Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Charles Baudelaire – LO STRANIERO da ‘Lo Spleen di Parigi’

Grazie all’amica Roberta Viganò che ha condiviso nel gruppo My Soul is Free pubblico quanto appresso:

LO STRANIERO

«Dimmi, enigmatico uomo, chi ami di più? tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?
– Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello.
– I tuoi amici?
– Usate una parola il cui senso mi è rimasto fino ad oggi sconosciuto.
– La patria?
– Non so sotto quale latitudine si trovi.
– La bellezza?
– L’amerei volentieri, ma dea e immortale.
– L’oro?
– Lo odio come voi odiate Dio.
– Ma allora che cosa ami, meraviglioso straniero?
– Amo le nuvole… Le nuvole che passano… Laggiù… Le meravigliose nuvole!»

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Lo Spleen di Parigi o Piccoli poemi in prosa sono i titoli italiani di un’opera di Charles Baudelaire.
Una cinquantina di pezzi che compongono l’opera sono stati scritti fra il 1855 ed il 1864. Una quarantina di essi furono pubblicati in diversi giornali dell’epoca, l’ultima decina venne pubblicata tra il 1867 e il 1869.
Il titolo originale Petits poèmes en prose è sovente seguito dal sottotitolo Le spleen de Paris, da quando il 7 febbraio 1864, il quotidiano francese Le Figaro, pubblica quattro racconti della raccolta intitolandoli Le spleen de Paris.
Tuttavia, in Italia, differenti edizioni hanno riportato talvolta la traduzione del secondo, talvolta di entrambi i titoli. I poemetti non hanno un particolare ordine, sono provocatori e sondano sentimenti, abitudini e personaggi della Parigi di quel secolo.
Étienne_Carjat,_Portrait_of_Charles_Baudelaire Possono essere letti come pensieri o piccole storie nello stile dello “stream of consciousness”.
Baudelaire ha detto del suo lavoro: “Questi sono i nuovi fiori del male, ma con più libertà, molti più dettagli, e molta più satira.”.
Il termine “spleen”, che rappresenta uno dei temi centrali della poesia di Baudelarie, può essere tradotto con il francese “ennui” e corrisponde all’italiano noia, intesa, però, nell’accezione più piena e profonda di noia esistenziale.
Il senso complessivo del testo è semplice: la descrizione, ottenuta attraverso la personificazione di alcuni stati d’animo, dell’angoscia che schiaccia, nella mente del poeta, tutti gli altri pensieri. Le caratteristiche principali, invece, sono due: l’antitesi fra simbolismo e realismo (immagini vivide e concrete che stanno a simboleggiare altro) e l’accostamento di elementi dotati di scarsa dignità letteraria e lo stile elevato con cui il poeta ne parla.

(da ricerche sul web)