.

Le case degli antichi egizi
 

Durante il neolitico e il predinastico, gli Egiziani vivevano in capanne che, alla fine di tali periodi, furono soppiantate da costruzioni in sassi e paglia.   
Nei tempi storici, le case egizie subirono notevoli variazioni, subordinate alle fasi cronologiche e alla diversità delle zone e delle classi sociali.
Invece di offrire una veduta d’insieme, ci sembra comunque preferibile fornire degli esempi. La casa della povera gente non subì quasi modifiche nel corso del tempo, restando un'umile capanna di terra composta di uno, due o al massimo tre vani in cui si accalcava tutta la famiglia.

Quanto alle abitazioni dell'Antico Regno, abbiamo notizie scarsissime, poiché non ne è stata scoperta che una, a Saqqara, in mattoni crudi. Essa si compone di un’entrata e di tre ambienti che su questa entrata si aprono. Si ritiene che fosse un capo-cantiere incaricato dei lavori della piramide di Zoser ad abitarla. L'aspetto delle dimore più agiate ci è noto grazie a due tombe-casa di Giza, ai cui alloggi si accedeva attraversando un cortile ombreggiato da un portico. 

Sulle abitazioni della fine dell'Antico Regno e del Medio Regno possediamo una conoscenza più approfondita, soprattutto grazie alle «casa delle anime», ai modelli e ai risultati degli scavi compiuti. Le «case delle anime» infatti, ci consentono di sapere che le dimore di quel periodo erano spesso fornite di un porticato posto dinanzi all'entrata. 

Le abitazioni risalenti alla X dinastia disponevano anche di un piano superiore che, utilizzato dapprima come semplice ripostiglio, cominciò più tardi (Medio Regno) a ospitare una vera e propria stanza da letto che si andava ad aggiungere a quella del pianterreno. Il piano superiore si apriva su una veranda sovrastante il colonnato d'ingresso e permetteva agli abitanti della casa di procurarsi un po' di frescura nelle afose notti d'estate.

Il modello di Meketre, riferibile all'epoca della XI dinastia, mostra un portico che immette in un cortile ricco di alberi e piante. Autentica tenuta, la casa del modello possedeva anche locali annessi: una panetteria, una fabbrica di birra, un mattatoio, un laboratorio di falegnameria, un altro di tessitura e filatura, un granaio per le provviste e delle scuderie. L'interno delle case di quest'epoca ci è noto grazie agli scavi di Kahun. 
Le tipologie edilizie fondamentali erano due:
- Alla prima 
appartenevano le case degli operai e della gente comune, che constavano generalmente di tre locali (ma potevano arrivare a ospitarne sino a dieci) e avevano pareti estese dai 7 agli 11 metri. 
- Alla seconda appartenevano invece le abitazioni dei nobili, che arrivavano addirittura a comprendere 70 vani tra stanze e saloni e si estendevano su superfici di 45 X 60 metri.

Basandoci su una casa ancor ben conservata che è stata portata alla luce nel corso di lavori di scavo, ci è possibile renderci conto di come le abitazioni di quest'epoca obbedissero a un progetto architettonico molto razionale: gli appartamenti del proprietario, il gineceo riservato alle donne e ai bambini, i ripostigli, le cucine e le camere dei domestici erano isolate e distribuite attorno al cortile coperto e vi si incedeva attraverso un gioco di corridoi che, non avendo nulla da invidiare a un labirinto, giustificava il costume di porre la guardiola del portiere all'ingresso e quella di aggiungere alle mansioni del guardiano anche il compito di far da guida ai visitatori.

Le abitazioni del Nuovo Regno sono quelle di cui abbiamo notizie più dettagliate, dato il maggior numero di reperti archeologici relativi al periodo e le molte raffigurazioni pittoriche. Con le ricche case di Amarna ci si trovava come a Kahun, in ambienti vastissimi che, formando complessi quadrangolari, potevano arrivare a misurare anche 70x75 metri.

Case come quella del «capo delle mandrie di buoi del tempio di Aton» ricordano le grandi ville romane, in cui gli appartamenti dei signori erano separati dai locali periferici che ospitavano invece le stalle, le scuderie, i granai, gli uffici e i laboratori dove si fabbricava tutto ciò che era necessario alla vita della piccola comunità che le abitava.  La casa del visir Nakht, ad esempio, è un vero e proprio palazzo, con i suoi colonnati, le sue verande e le sue gallerie: un complesso di trenta vani.

Gli scavi di Amarna e di Deir el-Medina hanno portato alla luce case di artigiani ed operai che ci hanno permesso di ricavare dati preziosi sull'argomento. Si tratta di abitazioni più o meno vaste, ma la loro disposizione non varia se non nei dettagli.

Ecco la descrizione di una di esse scoperta a Deir el-Medina.
Dalla strada, scendendo qualche gradino, si accede ad una stanza che doveva essere una sorta di sala di ricevimento (vi si è ritrovato uno zoccolo in mattoni alto 0,75 m. e lungo 0,80 X 1,70 m. su cui si saliva attraverso una scaletta: non sappiamo però se si tratti di un banco o di un letto). 
La sala che segue ospitava probabilmente un divano e il suo soffitto è sostenuto da una o due colonnette di legno; nelle sue pareti è scavata una nicchia che deve aver sicuramente contenuto uno di quei busti che, a quanto sembra, erano chiamati a simboleggiare gli antenati dei padroni di casa. 
Nella stessa sala, sistemate sui muri, si trovano anche delle false porte. Spesso, in case come quella in questione, da questa stanza partiva una scala che consentiva l'accesso alla cantina. 
La sala del divano era il soggiorno, ma capitava che il sofà fosse fatto di mattoni; nella stessa stanza talvolta, erano collocati un altare ed un braciere su cui si facevano bruciare essenze profumate. Si entra poi nella camera da letto e, di là, nella cucina che immette a sua volta alla scala che conduce alla terrazza. 
In cucina si conservavano le provviste d'acqua e si sistemavano il forno per il pane e la dispensa. Sovente dalla cucina si poteva raggiungere un locale sotterraneo che fungeva da granaio.

Tutti questi ambienti si succedevano uno dopo l'altro secondo una linea orizzontale. Le case della gente comune, come le grandi tenute di Amarna del resto, non avevano un gineceo, il che dimostra che gli sposi condividevano la stessa stanza e vivevano in comune con i loro bambini. 
Tali costumi, che differivano da quelli in uso tra i grandi come da quelli degli altri periodi storici, erano dettati, presso i poveri, da ragioni di ordine economico e, presso i ricchi del periodo amarniano, da quella ricerca dell'identità familiare che Akhenaton promosse offrendone per primo l'esempio.

Altro elemento degno di menzione è che tutte le abitazioni signorili, a partire dal Medio Regno - ma certamente anche prima -, possedevano una stanza da bagno. 

Le case, o per meglio dire le case cittadine, erano disposte talvolta su più di un piano e, nel racconto di Satni, Tbubui ha la sua stanza ad un piano elevato. Le pareti delle stanze erano dipinte e ornate di motivi floreali o geometrici.

 

BACK

Home "Miti"

Home "Tanogabo"