Astronauti nella preistoria? Un viaggio tra miti, leggende e misteri

Ogni anno, nel cuore della foresta amazzonica, la tribù dei Kayapo celebra una figura enigmatica chiamata Bep-Kororoti, il cui nome viene tradotto come “colui che viene dal cosmo”. Secondo una tradizione tramandata oralmente da generazioni, questo misterioso visitatore sarebbe giunto sulla Terra in tempi remoti, lasciando un ricordo così profondo da trasformarsi in una leggenda ancora viva.

Un antico racconto della tribù descrive Bep-Kororoti come un essere dotato di poteri straordinari:
«Il guerriero dal cosmo sembrava provare piacere nel vedere la fragilità di queste persone. Nell’intento di voler dare loro una dimostrazione del suo potere, alzò l’arma di tuono e, indicando prima un albero e poi una roccia, distrusse entrambi. Tutti compresero che Bep-Kororoti voleva dimostrare di non essere venuto per fare la guerra

Storie come questa alimentano da decenni una delle ipotesi più affascinanti e controverse della cultura contemporanea: quella degli antichi astronauti, secondo cui visitatori extraterrestri avrebbero raggiunto la Terra in epoche remote, influenzando lo sviluppo delle civiltà umane e venendo successivamente venerati come divinità.
La storia dell’umanità, così come viene generalmente ricostruita dagli archeologi, descrive un percorso evolutivo che conduce dagli strumenti in pietra alle moderne tecnologie. Tuttavia, alcuni ricercatori e appassionati ritengono che miti, leggende e monumenti del passato contengano tracce di eventi che non sarebbero facilmente spiegabili con le conoscenze tradizionali.
Per comprendere l’origine di queste teorie è necessario soffermarsi su un fenomeno antropologico ben documentato: il cosiddetto “Culto del Cargo”.

Il Culto del Cargo e il mistero di John Frum

Mappa di Vanuatu – Wikipedia – User: M.Minderhoud, opera propria rilasciata nel pubblico dominio

Nel maggio del 1941, gli abitanti dell’isola di Tanna, nell’arcipelago di Vanuatu, assistettero all’arrivo di uomini provenienti da un mondo completamente diverso dal loro. Erano soldati americani impegnati nelle operazioni militari del Pacifico durante la Seconda guerra mondiale.

Per popolazioni che vivevano ancora secondo tradizioni ancestrali, gli aeroplani, le radio, i medicinali e le enormi quantità di beni materiali trasportati dagli occidentali apparivano come manifestazioni di poteri sovrumani. Da quell’incontro nacque uno dei più celebri Culti del Cargo.

Al centro della venerazione si trova la figura di John Frum, un personaggio la cui identità rimane incerta. Secondo molti studiosi il nome deriverebbe dall’espressione inglese “John from America”, cioè “John proveniente dall’America”. Nel corso del tempo, però, la figura del soldato si è trasformata in una sorta di messia destinato a ritornare.

Una croce cerimoniale del culto cargo di John Frum, isola di Tanna, Nuove Ebridi (oggi Vanuatu), 1967- Wikipedia – User: Tim Ross, opera propria rilasciata con licenza CC BY 3.0

Ancora oggi gli abitanti di Tanna celebrano ogni anno il “Giorno di John Frum”, durante il quale sfilate, cerimonie e rituali ricordano l’arrivo del misterioso benefattore.

Questo fenomeno dimostra come una tecnologia molto avanzata rispetto alle conoscenze di una popolazione possa essere interpretata in termini religiosi. Proprio da questa osservazione nasce una domanda che ha affascinato numerosi autori: se oggi un popolo isolato può scambiare uomini tecnologicamente avanzati per esseri divini, potrebbe essere accaduto qualcosa di simile anche in un passato remoto?

Bep-Kororoti, il visitatore venuto dal cielo

Tra i casi più discussi dagli studiosi delle teorie paleoastronautiche vi è quello dei Kayapo dell’Amazzonia.

Territorio Indigeno Kayapó – Wikipedia – User: Felipe Werneck/Ibama , opera propria rilasciata con licenza CC BY-SA 2.0

Ogni anno la tribù celebra l’arrivo di Bep-Kororoti indossando particolari costumi di vimini intrecciato che, agli occhi di molti osservatori moderni, ricordano una tuta spaziale completa di casco.

Secondo la tradizione orale, il misterioso visitatore giunse dalla regione montuosa di Pukato-Ti. Inizialmente accolto con timore, venne progressivamente venerato per la sua saggezza, per la sua straordinaria intelligenza e per le conoscenze che avrebbe trasmesso agli antenati della tribù.

I racconti lo descrivono come un individuo dalla pelle chiara e dotato di strumenti capaci di produrre effetti impressionanti. Alcune versioni della leggenda narrano che fosse in grado di abbattere animali e distruggere oggetti semplicemente utilizzando una misteriosa “arma di tuono”.

La parte più suggestiva del racconto riguarda però la sua partenza. Secondo la tradizione, Bep-Kororoti avrebbe lasciato la Terra salendo verso il cielo tra fuoco, fumo e fragorosi boati. L’esplosione sarebbe stata talmente potente da devastare la vegetazione circostante e provocare una lunga carestia.

Negli anni Cinquanta l’etnologo brasiliano João Américo Peret raccolse diverse testimonianze presso gli anziani della tribù, confermando l’esistenza di una tradizione molto antica legata a questa figura.

Per i sostenitori dell’ipotesi extraterrestre, la descrizione della partenza di Bep-Kororoti richiama sorprendentemente il decollo di un moderno veicolo spaziale. Gli studiosi più prudenti, invece, ritengono che tali racconti possano essere interpretati come elaborazioni mitologiche nate per spiegare fenomeni naturali o eventi eccezionali.

Qualunque sia la spiegazione corretta, il mito continua a rappresentare uno degli esempi più affascinanti di incontro tra tradizione orale e immaginazione cosmica.
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I Dogon e il mistero delle stelle di Sirio

Un altro caso spesso citato nelle discussioni sugli antichi astronauti riguarda i Dogon, popolazione che vive nell’attuale Mali, nell’Africa occidentale.

Mappa del Mali e del Dogon – Wikipedia – User: Martijn.Munneke, opera propria rilasciata con licenza CC BY 2.0

La loro fama nasce dagli studi dell’antropologo francese Marcel Griaule che, dopo molti anni trascorsi tra i Dogon, raccolse una serie di tradizioni relative ai Nommo, esseri mitologici associati all’acqua e descritti come creature metà umane e metà acquatiche.

Secondo alcune interpretazioni delle ricerche di Griaule, i sacerdoti Dogon possedevano conoscenze astronomiche sorprendentemente avanzate. Tra queste figurerebbero informazioni riguardanti il sistema di Sirio, una delle stelle più luminose del cielo notturno.

Per decenni questo elemento è stato considerato uno dei principali argomenti a favore dell’ipotesi paleoastronautica. Tuttavia, numerosi studiosi hanno successivamente osservato che molte delle informazioni attribuite ai Dogon potrebbero essere il risultato di influenze culturali più recenti o di interpretazioni controverse dei dati raccolti sul campo.

Il dibattito rimane aperto e continua a suscitare interesse sia tra gli antropologi sia tra gli appassionati di misteri archeologici.

Tra scienza e immaginazione

Le storie di John Frum, Bep-Kororoti e dei Dogon appartengono a contesti culturali molto diversi tra loro, ma condividono un elemento comune: il tentativo umano di interpretare ciò che appare straordinario.

Per la comunità scientifica non esistono, allo stato attuale, prove concrete dell’arrivo di visitatori extraterrestri nella preistoria. Le testimonianze archeologiche e storiche disponibili vengono generalmente spiegate attraverso processi culturali, religiosi e sociali ben documentati.
Eppure il fascino di queste narrazioni continua a esercitare una forte attrazione sull’immaginario collettivo. Forse perché, al di là della loro veridicità, esse toccano una delle domande più antiche che l’uomo abbia mai formulato osservando il cielo stellato: siamo davvero soli nell’universo?

Finché non emergeranno prove definitive, il mistero degli antichi astronauti continuerà a muoversi sul confine sottile che separa la ricerca storica dalla leggenda, la scienza dall’immaginazione.

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