Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Evoluzionismo si o no? (di Antonino Zichichi)

Da “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo – tra fede e scienza”
di Antonino Zichichi

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IV Evoluzione culturale e biologica

 

IV.1  Se un uomo vivesse diecimila anni

La cultura dominante ha posto il tema dell’evoluzione biologica della specie umana sul piedistallo di una grande verità scientifica in contrasto totale con la Fede.

Eppure l’evoluzione biologica della specie umana non avrebbe mai portato l’uomo sulla Luna. Né a viaggiare con velocità supersoniche. Tanto meno a scoprire la Scienza.

Immaginiamo un nostro antenato dotato di straordinaria longevità. Invece dei nostri cento anni, supponiamo che sia capace di vivere diecimila anni. Questa fantastica proprietà gli permetterebbe di osservare quello che è successo nel mondo da diecimila anni a oggi. Egli potrebbe quindi studiare il modo peculiare in cui i suoi simili si sono trasformati nel corso dei vari secoli.

Troverebbe, questo nostro fantastico antenato, non poche difficoltà per capire cosa succede.

E infatti, nel corso degli ultimi diecimila anni – dall’alba della civiltà ai nostri giorni – l’evoluzione biologica della specie umana ha fatto ben poco. Anzi, assolutamente nulla. L’uomo è esattamente com’era diecimila anni fa.

Gli evoluzionisti dicono: ma questo è ovvio. Noi abbiamo sempre detto e ripetuto che i tempi tipici dell’evoluzionismo umano sono milioni, decine di milioni di anni.

Gli evoluzionisti parlano come se un milione o dieci milioni di anni fossero il risultato di una previsione teorica legata a un’equazione.

Se la teoria evoluzionista avesse basi scientifiche serie, essa dovrebbe essere in grado di predire il valore esatto dei tempi che caratterizzano l’evoluzione umana.

I sostenitori della teoria evoluzionista del genere umano non hanno la minima idea di come impostarne le basi matematiche. La teoria dell’evoluzionismo umano non è nemmeno al livello della peggiore formulazione matematica di una qualsiasi teoria di fenomeni fondamentali. Noi fisici siamo molto rigorosi nel formulare i nostri problemi. Prendiamo ad esempio la Cromodinamica Quantistica: la teoria che descrive le forze tra quark. Essa ha un apparato matematico ben preciso ed è in grado di prevedere molti effetti. Ciononostante noi non la consideriamo una teoria galileianamente verificata in tutti i suoi aspetti. Molte proprietà della sua formulazione matematica sono ancora poco capite e tante verifiche sperimentali debbono essere realizzate. Un confronto tra questa teoria e la Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana non è nemmeno ipotizzabile. Motivo: la Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana non ha alcuna base matematica.

Eppure molti arrivano all’incredibile presunzione di classificarla come un’esatta teoria scientifica, corroborata da verifiche sperimentali. Domanda: quali sono le equazioni di questa teoria? Risposta: non esistono.

Noi fisici abbiamo la Teoria delle Forze Elettromagnetiche. Essa è galileiana in quanto capace di formulare previsioni rigorose, suscettibili di essere poste al vaglio della prova sperimentale riproducibile. Un esempio di precisione è quello della misura del momento magnetico anomalo del muone che tocca livelli di frazioni di milionesimo.

Con la teoria dell’evoluzione della specie umana siamo lungi da questi traguardi. Il nostro ipotetico antenato dotato di straordinaria longevità sarebbe molto sorpreso nel vedere con quale precisione lavoriamo noi fisici e con quale precisione lavorano gli evoluzionisti del genere umano.

Per chiarire meglio su quali basi poggia la teoria evoluzionista della specie umana è bene passare in rassegna i risultati sperimentali sii cui si fondano queste speculazioni teoriche.

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IV.2     La Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana

Diciamo subito che la Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana non è Scienza galileiana. Essa pretende di andare molto al di là dei fatti accertati. Questi ci dicono che:

  1. la Terra esiste da circa cinque miliardi di anni;
  2. gli organismi semplici cellulari risalgono a quasi tre miliardi e mezzo di anni;
  3. gli organismi multicellulari esistono da circa settecento milioni di anni;
  4. i vertebrati, da quattrocento milioni di anni;
  5. i mammiferi, da duecento milioni di anni.

Si arriva così ai primati: settanta milioni di anni fa.

La famiglia ominoidea inizia con la scimmia primitiva Dryopithecus: circa venti milioni di anni fa. E si sdoppia in un ramo (Pongidoe), che porta agli scimpanzé, ai gorilla, agli orangutanghi.

E nell’altro ramo (Hominidae), che dovrebbe portare a noi, attraverso la sequenza Homo Habilis (età della pietra), Homo Erectus (età del fuoco), Homo Sapiens Neandertalensis, fino all’Homo Sapiens, che porta a noi.

Questa catena ha però tanti anelli mancanti e ha bisogno di ricorrere a uno sviluppo miracoloso del cervello, occorso circa due milioni di anni fa.

Arrivati all’Homo Sapiens Neanderthalensis (centomila anni fa circa) con un cervello di volume superiore al nostro, la Teoria dell’Evoluzíone Biologica della specie umana ci dice che, quarantamila anni fa circa, l’Homo Sapiens Neanderthalensis si estingue in modo inspiegabile. E compare infine, in modo altrettanto inspiegabile, ventimila anni fa circa, l’Homo Sapiens Sapiens. Cioè noi.

Una teoria con anelli mancanti, sviluppi miracolosi, inspiegabili estinzioni, improvvise scomparse non è Scienza galileiana. Essa può, al massimo, essere un tentativo interessante per stabilire una correlazione temporale diretta tra osservazioni di fatti ovviamente non riproducibili, obiettivamente frammentari e necessariamente bisognosi di ulteriori repliche.

Nel paragrafo IV.3 discuteremo i tre livelli di credibilità scientifica. Ne anticipiamo i punti fondamentali al fine di capire a quale livello appartiene la Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana.

Il primo livello è quello delle prove riproducibili: chi non credesse che la forza è proporzionale all’accelerazione potrebbe ripetere gli esperimenti di Galilei. Troverebbe sempre la stessa risposta.

Il secondo livello di credibilità si ha quando non è possibile studiare eventi riproducibili sotto controllo diretto. Vediamolo con un esempio. Nel Cosmo si osservano diversi tipi di Stelle. Introducendo un modello teorico, si possono interpretare quelle osservazioni in modo tale che un certo fenomeno stellare rappresenti l’esempio di come nasce una Stella; un altro fenomeno, di come muore. E così via. L’ovvio che nessuno può dire: adesso ricomincio tutto daccapo, per verificare se è proprio vero che una Stella nasce così ed evolve come previsto. Se manca qualche anello nell’evoluzione stellare, l’unica possibilità è la ricerca di qualcosa nel grande laboratorio, cosmico su cui l’uomo mai potrà intervenire: il cielo.

Ma c’è di più. 1 modelli dell’evoluzione stellare potrebbero essere con elementi ancora da scoprire. Basta ricordare la scoperta delle Stelle pulsanti (pulsar). Prima della scoperta dei pulsar, nessuno avrebbe potuto sostenere che questo fosse un anello fondamentale nell’evoluzione stellare.

Nel cielo ci sono diversi esempi di Stelle che nascono e che muoiono. Osservando esempi identici di evoluzione stellare, è come se si ripetesse l’esperimento. Pur senza alcuna possibilità di intervento diretto, come già detto.

Viene infine il terzo livello: quando una serie di fenomeni accade una sola volta. Sarebbe il caso dell’evoluzione della specie umana, se non ci fossero gli anelli mancanti e le altre difficoltà prima elencate.

L’evoluzione della specie umana non è ancora arrivata al terzo livello. Se lo fosse, potrebbe assurgere al secondo livello di credibilità scientifica se, qui sulla Terra, diverse volte – come avviene per i fenomeni stellari – fosse possibile osservare tutte quelle fasi evolutive da noi sintetizzate prima. Questo è ovviamente impossibile.

L’evoluzione della specie umana rimane quindi al di sotto del terzo livello di credibilità scientifica. Ma non è tutto. Infatti, nella sequenza evolutiva abbiamo già visto che ci sono anelli mancanti e fenomeni non capiti. Il terzo livello di credibilità scientifica appartiene a quei fenomeni che non hanno né anelli mancanti né punti misteriosi. Ecco perché la teoria che vuole l’uomo nello stesso albero genealogico della scimmia è al di sotto del più basso livello di credibilità scientifica. Insomma, non è Scienza galileiana quella che pretende di imporre verità prive di quel rigore che ha fatto nascere, con Galilei, la Scienza.

L’evoluzione della specie umana, se si andasse alla radice scientifica galileiana, per quanto se ne è finora capito, non dovrebbe essere altro che un capitolo dell’elettromagnetismo applicato. Come abbiamo detto più volte, i fenomeni elettromagnetici riproducibili rappresentano il capitolo più noto e meglio compreso delle leggi fisiche che reggono l’Universo macro e microscopico. Ebbene, questa straordinaria teoria, detta Elettrodinamica Quantistica, ha come padri fondatori Maxwell e Planck: due grandi scienziati credenti.

L’Elettrodinamica Quantistica, nonostante sia il massimo della costruzione scientifica odierna, non può né provare né negare l’esistenza di Dio. Come può un’applicazione, ancora tanto imperfetta e lacunosa, dell’elettromagnetismo – qual è la teoria dell’evoluzione umana – pretendere di negare l’esistenza di Dio? Eppure l’uomo della strada è convinto che Charles R. Darwin abbia dimostrato la nostra diretta discendenza dalle scimmie: per la cultura dominante non credere alla Teoria Evoluzionista della specie umana è atto di grave oscurantismo, paragonabile a ostinarsi nel credere che sia il Sole a girare intorno, con la Terra ferma al centro del mondo. èvero l’esatto contrario.

Gli oscurantisti sono coloro che pretendono di fare assurgere al rango di verità scientifica una teoria priva di una pur elementare struttura matematica e senza alcuna prova sperimentale di stampo galileiano.

Se l’uomo dei nostri tempi avesse una cultura veramente moderna, dovrebbe sapere che la teoria evoluzionistica non fa parte della Scienza galileiana. A essa mancano i due pilastri che hanno permesso la grande svolta del milleseicento: la riproducibilità e il rigore. Insomma, mettere in discussione l’esistenza di Dio, sulla base di quanto gli evoluzionisti hanno fino a oggi scoperto, non ha nulla a che fare con la Scienza. Con l’oscurantismo moderno, sì.

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IV.3 I tre livelli di credibilità scientifica

Qualcuno potrebbe dire: «Ho visto un extraterrestre che viaggiava su un disco volante: una sola volta».

E un amico potrebbe aggiungere: «L’anno scorso, in un momento particolare, sono riuscito, con la sola forza della mia volontà, a trasformare un pugno di sabbia in polvere d’oro. Non lo saprò più fare. D’altronde, come si può pretendere che un esperimento così straordinario possa essere ripetuto? E già difficile farlo una sola volta, figuriamoci due».

E invece no. Gli esperimenti più difficili e straordinari, se sono scientificamente veri, debbono essere riproducibili. Cardine della Scienza galileiana è la riproducibilità di un esperimento. Da parte di tutti, nessuno escluso. Non solo. Ma sempre e dappertutto.

L’esperimento irripetibile non fa parte della Scienza. Quando attraverso lo studio del moto, con i piani inclinati e con le pietre sospese a un filo, Galilei smantellava quell’incredibile castello di false verità. Quando quell’uomo (paragrafo VIII.2), dopo innumerevoli speculazioni filosofiche (che discuteremo nel paragrafo V.9), riusciva a comprendere e scoprire il significato dell’attrito, dimostrando con i fatti che i più grandi cervelli dell’umanità di tutti i tempi, per secoli e secoli, non avevano afferrato questa lampante verità naturale, che è costantemente sotto i nostri occhi. Quando scopriva queste cose, non faceva forse esperimenti straordinari nella loro dirompente potenza conoscitiva? Non erano forse quelli i più incredibili traguardi mai toccati dall’intelletto umano, nello studio della struttura del mondo in cui viviamo e di cui siamo fatti?

Quegli esperimenti avevano un marchio di vera e nuova qualità: essi erano, dovevano essere, riproducibili.

Ancora oggi, chi avesse dubbi sui risultati di Galilei – lo abbiamo già detto – può ripeterne gli esperimenti. La ricerca scientifica è basata su questo pilastro. Però ancora oggi, a quattro secoli da Galilei, questo cardine della riproducibilità viene spesso dimenticato. È bene quindi chiarire come stanno le cose nella Scienza galileiana.

I livelli di sicurezza scientifica sono tre. Il primo appartiene agli esperimenti su cui l’uomo ha un completo controllo e che può sempre riprodurre. Esempio: chi non credesse al fatto che, fino alle energie di sessanta miliardi di elettronVolt, un protone contro un altro protone scontrandosi non si rompe, non avrebbe da fare altro che ripetere tutta la complessa serie di esperimenti da me fatti, insieme a un gruppo di miei collaboratori, usando la macchina ISR del CERN a Ginevra. E questo lo si trova scritto con tutti i dettagli nelle nostre pubblicazioni scientifiche.

Il secondo livello si ha quando non è possibile intervenire direttamente su un fenomeno, ma solo osservarlo. Ad esempio nel cielo. Astronomi e astrofisici scrutano, osservano e misurano ciò che avviene in quel grande e immenso laboratorio che è il Cosmo. In un angolo di cielo esplode una supernova. In un altro, ruota vertiginosamente una Stella di neutroni, e così via. Mettendo insieme il tutto, si può ricostruire come si trasformano certe Stelle.

Se ci fossimo limitati a questi esperimenti di secondo livello, non avremmo mai scoperto i neutroni. E non potremmo quindi immaginare l’esistenza di Stelle fatte con particelle così peculiari quali sono i neutroni. Non è tutto. Quando un ciclo di eventi si riproduce poche volte, è bene stare attenti. Pur non avendogli astrofisici alcuna possibilità di mettere in laboratorio una stella per ripetere l’esperimento che stanno osservando, il secondo livello di sicurezza scientifica è tanto più credibile quanto più numerosi sono i casi osservati di fenomeni identici.

Un fenomeno che si osserva una sola volta appartiene al terzo livello di sicurezza scientifica. L’esempio più clamoroso è l’Universo. Gli astrofisici dicono che sia nato con il Big-Bang, circa quindici miliardi di anni fa. E che sia arrivato fino ai nostri giorni, dopo una fantastica serie di fenomeni espansivi e di raffreddamento. Affinché questo ciclo di eventi possa ripetersi sarebbe necessario un altro Universo. Ma di universi ce n’è uno solo, quindi non possiamo né riprodurre né osservare – nemmeno per una sola volta – la ripetizione dello stesso fenomeno. Non è certo un caso che in questi ultimi anni siano fioriti tanti modelli i quali hanno in comune una proprietà: il Big-Bang non è l’origine. E si studiano i fenomeni legati alla Fisica del pre-Big-Bang. Siamo però sempre al terzo livello: manca infatti il banco di prova della riproducibilità diretta o indiretta. Il massimo cui si può arrivare è lo studio di alcune conseguenze. Un esempio è la cenere del Big-Bang, detta in terminologia scientifica radiazione a 2.7 gradi Kelvin, o luce fredda del Cosmo, e i cambiamenti causati su questa cenere da ciò che è occorso durante il pre-Big-Bang. Un altro esempio sono i campi magnetici galattici che avrebbero finalmente una loro spiegazione nella Fisica del pre-Big-Bang.

Come diceva uno dei padri della Fisica Moderna, Niels Bohr, non esistono teorie belle e teorie brutte. Ma soltanto teorie vere e teorie false.

La cosa straordinaria è che le teorie considerate a prima vista brutte risultano, alla fine, riconducibili a una bellezza e a una eleganza teorica molto più profonde. Esempio. Lo abbiamo visto con la teoria che voleva le orbite dei pianeti cerchi-perfetti. Essa aveva quale base la bellezza geometrica del cerchio. Le orbite ellittiche appartengono a una teoria geometricamente brutta, in quanto l’ellisse non è altro che un cerchio deformato. Eppure le orbite dei pianeti sono ellittiche, non circolari. L’eleganza e la bellezza delle orbite ellittiche sta nella formulazione matematica che esprime la legge di gravitazione universale, di cui le ellissi, non i cerchi, sono conseguenza. L’eleganza della formulazione matematica di questa legge vince su una semplice considerazione di eleganza geometrica.

Quando si arriva a capire come stanno veramente le cose, ci si accorge che la Natura ha scelto una strada più elegante e più semplice di quanto si potesse immaginare. Le condizioni complesse esistono solo quali fenomeni transitori. Esse stanno a indicare che molte cose sono ancora da scoprire, prima di arrivare al nocciolo del problema. Per far questo è necessario seguire la strada della riproducibilità scientifica. Ecco perché il primo livello rimane A perno della Scienza galileiana. Bisogna quindi diffidare di tutti coloro che, elaborando teorie, dimenticano il banco della prova sperimentale, riproducibile. Una sola volta e mai più vale per le favole, non per la Scienza.

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IV.4     Conclusioni sull’evoluzione biologica della specie umana

Tirando le conclusioni da tutto quanto detto finora una sola cosa è sicura: questa forma di materia vivente detta uomo, da diecimila anni a oggi è rimasta esattamente identica a se stessa, come se il tempo si fosse fermato.

La risposta che gli studiosi danno a questa difficoltà è che l’evoluzione biologica della specie umana richiede tempi lunghissimi. Questa risposta non è il risultato di una elaborazione teorica fondata su dati sperimentali. Essa è un’ipotesi la cui Logica è la tautologia: i tempi sono lunghissimi perché sono lunghissimi. Tempi lunghissimi perché si osserva che la specie umana, in diecimila anni, non ha dato alcun segno di evoluzione biologica. Non perché i tempi lunghi siano il risultato della legge evolutiva espressa in equazioni matematiche.

Per la nostra esistenza materiale c’è un dettaglio su cui riflettere. Tante cose sono cambiate in appena diecimila anni.

Cosa ha determinato il complesso e straordinario meccanismo che ha permesso all’uomo di viaggiare a velocità supersoniche, andando addirittura a finire sulla Luna?

Il nostro osservatore; citato nel paragrafo IV. 1, sarebbe costretto a concludere che deve esistere un meccanismo diverso da quello biologico. Questo meccanismo è l’evoluzione culturale.

Il nostro saggio e longevo antenato, leggendo tutto ciò che si è scritto e che si continua a scrivere sull’ evoluzione, sarebbe molto sorpreso nel notare che si parla tanto di evoluzione biologica della specie umana e poco, o niente, di evoluzione culturale.

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IV.5 Evoluzione culturale e le sue radici

Eppure, questa forma evolutiva della specie umana ha prodotto effetti veramente straordinari.

Coprendosi con un materiale resistente al vento e all’acqua, dotandosi di quattro ruote e di un congegno detto motore, l’uomo è riuscito a decuplicare la sua velocità. Dotandosi di antenne, connesse a oggetti speciali, riesce a vedere cose che avvengono a distanze enormi: a decine di migliaia di chilometri. Riesce addirittura a vedere com’è fatta l’altra faccia – quella perennemente invisibile – della Luna.

Sono appena due esempi per farci capire che l’evoluzione culturale domina su quella biologica. Ed è fuori discussione che esista. I suoi effetti, come detto prima, sono enormi e alla portata di tutti, come vedremo ancora nel paragrafo VIII.7.

L’evoluzione biologica della specie umana è invece qualcosa che risale teoricamente a epoche molto remote. 1 suoi effetti non sono alla portata di tutti. Come abbiamo visto nel paragrafo IV.2, sarebbe possibile parlare di evoluzione biologica della specie umana se fosse stata costruita una teoria corroborata da fatti sperimentali. Questi fatti però sono occorsi. prima dell’alba della civiltà. In diversi punti cruciali il confronto con le prove sperimentali è terribilmente lacunoso. Pertanto la teoria evoluzionistica della specie umana è, dal punto di vista scientifico, solo un’ipotesi. Interessante quanto si vuole; ad essa però manca il vaglio delle prove sperimentali riproducibili. Ne parleremo ancora nel paragrafo IV.8.

C’è però un aspetto fondamentale su cui va fatta chiarezza. L’evoluzione biologica della specie umana non la si può dedurre dall’evoluzione biologica delle altre forme di materia vivente. Mentre è vero che esistono prove concrete e sicure che corroborano la validità dell’evoluzione biologica in numerosissime forme di materia vivente, è altrettanto vero che l’evoluzione biologica della specie umana va distinta da tutte le altre forme di evoluzione biologica. E questo, per un motivo molto semplice. Tra le innumerevoli forme di materia vivente noi siamo l’unica dotata di un privilegio straordinario: quello di sapere decifrare la Logica di Colui che ha fatto il mondo. Questo privilegio distingue noi da qualsiasi altra forma di materia vivente. Ecco perché non si può dare per scontato che debba valere per noi lo stesso principio evolutivo biologico che vale per le altre forme di materia vivente.

Infatti, la nostra specie ha saputo realizzare un principio evolutivo straordinariamente più efficace: quello culturale. Se noi possiamo vedere a distanze che vanno ben oltre i confini dell’orizzonte e se possiamo viaggiare a velocità supersoniche, queste proprietà eccezionali dobbiamo all’evoluzione culturale, non a quella biologica.

L’evoluzione culturale dove ha le sue più formidabili radici? Nella Scienza. E come nasce la Scienza? Da un atto di Fede. Ecco le vere radici dell’evoluzione culturale. Radici che distinguono noi da tutte le altre forme di materia vivente.

Due parole ancora al fine di spiegare perché è assurdo estendere a noi le leggi dell’evoluzione biologica accertate in altre forme di materia vivente. Esistono infatti proprietà identiche che si manifestano in aggregati diversi di materia. Pur tuttavia rimane l’enorme diversità che distingue gli aggregati. Una scimmia è fatta di protoni, neutroni ed elettroni, che sono identici ai protoni, neutroni ed elettroni delle nostre cellule e del nostro corpo. Anche un’aquila, un gattino, gli oceani, le montagne sono fatti di protoni, neutroni ed elettroni. Dobbiamo concludere che vale per queste forme di materia inerte (montagne, oceani, ecc.) e vivente (aquile, gattini, ecc.) l’evoluzione culturale che ci ha portato alla soglia del Supermondo?

Quanti milioni di anni dovremmo aspettare affinché l’evoluzione biologica porti un’aquila a volare con velocità supersoniche? O un gattino a vedere la faccia nascosta della Luna? O i nostri posteri a studiare con aquile e gatti – o altre forme di materia vivente – la Logica che regge tutti i fenomeni, dal cuore di un protone ai confini del cosmo?

È di lampante certezza il fatto che non si può estendere alla nostra forma di materia vivente l’evoluzionismo biologico di tutte le altre forme di materia vivente. Non si può dare per scontato che debba valere per la specie umana l’evoluzione biologica scoperta nelle altre forme di materia vivente. L’evoluzione biologica, per quanto riguarda la forma di materia vivente che è la nostra, va studiata con ricerche specifiche. Pretendere di avere capito un fenomeno che non riesce ancora a essere formulabile in termini di rigore logico-matematico tale da essere inserito al livello pur minimo (terzo) di credibilità scientifica ed estenderlo alla specie umana – come fanno i fanatici dell’evoluzionismo – è contro tutto ciò che la Scienza galileiana ci ha permesso di scoprire e capire. Sappiamo con certezza che l’evoluzione biologica della specie umana è ferma da almeno diecimila anni (dall’alba della civiltà). Una precisazione: “alba della civiltà” vuol dire il momento dal quale siamo in grado di studiare con certezza le proprietà di questa forma di materia vivente detta uomo. Durante diecimila anni questa forma di materia vivente è rimasta esattamente identica a se stessa. Evoluzione biologica: zero.

Invece in appena quattrocento anni l’evoluzione culturale ha permesso alla stessa e immobile forma di materia vivente di evolvere in modo tale da distinguersi nettamente da tutte le altre forme di materia vivente. Questa straordinaria svolta evolutiva non nasce dal caso ma da un atto di Fede. Ecco le vere radici dell’evoluzione culturale che esiste solo per la nostra specie vivente e che batte l’evoluzione biologica senza che tra le due possa essere stabilita una correlazione. E infatti l’evoluzione culturale non è legata alla evoluzione biologica. Come abbiamo detto più volte, quest’ultima è stata ferma durante diecimila anni, mentre l’evoluzione culturale è esplosa negli ultimi quattrocento anni, grazie a un atto di Fede nel Creatore.

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IV.6 È come se il nostro cervello fosse programmato. Ma non basta

Chi avesse dubbi sul significato dell’evoluzione culturale e sulle sue caratteristiche, profondamente diverse da quelle dell’evoluzione biologica della specie umana, non dovrebbe fare altro che guardare ai fatti. Gli esempi non mancano. Il più lampante è quello della Nuova Guinea. Individui rimasti, per migliaia di anni, al di fuori dell’evoluzione culturale, non appena inseriti nella nostra società, recuperano in poco tempo i secoli perduti, e, dopo pochi anni, si trovano in condizioni di perfetta eguaglianza con noi. È come se il nostro cervello fosse già programmato per accogliere e potenziare il metodo evoluzionistico basato sulla cultura.

L’evoluzione culturale non conosce razze. Essa vale esattamente per tutti, allo stesso modo. Dobbiamo focalizzare la nostra attenzione su di essa, se vogliamo capire quali sono le nostre caratteristiche essenziali e qual è il nostro ruolo nell’Universo.

Il Creatore ci ha fatto il dono della Ragione, mettendoci a disposizione uno strumento adeguato qual è il nostro cervello. Non basta però avere ricevuto il dono della Ragione. Bisogna anche darsi da fare affinché, grazie a quello straordinario strumento che ci è stato offerto, il dono della Ragione possa dare i suoi frutti, sia nell’Immanente sia nel Trascendente. Ne riparleremo nel paragrafo VI.9. Se il Creatore m’avesse regalato un altro cervello io avrei potuto fare altre cose. Certamente non avrei potuto studiare le Strutture e le Forze Fondamentali della Natura; ma è anche vero che, se non mi fossi dedicato allo studio e alla ricerca con impegno, nonostante i doni, non avrei concluso molto.

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IV.7     Quando l’evoluzione biologica diventa mistificazione culturale

Studiare l’evoluzione biologica della specie umana è legittimo se ad essa viene dato il ruolo di ricerca in un campo applicativo della materia biologica totalmente distinta dalle altre forme di materia vivente. La cultura dominante non dice questa lampante verità. L’evoluzione biologica della specie umana viene data per scontata, come se fosse una conseguenza delle forme di evoluzione biologica osservate in altre forme di materia vivente. Così l’evoluzionismo biologico, invece di entrare nei binari della ricerca scientifica, diventa strumento di mistificazione culturale. Infatti l’evoluzione biologica della specie umana viene usata costantemente per mettere in discussione i valori trascendentali della nostra esistenza. L’atto mistificatorio sta nella presunta esistenza di prove rigorosamente scientifiche che sono lungi dall’essere presenti in questo settore tanto delicato quanto importante della nostra esistenza materiale. Per la cultura dominante è come se la Scienza avesse dimostrato in modo rigorosamente riproducibile che l’uomo discende dalla stessa specie animale che dette poi vita alle scimmie. Si fa assurgere la Teoria della Evoluzione Biologica della specie umana a capitolo fondamentale della Scienza e la si pone in contrasto con l’atto di Fede. Vediamo come stanno le cose dal punto di vista del rigore scientifico.

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IV.8 Che cos’è per la Scienza l’evoluzione biologica

Abbiamo già detto nel paragrafo IV.2 che l’evoluzione biologica della specie umana è, per la Scienza galileiana, un capitolo ben preciso dell’elettromagnetismo applicato.

Studiando la materia vivente, uno scienziato che seguisse il metodo galileiano – e non ne esistono altri, di metodi, per restare nell’ambito della Scienza Moderna – troverebbe che i meccanismi biologici sono esempi delle leggi fondamentali dell’elettromagnetismo.

Il giorno in cui uno scienziato riuscisse a scrivere le equazioni fondamentali dell’evoluzionismo biologico, non c’è, a mio avviso, alcun dubbio su cosa troverebbe: quelle equazioni hanno le loro radici nelle leggi fondamentali dell’elettromagnetismo.

La Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana è lungi dall’essere su queste frontiere. Bisognerà aspettare ancora molti anni: decenni, forse secoli. Quindi, restando nell’Immanente, il massimo traguardo cui possa aspirare la Teoria della Evoluzione Biologica della specie umana è nelle Forze Fondamentali della Natura.

Studiare la materia biologica è come se si volesse capire il funzionamento base di un televisore o di un calcolatore elettronico. Dopo lunghe e complesse ricerche si scoprirebbe che si tratta di applicazioni delle leggi fondamentali dell’elettromagnetismo. Sono queste equazioni in contrasto con l’esistenza di Dio?

Colui che queste equazioni ha incominciato a scrivere, James Clerk Maxwell, era e rimase scienziato credente.

Promuovere la Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana al rango di teoria scientifica corroborata da prove sperimentali e in grado di negare l’esistenza di Dio, è uno degli atti di mistificazione culturale più gravi che siano stati commessi da quando è nata la Scienza.

E infatti dovrebbero essere le equazioni di Maxwell fino alle più recenti formulazioni teoriche – Teoria dell’Elettrodinamica Quantistica (Quantum ElectroDynamícs: QED) – le candidate legittime a contestare l’esistenza di Dio. Non certo la Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana che, pur essendo oggi – come abbiamo già detto – priva di qualsiasi struttura matematica, potrebbe un giorno divenire non certo una teoria fondamentale, ma una delle innumerevoli applicazioni che si possono dedurre dalle Leggi Fondamentali della Natura. Il giorno in cui ciò avvenisse nessuno potrebbe su queste basi mettere in dubbio l’esistenza di Dio.

Ho lavorato in prima persona sulla verifica della Teoria dell’Elettrodinamica Quantistica ottenendo i risultati più accurati della sua validità in una regione di energia che era allora la più elevata del mondo. In nessun momento del mio lavoro ho mai trovato motivo per dubitare che quella ricerca potesse essere messa in relazione con la negazione di Dio. Eppure siamo dinanzi alla verifica più rigorosa di una delle leggi fondamentali che sicuramente ha un ruolo cruciale nell’evoluzionismo biologico. Questa legge regge tutti i fenomeni elettromagnetici.

A nessun potente della Terra è permesso modificarla.

Chi da queste leggi volesse trarre un messaggio sul significato e sul valore della nostra esistenza può farlo. Anzi, è questo che vuole la Scienza: diventare cultura. Il messaggio dice che non può esserci contrasto di alcun tipo tra le leggi dell’elettromagnetismo e l’esistenza di Dio.

La cultura dominante, invece di andare alle radici fondamentali della nostra esistenza materiale, affida A messaggio sul valore ultimo della nostra esistenza a un capitolo applicativo, ancora poco studiato e denso di enormi lacune, qual è la Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana.

Il messaggio fondamentale, cui aspira l’uomo da sempre, deve affondare le sue radici nella Logica del Creato. Logica che soltanto l’evoluzione culturale poteva permettere all’uomo di scoprire.

L’evoluzione culturale, grazie alla Scienza, offre all’uomo una straordinaria certezza. La Natura, il mondo che ci circonda, noi stessi, tutto è retto da leggi universali e immutabili.

Antonino Zichichi

Di fronte all’evoluzione culturale e alle sue conquiste, l’evoluzione biologica della specie umana scompare. è come se volessimo mettere a confronto l’Everest con un granellino di polvere. Anzi peggio. Il granellino di polvere, dopotutto, contiene in sé miliardi e miliardi di protoni. E in ciascuna di queste particelle – come abbiamo già detto – sono scritte tutte le Leggi Fondamentali della Natura. Quella minuscola entità di massa – il protone – ha una grande dignità culturale. Essa è depositaria di tutte le Leggi volute da Colui che ha fatto il mondo. L’evoluzione biologica della specie umana non possiede – fino a oggi – alcun requisito per essere posta a un livello di dignità scientifica pari a quello degli studi che descrivono il più sparuto granellino di polvere.

Antonino Zichichi

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tratto da un articolo pubblicato su tanogabo.it nell’ottobre 2005 e reperibile in: web.archive.org

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