carnevale_01Anche un grande poeta come D’Annunzio è stato ammaliato dal Carnevale, tanto da arrivare a comporre una notissima filastrocca che ci permette di sorridere divertiti di fronte alla golosità del vecchio Carnevale che, incurante di tutto, s’è venduto nel breve spazio di un giorno, ogni bene e ha rinunciato persino al sonno per soddisfare la gola. Il tutto avviluppato in un’atmosfera di gioia, di trasgressione, di abolizione di ogni vincolo e di concessa sospensione del buon senso.

Carnevale vecchio e pazzo

Carnevale vecchio e pazzo
s’è venduto il materasso
per comprare pane, vino,
tarallucci e cotechino.
E mangiando a crepapelle
la montagna di frittelle
gli è cresciuto un gran pancione
che somiglia ad un pallone.
Beve, beve all’improvviso
gli diventa rosso il viso
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia, mangia…
Così muore il Carnevale
e gli fanno il funerale:
dalla polvere era nato
ed in polvere è tornato.

Gabriele D’Annunzio

 

carnevale_02Segue una poesia del famoso scrittore Carlo Goldoni. Sono dei versi semplici che parlano del carnevale come un periodo in cui si può essere quello che si vuole e mi ispirano sentimenti che vanno dalla serena nostalgia alla nostalgica memoria….

La stagion del carnevale

La stagion del Carnevale
tutto il Mondo fa cambiar.
Chi sta bene e chi sta male
Carnevale fa rallegrar.
Chi ha denari se li spende;
chi non ne ha ne vuol trovar;
e s’impegna, e poi si vende,
per andarsi a sollazzar.
Qua la moglie e là il marito,
ognuno va dove gli par;
ognun corre a qualche invito,
chi a giocare e chi a ballar.

Carlo Goldoni

carnevale_03La poesia che segue fa parte della raccolta “Quaderno di quattro anni” del 1977. E’ una delle ultime opere di Eugenio Montale e vi si ritrovano i temi tanto cari al poeta, come la vita, la morte, i ricordi….

Chissà se un giorno butteremo le maschere

Chissà se un giorno butteremo le maschere
che portiamo sul volto senza saperlo.
Per questo è tanto difficile identificare
gli uomini che incontriamo.
Forse fra i tanti, fra i milioni c’è
quello in cui viso e maschera coincidono
e lui solo potrebbe dirci la parola
che attendiamo da sempre. Ma è probabile
che egli stesso non sappia il suo privilegio.

Chi l’ha saputo, se uno ne fu mai,
pagò il suo dono con balbuzie o peggio.
Non valeva la pena di trovarlo. Il suo nome
fu sempre impronunciabile per cause
non solo di fonetica. La scienza
ha ben altro da fare o da non fare.

Eugenio Montale

carnevale_04

Carnevale, tre lavori in tema…
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