“Mi pento di tutte le diete, dei piatti deliziosi rifiutati per vanità, così come mi pento di tutte le occasioni di fare l’amore lasciate andare per occuparmi di faccende in sospeso o per virtù puritana”

E’ così che inizia Afrodita di Isabel Allende. Ma quanto conta davvero il cibo nel sesso? 

Il rapporto tra sesso e cibo è profondo e vecchio come il mondo, è un legame indissolubile e non è un caso che golosità e lussuria siano stati considerati per secoli peccati “fratelli”: sia l’appetito fisico che quello sessuale sono la risposta a bisogni primari presenti fin dalla più tenera età, e il loro appagamento è fonte di soddisfazioni molto simili in quanto hanno la stessa localizzazione cerebrale, gli stessi ormoni che li controllano. 
Il vocabolario amoroso e quello gastronomico si intrecciano costantemente. La pelle è di pesca, i capelli un campo di grano, gli occhi a forma di mandorla o color nocciola, la bocca color ciliegia, le labbra polpose, le forme appetitose. 
E attraverso il binomio Cucina – Eros si giunge ai cibi afrodisiaci. 

Ma esistono davvero cibi in grado di far affiorare la passione, vincere blocchi e riluttanze, aumentare il desiderio? 

Tralasciando le sostanze costose ed improbabili, ci si può concentrare sui prodotti che troviamo nei nostri mercati, sugli abbinamenti più deliziosi e che meglio ci fanno raggiungere lo scopo: conquistare e sedurre l’oggetto dei nostri desideri. 
Aragoste, gamberi e ostriche, più che per la loro componente afrodisiaca, possono accendere il desiderio per altre ragioni: si tratta di cibi che richiamano pensieri ed allusioni a catena: pensiamo a come si mangiano, a come si gustano… anche gli antichi romani le consideravano ricche di poteri super erotizzanti. 
Il peperoncino ha un vero e proprio effetto benefico sul desiderio perché è un buon vasodilatatore e favorisce la circolazione sanguigna. Tutto questo provoca una sensazione generale di benessere che risulta essere altamente afrodisiaca. 
La cioccolata: al centro dei rituali aztechi (Montezuma ne beveva svariate tazze prima di recarsi negli appartamenti delle donne) contiene feniletilamina, la sostanza che il cervello produce quando ci innamoriamo e che è presente anche nel formaggio. 
E tra gli altri, come cibi afrodisiaci ho trovato: la polenta, chiodi di garofano, tartufo, coriandolo, gelsomino, ginger, noce moscata, pomodoro, origano, pepe di Cayenna, rafano, sedano, basilico, senape, timo, vaniglia, zafferano.
E infine il vino. Ce lo ricorda Apuleio che dice: “Il vino basta a vincere la viltà del pudore ed a mettere in forza il piacere“. In sostanza il vino, in dosi moderate, è un afrodisiaco solo in quanto solvente del super-io. 
Tutte credenze, queste, non supportate da basi scientifiche. Il vero punto di forza di tutti questi cibi è, a mio avviso, la loro percezione nell’immaginario collettivo: se si ritiene che un determinato cibo sia afrodisiaco, ebbene, per una sorte di effetto placebo, lo diventerà. 
I veri afrodisiaci sono il benessere generale creato dal buon cibo e la fantasia umana stimolata dai sensi. 
Secondo me un afrodisiaco è qualcosa che esplora la sfera dell’immaginazione, che a contatto con qualsiasi nostro senso è capace di risvegliare le passioni più assopite e dimenticate. 
La vera componente afrodisiaca del cibo, infatti, risiede soprattutto nel gioco della seduzione e nella predisposizione all’altro, nell’eccitazione della nostra più importante zona erogena che è il cervello perché le gioie del palato rendono tutti i sensi più attivi e recettivi. 
È questa la magia che lega il cibo alla sessualità, non esistono potenti afrodisiaci che fanno rinascere l’erotismo se non sono conditi con una dose di passionalità. Mangiare è un’azione seducente. 
E’ come se il piacere partisse dal palato e arrivasse, simile a una scossa, in tutto il corpo come preambolo per creare la magia della passione e il “gusto” del piacere. 
Comunque, a ben vedere tra i cibi più comunemente etichettati come “afrodisiaci” ci sono il pomodoro e il basilico. Vuoi vedere che le nostre nonne avevano ragione quando ci dicevano di preparare una profumatissima panzanella? 
Dello stesso avviso è anche Manuel Vazquez Montalban nelle sue “Ricette immorali”: 
E’ indispensabile che tutti gli esseri e tutti i popoli saggi della terra capiscano che pane e pomodoro è un paesaggio fondamentale dell’alimentazione umana. Piatto peccaminoso per eccellenza perché comprende e semplifica il peccato rendendolo accessibile a chiunque. Piatto peccaminoso in quanto può significare un’alternativa a tutto ciò che è trascendente, a tutto ciò che è pericolosamente trascendente, se diventa cultura della negazione. Non fate la guerra ma pane e pomodoro…

L’amica autrice di questo articolo ha inserito anche una foto delle panzanella

La panzanella è una ricetta tipicamente estiva, che proviene dalla cucina contadina toscana. Bastano un po’ di pane raffermo e degli ortaggi di stagione per avere un primo piatto fresco e gustoso. Mettete le fette di pane raffermo in una ciotola con dell’acqua e fatele ammorbidire per 20 minuti circa, dopodiché strizzatele bene e sbriciolatele in una insalatiera. Fate a fettine sottili la cipolla, il sedano ed il cetriolo ed i pomodori in pezzi non troppo grandi. Unite le verdure al pane e mescolate bene con le mani per fare insaporire. Aggiungete olio sale e basilico e mescolate ancora. La panzanella deve essere tenuta in frigorifero almeno per un’ora prima che possa essere gustata al pieno della sua freschezza.

 

fonte: https://www.tanogabo.it/Afrodisiaci.htm