Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Gli enigmi e i segreti di Galilei

galileoIl nome di Galileo Galilei (1564-1642), ultimo poligrafo rinascimentale e primo scienziato dell’epoca moderna, è associato a importanti contributi nel campo della fisica (principio di inerzia, legge della caduta dei gravi) e dell’astronomia (scoperta della rotazione del Sole, delle macchie solari, delle montagne della Luna, dei satelliti di Giove, delle fasi di Venere, delle stelle che compongono la Via Lattea) nonché della filosofia, con l’introduzione del metodo scientifico (detto appunto “metodo galileiano”). Accusato di voler sovvertire i principi naturali enunciati da Aristotele e dalle Sacre Scritture, che ponevano la Terra al centro dell’universo, Galileo venne condannato come eretico dal Sant’Uffizio e costretto, il 22 giugno 1633, all’abiura delle sue concezioni astronomiche.
Figura esemplare per i filosofi, martire della conoscenza per gli scienziati, ma anche pensatore discusso per la sua incapacità di valutare l’impatto destabilizzante delle proprie scoperte sulla società e sulla politica del tempo, Galileo rimane – a tutt’oggi – un personaggio in parte da scoprire, fra luci e ombre. Proprio sull’astronomo pisano si annunciano sorprese, quest’anno, alla XVIII Mostra del Libro Antico di Milano. Al Palazzo della Permanente sarà infatti in mostra una parte della più importante collezione privata al mondo di libri di Galileo e del suo universo storico-culturale. Proprio per l’eccezionalità dell’evento, e in difesa di ogni scienza posta sotto processo interverrà, il giorno dell’inaugurazione (giovedì 15 marzo, alle ore 18), il celebre scienziato e astrofisico Antonino Zichichi. La raccolta galileiana è rappresentativa del pensiero filosofico e degli eventi che, fra XVI e XVII secolo, segnarono la nascita del nuovo metodo scientifico cambiando il modo di pensare dell’intera umanità. Meticolosamente composta in oltre 60 anni, la collezione (attualmente di proprietà estera) non è mai stata finora esposta al pubblico. Un’occasione quindi straordinaria per poter ammirare autentiche rarità ma anche scoprire, proprio attraverso alcuni degli esemplari esposti, ulteriori verità su Galileo e i suoi studi. 

Nella sua interezza la Collezione Galileiana è composta da 139 opere di cui 132 a stampa e sette manoscritti. Comprende opere di Galilei, dei suoi sostenitori e oppositori, di suoi maestri e allievi che, riunite, testimoniano il pensiero filosofico e scientifico, le diatribe e le scoperte che segnarono la storia nel Seicento. Galilei con l’Accademia dei Lincei, Tommaso Campanella, Evangelista Torricelli, Keplero e altri che propugnavano lo studio della natura indirizzando i propri sforzi all’esperienza diretta nelle discipline scientifiche e matematiche, contrapposti al dogmatismo aristotelico che imperversava e che era sostenuto da autorevoli professori come Liceti e Magini e dal potente ordine dei Gesuiti con i Padri Scheiner e Grassi. E al centro della vicenda la Chiesa con Papa Urbano VIII, ovvero Maffeo Barberini. 
Ben novanta dei volumi che compongono la Collezione sono prime edizioni, quattordici riportano annotazioni, correzioni e dediche autografe, sia di Galilei, sia di altri autori sulle loro proprie opere. Molti degli esemplari a stampa provengono da biblioteche private di personaggi illustri, tra cui il Principe Cesi (amico e protettore di Galilei nonché fondatore dell’Accademia dei Lincei) e lo stesso Urbano VIII che, benché amico, fece condannare Galileo dall’Inquisizione. 
Fra i pezzi più importanti esposti si trovano due copie de Il Saggiatore (1623), opera in cui Galileo confuta le teorie geocentriche di Grassi. Sono i due esemplari più importanti, in quanto appartenuti uno a Papa Urbano VIII a cui l’opera è dedicata e l’altro al Principe Cesi. Sempre proveniente dalla biblioteca di casa Barberini (con ogni probabilità proprio l’esemplare di Urbano VIII) è la copia del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632), opera che valse a Galileo la condanna presso il Sant’Uffizio. 
Preziosissime anche le due copie dei Discorsi e dimostrazioni matematiche (1638), ultima opera stampata di Galileo, scritta dopo essere stato condannato dall’Inquisizione. Entrambi i volumi arrivano dalla biblioteca papale, uno dei quali nella rarissima prima tiratura (conosciuta solo in altri due esemplari). Da qui l’enigma. Come fu possibile che Urbano VIII abbia ricevuto la primissima tiratura di un libro che egli stesso aveva proibito all’astronomo pisano di scrivere? Questo esemplare può certamente contribuire a far riscrivere parte della storia dei rapporti tra Galilei e il Papa. Ugualmente importante è la copia del Dioptrice (1611), l’opera in cui Keplero spiega il funzionamento del telescopio e dimostra come incrementarne la potenza. Quest’opera fu la causa dell’interruzione dei rapporti di amicizia fra i due scienziati. Galilei infatti negò sempre di aver usufruito dei principi dell’ottica pubblicati da Keplero in quest’opera. Ma in Collezione è presente l’unico volume conosciuto al mondo postillato da Galilei. Appartenuto al Principe Cesi, è infatti l’unico con una nota autografa di Galilei apposta proprio nella parte esplicativa sul funzionamento del telescopio a lenti convesse. Un esemplare che rappresenta dunque un’importante scoperta per la storia della scienza. 

Sidereus Nuncius - Frontespizio della prima edizione

Sidereus Nuncius – Frontespizio della prima edizione

Molti altri esemplari unici di opere che riscrissero la storia della scienza sono presenti in Collezione. Dal  Sidereus Nuncius (1610), l’opera in cui Galilei annuncia, tra l’altro, la scoperta dei satelliti di Giove, a Le operazioni  del compasso geometrico et militare (1606) prima opera pubblicata da Galilei, in rarissima prima edizione di cui – si apprende dalla prefazione – furono stampati solo 60 esemplari, al Cursus physicomathematicus (1689) di Francesco Eschinardi, di cui è in Collezione l’unico esemplare al mondo contenente una bozza per l’Appendix VI con testo a stampa e disegni manoscritti dell’autore, e poi ancora esemplari della rarissima opera degli Accademici Lincei Il Tesoro Messicano (1649), di provenienza barberiniana, del De Rivolutionibus (1543) di Copernico e dei trattati matematici di Vincenzo Viviani – che fu allievo prediletto e primo biografo di Galilei – con annotazioni e postille autografe dell’autore. 
Tra i manoscritti più importanti della collezione figurano invece un estratto dal Dialogo risalente all’epoca del processo dell’Inquisizione: è il solo e unico al mondo scritto in versione diversa da quella nota e pubblicata. Gli esperti ritengono sia stato steso per volere dello stesso Galileo il quale, essendo sotto processo, non poteva scrivere personalmente. Notevole anche il Philosophia naturalis coelestis (prima metà del XVII sec.), inedito manoscritto del frate Tommaso Caccini, propugnatore delle tesi aristoteliche e primo accusatore di Galileo dinnanzi al tribunale dell’Inquisizione di Firenze. Il valore della Collezione Galileiana va quindi considerato nel suo unicum non solo di raccolta ma anche di rivelazione storica e scoperta scientifica.

testo tratto da una pagina scritta da Gianluca Montinaro su IlDomenicale

.

vedi anche:

 

Similar posts