Lo storico greco Erodoto aveva raccontato una storia favolosa, che vedeva coinvolta Elena di Troia, un tempo proprio ad Heracleion, “porto di grandi ricchezze”, con il suo amante troiano Paride.

Heracleion per gli antichi Greci, Thonis per gli Egizi, prima della fondazione di Alessandria nel 331 a.C., conobbe momenti gloriosi come porto obbligatorio di ingresso in Egitto per tutte le navi provenienti dal mondo greco, era un’importante città religiosa per via del tempio di Amon, che ha avuto un ruolo importante nei riti connessi con la continuità dinastica; aveva grandi bacini ed era il cuore pulsante degli scambi commerciali tra Mediterraneo e Nilo ma venne inghiottita dal Mediterraneo, sepolta nel fango e nella sabbia per più di 1200 anni.

Una città misteriosa, al confine tra leggenda e realtà, fino al 2000, anno in cui, utilizzando sofisticate tecniche, l’archeologo subacqueo francese Franck Goddio, insieme alla sua squadra dell’Istituto europeo per l’Archeologia subacquea, in collaborazione con il Consiglio Supremo egiziano delle antichità, hanno individuato, mappato e scoperto le rovine della città, situate a 6,5 km al largo della costa, in un’area di ricerca di 11 per 15 km, nella parte sud di Abukir, vicino Alessandria. In realtà Goddio si imbatte accidentalmente in quella che egli stesso, da eccezionale scopritore fortuito, definirà la più grande scoperta archeologica del XXI secolo; dal momento che era alla ricerca delle navi da guerra impiegate da Napoleone nella battaglia del Nilo del 1798, quando venne sconfitto dall’ammiraglio britannico Nelson. I resti della città sommersa, rinvenuti a circa 30 metri di profondità, sui fondali della baia di Abukir, rappresentano un evento eccezionale per via dell’ottimo stato di conservazione dei reperti: colossali statue della dea egizia Iside, di Hapi, dio delle inondazioni del Nilo, simbolo di abbondanza e fertilità; piccole statue di divinità egizie che custodivano il tempio in cui Cleopatra divenne regina del Nilo; decine di sarcofagi contenenti corpi di animali mummificati, sacrificati ad Amun-Gereb, dio supremo degli Egiziani.

Amuleti dell’epoca tolemaica raffiguranti le divinità egizie di Iside, Osiride e Horus, monete d’oro, stele giganti, scritte egiziane e in greco antico; la stele del faraone Nactanebo I, che ricorda nell’aspetto quella di Naucrati, custodita presso il Museo Egizio del Cairo; santuari ben conservati nel cuore della zona del tempio, oggetti votivi, gioielli, cimiteri di navi a circa un miglio dalla foce del Nilo; almeno 10 relitti, forse uno stratagemma per bloccare le navi nemiche all’ingresso della città portuale; inoltre, più di 700 ancoraggi, pesi commerciali per attribuire valore alle monete, e pesi in piombo, alcuni di provenienza ateniese (è la prima volta che pesi come quelli vengono rinvenuti in terra d’Egitto). Goddio rinviene importanti informazioni sugli antichi monumenti di Heracleion, come il grande tempio di Amon e di suo figlio Khonsou, tentando di ricostruire la vita quotidiana degli abitanti di una città inghiottita dal mare.
Tutti i reperti e i monumenti di Heracleion ci parlano della sua bellezza e della sua gloria, della sua prosperità favorita dall’intensità delle attività marittime, suggellata nel tempo tramite le sue straordinarie testimonianze storiche. Ma perché Heracleion affondò? La Squadra di Goddio ipotizza che la causa risieda nelle caratteristiche argillose del suolo che, in caso di terremoto, possono aver portato ad una simile catastrofe.
Gli storici e gli archeologi sono al lavoro per ricostruire i fatti, ricomponendo i tasselli di un altro affascinante puzzle delle terre faraoniche egiziane.

fonte

 

vedi anche:

.

.

,