Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Aldilà iperdimensionali

di Antonio Bruno

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L’ipotesi speculativa avanzata in questo articolo non può prescindere dal concetto che siamo riusciti a crearci, qualora ce lo fossimo posto come necessità esistenziale, “a prescindere” della vita e della realtà.

L’eterna ricerca dell’uomo, quella di convincenti “perché” che diano un’ammissibile spiegazione a quel susseguirsi di eventi e di dati nei quali cadiamo “a tuffo” nascendo, che allora si può affrontare “scegliendo l’arma”: quella religiosa, quella filosofica, scientifica, speculativa o, semplicemente, quella “ignorante”, intendendo con questa l’amara (ma non ammessa) condizione di chi crede, senz’altro riuscire a fare, che l’esistenza sia un casuale tuffo in una manciata di sassolini caduti a caso formando un fortuito castello.

Quella degli “aldilà iperdimensionali” è, dunque, un’ipotesi frutto, più che altro, di una scelta ideologica, di un “punzecchiamento del nemico ignoto” con l’arma da me scelta: il “libero pensiero motivato“, ovvero, la fede in un motivato percorso dell’Essere e del Tutto, del quale facciamo parte e di cui non riusciamo ad esperire che una minima parte “locale”.

Questo concetto di “Località nel Tutto” è sicuramente basilare, per seguirmi nella mia speculazione, perché se non usciamo dalle assurde pretese dell’antropocentrismo, culturale ed ideologico, scientifico e religioso, non potremo mai raggiungere alcun risultato soddisfacente sul piano ideologico-speculativo; potremo solo ingannarci con sistemi religiosi o costrutti fideistici, peggio ancora con generici black-out, ovvero staccamenti di spina della nostra Mens, la Mente Divina che manda una scintilla in noi o, se preferite, che porta una scintilla primordiale con sé, quando nasciamo.
Stacchiamo la spina, non crediamo a niente e ci illudiamo di aver insaccato l’Universo…
La “Località del Tutto” non può non scaturire in noi, non appena ci fermiamo a considerare cosa siamo, come umanità e pianeta, storia e patrimonio culturale, rispetto all’universo conosciuto.
I grandi uomini della scienza ci hanno portati a scoprire che l’universo visibile è qualcosa di semplicemente immenso e tuttora incomprensibile nella sua ultima direzione: si espanderà? Si contrarrà? O, semplicemente, si consumerà….?

Certo è che noi, considerati “per quel che vediamo” siamo ben piccola cosa!
Eppure, pretenderemmo di condizionare l’esistente con le nostre piccole e locali conquiste intellettuali!
Credo che, fortunatamente, questa pretesa sia comunque poco diffusa nell’uomo davvero senziente… lo sia sempre stata.
Il caso elevato a spiegazione filosofica, per quanto esistente – e di diritto – è solo sinonimo, secondo me, di un compromesso fra la nostra impotenza intellettuale e quanto rischia di suggerirci l’intuizione.
E allora? Come trovare una “ragione ragionata ultima” delle cose, senza rinunciare alla nostra ragione locale, che possiamo comprovare con cinque, miseri, sensi, senza rinunciare alla nostra dignità di esseri cognitivi?
Non c’è che una risposta: gettandosi senza paracadute in un precostituito cielo dal quale, comunque, non si può uscire se non… stando fermi.
Solo l’inerzia, la staticità del sasso che sembra stare immobile mentre invece gira nell’universo con tutto il pianeta, è sinonimo di inutilità, spreco di tempo, di vita…
Località del Tutto = il Tutto si fraziona e localizza; porta con sé il suo “DNA esistenziale” ma assume infinite forme e diversificazioni mai tali, però, da cancellare la Matrice, da soffocare l’Energia Genitrice. E, quest’energia, si chiama ARMONIA MULTIFESTA.

L'”Armonia Multifesta” potrebbe essere l’emanazione dell’Essere nel corso della strada ad esso creata: il Tempo.

In realtà, noi non sappiamo esattamente e con certezza se l’universo va verso una sorta di riassemblamento o verso lo spegnimento graduale. Qualunque sia la sua fine, però, tutto sembra diretto e determinato da un “piano”, da una Mente coordinatrice; e chi sente questo possiede una carta in più rispetto a chi ha “gettato le armi” nel ripostiglio del materialismo fondamentalista.
Ora, stabilito che tutto l’universo non può esistere solo in funzione del granello cosmico che è la Terra e chi ci vive sopra, è chiaro che chi concepisce l’Universo stesso come la “fetta biscottata” su cui si spalma “il burro” della “Località del Tutto” abbraccia in sé una visione molto più plausibile alla nostra logica.

Qualcosa, una serie di elementi comuni, di leggi condivise, di genesi analoghe, ecc… rende la Terra “soltanto” uno dei tantissimi pianeti della sua categoria sparsi nel cosmo.
Lo stesso cosmo, lo stesso Universo su ci troviamo, solo uno dei tanti (forse 11) in cui si manifesta il Pensiero divino, mettendosi costantemente alla prova manifestando se stesso.
Potremmo dire, che un universo solo non basta per l’immensa intelligenza di Dio.

Ora, se mi sforzo di individuare i tratti comuni, il filo, che si trasmette di pianeta in pianeta e, direi, di piano in piano, uno dei principali si caratterizza con questo assunto: “nulla si distrugge e tutto continua a vivere rigenerandosi e mutando“.
La vita, col suo bisogno di armonia, anche nella sofferenza e nelle apparenti sciagure, si trasmette di essere in essere, di dimensione in dimensione; noi la possiamo comprendere finché cerchiamo di decifrarne il mistero attraverso ciò che percepiscono i nostri sensi, ma quando questa VITA, che comunque sussiste al disfacimento fisico, non dà più segni di… vita, noi diciamo che qualcosa “è morta”.
Ci sfugge il percorso, ci sfugge la trasformazione. Questo perché, a latere, ci è sfuggito il disegno iniziale della Volontà Emanatrice.
Ma, in fondo, il quesito di base che ponevo in questo articolo è: se riusciamo a formulare, pur con tutti i nostri sforzi intellettivi ragionanti, una qualche sopravvivenza per il nostro soffio vitale, la nostra anima, comunque la si immagini, per noi, esseri del pianeta Terra, cosa pensiamo possa accadere agli abitanti degli altri innumerevoli pianeti o negli altri universi esistenti nel Tutto?
Se c’è una trasformazione, un percorso da seguire, una crescita da fare di manifestazione in manifestazione, sarebbe semplicemente assurdo pensare che “il sig. Rossi” di Gliese non ha il suo aldilà, la sua “strada ulteriore”, che potrebbe anche essere solo un’altra manifestazione di coscienza che rifugge da una materialità che la sua civiltà potrebbe aver ormai superato da secoli.
Il punto chiave è proprio questo, allora: “dobbiamo ritenere l’opzione materiale”, aggregati di base carbonio soggetti alla gravità, l’unica possibilità di manifestazione per una Volontà creatrice…?
Non sarà che, a un certo punto, l’opzione materiale diventa superata e si continua, tutti, a vivere non più su pianeti ma in “dimensioni”?
L’intelligenza ed il pensiero potrebbero manifestarsi sia in organismi non materiali di questo universo che in esseri del tutto intangibili su “altri” universi; universi fatti di luce, vibrazione, comunicazione di essenze e, in generale, amore.
Il nostro discorso, quindi, si è solo spostato di piano ma non ha cambiato sostanza.
Noi possiamo certamente guardare, cercare, scrutare le immensità del nostro universo e sperare di trovarvi la prova che non siamo soli in esso e che altre genti, altri esseri, lo abitano in modo più o meno evoluto nel piano della materia.
Presto la scienza ci porterà a fare i conti con altri universi, dei quali scopriremo l’esistenza, ma di cui non sappiamo ancora nulla.
Il discorso della “sopravvivenza”, cioè della continuazione in ascesa, dovrà per forza cambiare modulo e, quando riusciremo a comprendere anche quello che ci sarà possibile comprendere in quegli universi, il Pensiero si fonderà in un’unica anima pensante che, finalmente, avrà finito di vagare smarrita attraverso le illusioni della manifestazione transitoria.

 

fonte: it.discussioni.misteri, 21 Nov 2013

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  1. Aldilà iperdimensionali | Tanogabo on 02/08/2017 at 06:14

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