E’ interessante notare con quanti nomi vengono chiamate le capre e le pecore siciliane, secondo età e sesso.
Agnidduzzu è la pecora, la quale diventa prima agneddu e poi agnidduni prima di essere finalmente piecura. Il muntuni è il maschio della pecora, allevato solo per fare razza. Il crastu o crastatu è, invece, l’agnello privato della sua virilità. Questo perchè è destinato ad ingrassare velocemente per sfruttarne poi le carni ancora tenere. Nelle montagne del catanese è anche detto crast’agneddu e la tradizione antichissima di mangiare agnello durante la Pasqua è seguita, in queste zone, con la ricetta “in fricassea”.

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INGREDIENTI
Per 6 persone:

  • 1 cosciotto di castrato di kg 1,500
  • 100 gr.di caciocavallo fresco
  • 4 cipolline nuove scalogne
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 bicchiere di vino rosso
  • 1 mazzetto di prezzemolo tritato
  • 1 mazzetto di rosmarino
  • Olio d’oliva extravergine
  • Sale e pepe.

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Pulire bene il cosciotto, asportando il grasso e la pellicina.
Tagliate il caciocavallo e le cipolline a listerelle e l’aglio a pezzetti.
Praticate nel cosciotto di castrato delle piccole sacche ed introducete in ognuna di esse le listerelle di caciocavallo e cipolla ed i pezzettini d’aglio.
Sistemate il cosciotto in una teglia, salate, pepate, spolverate con prezzemolo tritato, rosmarino ed irrorate con olio. Mettete la teglia in forno caldo e fate cuocere per 75′ circa, bagnando di tanto in tanto con vino.
Servite caldo.