Grazie a una foto amatoriale torna alla ribalta la tesi di altri reperti che sarebbero stati ritrovati assieme alle statue durante il recupero  Nella mano sinistra del “Giovane” s’intravede qualcosa: forse uno dei pezzi poi scomparsi?
 

Reggio Calabria – Museo nazionale bronzi di Riace

Ritorna ancora alla ribalta – come periodicamente accade da anni – la vicenda del ritrovamento dei Bronzi di Riace, le bellissime statue conservate nel Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria. Una fotografia, scattata il giorno del recupero delle statue, dimostrerebbe, secondo il ricercatore vibonese Giuseppe Braghò, l’esistenza di uno scudo, che però non è stato mai trovato.

La fotografia amatoriale è stata esposta nel corso di una mostra svoltasi quest’estate a Riace ed organizzata dalla Pro Loco. Nel visionare le foto Braghò, autore di una ricerca e di un libro in cui si sostiene il furto di uno scudo e di una lancia appartenuti ai Bronzi, ha notato che dalla mano della statua cosiddetta “Giovane” c’era un maniglione dello scudo che non è stato mai trovato.
«Dalle foto – sostiene Braghò – si vede un oggetto che fuoriesce dalla mano sinistra del bronzo. È facilmente intuibile che si tratta del maniglione dello scudo appartenuto alla statua e che non è stato mai ritrovato. Dopo aver visto le foto della Pro Loco di Riace, scattate al momento del recupero delle statue, mi sono recato al Museo di Reggio Calabria e tra gli oggetti esposti, trovati con i bronzi, non c’è traccia di quell’oggetto che si vede nella fotografia».
Da diverso tempo Braghò, autore di due libri nei quali si sostiene il furto di oggetti appartenuti ai Bronzi di Riace, sostiene anche che le statue erano tre e non due. A suffragare questa tesi, secondo il ricercatore vibonese, ci sarebbe una relazione fatta al momento del ritrovamento delle statue al largo delle acque di Riace.
«Nella relazione – aggiunge Braghò – si fa riferimento ad un gruppo di statue. Se fossero state solamente due avrebbero sicuramente indicato il numero preciso. E sempre nella stessa relazione vengono descritti i due Bronzi e viene scritto esplicitamente che era presente uno scudo sul braccio sinistro di una delle due statue. A supportare la tesi del furto degli oggetti appartenuti ai bronzi c’è anche la testimonianza di una donna che ho raccolto ed i cui contenuti ho diffuso nel mio ultimo libro».
 
Sulla vicenda del presunto furto di oggetti appartenuti ai Bronzi di Riace è stata avviata anche una indagine dei carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico. L’attività investigativa, nata dalle ricerca di Braghò, non ha portato, almeno per il momento, ad alcun esito.
 

Divinità o eroi, ma misteriosi
A tutt’oggi, fin dal momento del ritrovamento, nel 1972, non c’è concordia tra gli studiosi per quanto riguarda la provenienza, la datazione e, ovviamente, gli artefici dei due bronzi. Nemmeno l’identità dei due soggetti raffigurati è chiara e condivisa: divinità o eroi, ma quali?
Lo studio del materiale e della tecnica che è stata impiegata per forgiare le due statue rivelerebbero talune importanti differenze tra la “statua A” (detta “il giovane”) e la “statua B” (detta “il vecchio”), che potrebbero essere state realizzate da artisti diversi o anche in epoche o in luoghi diversi.
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tratto da: tanogaboblog.it
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