
Forte della mia ignoranza, credendo
di leggere una rappresentazione dell'incarnazione di Dio, ho
voluto documentarmi e vi riporto una pagina che ho trovato
interessante....
Agostino,
Girolamo, Lattanzio, Minucio Felice ed altri padri e scrittori
ecclesiastici citano talvolta versi di Virgilio nei quali
riconoscono principi filosofici o teologici che hanno qualche
somiglianza con principi cristiani, quali p. es. l’unità, la
spiritualità, l’onnipotenza di Dio e simili[8]. Ma su di ciò noi
non ci tratterremo, non essendovi in fondo gran che di
caratteristico da notare per la storia del nome del poeta, che
la stessa cosa ha luogo per molti altri scrittori antichi[9].
Ben più degna di nota è la rinomanza che il poeta si acquistò
fra i cristiani colla sua quarta ecloga, per la quale fu
sollevato alla dignità dei profeti che predissero la venuta di
Cristo[10]. II presentimento che ispira tutta quell’ecloga, di
un prossimo rinnovarsi del mondo in una era di felicità, di
giustizia, d’amore e di pace, il rannodare che ivi si fa di
questa aspettazione colla nascita di un bambino, l’antica
autorità della sibilla su di cui tutta quella previsione ai fa
riposare, erano cose, conviene dirlo, troppo seducenti pei
cristiani, perché, leggendo quell’ecloga non dovessero
rammentare la nascita di Cristo, e il rinnovarsi del mondo da
lui promesso nella pura e mite dottrina che porgeva all’umanità.
Lungo sarebbe qui rammentare le vicende e le cause del
messianesimo presso i giudei e nel mondo grecoromano, e le
curiose e lunghe lucubrazioni dei sibillisti, così in senso
giudaico come in senso cristiano. Ci basti accennare che a
questa storia complicata, e difficilissima a trattare senza
prevenzioni o impressioni perturbatrici, appartiene la
interpretazione cristiana della quarta ecloga, che già si
manifesta assai in voga presso gli scrittori cristiani del
quarto secolo. La più diffusa interpretazione di tal natura
trovasi in un’allocuzione tenuta dall’imperatore Costantino
dinanzi ad una assemblea ecclesiastica[11]. Stando a quanto dice
Eusebio che riferisce quel discorso, l’imperatore lo avrebbe
composto in latino e poi gl’interpreti lo avrebbero messo in
greco[12]. Fatto è che la traduzione dell’ecloga in versi
greci[13], quale oggi si legge in quel discorso, lascia scorgere
l’antico guaio dei sibillisti; essa in più luoghi si scosta
arbitrariamente dall’originale, alterandone il senso, collo
scopo evidente di adattarlo alla interpretazione cristiana che è
svolta nel discorso[14]. L’imperatore esaminando nelle varie
parti quella composizione virgiliana, trova in essa la
predizione della venuta di Cristo, designata con più
circostanze; la vergine che riede è Maria; la progenie novella
mandata dal cielo è Gesù; e il serpente che non sarà più è
l’antico tentatore dei nostri padri l’amomo che nascerà in ogni
dove è la numerosa gente cristiana, monda dal peccato (´αμομος,
irreprensibile); e di questa guisa procede interpretando altri
particolari dell’ecloga. Egli ritiene che il poeta abbia scritto
colla chiara coscienza di predire il Cristo, ma siasi espresso
copertamente, mescolando al suo dire anche nomi di divinità
pagane, onde non urtare troppo di fronte le credenze d’allora e
non attirarsi la collera dell’autorità. Ma gli scrittori
ecclesiastici che accolsero questo argomento in favore della
fede non tutti si persuasero che Virgilio avesse inteso il senso
da loro attribuito a quel vaticinio sibillino; più generalmente
credettero che il poeta, non sapendo di che veramente si
trattava, volesse applicarlo alla nascita del figlio di Pollione
o di altro fanciullo d’illustre prosapia. Nello stesso secolo di
Costantino, Lattanzio intende anch’egli quell’ecloga nel senso
cristiano, ma essendo egli seguace della dottrina del
millenario, la riferisce, non alla venuta di Cristo, ma al
promesso ritorno di lui trionfante nel regno dei giusti[15].
Agostino, ammettendo l’esistenza fra i pagani di profeti che
predissero la venuta di Cristo, cita anch’egli la quarta ecloga,
singolarmente servendosi dei versi 13-14 ch’ei riferisce alla
remissione de’ peccati pei meriti del Salvatore[16].
Girolamo insorge contro tali idee e
si burla di coloro che credono Virgilio cristiano senza Cristo,
e tratta ciò di fanfaluca, di baia degna di essere posta
daccanto ai centoni virgiliani e simili puerilità[17]. È da
notarsi però che una certa dottrina teologica e qualche passo
del vangelo spingeva a cercar di Cristo anche fra i gentili, e
che se esistevano oracoli sibillini i quali evidentemente
parlassero di Cristo, come nel famoso acrostico, gl’increduli
dicevano che questi erano apocrifi e fattura di cristiani; e
siccome ciò era del tutto vero, difficile rimaneva dimostrare il
contrario. Quindi l’ecloga di Virgilio fondata sull’oracolo
sibillino, non potendosi in alcuna guisa tacciare di apocrifa,
presentava il più alto valore, ed infatti da questo aspetto essa
è considerata così nel discorso di Costantino, come anche da
Agostino. Per tal guisa anche a coloro che credevano non avere
Virgilio inteso il senso ch’essi attribuivano a quell’ecloga,
questo poeta appariva come tale che, quantunque senza saperlo,
offriva una testimonianza, un argomento alla fede. Perciò
divulgatasi la cosa[18] e scesa anche fra il popolo, Virgilio
divenne il compagno della Sibilla ed insieme con David Isaia e
gli altri profeti, figurò fino ai tempi del risorgimento, nelle
rappresentazioni sacre o misteri; e tale idea assumendo forme
leggendarie andò con varia vicenda a mescolarsi all’idea
popolare del Virgilio mago; di che parleremo a suo luogo. La
pretesa irresistibilità di quell’argomento diede pure origine a
leggende ecclesiastiche di conversioni prodotte dai versi della
quarta ecloga, come quella di Stazio [19] resa celebre da Dante,
e quella dei tre pagani Secundiano, Marcelliano e Veriano, i
quali subitamente illuminati dai versi «Ultima Cumaei etc.» di
persecutori dei cristiani divennero martiri di Cristo[20].
Un’altra leggenda narra di Donato vescovo di Fiesole (IX sec.)
che presso a morire apparve in un’adunanza di confratelli e fece
la sua professione di fede dinanzi ad essi, introducendo fra le
sue parole quella del poeta «Iam nova progenies etc.» dopo di
che spirò[21]. Papa Innocenzo III cita quei versi virgiliani in
conferma della fede in una predica del Natale[22], ed in senso
cristiano essi furono intesi nel medio evo e poi, da uomini di
grande autorità, come Dante[23], Abelardo[24], Marsilio
Ficino[25], per tacere dei minori. E Virgilio entrato così nel
corteo del cristianesimo trionfante, fu spessissimo
rappresentato nelle chiese dall’arte cristiana, fra i profeti di
Cristo. Negli stalli della cattedrale di Zamora (XII sec.) in
Spagna, fra le numerose figure di veggenti dell’antico
testamento, si trova quella del poeta romano, accompagnata dalla
parola progenies del noto verso[26]; così pure figura Virgilio
nelle pitture del Vasari in una chiesa di Rimini; nelle pitture
del Sanzio in S. Maria della Pace in Roma, le parole Iam nova
progenies servono di distintivo alla Sibilla Cumea. Dal
risorgimento in poi i dotti disputarono pro e contro
l’interpretazione cristiana di quell’ecloga[27]; ed anche oggi
che il medio evo è finito da un pezzo, ma molti tendono a
conservarne certe eredità, non manca chi seguiti a prendere sul
serio l’antica fola[28].
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