(revisione settembre 2025)

Il cosiddetto ‘Diomede di Monaco‘. Copia romana da un originale greco del ca. 440-430 aC, attribuito a Kresilas. – Wikipedia, pubblico dominio.
Diomede nacque da stirpe regale, figlio di Tideo e di Deipile, discendente del grande Eneo, re di Calidone.
Ma il suo destino non fu segnato dalla pace dei palazzi, bensì dall’esilio e dalla guerra. Il nonno era stato spodestato da un usurpatore, e così il piccolo Diomede vide la luce ad Argo, lontano dalla sua patria.
Orfano fin da giovane, sotto le mura di Tebe imparò presto che la vita degli eroi si misura con il dolore e con il sangue.
Insieme ai figli degli altri condottieri caduti, crebbe nel culto della vendetta e della giustizia. Si allenò senza tregua nell’arte della guerra, temprando il corpo e l’animo.
Quando furono adulti, lui e i suoi compagni presero il nome di Epigoni e marciarono contro Tebe: questa volta l’impresa riuscì, la città fu conquistata e l’onore dei padri vendicato.
Riconquistato il trono per il nonno Eneo, Diomede tornò ad Argo e sposò Egialea, la figlia del re defunto.
Sembrava giunto il tempo della quiete. Ma l’eco della guerra tornò a chiamarlo: i venti di Troia soffiavano su tutto il mondo greco, e Diomede non poté sottrarsi.
Protetto da Atena, la dea della saggezza e della battaglia, il suo nome risuonò alto tra gli eroi achei. Omero lo descrisse come un torrente in piena, inarrestabile e impetuoso.

Atena consiglia Diomede poco prima che entri in battaglia. Schlossbrücke, Berlino. – Wikipedia, pubblico dominio.
Sul campo abbatté guerrieri valorosi, tra cui i fratelli Xanto e Toone, e arrivò persino a sfidare gli dèi. Ferì Afrodite, che aveva osato proteggere il figlio Enea, e trafisse Ares, il dio della guerra, costringendolo a ritirarsi. Solo la voce severa di Apollo lo fermò: “Non sfidare gli dèi, mortale!”.

Jean-Auguste-Dominique Ingres – Venere ferita da Diomede – Kunstmuseum Basel, Svizzera – Wikipedia, pubblico dominio
Eppure, non fu solo furore a guidarlo. Nel duello con Glauco, principe di Lidia, scoprì che i loro avi erano stati legati da antichi vincoli di ospitalità. Allora depose le armi e, al posto della strage, scelse l’amicizia. Si strinsero la mano e si scambiarono le armi, in uno degli episodi più nobili dell’Iliade.

Ulisse e Diomede sottraggono il Palladio. Oinochoe apula da Reggio Calabria (360-350 a.C.). Museo del Louvre – Wikipedia, pubblico dominio
Accanto a Ulisse, compì imprese leggendarie: rubò il Palladio, la statua sacra che garantiva la protezione di Troia, e uccise il re tracio Reso mentre dormiva nel suo accampamento. Fu consigliere e ambasciatore, astuto e fedele, sempre al fianco dei più grandi eroi achei.
Ma il ritorno in patria, dopo la caduta di Troia, gli fu amaro. Afrodite, ancora ferita dal suo oltraggio, cancellò la sua memoria dal cuore della moglie e del popolo. Egialea lo tradì, i sudditi lo dimenticarono. Amaro fu il ritorno, e allora Diomede scelse il mare.
Attraversò l’Adriatico e approdò in Italia. Non più guerriero, ma civilizzatore, insegnò la navigazione e l’arte di allevare i cavalli, divenendo benefattore di popoli interi. Fondò città, tra cui Vasto, Andria, Brindisi, Benevento, Canosa, Siponto, e molte altre. In ogni approdo lasciava segni di cultura e di vita nuova. Persino i Latini, secoli dopo, ricordavano il suo nome: quando lo pregarono di combattere contro Enea, Diomede rifiutò, invocando invece la pace.
In Daunia trovò nuova patria e nuovo amore. Si unì in matrimonio con Evippe, figlia del re Dauno, e ricevette in dote terre fertili, i campi diomedei. A Siponto, racconta Strabone, fondò la città che porta il suo nome, più di quattro secoli prima di Roma.

Veduta satellitare del territorio dauno. Si riconoscono il promontorio del Gargano (in alto a destra), la fertile piana del Tavoliere (al centro) e i boscosi monti Dauni (in basso a sinistra). – Wikipedia, pubblico dominio
Il suo ultimo approdo fu sulle Isole Tremiti, che da lui presero il nome di Diomedee.
Qui, sulle coste battute dal vento, fu sepolto.
Afrodite, quasi a suggellare una riconciliazione, trasformò i suoi compagni in grandi uccelli marini che ancora oggi, secondo la leggenda, vegliano sulla sua tomba, bagnandola con le ali.
Così finì la vita di Diomede: eroe tra gli eroi, temuto dai Troiani, rispettato dagli dèi, e ricordato dagli uomini non solo come guerriero, ma come fondatore di città e portatore di civiltà.
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