Le grandi pietre erette che ancora oggi punteggiano il paesaggio europeo rappresentano una delle più affascinanti testimonianze delle comunità preistoriche. Menhir, dolmen e specchie raccontano un mondo in cui il rapporto tra uomo, natura, cielo e sacralità era profondo e indissolubile. Nel Salento, terra ricca di testimonianze megalitiche, questi monumenti conservano ancora il fascino di un passato remoto che continua a interrogare il presente.
I Menhir: pietre che dialogano con il sole
I menhir sono tra le più antiche espressioni monumentali realizzate dall’uomo. Si tratta di grandi monoliti infissi verticalmente nel terreno, spesso orientati secondo precisi riferimenti astronomici. La loro presenza è generalmente associata a culti solari, riti propiziatori e pratiche legate alla fertilità della terra.
Il termine “menhir”, derivato dall’antica lingua bretone, significa “pietra lunga”. Nel Salento venne tradotto e divulgato come “pietra fitta” dallo scienziato salentino Cosimo De Giorgi, tra i primi studiosi a valorizzare questo straordinario patrimonio archeologico.
Se la località francese di Carnac è celebre nel mondo per le sue vaste distese di menhir, anche il Salento custodisce una delle più importanti concentrazioni di questi monumenti. Centri come Zollino, spesso definita “città della storia”, e Giurdignano, noto come il “giardino megalitico d’Europa”, conservano esempi di grande interesse. A Martano si trova inoltre il Menhir San Totaro, che con i suoi 5,20 metri è considerato il più alto d’Italia.
Nel corso dei secoli i menhir hanno continuato a svolgere un ruolo significativo nel territorio. Da antichi luoghi di culto divennero punti di riferimento per la viabilità e per le centuriazioni romane; successivamente furono cristianizzati attraverso l’incisione o l’apposizione di croci, segno della continuità simbolica attribuita a questi monumenti.
Alcune immagini degli allineamenti megalitici di Carnac
(cliccare sulle immagini per ingrandirle)
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
I Dolmen: la memoria della comunità
Accanto ai menhir, i dolmen rappresentano una delle forme più suggestive dell’architettura megalitica. Costituiti da grandi pietre verticali, dette ortostati, che sostengono una lastra monolitica di copertura, essi erano utilizzati come tombe collettive destinate ad accogliere più individui.
Anche il termine “dolmen” proviene dall’antica lingua bretone e significa “tavola di pietra”. Le sepolture custodivano generalmente i defunti deposti in posizione fetale, richiamando simbolicamente il ciclo della nascita e della rigenerazione.
I dolmen del Salento si distinguono per l’assenza del dromos, il corridoio di accesso presente in altre tipologie funerarie, e vengono generalmente datati tra il VI e il V millennio a.C. Essi rappresentano una delle prime manifestazioni architettoniche legate al culto dei morti e alla ricerca di un rapporto con una dimensione ultraterrena, espressione di una crescente consapevolezza spirituale dell’essere umano.
Monumenti analoghi sono presenti in diverse aree del mondo, da Stonehenge in Inghilterra fino alla regione di Amapá, nell’estremo nord del Brasile. Nel Salento importanti testimonianze si trovano nei territori di Maglie, Melendugno e Minervino di Lecce, mentre in Puglia altri esempi significativi sono documentati a Statte e Fasano.
Le Specchie: sentinelle di pietra del territorio
Tra le testimonianze più caratteristiche della preistoria salentina vi sono le specchie, grandi accumuli artificiali di pietre costruiti sulle alture delle Serre Salentine. Realizzate mediante la sovrapposizione di elementi lapidei di dimensioni simili, esse svolgevano principalmente funzioni di osservazione e controllo del territorio.
Per le comunità neolitiche le specchie costituivano veri e propri punti strategici da cui monitorare il paesaggio, orientarsi e comunicare visivamente attraverso segnali diurni e notturni. Tuttavia, la loro funzione non era esclusivamente pratica. Numerosi studiosi ritengono che esse fossero anche luoghi connessi a rituali solari e cerimonie collettive, soprattutto quando presentano strutture o elementi di forma circolare.
Nella tradizione culturale del territorio sopravvive il suggestivo riferimento allo “sciamano piumato” di Otranto, figura simbolica legata ai riti celebrativi della nascita del sole, che avrebbero trovato proprio nelle specchie uno scenario privilegiato.
Oggi circa quaranta specchie risultano ancora in buono stato di conservazione. Tra le più significative si segnalano quelle presenti nei territori di Manduria, Francavilla Fontana, Zollino, Martano, Ruffano, Taurisano e Presicce.
L’evoluzione di queste strutture portò alla formazione delle cosiddette specchie dolmeniche, testimonianza di una civiltà megalitica complessa e articolata che, nel territorio salentino, costituì uno dei fondamenti culturali su cui si sviluppò in seguito la straordinaria civiltà messapica.
,
.
ritorna all’indice: Preistoria
.









