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San Giovanni Maria Vianney (1786-1859) è meglio conosciuto come “il Santo curato d’Ars”. A Dardilly, presso Lione, suo luogo natio, esercita l’attività di bracciante. E’ a diciannove anni che intraprende gli studi per diventare sacerdote, riuscendoci nel 1815 con considerevoli difficoltà, e favorito dalla mancanza di preti. Dopo tre anni riceve la nomina a parroco di Ars, vicino a Lione, e qui vi rimarrà per tutta la vita, svolgendo l’attività pastorale con tanto zelo da procurargli fama mondiale.
Una piccola e sperduta parrocchia, nel clima desolante di una Francia che risente della politica di scristianizzazione da parte della Rivoluzione, diventa mèta di un’infinità di pellegrini che vi accorrono da ogni parte. Ad attirarli è la figura di un celebrante fervoroso, di un predicatore semplice e convincente, di un adoratore appassionato, di un confessore instancabile. Nel confessionale, infatti, trascorre da sedici a diciotto ore al giorno. Istituisce l’adorazione perpetua. Nelle sue catechesi, l’Eucaristia è il suo argomento preferito.

«Il più inutile di tutti i parroci», com’era stato detto di lui a causa della sua poca cultura, sarà nominato nel 1928 «Patrono di tutti i parroci del mondo»!

Giovanni XXIII, nell’Enciclica “Sacerdoti Nostri Primordia” sul primo centenario della morte del Santo curato d’Ars, dice: «Il tabernacolo della sua chiesa divenne presto il focolare della vita personale e del suo popolo, al punto che non si saprebbe richiamare meglio la parrocchia di Ars al tempo del Santo, che con queste espressioni di Pio XII sulla parrocchia cristiana: “Il centro è la chiesa, e nella chiesa il tabernacolo“»..

Domenico Agasso scrive:

Contro la sua volontà di farsi prete sembra congiurare l’universo intero: la famiglia povera, il padre ostile, la Rivoluzione che scristianizza la Francia; poi Napoleone lo chiama soldato e lui diserta per non dover servire l’uomo che ha imprigionato papa Pio VII (lo salva il fratello François, arruolandosi al posto suo). Diventa infine prete a 29 anni nell’agosto 1815, mentre gli inglesi portano Napoleone prigioniero a Sant’Elena. 
Ma i suoi studi sono stati un disastro, e non solo per la Rivoluzione: è lui che non ce la fa col latino, non sa argomentare né predicare… Per farlo sacerdote c’è voluta la tenacia dell’abbé Charles Balley, parroco di Ecully, presso Lione: gli ha fatto scuola in canonica, l’ha avviato al seminario, lo ha riaccolto quando è stato sospeso dagli studi. Dopo un altro periodo di preparazione, l’ha poi fatto ordinare sacerdote a Grenoble. 
E Giovanni Maria Vianney, appena prete, torna a Ecully come vicario dell’abbé Balley, che però muore nel 1817. Allora lo mandano vicino a Bourg-en-Bresse, ad Ars, un borgo con meno di trecento abitanti, che diventerà parrocchia soltanto nel 1821. 
Poca gente, frastornata da 25 anni di sconquassi. E tra questa gente lui, con un suo rigorismo male accetto, con la sua impreparazione, tormentato dal sentirsi incapace. Aria di fallimento, angoscia, voglia di andarsene… 

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Ma dopo alcuni anni ad Ars viene gente da ogni parte. Quasi dei pellegrinaggi. Vengono per lui, conosciuto in altre parrocchie dove va ad aiutare o a supplire parroci, specie nelle confessioni.

Le confessioni: ecco perché vengono.
Questo curato deriso da altri preti, e anche denunciato al vescovo per le “stranezze” e i “disordini”, è costretto a stare in confessionale sempre più a lungo. 

E ormai ascolta anche il professionista di città, il funzionario, la gente autorevole, chiamata ad Ars dai suoi straordinari talenti nell’orientare e confortare, attirata dalle ragioni che sa offrire alla speranza, dai mutamenti che il suo parlare tutto minuscolo sa innescare. 
E qui potremmo parlare di successo, di rivincita del curato d’Ars, e di una sua trionfale realizzazione. Invece continua a credersi indegno e incapace, tenta due volte la fuga e poi deve tornare ad Ars, perché lo aspettano in chiesa, venuti anche da lontano. 
Sempre la messa, sempre le confessioni, fino alla caldissima estate 1859, quando non può più andare nella chiesa piena di gente perché sta morendo. Paga il medico dicendogli di non venire più: ormai le cure sono inutili. Annunciata la sua morte, “treni e vetture private non bastano più”, scrive un testimone. Dopo le esequie il suo corpo rimane ancora esposto in chiesa per dieci giorni e dieci notti. Papa Pio XI lo proclamerà santo nel 1925

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Stralcio testo tratto dalla pagina: digilander.libero.it sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…