Tutti conoscono la storia di Noè e del diluvio, di come Noè fu salvato e di come costruì l’arca e di ciò che avvenne durante e dopo il diluvio.

Dorè – Il diluvio

Ma ciò che dalla sola lettura della Bibbia non appare chiaro sono le cause che spinsero Dio a distruggere l’umanità. Nella Bibbia infatti si dice (Genesi 6,1-6,5):
“Gli uomini frattanto si erano moltiplicati sulla faccia della terra ed erano nate loro delle figlie. I figli di Dio, vedendo che le figlie degli uomini erano belle, si presero per mogli quelle che fra tutte piacquero di più. Allora il Signore disse: <<Il mio spirito non rimarrà per sempre nell’uomo, perché è carne: i suoi giorni sono già contati: 120 anni>>. In quel tempo vi erano i giganti sulla terra e ve ne furono anche dopo che i figli di Dio si erano uniti alle figlie degli uomini, e da queste nacquero loro dei figli. Sono essi quegli eroi famosi fin dai tempi antichi.”

E così il Signore, come dice la Genesi, accortosi che i desideri degli uomini erano rivolti al male, decise di sterminare tutti gli uomini, eccetto Noè e la sua famiglia, poiché apparivano agli occhi del Signore uomini giusti. Fin qui la storia la conosciamo ma, riguardo alle cause del Diluvio, il racconto non è altrettanto chiaro. Infatti, chi sono i figli di Dio? Chi sono i giganti? Molte domande ci si potrebbe fare su questo passo della Bibbia, ma per iniziare a chiarire i nostri dubbi è necessario chiamare in soccorso un altro testo ebraico, apocrifo, che spiega esattamente come e perché il Diluvio fu mandato sulla terra e che cosa lo causò. Il testo in questione è il primo libro di Enoch (o Enoch etiopico, che lo distingue dal secondo libro di Enoch – detto Enoch slavo). Il primo libro di Enoch (databile tra il II e I secolo a.C.) è un insieme di libri (Introduzione, libro dei vigilanti, libro delle parabole – che sostituisce il libro dei giganti, libro dell’astronomia, libro dei sogni, epistola di Enoch, conclusione) di genere apocalittico che si incentrano sul tema della storia degli angeli caduti (detti “i Vigilanti”), da cui si passa alla questione del male, dell’immortalità dell’anima e del tempo.

Rubens – Caduta degli angeli ribelli

Sebbene scritto in epoca ellenistica, il testo si rifà a leggende molto antiche, fino ad allora o tramandate oralmente o attraverso testi a noi non pervenuti. Il libro di Enoch, presente in varie versioni nell’antichità (greco, aramaico, latino, copto e siriaco), ci è pervenuto integralmente solo in aramaico (etiope) poiché nella chiesa etiopica risulta essere un libro canonico dell’Antico testamento. Al contrario fu dichiarato apocrifo dalla Chiesa cattolica dopo essere stato molto diffuso in tutta l’era protocristiana presso molte comunità (considerato come scrittura da Tertulliano e citato da Clemente Alessandrino, Origene, Cipriano, Commodiano, Ippolito, Zosimo in Sincello, Lattanzio e Cassiano). Alcune sue parti (per esempio il Libro delle parabole) hanno influenzato il nuovo testamento.

Tuttavia, dovendo continuare la nostra ricerca, esaminiamo subito la questione degli angeli caduti. Nel primo libro di Enoch, il libro dei Vigilanti inizia dicendo:
“Ed accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, che in quei tempi nacquero, ad essi, ragazze belle di aspetto. E gli angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono e dissero fra loro: << Venite, scegliamoci delle donne fra i figli degli uomini e generiamoci dei figli>> A questo punto il capo degli angeli Semeyaza, non volendo rischiare di addossarsi tutta la colpa del loro peccato, fa giurare agli altri angeli di non abbandonare la loro impresa sul monte Armon, detto così perché su quello i duecento angeli avevano giurato”.

Poi accadde che:

“Si presero, per loro, le mogli ed ognuno se ne scelse una e cominciarono a recarsi da loro. E si unirono con loro ed insegnarono ad esse incantesimi e magie e mostrarono loro il taglio di piante e radici. Ed esse rimasero incinte e generarono giganti la cui statura, per ognuno, era di tremila cubiti. Costoro mangiarono tutto il frutto della fatica degli uomini fino a non poterli, gli uomini, più sostentare. E i giganti si voltarono contro di loro per mangiare gli uomini. E cominciarono a peccare contro gli uccelli, gli animali, i rettili, i pesci e a mangiarsene, fra loro, la loro carne e a berne il sangue. La terra, allora, accusò gli iniqui. E Azazel insegnò agli uomini a far spade, coltello, scudo, corazza da petto e mostrò loro quel che, dopo di loro e in seguito al loro modo di agire sarebbe avvenuto: braccialetti, ornamenti, tingere ed abbellir le ciglia, pietre, più di tutte le pietre preziose e scelte, tutte le tinture e gli mostrò anche il cambiamento del mondo. E vi fu grande scelleratezza e molto fornicare. E caddero nell’errore e tutti i loro modi di vivere si corruppero. Amezarak istruì tutti gli incantatori ed intagliatori di radici. Armaros insegnò la soluzione degli incantesimi. Baraqal istruì gli astrologi. Kobabel insegnò i segni degli astri, Temel insegnò l’astrologia e Asradel insegnò il corso della luna. E, per la perdita degli uomini, gli uomini gridarono e la loro voce giunse in cielo.”

Come abbiamo potuto leggere gli angeli generarono assieme agli uomini i giganti e istruirono un’umanità primitiva che non conosceva assolutamente nulla di tecnologia ed astronomia. Si faccia attenzione al fatto che alcuni angeli erano preposti esclusivamente all’insegnamento dell’astronomia, poiché ci tornerà utile fra non molto.

Riprendendo il discorso, Michele, Gabriele, Suriele e Uriele, sentendo i lamenti della terra e ancor più degli uomini, riferiscono ciò che sta succedendo sulla terra a Dio e questo ordina a Arseyaleyor di andare da Noè e di dirgli di nascondersi e di manifestargli “la fine che verrà poiché la terra, tutta, perirà: un diluvio verrà su tutta la terra e quel che è in essa perirà. Avvisalo che fugga e resti, il suo seme, per tutta la terra.”

Il Signore ordina a Raffaele di catturare Azazel, legarlo e gettarlo “nella tenebra“. Anche gli altri angeli vigilanti saranno puniti dal Signore, ma ecco ciò che c’interessa di più: (a parlare è Dio che si rivolge a Raffaele)
“Non tutti i figli dell’uomo periranno a causa del segreto di tutto quel che gli angeli vigilanti hanno distrutto e insegnato ai loro figli. E tutta la terra si è corrotta per aver appreso le opere di Azazel ed ascrivi a lui tutto il peccato”

Ecco spiegata la causa del diluvio: gli uomini avevano saputo cose che non avrebbero dovuto sapere. Effettivamente Azazel, che diventa il più grande colpevole assieme a Semeyaza, viene accusato di aver “insegnato tutte le depravazioni sulla terra e di aver reso manifesti i segreti del mondo che si compiono nei cieli”.

Gustave Doré – La Colomba mandata avanti dall’arca

Noi non sappiamo, oltre a ciò che è stato citato nel primo libro di Enoch, che cosa, di così importante sia stato rivelato agli uomini, da far scatenare un diluvio per distruggere l’umanità. Di certo fu salvato Noè perché era rimasto puro come Dio avrebbe voluto che fosse rimasta l’umanità. Tuttavia c’è un fatto veramente interessante che vale la pena di ricordare. Tra i manoscritti di Qumran è stato ritrovato un testo chiamato “Apocrifo della Genesi”. In questo testo (frammentario) si dice “Ecco, pensai allora in cuor mio, che la concezione viene dai vigilanti e dal seme dei santi, e che questo bambino assomiglierà forse ai giganti. E a causa di questo bambino cambiò, in me, il mio cuore. Allora, io Lamec, inquieto, mi precipitai verso Bit-Enosh, mia moglie, e le dissi…“. Lamec chiede alla moglie se suo figlio fosse proprio suo, oppure di un vigilante. La moglie risponde di non averlo mai tradito, ma Lamec, per accertarsene chiede a suo padre Matusalemme, di interrogare Enoch, riguardo il fatto. Il resto della storia è frammentario ma pare che Enoch rassicuri Lamec della paternità del figlio. Il figlio in questione è Noè. Noè sarebbe stato simile ai giganti e avrebbe destato la preoccupazione del padre. Infatti, nel testo, Enoch sembra rassicurare Lamec, ma le caratteristiche di gigante in Noè sembrano essere così evidenti da terrorizzare il padre. Enoch, per quanto si possa capire dai frammenti, non ha visto di persona Noè, poiché Enoch si trovava “all’estremità della terra di Parwaim”.

Questo, riassumendo, è ciò che accadde all’epoca di poco precedente al diluvio.

Oltre a questo mito ebraico, ho potuto constatare che leggende su giganti o esseri superiori sono presenti anche in altre mitologie antiche. Così ho ritenuto importante presentare la versione parallela greca, in quanto, avevo ipotizzato che esistesse in tempi remoti una sorta di versione principe del mito sui giganti che si fosse diffusa in varie direzioni, tra cui appunto la Grecia. La Grecia presenta la versione più famosa e più conosciuta che qui in breve ripropongo.

Gustave Doré – Dante Alighieri, Inferno – Titani e giganti, tra cui Efialte a sinistra

I giganti erano figli della Terra (Gaia), nati dal sangue che colava dalla ferita di Urano. Questi sono stati generati dalla Terra per vendicare i Titani che erano stati rinchiusi nel Tartaro da Zeus.
Nati nella penisola di Pallene, in Tracia, a Flegra, minacciarono il cielo con alberi infuocati e rocce enormi. Allora gli Olimpici si prepararono al combattimento. Siccome i giganti dovevano essere uccisi contemporaneamente da un dio e da un mortale, spesso Ercole interveniva nella lotta assieme a Zeus. Vari miti sono stati costruiti sulla Gigantomachia, come le storie su Porfirione, Encelado ecc…

Come nella leggenda ebraica, c’è una sorta di lotta tra le varie divinità che cercano di acquistare il sommo potere divino. È ancora un’epoca in cui le varie divinità, più o meno importanti, non sono ancora organizzate gerarchicamente, ma lottano per la loro indipendenza e si ribellano all’autorità.

Fin qui i miti, ma cosa c’è dietro a tutto questo?
Come ho spesso detto nei miei articoli, il mito può essere interpretato in modi differenti. In questo caso prendiamo in esame ciò che ci può essere di storicamente vero dietro a queste leggende. Il mito ebraico parla dei tempi precedenti al diluvio e quindi, identificando il diluvio universale con la fine dell’ultima glaciazione, parliamo di un periodo anteriore all’XI millennio, ovvero, prima del 10.000 avanti Cristo.
Gli “angeli caduti” sembrano i depositari di una grande scienza, soprattutto l’astronomia, e potrebbero essere identificati, visto il periodo storico, con gli atlantidei del periodo precedente alla catastrofe finale. Tuttavia degli atlantidei “disubbidienti a qualcuno” che avevano incivilito (forse avevano rivelato dei segreti fondamentali) popolazioni primitive o comunque arretrate. Di certo questi atlantidei furono scoperti e catturati. Era un periodo in cui stavano avvenendo dei cambiamenti a livello planetario. Infatti, leggiamo nel primo libro di Enoch: “in quei giorni, Noè vide che la terra si era inclinata e che era vicina alla distruzione”.

Forse in un periodo di catastrofi e calamità naturali, alcuni atlantidei si stabilirono in zone in cui la civiltà non era ancora arrivata e fondarono alcune colonie. O forse, gli atlantidei fuggivano per motivi di natura politica e sociale? Probabilmente queste colonie non volevano sottostare alla madrepatria e caddero in conflitto con essa. Tuttavia le popolazioni primitive, venute a contatto con una civiltà tecnologicamente più avanzata di loro, ne assimilarono i costumi e anche le conoscenze e arrivarono al punto di fondersi con i coloni atlantidei.

Qualunque sia stata la causa della fondazione delle colonie o dei motivi che spinsero gli atlantidei a fuggire dalla madre patria, comunque con questa ricerca abbiamo così visto uno dei pochi frammenti di storia anteriore alla fine di Atlantide, uno spaccato di storia che è come un tassello di un gigantesco puzzle, i cui bordi, a stento, riusciamo a vedere e le cui tessere, sono celate dal tempo.

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Testo di Axel Famiglini, fonte: facebook.comrosacroceoggi.org

immagini e links a cura di tanogabo.it

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