Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Forse questa lettera non la leggerete…

tratta da “Pietre di scarto” di don Tonino Bello

“Carissimi sono un po’ triste perché so che questa lettera forse non la leggerete. 
Quelli che non contano niente, di solito, giornali non ne comprano. Prima di tutto perché non hanno soldi da sprecare. E poi perché i giornali sono diventati difficili.

Non_fate_storiaAnche quelli di Chiesa. 
Si rivolgono quasi sempre a persone istruite. E trattano argomenti che non hanno nulla a che fare con i problemi che voi vivete, con le difficoltà in cui vi dibattete, con l’indifferenza che vi circonda. 
Voi non fate storia. 
Qualche volta fate cronaca: quasi sempre cronaca nera. Eppure, chi conosce la trama dei vostri giorni sfilacciati sa che avreste da raccontare tanta cronaca bianca, da far trasalire la città. 
Ma la cronaca bianca non fa notizia. 
Voi non fate storie. Perché non sapete parlare. E, anche quando vi sentite bruciare dentro le ingiustizie della terra, le parole vi muoiono in bocca. Anzi, vi capita spesso di pensare che, forse, ad aver torto siete voi.

Voi non fate peso. Eppure siete turba. Quelli che contano si ricordano di voi all’occasione del voto. Ma dopo quel momento, siete solo di peso. Voi appartenete al mondo sommerso della città. Quello che non cambia mai. Perché, i mutamenti riguardano quasi sempre la superficie. 
Come succede sul mare: oggi é scirocco e le onde vanno di qua, domani é tramontana e le onde sbattono di là. 
I fondali, però, rimangono inalterati. 
La politica vi passa sulla testa. 
Ogni tanto, di sopra, cambia lo “scenario”, come dicono oggi. Ma voi rimanete sempre sotto la botola. 
Al massimo, bene che vi vada, raggiungete il livello di calpestio. Anche la religione vi passa sulla testa. 
É vero che qualche volta vi afferra il cuore, fino a farvi lacrimare. Ma più per quei crepacci di mistero che si aprono sul pavimento, che per quelle fessure di luce che si squarciano sul tetto…”.

(da Tonino Bello “Pietre di scarto”, La Meridiana – Luce & Vita, 1993)

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di Alessio Patti scritto il 5 febbraio 2010

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