
Corneille de Lyon – Catherine de’ Medici – Wikipedia, pubblico dominio
Caterina de’ Medici nacque a Firenze il 13 aprile 1519, figlia di Lorenzo de’ Medici, duca d’Urbino, e di Maddalena de la Tour d’Auvergne.
Rimasta orfana in tenerissima età, fu affidata dapprima a Leone X a Roma e poi riportata a Firenze, dove crebbe tra conventi e corti fino al 1533, quando, appena quattordicenne, fu promessa sposa a Enrico d’Orléans, futuro Enrico II di Francia.

Jacopo Chimenti – Matrimonio per procura di Maria de’ Medici con Enrico VI di Francia, rappresentato da Ferdinando I, granduca di Toscana. – Wikipedia, pubblico dominio
Le nozze si celebrarono a Marsiglia con grande solennità. Al seguito di Caterina giunsero in Francia cuochi, artisti e profumieri italiani, che portarono con sé abitudini e raffinatezze destinate a influenzare profondamente la cultura francese.
Si dice che fu lei a diffondere l’uso dei profumi, per mascherare l’igiene approssimativa della corte, e che, importando essenze da Colonia, contribuì a dare origine alla celebre acqua di Colonia.
Ma l’eredità più duratura fu forse gastronomica: grazie ai suoi cuochi, la tavola francese accolse l’olio d’oliva, le salse, le rigaglie, le crespelle, gli spinaci e i carciofi.
Come scrisse Flammarion, “furono i cuochi italiani giunti in Francia con Caterina de’ Medici a gettare le basi della cucina francese moderna”.
Durante il regno di Enrico II, Caterina restò in ombra, ma dopo la morte del marito (1559) divenne una delle figure più potenti d’Europa. Per trent’anni governò la Francia come regina madre e reggente dei suoi figli, Francesco II, Carlo IX ed Enrico III, in un periodo tormentato da guerre di religione e rivalità con Spagna e Inghilterra.
La sua opera politica, ispirata in parte al realismo di Machiavelli, fu tesa a preservare l’unità del regno e l’autorità della monarchia, in un’epoca in cui una donna, straniera e non di sangue reale, doveva farsi strada in un mondo di uomini e pregiudizi.

Castello di Chenonceau – Image by Laure GREGOIRE from Pixabay
Il castello di Chenonceau, che Caterina strappò alla rivale Diana di Poitiers dopo la morte del re, rimane simbolo di questa sua forza: due giardini, uno di fronte all’altro, sembrano perpetuare la rivalità tra regina e favorita.
Amante dell’arte e dell’architettura, Caterina promosse la costruzione del palazzo delle Tuileries e l’ampliamento del Louvre, e raccolse una biblioteca tra le più importanti della Francia del Cinquecento.
La sua figura, tuttavia, fu presto avvolta da una “leggenda nera”. Accusata di machiavellismo, di crudeltà e persino di avvelenamenti, venne trasformata in simbolo di spietatezza e intrigo.
La strage della notte di San Bartolomeo (1572), nella quale morirono migliaia di ugonotti, ne consolidò l’immagine sinistra, anche se il suo reale coinvolgimento resta dibattuto.

Édouard Debat-Ponsan – Davanti alla porta del Louvre, 1880 (Caterina de ‘Medici osserva i protestanti uccisi all’indomani del massacro di San Bartolomeo) – Wikipedia, pubblico dominio
Solo nel XX secolo gli storici hanno iniziato a restituirle un ritratto più equilibrato, riconoscendo il suo ruolo di mediatrice e il tentativo, spesso isolato, di mantenere la pace in un paese lacerato.
Persino la cultura popolare ha perpetuato il mito oscuro di Caterina, dai romanzi di Dumas e Balzac fino alle guide turistiche che ancora oggi evocano i suoi presunti “veleni”.
Ma la realtà racconta un’altra storia: quella di una donna colta, curiosa, capace di usare l’arte, la cucina e la diplomazia per affermare il proprio potere in un mondo ostile.

Ritratto di Catherine de ‘Medici attribuito a François Clouet – Wikipedia, pubblico dominio
A lei si deve anche una piccola rivoluzione dolce: il suo pasticciere, Popelini, creò nel 1540 la pasta choux, base dei bignè e dei profiteroles.
Catherine de ‘Medici morì a Blois nel 1589, lasciando un’eredità complessa e affascinante, a metà tra mito e storia, tra Firenze e Parigi.
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