Da migliaia di anni le Pleiadi affascinano l’umanità. Questo celebre ammasso stellare, visibile a occhio nudo nella costellazione del Toro, è composto da centinaia di stelle, anche se dalla Terra se ne distinguono generalmente sei o sette tra le più luminose. Situate a circa 440 anni luce dal nostro pianeta, le Pleiadi rappresentano uno degli oggetti celesti più osservati e celebrati nella storia delle civiltà umane.
Conosciute anche come le “Sette Sorelle”, hanno lasciato tracce profonde nella mitologia, nelle tradizioni religiose e nelle cosmologie di popoli lontanissimi tra loro. Dall’antica Grecia alle civiltà mesoamericane, dagli aborigeni australiani ai popoli dell’Asia centrale, il piccolo gruppo di stelle ha stimolato racconti, leggende e interpretazioni che ancora oggi alimentano l’immaginario collettivo.

Le Pleiadi nella mitologia antica
Nella tradizione greca le Pleiadi erano le sette figlie di Atlante e Pleione, trasformate dagli dèi in stelle e collocate nel cielo. La loro vicenda si intreccia con quella di altre figure mitologiche e divenne uno dei racconti più celebri dell’antichità classica.
Anche altre culture attribuirono alle Pleiadi un ruolo speciale. In molte tradizioni esse erano considerate un punto di riferimento per la navigazione, l’agricoltura e il calcolo del tempo. La loro comparsa stagionale nel cielo segnava spesso l’inizio di importanti cicli naturali e rituali.
Non sorprende quindi che questo gruppo di stelle sia diventato, nel corso dei secoli, un simbolo ricorrente di origine, conoscenza e connessione tra il cielo e la Terra.
Il misterioso racconto del monastero mongolo
Tra le storie più singolari legate alle Pleiadi vi è quella attribuita a John Spencer, un avventuriero occidentale che avrebbe visitato un monastero in Mongolia nei primi decenni del Novecento.
Secondo il racconto, Spencer si trovava ospite di alcuni monaci tibetani quando scoprì un passaggio che conduceva a una camera sotterranea. Le pareti della sala erano decorate con rappresentazioni astronomiche, tra cui la costellazione del Toro e l’ammasso delle Pleiadi.
All’interno dell’ambiente, illuminato da una luce verdastra, avrebbe osservato alcune bare contenenti resti umani e una figura molto particolare: un essere rivestito da una sorta di tuta metallica, con un elmo e grandi elementi luminosi al posto degli occhi.
Il giorno seguente, interrogando i monaci, avrebbe ricevuto una risposta destinata ad alimentare numerose speculazioni:
«Era un grande maestro venuto dalle stelle.»
La vicenda non dispone di conferme storiche indipendenti e appartiene più alla letteratura del mistero che alla ricerca documentata. Tuttavia continua a essere citata dagli studiosi dell’archeologia spaziale e dagli autori interessati all’ipotesi degli antichi astronauti.

Nel corso del XX secolo le Pleiadi sono diventate uno dei luoghi simbolici dell’ufologia e del contattismo.
Secondo numerosi racconti di presunti contattati, i cosiddetti “Pleiadiani” sarebbero esseri provenienti da sistemi planetari associati a questo ammasso stellare. Le descrizioni li presentano generalmente come individui dall’aspetto umano, spesso alti, dai tratti armoniosi e caratterizzati da una forte evoluzione spirituale e tecnologica.
Nella letteratura contattista essi vengono frequentemente descritti come messaggeri di pace, interessati al destino dell’umanità e impegnati a guidare l’evoluzione spirituale della Terra.
Naturalmente queste affermazioni non trovano riscontri nella ricerca scientifica e appartengono al campo delle credenze personali e delle esperienze soggettive riportate dai loro sostenitori.
Billy Meier e i contatti con le Pleiadi
Tra le figure più note legate ai Pleiadiani vi è lo svizzero Billy Meier, che dagli anni Settanta affermò di aver avuto numerosi incontri con visitatori provenienti dalle Pleiadi.
Le sue esperienze furono raccolte in libri e documenti che ottennero una vasta diffusione internazionale. Secondo i suoi racconti, i Pleiadiani sarebbero membri di una civiltà altamente avanzata, impegnata a osservare e studiare l’evoluzione del genere umano.
Nel corso degli anni altre correnti del contattismo hanno ampliato queste narrazioni, ipotizzando l’esistenza di basi extraterrestri sulla Luna, su Marte o in altre regioni del Sistema Solare. Tali affermazioni, tuttavia, non sono mai state confermate da prove verificabili.
A partire dagli anni Ottanta e Novanta il tema dei Pleiadiani è stato ripreso anche dal movimento New Age.
Tra le autrici più note vi è Barbara Marciniak, che nel libro Bringers of the Dawn sostiene di aver ricevuto comunicazioni da entità pleiadiane attraverso il channeling, una pratica che prevede la trasmissione di messaggi provenienti da presunte intelligenze non umane.
Secondo queste narrazioni, i Pleiadiani avrebbero il compito di assistere l’umanità durante grandi trasformazioni planetarie e spirituali. Alcuni messaggi descrivono scenari di crisi globale nei quali civiltà extraterrestri avanzate interverrebbero per aiutare la popolazione terrestre.
Anche in questo caso ci troviamo di fronte a credenze spirituali e speculative, prive di conferme oggettive, ma che hanno esercitato una notevole influenza sull’immaginario contemporaneo.
Un mistero tra cielo e immaginazione
Le Pleiadi rappresentano un affascinante punto d’incontro tra astronomia, mito e cultura popolare.
Da un lato sono un oggetto astronomico reale, studiato dagli scienziati e osservato dagli astronomi di tutto il mondo. Dall’altro continuano a essere una straordinaria fonte di racconti, simboli e speculazioni che attraversano epoche e civiltà.
Le storie sui Pleiadiani, sugli antichi visitatori delle stelle e sulle presunte civiltà extraterrestri appartengono principalmente al mondo delle credenze, della letteratura ufologica e dell’esoterismo contemporaneo. Ciò non diminuisce il loro interesse culturale, poiché rivelano il persistente desiderio umano di cercare nel cielo le risposte alle grandi domande sull’origine, sul destino e sul posto dell’uomo nell’universo.
Forse è proprio questo il vero segreto delle Pleiadi: non tanto ciò che sappiamo di esse, quanto ciò che continuano a farci immaginare.
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