Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

400 anni fa l’ultima supernova ad occhio nudo

A cura di Paolo Colona
Pubblicato il 08/10/2004

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Quella di Keplero, nel 1604, è stata l’ultima supernova esplosa nella nostra Galassia. L’evento ebbe alcune inattese ripercussioni sulla storia della scienza.

Il 9 ottobre del 1604 Keplero osservava nella costellazione dell’Ofiuco (il Serpentario), nella quale il Sole transita dal 30 novembre al 17 dicembre (quand’è nel segno del Sagittario), la comparsa della stella nuova che porta il suo nome. Brillò per diverse settimane luminosa come Giove, più di ogni altra stella, per poi estinguersi gradualmente.

La posizione della supernova di Keplero riportata in una carta antica.
La sua posizione era definita “
in pede Serpentarii”, ovvero
nel Piede della costellazione del Serpentario

Proprio la sua esplosione nelle vicinanze del percorso del Sole, e dove i pianeti superiori Giove Saturno e Marte in quel periodo si erano avvicinati, ha suggerito a Keplero l’idea che fossero questi pianeti i responsabili della comparsa di questa stella nuova.

Per questa ragione, Keplero si mise a calcolare le configurazioni dei pianeti superiori nei secoli precedenti al fine di verificare se anche la Stella di Betlemme non fosse comparsa per le stesse circostanze.
Questa ricerca portò Keplero ad individuare il periodo di tempo tra il 7 ed il 6 a. C. in cui Giove e Saturno si congiunsero tre volte nei Pesci, compatibile con la data di morte di Erode il Grande, l’autore della strage degli innocenti dai due anni in giù. E’ interessante notare che Keplero poté datare la morte di Erode proprio da un’eclissi di luna del 4 a. C., menzionata dallo storico ebreo Flavio Giuseppe. 

La pagina di Televideo del 9 ottobre 2004 che parla della Supernova di Keplero.

Oggi sappiamo che una supernova è lo stadio finale dell’evoluzione di stelle molto più massicce del Sole.
Quando sono terminati tutti i combustibili nucleari (idrogeno, elio, carbonio…), si arriva a bruciare il ferro alla temperatura di un miliardo di gradi, ma il ferro assorbe energia anzichè emetterla, così che il nucleo stellare “si spegne” e la stella crolla su se stessa. L’immane esplosione che ne consegue libera tutta l’energia luminosa di un’intera galassia per alcune settimane.

Quella supernova seguiva di 32 anni quella di Tycho, e permise agli astronomi di confermare che queste stelle erano situate nell’ottavo cielo, quello delle stelle fisse. Quindi l’idea aristotelica che oltre la sfera della Luna tutto fosse eternamente immutabile veniva a cadere.

Immagine a raggi X del residuo lasciato dall’esplosione della Supernova di Keplero.

Nessuna supernova nella nostra galassia è stata più visibile all’occhio nudo da allora.
Al centro ICRA (Consorzio Internazionale Astrofisica Relativistica) si stanno studiando in particolare il ruolo delle supernovae nelle esplosioni di raggi gamma, chiamate gamma-ray burst. In quel caso, nei primi istanti viene emessa tanta energia quanta ne viene dall’intero Universo nello stesso lasso di tempo.

Costantino Sigismondi – ICRA

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