Eleanor Cobham, la duchessa accusata di stregoneria e negromanzia.

Tra i più noti processi per stregoneria dell’Inghilterra tardo-medievale, uno dei più clamorosi fu quello che coinvolse Eleanor Cobham, Duchessa di Gloucester.
Era il 13 novembre 1441 quando, a capo scoperto e vestita di chiaro, fu costretta a sfilare attorno alla Cattedrale di St. Paul sotto gli occhi impietosi della folla londinese. I testimoni la descrissero come fredda, impassibile, tutt’altro che pentita.

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Edwin Austin Abbey – La duchessa di Gloucester costretta a camminare per le strade come punizione per la negromanzia – Wikipedia, pubblico dominio

Ma per comprendere come una nobildonna poté cadere in tale disgrazia, bisogna ripercorrere la sua vita a corte.

Nata attorno al 1400 nel Kent, Eleanor era figlia di Sir Reginald Cobham, terzo barone di Sterborough. Cresciuta tra i fasti dell’aristocrazia inglese, intorno ai vent’anni divenne dama di compagnia di Jacqueline d’Hainaut, un’importante figura del tempo.

Nel 1423, Jacqueline, fuggita in Inghilterra dopo l’annullamento del suo matrimonio con Jean de Brabant, sposò Humphrey di Lancaster, figlio di re Enrico IV e fratello del defunto Enrico V.
Dopo alcuni anni turbolenti e viaggi in Francia nel tentativo di recuperare i domini della moglie, Humphrey si avvicinò sempre più a Eleanor, che divenne la sua amante. Quando, nel 1428, la loro relazione divenne di dominio pubblico, Humphrey si separò da Jacqueline e sposò Eleanor, già incinta del loro primo figlio.

Una miniatura di Thomas Walsingham che mostra Humphrey duca di Glouchester e sua seconda moglie Eleonora. – Wikipedia, pubblico dominio

Stabilitisi al Palace of Placentia, a Greenwich, i due diedero vita a una corte vivace e colta, frequentata da poeti, musicisti e artisti. Humphrey, appassionato di arti e lettere, si guadagnò il soprannome di “buon duca Humphrey”. Tuttavia, alcune fonti ne tramandano anche un’immagine meno lusinghiera: impulsivo, vendicativo e incline ai piaceri della carne.

Alla morte del fratello Enrico V, nel 1435, il trono passò al giovanissimo Enrico VI. Humphrey fu nominato Lord Protettore del regno, ma quando cercò di assumere il ruolo di reggente, trovò l’opposizione dell’intero consiglio reale, che pure era sotto la sua presidenza. Solo l’affetto sincero che il giovane Enrico nutriva per lo zio gli garantì una posizione ancora influente.

Re Enrico VI d’Inghilterra – Wikipedia, pubblico dominio

Eleanor, nel frattempo, divenne una figura controversa. A corte si mormorava del suo passato e della sua ambizione. Alcuni la consideravano avida, altri moralmente discutibile. Ma secondo molti storici, a metterla nei guai furono le trame politiche di chi, per colpire Humphrey, decise di attaccare la moglie.

Nel 1441, due uomini, il medico Thomas Southwell e l’astrologo Roger Bolingbroke, furono arrestati con l’accusa di cospirazione contro la vita del re. Si scoprì che Eleanor si era rivolta a loro per ottenere una profezia sul futuro di Enrico VI. La previsione? Il giovane sovrano sarebbe stato colpito, a partire dall’estate di quell’anno, da una malattia che lo avrebbe perseguitato per tutta la vita.

Un disegno mostra la presunta cospirazione contro Enrico VI – Wikipedia, pubblico dominio

Interrogati, e con ogni probabilità torturati, i due uomini confessarono e implicarono Eleanor.
Le autorità, allarmate, consultarono altri astrologi che dichiararono falsa la profezia. Ma il danno era fatto: la duchessa venne accusata di stregoneria e negromanzia, e arrestata a Winchester dopo un tentativo di fuga.

Durante il processo ecclesiastico che seguì, comparve una testimone d’eccezione: Margaret Jourdemayne, nota come “la strega di Eye”. Ammetterà di aver fornito a Eleanor delle pozioni per favorire la fertilità. La duchessa respinse le accuse di cospirazione contro il re, ma ammise di essersi rivolta alla strega per concepire più facilmente. Una confessione che, per l’epoca, equivaleva comunque a un’ammissione di stregoneria.

Il rituale di “Hanged, drawn and quartered – Impiccato, sventrato e squartato”, cui fu sottoposto Bolingbroke – Wikipedia, pubblico dominio

Le sentenze furono durissime: Roger Bolingbroke venne giustiziato con la brutale pena del “impiccato, sventrato e squartato”; Thomas Southwell morì in carcere; Margaret Jourdemayne fu arsa viva a Smithfield. Eleanor, invece, fu costretta a tre pubbliche penitenze e condannata al carcere a vita.

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James William Edmund Doyle – Eleanor Cobham si esibisce in penitenza per l’ammissione al coinvolgimento in una cospirazione per uccidere Enrico VI. Doyle sottolinea che il vestito della duchessa avrebbe dovuto essere nero.- Wikipedia, pubblico dominio

Grazie all’intervento del marito, non fu rinchiusa in una prigione comune, ma trascorse il resto della vita in isolamento in varie residenze reali. Morì il 7 luglio 1452, sull’isola di Anglesey, cinque anni dopo la morte di Humphrey.

Il suo caso scosse l’opinione pubblica. Mentre molte accuse simili si basavano su prove deboli o inventate, Eleanor confermò almeno in parte il proprio coinvolgimento nell’occulto, un evento raro tra nobildonne dell’epoca.
La fascinazione per le arti oscure non era affatto rara nelle corti europee. Fin dai tempi di Omero, i negromanti si muovevano ai margini della società, dichiarandosi intermediari tra vivi e morti. Nell’antichità greca e romana, e poi nel Medioevo, l’interesse per astrologia, alchimia e negromanzia fiorì anche tra uomini di chiesa, gli unici in grado di leggere i testi antichi scritti in latino.

Nel XV secolo, queste pratiche divennero quasi una moda, un modo per sfuggire alla rigidità della morale cattolica. Ma bastava poco, un’invidia, un sospetto, una parola sussurrata, perché quella curiosità diventasse condanna.

Il destino di Eleanor Cobham ci ricorda quanto labili fossero, allora, i confini tra ambizione e eresia, tra cultura e superstizione, tra corte e rogo.

 

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