Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Averroè: filosofo, medico e giurista arabo

Averroè

(Abu al-Walid Muhammad ibn Muhammad ibn Rusd)

averroe_statuaNato nel 1126 e morto nel 1198, Averroè fu una figura di primo piano nel quadro della speculazione filosofica medioevale, la cui influenza fu rimarcabile su numerosi e insigni pensatori, tra cui, ad esempio, lo stesso Doctor Angelicus, il princeps fra i teologi, San Tommaso d’Aquino (1225-1274).

Averroè, nato da famiglia musulmana nella regione spagnola dominata dagli Arabi di stirpe almohade, unì, al contributo in ambito filosofico, una rilevante vastità di interessi: dalla medicina, arte che esercitò in prima persona, agli studi giuridici, dalla teologia all’astronomia, dall’indagine cosmologica allo studio delle forze che presiedono i fenomeni fisici e meccanici.

Come molti altri uomini di scienza, tra i quali lo stesso medico e filosofo Avicenna (980-1037) del cui Liber canonis medicinae fu commentatore, Averroè si confrontò con il pensiero di Aristotele, diventandone il commentatore e il traduttore per antonomasia. Tale interesse per la produzione filosofica aristotelica derivava ad Averroè, tra l’altro, anche dall’intento di rispondere al trattato Tahafut al-Falasifa del pensatore Al-Ghazali (1058-1111), il quale aveva intrapreso una forte contestazione della tradizione filosofica facente capo al pensiero dello Stagirita. 
Ad Al-Ghazali Averroè rispose mediante lo studio e la traduzione puntuale delle opere di Aristotele, anche allo scopo di garantirne l’interpretazione più corretta, libera da equivoci interpretativi su cui avrebbero potuto innestarsi sterili polemiche.

AverroesAndPorphyry«Quattro principi fondamentali devono soprattutto valere per quanto riguarda Dio: fede, verità, amore, speranza. Bisogna infatti credere, perché l’unica salvezza è la conversione verso Dio: chi ha creduto deve quanto più è possibile impegnarsi a conoscere la verità su di lui; chi l’ha conosciuto amare colui che è stato conosciuto; chi l’ha amato, nutrire di buone speranze l’anima tutta la vita. »  (Porfirio, Lettera a Marcella, 24)

Averroè, da grande ammiratore e commentatore di Aristotele, è convinto che il pensiero aristotelico affermi in forma scientifica le stesse verità esposte nel Corano. Perciò sostiene, contro la posizione dei tradizionalisti religiosi come Al-Ghazali, l’estremo valore della filosofia e della scienza. Secondo Averroè il Corano contiene la religione perfetta, guida dell’umanità. Mentre però la gente comune deve attenersi al suo senso letterale, gli intellettuali possono decifrarne i simboli poetici, seguendone le “suggestioni”. Vi sono quindi diversi mezzi per raggiungere la verità, che pure è una sola.

Averroe_RaffaelloInfluenzato dall’islamismo, da Aristotele e da Plotino, Averroè concepisce tutto ciò che esiste secondo un rigoroso ordine gerarchico, al cui vertice è posto Dio. Dio però non crea il mondo: il mondo, il suo movimento e la materia sono infatti eterni.
L’ordine della realtà si rispecchia nelle scienze, organizzate in un insieme armonico. L’ordine della scienza è generato nella luce di un’intelligenza originaria ed eterna, quella che Aristotele indicava come intelletto agente. All’azione di tale intelletto agente risponde nell’uomo un intelletto possibile, inteso come la capacità di trascendere la conoscenza sensibile per giungere all’universalità della scienza.
La fecondità del pensiero averroista intese basarsi sull’affermazione di fondo per cui tra argomentare filosofico e credo religioso non esiste vera contraddizione, in quanto entrambi consentono, secondo le rispettive caratteristiche, la comprensione del vero in base al dettato proprio della religione coranica. Averroè, in semplici parole, non sconfessa la religione per schierarsi, in modo unilaterale ed esclusivo, a favore della razionalità ma, al contrario, ne afferma la reciproca ragion d’essere.

Un altro punto rilevante su cui Averroè offrì il proprio originale contributo fu il problema gnoseologico relativo alla distinzione tra Intelletto possibile e Intelletto agente, per non dimenticare le questioni riguardanti la costituzione di tutto ciò che esiste a livello cosmico. 
L’intelletto speculativo o acquisito, che nasce dall’attualizzazione dell’intelletto potenziale o materiale, è così almeno per un verso corruttibile: Averroè conclude che conseguentemente non v’è immortalità individuale per l’uomo, perché, sebbene l’intelletto attivo e quello materiale siano per sé eterni, la nostra partecipazione a essi è condizionata dalle immagini sensibili attraverso le quali avviene per noi l’attualizzazione dell’intelletto.
L’intelletto attivo è l’oggetto di conoscenza più alto da noi raggiungibile. Alcuni uomini possono superare il limite della natura, degli oggetti materiali a noi esterni e cogliere l’intelletto agente stesso. Poiché questo è l’ultima delle Intelligenze celesti e a sua volta conosce l’Intelligenza a lui superiore, in una catena che di Intelligenza in Intelligenza risale sino a Dio, l’ultimo termine della scienza è la semplice conoscenza intuitiva di Dio stesso.

Ma il nome di Averroè si lega inscindibilmente anche alla compilazione di un celebre trattato di scienza medica (il Kulliyyāt o Colliget) che, con le sue intuizioni precorritrici, ne fecero un testo di autorevole riferimento per molti secoli.

da ricerche sul web

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