Giovanni XXIII e il presunto incontro extraterrestre

Tra le molte storie che popolano il mondo dell’ufologia, una delle più singolari coinvolge addirittura un pontefice. Secondo una leggenda diffusasi negli anni Ottanta, Giovanni XXIII avrebbe avuto un incontro ravvicinato con un misterioso visitatore extraterrestre nei giardini della sua residenza estiva di Castel Gandolfo.

La vicenda sarebbe avvenuta nel luglio del 1961, due anni prima della morte del pontefice. A renderla celebre fu un articolo pubblicato nel 1985 dal quotidiano britannico The Sun, che attribuiva il racconto a Loris Francesco Capovilla, storico segretario personale di Angelo Giuseppe Roncalli.

Giovanni XXIII insieme al suo segretario particolare Loris Francesco Capovilla – Wikipedia, pubblico dominio

Secondo la narrazione, Giovanni XXIII e Capovilla stavano passeggiando nei giardini della residenza pontificia quando notarono alcune luci colorate nel cielo. Poco dopo, una delle presunte astronavi sarebbe atterrata nei pressi del giardino e da essa sarebbe sceso un essere dall’aspetto umano, avvolto da una tenue luminosità.
Il Papa si sarebbe avvicinato senza timore allo sconosciuto visitatore e avrebbe conversato con lui per circa venti minuti. Terminato l’incontro, l’essere sarebbe tornato a bordo del velivolo e sarebbe scomparso nel cielo.

La parte più famosa del racconto riguarda una frase attribuita al pontefice:
«I figli di Dio sono dappertutto. Anche se a volte abbiamo difficoltà a riconoscere i nostri stessi fratelli.»
Parole suggestive, che hanno contribuito ad alimentare il fascino della vicenda per decenni.

Tuttavia, quando si passa dal racconto alla verifica storica, emergono numerosi problemi. Non esistono documenti ufficiali, registrazioni, testimonianze contemporanee o fonti vaticane che confermino l’accaduto. Nemmeno gli studiosi della vita di Giovanni XXIII considerano questo episodio parte della sua biografia documentata.
Anche il coinvolgimento di Capovilla resta controverso. Sebbene il suo nome venga spesso citato nei racconti ufologici, non risultano dichiarazioni verificabili che confermino in modo inequivocabile la storia così come è stata diffusa dalla stampa sensazionalistica.
Ciò non significa che la vicenda sia priva di interesse. Al contrario, essa rappresenta un esempio affascinante di come l’immaginario religioso e quello ufologico possano incontrarsi. Nel corso del Novecento molte narrazioni sugli UFO hanno assunto caratteristiche quasi spirituali, attribuendo agli extraterrestri il ruolo di messaggeri, guide o esseri superiori.
In questo contesto, la figura di Giovanni XXIII,  universalmente ricordato come il “Papa buono”, si presta particolarmente bene a diventare protagonista di racconti che uniscono fede, mistero e speranza.

Un elemento reale che spesso viene associato a questa leggenda riguarda la posizione della Chiesa cattolica sulla possibile esistenza di vita extraterrestre. Nel 2008 l’astronomo gesuita José Gabriel Funes, allora direttore della Specola Vaticana, dichiarò che la possibilità di altre forme di vita nell’universo meritava seria considerazione scientifica e teologica.
Tali affermazioni, tuttavia, non costituiscono una conferma dell’esistenza di civiltà extraterrestri né hanno alcun legame diretto con la presunta esperienza attribuita a Giovanni XXIII.

A oltre sessant’anni dai fatti e quasi quarant’anni dalla comparsa della storia sulla stampa, l’incontro di Castel Gandolfo rimane dunque una delle più celebri leggende dell’ufologia religiosa: un racconto suggestivo, ricco di simbolismo, ma privo di prove storiche che ne confermino l’autenticità.

 

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