
Hypnos (Somnus). Marmo, opera romana, periodo Adriano (117-138 d.C.) – Wikipedia, pubblico dominio
Hypnos, il dio del sonno nella mitologia greca, era conosciuto dai Romani con il nome di Somnus.
Figlio della Notte, Nyx, era gemello di Thanatos (o Tànato), divinità che personificava la morte, come racconta l’Iliade.
Secondo Esiodo, Hypnos viveva nelle misteriose terre dell’Ovest, mentre Omero lo colloca sull’isola di Lemnos. Gli antichi commentatori di Omero, gli scoliasti, discussero a lungo su questa discrepanza: alcuni ritenevano che i Lemnieni, noti amanti del vino, accogliessero con entusiasmo il dio del sonno; altri suggerivano che Hypnos abitasse a Lemnos perché innamorato di Pasitea, una delle tre Grazie, che risiedeva lì.
Hypnos aveva il potere di far cadere nel sonno tanto gli uomini quanto gli dèi, ed era circondato dalle incarnazioni dei sogni. Considerato una divinità mite e benevola, appare nell’Iliade, canto XIV, quando Era lo convince ad addormentare Zeus per permettere a Poseidone di intervenire in favore dei Greci, nonostante il divieto del re dell’Olimpo.
Hypnos inizialmente esita, ricordando un precedente tentativo in cui, su richiesta di Era, aveva già addormentato Zeus. In quell’occasione, Era aveva approfittato del sonno del dio per danneggiare Eracle, ma al risveglio Zeus, furioso, aveva scagliato Hypnos in mare. Solo l’intervento della madre Nyx riuscì a salvarlo. Questa volta, però, Era gli promette in cambio la mano di Pasitea, e Hypnos acconsente. Trasformandosi in un uccello, si avvicina a Zeus e lo addormenta di nuovo con successo.

Hypnos, dio greco del sonno, e suo fratello, Thanatos, dio della morte, in un dipinto di John William Waterhouse (1849-1917) – Wikipedia, pubblico dominio
Il dio del sonno generò numerosi figli, tra cui Morfeo, Momo, Icelo, Fobetore e Fantaso, ognuno legato a un diverso tipo di sogno. A Endimione, Hypnos concesse il dono di dormire con gli occhi aperti.
Nell’iconografia classica, Somnus (Hypnos) è spesso rappresentato come un giovane nudo con ali sul capo, simbolo della leggerezza e dell’istante in cui il sonno cala sugli occhi degli esseri viventi.




