Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Geminidi, le stelle cadenti di dicembre

Le Geminidi sono uno sciame meteorico annuale causato dall’asteroide 3200 Phaethon. Sono attive dal 3 al 19 dicembre, col picco tra il 13 e 14 dicembre.
Tra tutti gli sciami meteorici annuali le Geminidi meritano un posto particolare. Se infatti nella maggior parte dei casi a brillare nel cielo sono i detriti lasciati dal passaggio delle comete che si infiammano a contatto con l’atmosfera, in questo caso i detriti responsabili delle stelle cadenti di dicembre sono quelli di un asteroide, 3200 Phaethon. O al limite di una cometa rocciosa che ha perso i sui ghiacci nelle continue visite dalle parti del Sole (arriva vicinissimo alla nostra stella infatti, fino una ventina di milioni di km). Quest’anno il picco di massima attività è atteso intorno al 13 e 14 dicembre (ma fino al 17 le opportunità restano buone) e lo spettacolo potrebbe essere memorabile.
Infatti l’assenza o quasi della Luna in concomitanza con il picco (siamo appena entrati nella fase di Luna nuova) dovrebbe rendere le osservazioni più facili. Condizioni meteo e inquinamento luminoso permettendo, ovviamente.

 

(Foto: Tony Hallas/Science Faction/Corbis)

(Foto: Tony Hallas/Science Faction/Corbis)

 

Le Geminidi sembrano originarsi dalla costellazione dei Gemelli (e da qui il loro nome).

Pur avendo il radiante qui però le principali stelle cadenti di dicembre potranno essere viste nella maggior parte del cielo. Se sarete particolarmente fortunati a decine. Infatti le previsioni della Nasa per l’evento parlando di fino a 120 meteore l’ora in prossimità del picco di attività. Questo fa delle Geminidi uno dei migliori sciami meteorici di tutto l’anno.

Qualche curiosità? L’asteroide da cui originano le stelle cadenti è stato scoperto nel 1983 tramite l’Infrared Astronomical Satellite e, per i suoi passaggi ravvicinati alla nostra stella, prende il nome da Fetonte (in italiano), la figura greca che guidò il carro del dio Sole (senza particolare successo).

 

Articolo di Anna Lisa Bonfranceschi pubblicato su wired.it

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