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Ettore Majorana
Majorana, Ettore (Catania
1906 – 1938
?), fisico italiano. Laureatosi in fisica nel 1928, fu tra i più
promettenti allievi di Enrico Fermi, sotto la guida del quale si
occupò di spettroscopia atomica e successivamente di fisica
nucleare. Le sue più importanti ricerche riguardano una teoria sulle
forze che assicurano stabilità al nucleo atomico: egli per primo
avanzò infatti l'ipotesi secondo la quale protoni e neutroni, unici
componenti del nucleo atomico, interagiscono mutuamente grazie a
forze di scambio. La teoria è tuttavia nota con il nome del fisico
tedesco Werner Heisenberg (teoria di Heisenberg) che giunse
autonomamente agli stessi risultati, dandoli alle stampe prima di
Majorana. Nel campo delle particelle elementari, Majorana formulò
una teoria che ipotizzava l'esistenza di particelle dotate di spin
arbitrario, individuate sperimentalmente solo molti anni più tardi. Nominato professore di fisica teorica all'Università di Napoli nel
1937 per meriti speciali, Majorana scomparve pochi mesi dopo in
circostanze oscure. Fu visto per l'ultima volta imbarcarsi da
Palermo su un battello diretto a Napoli, dopo aver lasciato due
lettere nelle quali esprimeva l'intenzione di togliersi la vita; poi
non se ne seppe più nulla. Numerose ipotesi sono state avanzate
sulla sua scomparsa e sulla presunta correlazione di questo evento
con i drammatici esiti bellici della ricerca nucleare, ma a tutt'oggi
nessun dato certo ha gettato luce sul mistero.
Majorana ha attraversato la fisica teorica
come una meteora. I suoi lavori sono soltanto nove, tutti scritti
nel breve periodo che va dal 1928 al 1933, più lo scritto postumo
curato da G. Gentile Jr. su Il valore delle leggi statistiche in
fisica e nelle scienze sociali. E' un numero incredibilmente
piccolo anche per la produzione media di allora,un periodo in cui i
fisici sperimentali relazionavano in genere di esperimenti realmente
eseguiti e non mettevano assieme dati eterogenei per descrivere un
desktop experiment, ed i teorici scrivevano articoli se
avevano davvero qualcosa da dire. Il numero dei lavori di Majorana
poi sembra addirittura paradossale se utilizziamo il metro odierno,
che incentiva il giovane fisico a perdere di vista la foresta,
concentrarsi solo sul ramo di un albero - magari solo perché è
"l'ultima moda" -, e fotocopiarlo in più versioni, in modo da
arrivare finalmente a qualche concorso dove si presenta con
un'imponente massa cartacea dentro la quale galleggia diluita e
solitaria qualche idea che non resisterà al passare dei mesi. Si
dirà che nella scienza esistono ritmi produttivi diversi che
rispondono alle sollecitazioni del tempo ed alle nuove esigenze di
comunicazione, e si chioserà con Einstein che "nel tempio della
scienza c'è posto per temperamenti diversi", ma il sospetto che il
meccanismo della ricerca rischia di diventare sempre più spesso
autoreferenziale e povero di idee resta. Tutti gli articoli di Majorana, nessuno escluso, si sono rivelati
una vera miniera per ogni generazione di fisici teorici. Si tratta
di lavori audaci e bellissimi che si ripropongono continuamente
all'attenzione come paradigma di uno stile che enuclea con singolare
senso critico l'essenza dei dati sperimentali per la libertà della
costruzione teorica in una formulazione matematica elegante che va
davvero al fondo delle questioni e pone sempre le basi per nuove
prospettive. In questi ultimi anni si è assistito ad un ulteriore interesse per
l'eredità di Majorana. L'ampliarsi dei territori della fisica
teorica a favorito infatti una consapevolezza crescente della
connessione profonda tra simmetrie e interazioni, ed una rinnovata
visione dei rapporti tra fisica teorica e matematica. Come scrive efficacemente Roger Penrose, più
comprendiamo le leggi fisiche più entriamo nel mondo astratto dei
concetti matematici. Ogni generazione di teorici ha tratto
nuovi temi dai lavori di Majorana, le idee e le strutture da lui
ideate hanno trovato eleganti e feconde applicazioni in campi
diversi. E' il caso, esemplare, della Sfera di Riemann-Majorana-Bloch, che da
hidden structure in Atomi
Orientati in Campo Magnetico Variabile si è rivelata preziosa
nel quantum computing e nello studio delle correlazioni non-locali,
o ancora dell'Oscillatore di Majorana, contenuto implicitamente
nella sua teoria del neutrino. E' possibile dunque individuare uno
stile di Majorana in fisica teorica, che è stato recentemente
analizzato da A. Drago e S. Esposito nel volume Majorana Legacy
in Contemporary Physics (Di Renzo Editore, Roma 2006) che è una
singolare sintesi tra fantasia matematica ed intuito fisico, e dove
l'uso sapiente delle considerazioni di simmetria fa apparire
inevitabile ed univoca la soluzione del problema, inteso sempre come
ricerca del caso più generale.
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Centenario di Ettore Majorana (1906-1938)
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Fuori dalla fisica, dalle parti del
mito, resta la scomparsa come emblema del mistero umano. Al di là
delle ipotesi – il suicidio in mare (ma i morti si trovano, sono
i vivi che non si trovano!), la fuga in Argentina degna di un
Mattia Pascal, la bomba tedesca e il delitto di stato, il convento
-, resta l'inaccessibilità di Ettore, la sua diversità "isolana" ed
aristocratica che sembra esplodere a contatto con l'entusiamo dei
"Ragazzi di Via Panisperna", e con Fermi in particolare, che per
molti versi, nella fisica e nella vita, è davvero l'antitesi di
Ettore. Non vogliamo qui indagare oltre sulla scomparsa, dunque
sulla "mitologia" di Ettore Majorana, ma ci piacerebbe piuttosto,
sulla linea di Sciascia, soffermarci su quello che va al di là delle
"formule" e che si intuisce, anche lì, immenso e difficile.
Molto
probabilmente lo stesso Sciascia ha usato "strumentalmente"
l'ipotesi del convento senza neppure prenderla troppo sul serio, per
tessere la sua riflessione sulla responsabilità della scienza al
tempo della sua nascita autenticamente moderna, quando la
pianificazione industriale diventa tale da definire un nuovo impatto
della ricerca sulla società, ben diverso ormai dall'accademia di Gottinga, dal pensatoio di Copenaghen o dal geniale "artigianato" di
via Panisperna. Quello che davvero affascina nel testo di Sciascia è
la ricerca nella scrittura di Ettore delle tracce, consapevoli, di
una tensione esistenziale in cui la fisica appare come un'isola
serena ma inadeguata. E queste tracce sono ben evidenti in una
lettera del 1927 all'amico G. Piqué in cui Majorana ricalca un modo
di dire siciliano (il tempo e la paglia):
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«Devi sapere che mi sono
dato al più scientifico dei passatempi: non faccio
niente e il tempo passa lo stesso. Veramente mi sto
occupando di una quantità incredibile di cose, ma,
trattandosi di vili fatti del pensiero,e non di fatti
empirici, bisogna farci la tara [...]. Io sono stato fin
dalla nascita un genio ostinatamente immaturo; il tempo
e la paglia non sono serviti a nulla e non serviranno
mai, e la natura non vorrà essere così maligna da farmi
morire immaturamente d'arteriosclerosi». |
Il rapporto distonico con il tempo, la
difficoltà a conciliarne quantità e qualità, forme e modi, è forse
una chiave privilegiata per provare ad intuire il percorso di Ettore
al di fuori di quegli articoli così perfetti. Fuori dalla fisica
teorica il tempo sopravanza e manca assieme, si disperde per rivoli
infinitesimi in alcuni frangenti e cade giù a valanghe in altri. Ed
è tutt'uno con il desiderio, l'orrore e l'impossibilità di essere
"uno come gli altri", come per il Kafka di Citati. Il rapporto tra
fisica e natura appare così simile a quello del delfino/fera nel
capolavoro di D'Arrigo: quella parte di natura che può essere
catturata con implacabilità giuridica e cristallina chiarezza nella
sua rappresentazione estetica e formale, il delfino, ne nasconde
un'altra, inquietante ed irriducibile, la fera, che riflette
l'inadeguatezza di ogni vita-nel-tempo, soprattutto a chi sa
osservare tutto dall'esterno, e non accetta soluzioni facili. Chiunque si sia immerso nell'abisso ontologico di
Horcynus Orca
comprenderà bene quale "sicilianità" si intende qui, assai diversa
dalla folkloristica moneta corrente ed anche dal classico
gattopardismo. "Prediligeva Shakespeare e Pirandello", ci racconta
Edoardo Amaldi, che fu ad Ettore il più vicino nel gruppo Fermi.
Come a dire, sapendo che solo gli intenti possono essere nostri, e
mai gli esiti, che ci resta l'ironia sulfurea sull'insufficienza di
ogni discorso prendendo le distanze da ogni auto-rappresentazione,
sapendo che non reggerebbero ad un'onesta analisi. Sempre dalla
lettera del 17.10.27 a Piqué:
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«Ma benché vasto ed
insondabile sia il mare del mio disprezzo per tutto il
mondo sublunare non è senza giubilo che mi appresto a
varcare la soglia della rinomata saletta in via
Montecatini, né senza trepidazione berrò il calice
amaro, sino all'ultima goccia». |
Ma per quanto tempo un uomo, un uomo
geniale, ipercritico e sensibile, può giocare a rimpiattino e
rinviare l'appuntamento con l'universale bisogno di senso? Se c'è un
"segreto" nella scomparsa di Ettore Majorana è proprio ciò che aveva
risolto su una questione così fondamentale. Ma questa, diversamente
dalla altre sue teorie, quelle che possiamo studiare, resta
privatissima e sottratta alla tentazione morbosa ed effimera di
ricalcarla goffamente.
Bibliografia
Leonardo Sciascia,
La Scomparsa di Majorana, Adelphi, Milano
2004 Erasmo Recami, Il caso Majorana. Epistolario, documenti,
testimonianze, Di Renzo Editore, Roma, 2001 Umberto Bartocci,
La scomparsa di Ettore Majorana: un Affare di
Stato?, Andromeda, Bologna, 1998 Pietro Citati,
Kafka, Mondadori, Milano, 2000 Stefano D'Arrigo,
Horcynus Orca, Rizzoli, Milano, 2003 (vedi
anche la prima versione, I Fatti della Fera, Rizzoli, Milano,
2004)
Ho
tratto dall'articolo:
Il mistero di Majorana: essere, non essere o
tutt’e due?
di Eleonora Presani
l'interessantissima parte finale del post
Ma Majorana non è famoso solo per
le sue idee incredibilmente innovative in fisica. La cosa che lo
ha reso maggiormente celebre è la sua scomparsa. Nel 1938, pochi
mesi dopo aver guadagnato la cattedra all’Istituto di Fisica di
Napoli, Majorana si recò a Palermo per qualche giorno di
vacanza. Da lì scrisse una lettera al suo amico e collega
Carrelli, che sembrava proprio una lettera di addio:
Caro
Carrelli, Ho preso una decisione che era ormai inevitabile.
Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo
conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà
procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di
perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia,
la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in
questi mesi… Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho
imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto…; dei
quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle
undici di questa sera, e possibilmente anche dopo.
Poco dopo, però, inviò un telegramma di
smentita:
Caro
Carrelli,
Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e lettera.
Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo
Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però
intenzione di rinunziare all’insegnamento. Non mi prendere
per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono
a tua disposizione per ulteriori dettagli.
Da quel momento, però, nessuno
ebbe più notizie di lui. Le ipotesi, ovviamente, sono le più
disparate, ma la realtà è che nessuno sa che cosa sia successo.
C’è chi suppone che si sia suicidato, anche se non fu mai
ritrovato il corpo, che chi lo immagina ritirato in un convento,
chi lo ha visto a Buenos Aires, in Argentina, o addirittura chi
lo identifica con il barbone/matematico Tommaso Lipari.
Nessuna di queste ipotesi ha
trovato risontro nella realtà, e l’unica cosa che sappiamo per
certo è che Majorana, prima di scomparire, ha ritirato
un’ingente somma di denaro. Questo fatto suggeisce di scartare
l’ipotesi di suicidio, anche considerando che nelle sue note,
Majorana non ha mai parlato di suicidio, ma sempre di scomparsa,
e lui pesava molto la scelta delle parole.
Fisici, scrittori, pensatori e
storici si sono dilungati molto nella loro interpretazione della
vita di Majorana. Un libro appena pubblicato e molto accorato è
“A
Brilliant Darkness“, ma è storico il romanzo “La scomparsa
di Majorana”di Leonardo Sciascia. Un articolo che ha suscitato
il mio interesse e che uso per ricollegarmi alla promessa
iniziale di spiegare il titolo della mia rubrica è reperibile on
line
qui ed è scritto dal fisico teorico Zaslavskii.
Essendo scritto da un fisico,
questo articolo fa un’analisi logica dei fatti avvenuti e cerca
di interpretare il messaggio che Majorana ha voluto lasciare.
Secondo questo articolo la scomparsa di Majorana è una sorta di
prova, una spiegazione che ci è stata lasciata per capire la
vera natura della meccanica quantistica.
Innanzi tutto Zalsavskii nota che
le indagini hanno suggerito che Majorana sia salpato da Palermo
per fare ritorno a Napoli, come si può appurare dal biglietto
del viaggio e dalla testimonianza di un compagno viaggiatore, il
professor Strazzeri dell’Università di Palermo. Strazzeri
condivideva la cabina con due altri viaggiatori, Majorana e
l’inglese Price. Strazzeri ricorda di non aver parlato con
Majorana, ma solo con Price.
Si stupisce però che Price fosse
inglese, poiché parlava benissimo in Italiano, e con un marcato
accento meridionale. Questo fatto ha portato lo scrittore
Sciascia a immaginare che il vero Majorana non sia mai partito,
ma abbia ceduto il proprio biglietto a un popolano, che si è poi
spacciato per Price con Strazzeri.
Questa teoria presenta alcune
lacune (perché dovrebbe essersi presentato come Price? E perché
il vero Price non ha detto niente?) ma fa capire che questo
viaggio si presa a varie interpretazioni. Vi sono tutta una sera
di posibilità, in cui Majorana sia presente in cabina, o
assente, o presente sotto mentite spoglie. I dati che abbiamo
non permettono di scartarne nessuna e, in pratica, la realtà è
una sovrapposizione di tutte queste verità.
Il secondo indizio sono le
lettere. Come accennato prima, Majorana ha spedito una lettera a
Carrelli preannunciando la propria sparizione e, anzi,
suggerendo l’ipotesi di suicidio. Poco dopo però manda un
telegramma, smentendo la lettera, e nel quale si augura che le
due missive arrivino a destinazione contemporaneamente.
Analogamente, si nota come abbia
ritirato un’ingente somma di denaro dalla banca, proprio alla
vigilia del suo presunto suicidio, quasi a riprova del fatto che
non volesse affatto morire. Allo stesso tempo, però, spedisce
una lettera alla famiglia in cui si scusa di dover scomparire,
ma prega di non vestire di nero e di utilizzare un segno di
lutto per non più di tre giorni.
Perché questo comportamento
contraddittorio? L’articolo ipotizza che Majorana volesse dare
l’impressione di essere sia vivo che morto nello stesso momento,
proprio come il Gatto di Shroedinger.
Ecco quindi la spiegazione di che
cosa sia il Gatto di Shroedinger. Questa metafora viene
utilizzata per spiegare il fenomeno di indeterminazione della
meccanica quantistica. Si ha un gatto, dentro una scatola,
assieme a una razione di veleno che viene liberata solo quando
un nucleo radioattivo raggiunge uno stato eccitato.
Ad ogni istante si ha una certa
probabilità che il nucleo si ecciti, ma finché la scatola resta
chiusa, non si sa se il veleno si è liberato o meno. Quindi il
gatto è in una sovrapposizione di stati, essendo sia vivo che
morto allo stesso tempo. La metafora di Majorana è ancora più
chiara. Majorana si è suicidato, come dimostrano le sue note
alla famiglia e a Carrelli, ma non si è suicidato, come domostra
il telegramma e l’aver ritirato il denaro.
Ovviamente questa spiegazione è
una teoria, un’idea secondo me molto affascinante ma senza
riscontro pratico. Resta il fatto che Majorana soffriva molto il
suo essere terreno, l’ineguatezza della vita nel tempo, la vita
di chi osserva il mondo dall’esterno, lo capisce, ma non può
evitare di farne parte. Da una lettera di Majorana:
«Devi
sapere che mi sono dato al più scientifico dei passatempi:
non faccio niente e il tempo passa lo stesso. Veramente mi
sto occupando di una quantità incredibile di cose, ma,
trattandosi di vili fatti del pensiero,e non di fatti
empirici, bisogna farci la tara [...]. Io sono stato fin
dalla nascita un genio ostinatamente immaturo; il tempo e la
paglia non sono serviti a nulla e non serviranno mai, e la
natura non vorrà essere così maligna da farmi morire
immaturamente d’arteriosclerosi».
La sua predilezione per gli
scritti di Pirandello e Shakespeare fa capire come il suo
spirito fosse più grande del suo corpo. Mi piace pensare,
quindi, che l’ipotesi di Zalsavskii sia corretta, e Majorana
abbia trovato un modo per vivere e morire fuori dal tempo, fuori
dal mondo.
Fermi e "i ragazzi di
via Panisperna"
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Tra il 1926 e il 1938, presso l'Istituto di Fisica di
via Panisperna a Roma, Enrico Fermi diede vita a uno dei
più fecondi e geniali gruppi di ricerca dell'epoca. Ne
fecero parte Franco Rasetti, compagno di studi di Fermi
presso l'Università di Pisa; Emilio Segré, futuro
scopritore dell'antiprotone; Edoardo Amaldi,
successivamente ai vertici dell'INFN, del CERN e
dell'Accademia dei Lincei; Bruno Pontecorvo, il più
giovane del gruppo; il fisico teorico Ettore Majorana;
il chimico e fisico Oscar D'Agostino.
"I ragazzi di via Panisperna" si occuparono dapprima di spettroscopia e
poi di fisica del nucleo, giungendo a importanti
risultati nell'uso dei neutroni lenti per la produzione
di reazioni nucleari a catena. Il gruppo si disperse a
partire dal 1935, con il trasferimento di Rasetti e poi,
uno a uno, di tutti gli altri scienziati, chiamati a
mettere il proprio ingegno al servizio dei più
prestigiosi istituti d'Europa e d'America.
Nella foto, da sinistra a destra:
Oscar D'Agostino, Emilio Segré, Edoardo Amaldi, Franco
Rasetti ed Enrico Fermi
Per concessione di Archivio Amaldi,
tratto da:
http://www.newslab.it/cultura_agosto_2005.html |
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