Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Emblemi e Stemmi Alchemici

araldica-alchemica-01Tra gli emblemi più famosi possiamo citare la prima illustrazione dello Splendor Solis, un testo del 1532 circa, attribuito a Salomon Trismosin, (leggendario maestro di Paracelso), nella quale è rappresentata l’Arma Artis, lo Stemma dell’Arte Alchemica.

Sull’Elmo coronato ci sono 3 crescenti Lunari, sormontati dal Sole, che indicano la Conjunctio Oppositorum, cioè l’Unione tra le Due Nature universali, opposte, ma complementari, il Re solare e la Regina lunare.

Il tessuto degli Svolazzi ricorda il Cielo Stellato, che separa e unisce il mondo ideale Celeste, da quello Terrestre rappresentato dallo Scudo.

Su di esso è dipinto un Sole dorato, con tre piccole facce, al posto degli occhi e della bocca, che rappresentano le due sostanze terrestri, necessarie a creare l’Oro dei Filosofi: l’igneo Zolfo e l’umido Mercurio, legate insieme da un terzo elemento catalizzante, il Sale di Paracelso.

araldica-alchemica-02Un altro emblema alchemico, chiamato il Sigillo Ermetico di Ermete, èla Tabula Smaragdina Hermetis, una illustrazione che ritroviamo in numerose opere, tra cui lo stesso Frontespizio del Toson d’Oro, o il Fiore dei Tesori, altro nome con cui fu pubblicato lo Splendor Solisnel1598.

In esso è iscritto il famoso V.I.T.R.I.O.L., ritenuto già di per sé un sigillo magico, ma in esso sono incorporati anche tre Scudi Araldici, nei quali si distinguono un’Aquila a due teste, una Stella a 7 Punte e un Leone, compresi tra i Globi del Cielo e della Terra, ovvero la natura duale degli elementi e quella settenaria delle Fasi dell’Opera.

araldica-alchemica-03Un tema analogo si ritrova nella prima illustrazione dell’Emerald Table di Stephan Michelspracher, del 1654. In questa immagine troviamo un’altra Arma Artis, il cui Elmo coronato è sormontato da un Cimiero di stoffa, che nella forma, secondo il Prinke, ricorda un’Aquila, (secondo me una Fenice), recante sulle Ali tre sfere di colori diversi (bianco, nero e grigio), mentre sul Corpo presenta l’alternarsi di due strisce, una bianca e una nera.

Sullo Scudo inquartato, ritroviamo, nella seconda e la terza partizione, le stesse tre sfere, mentre nella prima e nella quarta partizione, vi è una figura molto interessante, una sorta Tao occidentale, rappresentato da due colori che si mescolano e compenetrano. Il Cimiero Alato e lo Scudo squadrato, rappresentano il Cielo e la Terra, il Volatile e il Fisso, così come mostrato anche dalla presenza dell’Aquila e del Leone rampanti, che fungono da Supporti.

araldica-alchemica-04Un’opera alchemica nella quale l’elemento araldico ed ermetico sono particolarmente evidenziati è anche il Tractatus de lapide philosophorum di Lambspring del 1678. Il Prinke scrive che nel primo emblema «L’adepto alchemico vestito come un Araldo Imperiale, sta accanto all’athanor che qui ricorda un palazzo. Il significato simbolico di questo emblema non è del tutto chiaro – probabilmente esso segue le stesse linee dell’associazione simbolica dell’alchimista come un “giardiniere”, che appare in numerose rappresentazioni. L’araldo può essere inteso come l’unico che ha il potere sui “metalli e le tinture” o come colui che annuncia la Grande Opera, per cui si potrebbero intendere diverse cose circa la parola “araldo-messaggero”.

araldica-alchemica-05L’immagine dell’aquila nera a due teste nel suo seno è particolarmente interessante, così come lo stesso distintivo araldico è stato usato in Buch der Heiligen Dreifaltigkeit per sottolineare la Grande Opera. In alcune versioni manoscritte di questo lavoro c’è anche uno “stemma” di Lambspring, assente dall’edizione di Frankfurt di Luca Jennis.

Lo stemma mostra, appropriatamente, un agnello “passante”, (cioè con una zampa sollevata) sia nello scudo che nel Cimiero dell’elmo.

L’ovvia associazione nel contesto alchemico è con il Vello d’Oro, usato spesso per simboleggiare la Pietra Filosofale.»

araldica-alchemica-06Per quanto riguarda gli Stemmi Personali, gli esempi, purtroppo, non sono molti, perché la maggior parte degli alchimisti provenivano da famiglie agiate, già dotate di uno stemma, per cui era molto più semplice e logico, rileggere in chiave ermetica i simboli araldici della propria famiglia, (come fecero Robert Fludd e Heinrich Kunrath), mettendoli, magari, più in evidenza (Michael Sendivogius), oppure recuperando un altro stemma familiare, per aggiungervi qualche altra immagine specifica (Michael Maier).

In questo senso l’emblema dei Rosa Croce rappresenta una novità assoluta, in quanto si tratta di uno Stemma familiare modificato per identificare una Corrente Esoterica di anonimi Alchimisti. Si dice, infatti, che sia stato estrapolato o da uno degli stemmi di famiglia di Johann Valentin Andreae, nel quale si vedono una Croce a X con quattro rose rosse, oppure derivi dallo stemma di Martin Lutero, composto da una rosa sormontata da una croce greca.

araldica-alchemica-07C’è poi un bellissimo stemma ermetico del 17° secolo, fatto disegnare appositamente dall’alchimista Cornelius Petraeus di Amburgo, autore del trattato Sylva philosophorum, evidentemente per uso personale.
In esso si vede un «Mercurio che è gravato su un lato da un forte peso, e ciò fa riferimento alla parte “fissa”, e sollevato dall’altro lato da delle ali alla mano e alla gamba, riferimento simbolico alla volatilità. Uno dei suoi piedi è ben fissato a terra, mentre l’altro galleggia sull’acqua. Nella cresta sopra vi è una stella a sette punte, punte che rappresentano i sette pianeti e i sette metalli tra le due ali.»

Tra la fine dell’800 e i primi del ’900, alla lista dei “pionieri” si aggiungono anche Carl Gustav Jung e suo nonno, che cedettero alla tentazione di interpretare e modificare lo Stemma di Famiglia in chiave Alchemico-Massonica. «[Jung] nel suo saggio “La Torre” (in Ricordi, sogni, riflessioni) descrive la cresta araldica della sua famiglia, che originalmente mostrava la Fenice, con riferimento al significato della parola “jung” (giovane), in un gioco di parole.

Suo nonno, che fu un Gran Maestro di una Loggia Massonica svizzera, cambiò lo stemma in modo che riflettesse il simbolismo massonico. Lo scudo era quartato e mostrava nel primo quarto una croce blu, un grappolo d’uva nel quarto, e una stella d’oro nel secondo e nel terzo. Jung stesso, comunque, lo interpreta come stemma Rosacrociano, e mentre, secondo lui, la Croce e la Rosa simboleggiano rispettivamente l’elemento cristiano e quello dionisiaco, la Croce e il Grappolo simboleggiano il principio celeste e quello ctonio. La Stella d’Oro, dice lui, è il simbolo dell’Oro dei Filosofi.»

L’idea di intrecciare Araldica e Alchimia, non è dunque, né originale, né bizzarra, ma piuttosto naturale, come dimostrano gli esempi precedenti, ma a chi mai potrebbe interessare uno Stemma Alchemico, oggi giorno? Esistono ancora poliedrici personaggi, capaci di inventarsi nuovi sistemi ideologici, filosofici, esoterici e magici? Al momento dell’Iniziazione è ancora in uso la pratica della scelta o della ricezione di un Nuovo Nome, corrispondente a un significato “occulto”, cioè a un motto o una allegoria che riguarda gli impegni presi verso se stessi e verso gli altri? Non sta a me rispondere a queste domande, io mi limiterò a tentare di codificare un Sistema di Araldica Alchemica che potrà essere utile, non solo agli Alchimisti contemporanei, che desiderino avere un loro stemma distintivo, ma anche agli Artisti che si trovino commissionato un lavoro per il quale non esistono riferimenti precisi. Va da sé che le regole dell’Araldica non potranno essere utilizzate al 100%, ma alcune dovranno essere create ex novo.

 

da riflessioni-post.-gms

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