Santa Rosa da Viterbo

“Vergine terziaria francescana.
Di poverissima famiglia, non avendo potuto entrare tra le Clarisse,
rimase nel mondo come terziaria, conducendo una vita di mortificazione
e di somma carità verso i poveri e i malati, favorita da mistici carismi.”
dal Dizionario dei Santi.

 

Di Santa Rosa si possiedono due biografie, una frammentaria del XIII secolo, l’altra più fantasiosa del quindicesimo, allegata questa agli atti del secondo processo di canonizzazione del 1475, anch’esso privo della ratifica papale e dalla quale desumiamo che Rosa nacque a Viterbo intorno al 1233 in una famiglia di agricoltori, i genitori Giovanni e Caterina si distinguevano per bontà e per le grandi doti morali e cristiane. Rosa nacque con una rarissima e grave malformazione fisica caratterizzata dalla assoluta mancanza dello sterno, sostituito dalla natura da un piastrone fibroso; malattia oggi denominata “agenesia totale dello sterno” che di solito porta il soggetto ad una morte precoce entro i primi tre anni di vita, in quanto lo scheletro non riesce a sostenere il corpo; la giovane Santa, invece, morì nel 1251 all’età di 18 anni.
La sua vita si è compiuta in un momento storico particolarmente intenso, crocevia importante di scelte politiche ed eventi fondamentali che avrebbero indirizzato energicamente i destini di persone e Stati: in quel tempo furono fondati gli ordini religiosi da San Francesco e San Domenico; l’epoca dei comuni raggiunse il maggior splendore, scoppiavano le lotte intestine tra fazioni, iniziarono le crociate e le lotte tra Impero e Papato; si diffusero l’eresie degli albigesi e dei manichei; ed infine la morte dell’imperatore Federico II nel 1250.
Anche Viterbo fu coinvolta in quelle lotte, dove di volta in volta prevalevano i guelfi e i ghibellini.
Sin dalla tenera età, nella fanciulla si distinsero subito “la carità, la devozione, l’amore alla solitudine, il conseguente disprezzo delle vanità mondane”; diversi sono i racconti che narrano di miracoli compiuti dalla piccola Santa già nei primissimi anni di vita, quali la resurrezione della zia morta da un giorno, avvenuta nel periodo tra il terzo ed il settimo anno, od ancora la trasformazione del pane, risparmiato dal suo cibo quotidiano per donarlo ai poveri, in rose affinché il padre non scoprisse il “furto”.
Bisogna però arrivare al 1250 perché le vicende dell’ormai diciassettenne Rosa trovino chiarezza nelle fonti: il 21 giugno di quell’anno infatti, la giovane giaceva gravemente malata a letto ed i parenti disperavano già della sua sorte. La fanciulla ebbe allora una visione miracolosa della Madonna e delle anime di persone morte venti e trenta anni prima della sua nascita, compiendo così la sua prodigiosa guarigione.
Il giorno dopo, Rosa, completamente risanata, fece un ultimo pasto prima del digiuno previsto per la successiva vigilia di San Giovanni Battista ed elevò preghiere al Signore, alla Madonna ed agli altri Santi, rivolgendo anche le sue invocazioni al re di Francia, San Ludovico IX, impegnato nella crociata. Il 23 giugno, la giovane fece la sua definitiva scelta di vita gettandosi a terra nuda a forma di croce e piangendo davanti alla madre; poi, seguendo i precetti affidatile dalla Vergine Maria - “La beata Vergine Maria mi comanda che tu mi metta subito la tunica della penitenza che tieni a capo del tuo letto” - , come è desunto dagli atti del processo canonico : “al termine del santo sacrificio una pia terziaria, chiamata donna Sita e che allora era verosimilmente la superiora delle sorelle del terzo ordine, le tagliò i capelli. I frati minori le imposero l’abito francescano ed ella, prostrata ai piedi dell’altare, emise quindi la sua professione, a voce alta, nelle mani del sacerdote e fece voto a Dio della sua verginità”.

Nei giorni seguenti, il 24 ed il 25 giugno, Rosa cominciò dunque la sua predicazione, dapprima tra alcune donne radunate dalla madre, poi conducendone altre con sé nelle chiese di San Giovanni Battista, di Santa Maria in Poggio e San Francesco, sempre secondo le indicazioni della Vergine: “Ascoltate, poiché io vedo una bellissima sposa di Cristo che nessuno di voi vede; questa sposa si avanza ornata di porpora e velo, con una corona d’oro piena di gemme e pietre preziose in testa. Essa mi comanda di andare, bene adornata, prima in San Giovanni, quindi in San Francesco e poi di tornare nella chiesa della Madonna”. Nel giro di pochi giorni, la fama della giovinetta prodigiosa si era fatta sempre più grande, e in molti si recarono nella sua casa per vederla e conoscerla di persona: lo stesso padre, che pure non era stato d’accordo alla vocazione della figlia, accettò alla fine la scelta risoluta di Rosa ed anzi, in lacrime, le diede la sua benedizione; e così fecero anche gli altri presenti. Quel 24 giugno 1250 significa un’investitura e segna ufficialmente l’inizio dell’apostolato di Rosa “da fanciulla illetterata ad apostolo”.
Qualche giorno dopo le apparve Cristo sulla croce, questa visione sconvolse molto Rosa al punto che cominciò a strapparsi i capelli e a percuotersi. Recatasi in chiesa, davanti al Crocefisso esclamò piangendo:
“Padre, chi ti ha crocifisso?”. Ricondotta a casa si flagellò per tre giorni.
La ragazza, essendo ormai stata riconosciuta in maniera unanime la sua sincera devozione, poté dunque dedicarsi alla sua missione di predicazione e di lode per tutta Viterbo, portando in mano il Crocifisso.
L’apparizione del Crocifisso stesso e i conseguenti atti di penitenza per farsi partecipe della Passione di Cristo anticiparono le sue prossime nozze mistiche, che puntualmente avvennero. Il Matrimonio mistico con il Signore si manifestò attraverso un mazzolino di menta posto sul petto, dato a Rosa come sollievo durante il suo intimo travaglio. Si comprende allora meglio quel “vestito da sposa” che Rosa indossa, seguita da una moltitudine, in quanto con quella processione la giovane si avvia alla consacrazione ufficiale, come scelta della sua definitiva donazione totale a Dio: Rosa si presenta al suo Signore come una sposa, una vera “sposa di Cristo”.

Contemporaneamente a questi fatti, Rosa ricevette una predizione divina secondo cui un giorno la sua stanza sarebbe diventata parte del monastero delle Clarisse di San Damiano, che pochi mesi prima della sua morte non l’avrebbero accettata tra loro.

Da allora la giovane di Viterbo frequentò le vie e le piazze della città “umile nell’umilissimo saio francescano”, cantando, pregando ed esortando i suoi concittadini ad essere fedeli al battesimo ricevuto. Il suo apostolato fu semplice ma saldo nella difesa della fede rivelata e molti così s’impegnarono a seguire il suo esempio, in tal modo la vita religiosa prese di nuovo vigore.
Gli eretici e gli avversari della Chiesa riuscirono allora a convincere il podestà che quella ragazza col crocifisso rendesse instabile l’ordine pubblico, infatti per lei ed i suoi genitori venne decretato l’esilio: era il 4 dicembre 1250.
A causa del rigido inverno e la cagionevole salute della piccola, il padre tentò un riavvicinamento al potestà affinché rivedesse la sua decisione o quanto meno la riproponesse alla fine della stagione fredda, ma il podestà non gli concesse nulla ed anzi aggiunse: “per questo vi caccio, per farvi morire”.
Con i monti Cimini ricoperti dalla neve, Rosa e la sua famiglia giunsero a Soriano ed a Vitorchiano, anche qui venne accolta come messaggera di Dio, ridonò la vista ad un ragazzo ed a una coetanea nata cieca, trionfò vittoriosa nella prova del fuoco, uscendo illesa dall’interno di un rogo da lei affrontato per convincere un’eretica della verità di Dio e della esigenza di unirsi alla Chiesa.
Rientrò a Viterbo solo dopo la morte di Federico II (1250).
La giovane Santa morì nel 1251 all’età di 18 anni. Venne sepolta nella nuda terra del cimitero della sua parrocchia di Santa Maria in Poggio detta oggi Crocetta. Da quel giorno sono stati molti e continui i miracoli ottenuti dai fedeli che si sono recati sulla Sua tomba per pregare: guarigioni da cecità, da cadute, da malattie gravi. Nel 1252, dopo circa 18 mesi dalla Sua morte, visto il notevole afflusso di gente sulla Sua povera tomba ed il clamore sempre più crescente per i prodigi ed i miracoli ottenuti dai fedeli, le Autorità Cittadine ed il Clero chiesero al Papa Innocenzo IV di promuovere il processo di canonizzazione di Rosa. Il Pontefice acconsentì ed ordinò la riesumazione del corpo disponendone la preventiva e canonica ispezione, secondo gli usi del tempo: il Corpo della Santa apparve miracolosamente incorrotto e perfino le rose con le quali era stata inghirlandata alla sua morte, fresche e profumate. Venne allora deciso di darle più onorata sepoltura all’interno della chiesa di Santa Maria in Poggio dove vi rimane per sei anni. Nel 1254 il Papa Alessandro IV non sentendosi più sicuro a Roma, teatro di tumulti tra le varie famiglie in lotta per il predominio sul territorio, decise di trasferire la Sede Papale a Viterbo, cosa che realizzò nel 1257. Dopo qualche tempo dalla sua venuta sognò Rosa per ben tre volte. In queste apparizioni la giovane Santa chiese al Papa di far trasferire il proprio Corpo nel vicino Monastero delle Clarisse, dove in vita aveva inutilmente chiesto di potere entrare. Il 4 settembre del 1258, dopo la terza apparizione, il Papa, resosi conto che la figura che sognava e che gli parlava era veramente Rosa e considerando l’evento straordinario, accompagnato dai cardinali in una solenne processione, trasferì il corpo incorrotto di Rosa nella vicina Chiesa delle Clarisse, affidandone a loro la custodia ed il culto. Il corpo della giovane Santa venne chiuso in una preziosa urna con un’anta apribile in modo tale che i fedeli potessero baciare la sua mano. Nel 1357 a causa di una candela caduta, scoppiò un incendio all’interno della cappella dove era custodita la giovane Santa; l’urna venne completamente consumata dalle fiamme, come pure le vesti di Rosa e tutti i documenti e gli ornamenti che erano lì conservati, ma il suo Corpo rimase assolutamente indenne, solo annerito.
Nel 1252 papa Innocenzo IV pensa di farla santa, e ordina un processo canonico, che forse non comincia mai. La sua fama di santità cresce ugualmente, e nel 1457
Callisto III ordina un nuovo processo, regolarmente svolto: ma nel frattempo muore, e Rosa non verrà mai canonizzata col solito rito solenne. Ma il suo nome è già elencato tra i santi nell’edizione 1583 del Martirologio romano. Via via si dedicano a lei chiese, cappelle e scuole in tutta Italia, e anche in America Latina.
Dopo più di 750 anni dalla Sua morte, recandosi nel bellissimo Santuario dedicato a Santa Rosa, è possibile vederla, perché il suo prezioso Corpo, custodito con amorevole cura dalle suore del Monastero è tutt’ora incorrotto; sono ben conservati il Sacro Cuore, gli organi interni, le masse muscolari e lo scheletro con ossa tutte in connessione anatomica.

Urna contenente il corpo di Santa Rosa da Viterbo

I viterbesi, suoi devoti concittadini, onorano ogni anno, fin dal lontano 1258 la loro amata Rosa, con dei festeggiamenti che uniscono popolo e autorità in una unica voce e in un unico sentimento di fede: nel pomeriggio del 2 settembre una solenne processione, il corteo storico a Viterbo in onore di Santa Rosa, con circa 170 figuranti in bellissimi costumi d’epoca tipici delle cariche civili ed ecclesiastiche più importanti della vita del Comune, accompagna il Sacro Cuore della Santa per le vie della Città di Viterbo.


La Macchina di Santa Rosa

La Macchina di Santa Rosa è una monumentale costruzione votiva, che viene trasportata per le vie del centro storico di Viterbo da circa 100 facchini la sera del 3 settembre di ogni anno, vigilia della ricorrenza della festa della Santa Patrona. Essa è infatti l'evoluzione straordinaria di un normale baldacchino da processione; al culmine della Macchina è sempre posta una statua della Santa Patrona, e il trasporto è sempre fatto in suo onore e in suo trionfo, anche se da oltre due secoli gli è stato tolto l'originario carattere di processione religiosa, per lasciare solo il carattere di manifestazione civile.

Costruzione della Macchina di Santa Rosa
La Macchina viene realizzata da un costruttore, scelto dalla Città di Viterbo con pubblico appalto ogni cinque anni. Il Capitolato prevede la costruzione di una macchina alta 28 metri sopra la spalla dei facchini che raggiunge quindi circa 29,50 metri da terra, e fissa alcune misure limite, anche in base alle vie del centro storico, che nei punti più stretti vedono la Macchina sfiorare grondaie e balconi. Nel passato, la macchina ebbe prevalentemente l'aspetto di un campanile gotico, illuminato con torce e candele, da cui la tradizionale definizione di "campanile che cammina". Nella seconda metà del Novecento, a partire dallo straordinario "Volo D'Angeli" costruito da Giuseppe Zucchi, sono subentrate forme più moderne o avveniristiche, come per l'attuale (fino al 2007) "Ali di Luce" (progettista Ascenzi), per la quale si impiegano materiali altamente tecnologici, fibre, leghe leggere, e sorgenti luminose diverse, che valorizzano le forme artistiche dei rivestimenti in cartapesta.

 

Trasporto della Macchina di Santa Rosa
E' l'avvenimento principale dell' anno cittadino, capace di catalizzare e monopolizzare l'attenzione dell' intera città. Fin dal pomeriggio le vie del centro storico vanno riempiendosi di cittadini e visitatori, in attesa di essere immersi nel buio della sera (tutte le luci pubbliche e private sono rigorosamente spente), con l'improvviso sfolgorare del gigantesco campanile che squarcia le tenebre. Il trasporto inizia nella piazza di San Sisto, a ridosso di Porta Romana, dove la Macchina è stata assemblata, celata fino all'ultimo momento da un'imponente impalcatura coperta con dei teli. Le ore che precedono il trasporto prevedono una serie di verifiche e infine l'accensione delle luci che fanno parte della costruzione, alcune elettriche, moltissime a fiamma viva.
Il percorso, lungo quasi 2 km, si svolge nelle vie abbuiate e giunge fino al Santuario di Santa Rosa. Durante il trasporto in Via Garibaldi, Via Cavour, Via Roma, Corso Italia e la salita di Via di Santa Rosa si effettuano cinque fermate:

Piazza Fontana Grande
Piazza del Plebiscito (di fronte al Comune)
Piazza delle Erbe
Corso Italia (davanti alla Chiesa del Suffragio)
Piazza Verdi o del Teatro.

La "Macchina" viene fermata infine davanti al Santuario, dove rimane per alcuni giorni successivi al trasporto.

Macchina di Santa Rosa e facchini di Viterbo
Foto: Macchina di Santa Rosa e facchini davanti al Palazzo Papale di Viterbo