Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Botticino: il marmo per la “Dea Roma”

Oggi desidero sottoporvi un interessante articolo che ci fa trasformare il “freddo marmo” in un caldo portatore di “calore patrio”. Per far ciò mi avvalgo della penna di  Gaetano Barbella che ci parla della F.LLI LOMBARDI MARMI, una rinomata ditta bresciana.

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 Il trasporto del masso di Botticino

Non c’è un vero buon carro nella storia del genere umano, che in qualche modo non sia stato legato a difficili prove da superare. Mi viene in mente quello dell’Orsa Maggiore, la costellazione in prossimità del Polo Nord galattico, che la mitologia accosta all’infelice Callisto. Un’indicazione assai significativa, considerato che i navigatori da questa risalgono alla stella polare, indispensabile per ben procedere. Mi domando perplesso se dovettero essere questi stessi presupposti per concepire una ideale “Italia Polare” all’indomani dell’inizio Novecento. E dove individuare il carro che fu necessario per simile impresa. Nei fatti pratici – secondo una mia visione – ci fu l’ideale carro, quello che servì per il trasporto del marmo per la statua della «Dea Roma» da porre al centro del monumento del Milite Ignoto sul Campidoglio e tanti altri carri che lo seguirono per far erigere questo monumento. Fu scelto il marmo di Botticino poco distante da Brescia che, nella foto seguente, si vede disposto su un carro ferroviario in attesa della partenza per Roma.

Foto 1:Trasporto del «Masso di Botticino» di oltre 35 mc per la «Dea Roma» destinata alla tomba del Milite Ignoto, monumento a Vittorio Emanuele II, Roma

Foto 1:Trasporto del «Masso di Botticino» di oltre 35 mc per la «Dea Roma» destinata alla tomba
del Milite Ignoto, monumento a Vittorio Emanuele II, Roma

Ma la storia di questa pietra, ancorché era ancora salda al monte della cava di estrazione, inizia il 25 marzo1903. Questo fu il giorno in cui la Ditta Davide Lombardi di Rezzato, non tanto distante da Botticino, otteneva la commessa per la fornitura del marmo necessario alla realizzazione della Tomba del Milite Ignoto a Roma(foto 2 e 3).

Foto 2: Roma. Tomba del Milite Ignoto, monumento a Vittorio Emanuele II

Foto 2: Roma. Tomba del Milite Ignoto, monumento a Vittorio Emanuele II

Foto 3: Dettaglio del Sacrario romano. La Dea Roma

Foto 3: Dettaglio del Sacrario romano. La Dea Roma

Per questo grandioso monumento, progettato dall’architetto Giuseppe Saccone, la ditta rezzatese si impegnò a fornire circa 11000 m3 di marmo di Botticino e di Mazzano, altra località poco distante.

Il monumento, dedicato al Re Vittorio Emanuele II, fu felicemente completato e a tutt’oggi è ciò che conta per gli italiani quale sacrario di superni valori patri, eretto proprio là sul colle del Campidoglio ove iniziò la storia di Roma leggendaria.
Riguardando il carro della foto, si è pervasi da un solenne e misterioso rituale.

Pare una sorta di vascello su cui è stato delicatamente adagiata una principessa dormiente, adombrata fra veli discreti. Ed è prossima la partenza, ma il luogo di destinazione non sembra appartenere al presente: un presagire di un mondo nuovo, non privo di sensazioni funeste. Mi sovviene l’irreale approdo ad Itaca di Ulisse mercé il provvido aiuto dei Feaci:

«(…) balzar tosto a terra
i rematori; e poi sùbito Ulisse,
così com’era, in alto sonno avviluppato,
tolsero dalla nave e chetamente
il posar su l’arena. (…)»

(Odissea XIII, 135 139)

E poi il mio pensiero mi porta a considerare il lato del mistero che avvolge l’idea della pietra “lavorata dai costruttori”, assai somigliante a quella della «Dea Roma» come emblema di profondi valori. Si capisce che alludo alla leggendaria “pietra filosofale” degli alchimisti e anche “pietra d’angolo” di evangelica memoria. Pietra che viene chiamata in tanti altri modi e che si lega al destino delle opere, scultoree nel caso delle pietre della terra bresciana di Botticino e dintorni, come significativa metafora storica legata alle vicende dell’Italia. A questo punto mi domando perplesso: cosa potrei io, modestissimo cantore di italiche cose bresciane suggellate nella pietra, aggiungere per fissarne la luminosità e così dar rilievo alle patriottiche supposizioni potenziali emergenti dal trasporto del masso di Botticino e di tutta la sua corte di innumerevoli pietre che lo seguirono alla volta di Roma?

Del mio presente non ravviso nulla in modo personale che sia degno di tanto onore. Tuttavia, nel passato decennio, guarda caso, di significativo dopo alterne vicissitudini di forzata inattività lavorativa, come naufrago sono approdato alla Ditta Fratelli Lombardi Marmi in dissesto, di Rezzato. Per quasi quattro anni, fino al trasferimento dell’azienda ad altro imprenditore, avvenuta all’inizio del 1993, sono stato il direttore tecnico, l’ultimo, che il destino ha deciso di porre per il tempo necessario onde mettere in salvo ciò che di preziosità “intima” vi era riposta perché non ne andasse perduta la memoriaForse è così che doveva essere suggellata la fiamma insita nel Carro del Masso di Botticino per la Dea Roma.

Lo so, il mio è un parlare inconsueto che oggi non trova appigli, ma non credo che sia così raro sentire da altri, cose del genere. 

Foto 4: Uno dei trascorsi aspetti della cava di Botticino.

Foto 4: Uno dei trascorsi aspetti della cava di Botticino.

Sta di fatto che la ditta Fratelli Lombardi, da diversi anni esclusa dalla scenario imprenditoriale, sussistendo solo le sue cave in mano, però, di estraneo altro imprenditore, sia da comprendersi anch’essa come “milite ignoto” fra i tanti del Sacrario romano. Chissà proprio in seno alla statua della Dea Roma.
Mi sono chiesto, cosa potrei io, aggiungere per fissarne la luminosità?

Sì, una cosa posso fare ed è quella di raccontare la storia della Ditta Fratelli Lombardi che mi ha visto come ultimo nocchiero, per certi versi dell’oblio.

Foto 5: Visione dall'alto del vecchio stabilimento di Rezzato

Foto 5: Visione dall’alto del vecchio stabilimento di Rezzato

La Ditta Fr.lli Lombardi è stata tra le più antiche del mondo nel campo della escavazione e della lavorazione dei marmi. Nata nella prima metá dell’Ottocento dalla valentia di due grandi scultori, i fratelli Giovita e Giovan Battista Lombardi, ha via via allargato la propria attività, grazie soprattutto alla lungimirante iniziativa di due intraprendenti personaggi della famiglia, il cav. Davide ed il comm. Carlo. Ed è a questi ultimi che si deve l’espansione della Ditta da una struttura prevalentemente scultorea ad una fisionomia industriale di risonanza internazionale.

Attraverso il tempo la lavorazione del marmo, pur valendosi di sempre più avanzate tecnologie, ha dovuto tener conto di fattori che ne costituiscono nello stesso tempo la difficoltà ed il fascino. 

Da un lato ogni materiale ha le sue qualità, le sue doti di adattabilità ed i suoi limiti di impiego; di più, ogni blocco ha le sue caratteristiche di saldezza, colore e misura, che ne determinano per così dire il destino. Dall’altro lato, l’impiego del marmo è sempre stato richiesto per opere, applicazioni, usi, che pur rappresentando la solidità stessa, devono piegarsi alle forme ed alle cromie che la fantasia dell’uomo intende esprimere nel costruire. È logico quindi che maestria personale e fantasia di forme e colori siano sempre state richieste a chi doveva provvedere alla produzione e alla lavorazione dei marmi. Per questo le aziende marmifere sono state quasi sempre legate a presenze personali.

Foto 6: Monte Carlo. Museo Oceanografico. Atrio e gruppi “Progresso” e “Verità”.

Foto 6: Monte Carlo. Museo Oceanografico. Atrio e gruppi “Progresso” e “Verità”.

La Ditta F.lli Lombardi ne fu un tipico esempio: attingendo alla tradizione familiare ed avvalendosi della maestria dei propri collaboratori, ha fatto conoscere in tutto il mondo il fascino del Botticino Classico in straordinarie realizzazioni. Tra la fine del 1800 e la prima parte del 1900 la Ditta F.lli Lombardi ha eseguito lavori di notevolissima importanza per mole e qualità, tra i quali fanno spicco il monumento a Vittorio Emanuele II (Altare della Patria) in Roma, che ho mostrato all’inizio, quale emblema di prestigioso valore patriottico. E poi fa seguito, un considerevole numero di opere, il Museo Oceanografico di Monaco Principato (foto 6 e 7), il Municipio di Vienna, il Palazzo di Giustizia in Roma (foto 8), il monumento al Gen. Miguel Gomez all’Avana, lavori che hanno comportato via via l’impiego di decine di migliaia di metri cubi di materiale. Altri notevoli lavori emergono dal «curriculum» operativo della Ditta: l’Ospedale Maggiore Niguarda, il Palazzo di Giustizia di Milano, la sistemazione della Piazza Vittoria in Brescia, il lavoro per la sede dell’OMS di Ginevra, altri importanti Palazzi in Ginevra, il Palazzo del Sultano in Jeddah Arabia Saudita (foto 9), il Goldhill Square di Singapore (foto 10) e numerose ulteriori realizzazioni.

Foto7: Trasporto in stazione delle colonne destinate al Museo Oceanografico di Monte Carlo.

Foto7: Trasporto in stazione delle colonne destinate al Museo Oceanografico di Monte Carlo.

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Una foto d’archivio

Cerimonia nel Cantiere Fratelli Lombardi di Rezzato per la conclusione dell’opera scultorea della statua di S.S. Pio XI. Fu eseguita in marmo di Botticino su modello dello scultore Castiglioni di Milano. La statua si trova nel Seminario di Venegono (Milano).

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Un ultimo sguardo voltandomi

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Fr.Lombardi13Ho iniziato questo scritto da un carro astronomico, l’Orsa Maggiore, ed ora che questo scritto volge a conclusione, mi sovviene quel giorno in cui varcai la soglia per l’ultima volta dello stabilimento della ex F.lli Lombardi S.p.A., nel 1993.

Un altro carro era lì davanti a me, proprio di fronte all’uscita, in un locale malandato come si vede dalla foto a sinistra; l’altra foto è l’uscita dello stabilimento.

È stato l’ultimo locomotore a batteria poi abbandonato e sostituito dagli autocarri.

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