Il Caffè fin dai primi anni divenne noto come “il caffè senza porte” sia perché fino al 1916 era aperto giorno e notte, che per l’accoglienza dettata proprio dalla sua struttura: il porticato aperto e, allora, senza vetrate, era una sorta di “passaggio” collegato alla città. I prezzi non erano cari, per quanto il luogo fosse già di gran lusso per quei tempi, e con una lira si poteva mangiare.

Padova – Caffè Pedrocchi (Wikipedia)

Il proprietario, Antonio Pedrocchi, il primo tra l’altro che illuminò a gas il suo Caffè, ebbe un modo assai singolare di trattare la clientela: chiunque infatti poteva sedere ai tavoli anche senza ordinare e trattenersi a leggere i libri e i giornali, come “Il Caffè Pedrocchi” (il primo dei sei giornali intitolato al nome del Caffè), messi a disposizione dal locale. Alle donne erano offerti in dono fiori e, in caso di pioggia improvvisa, ai clienti veniva prestato un ombrello.

Nell’articolo “La Padova dei misteri” pubblicato da LR_Cultura.IT leggiamo:

Secondo la tradizione, quando Antonio Pedrocchi fece iniziare gli scavi per dotare di una ghiacciaia sotterranea il suo celebre caffè, vi scoprì un idolo d’oro d’epoca romana e se ne impadronì. Ma Antonio Pedrocchi era un uomo generoso e distribuiva parte della sua ricchezza a beneficio dell’intera città e così nessuno ebbe mai voglia di denunciarlo.
In breve tempo il Pedrocchi divenne il caffè dei letterati e degli artisti studenti, accademici e uomini politici.
L’importanza storica del locale è anche data dal fatto che l’ 8 febbraio 1848, il ferimento al suo interno di uno studente universitario diede il via ad alcuni dei moti caratterizzanti il Risorgimento italiano e che sono ancora oggi ricordati nell’inno ufficiale universitario.
Vi si pubblicava anche una gazzetta, fondata tra gli altri da un giovane studente, Guglielmo Stefani che più tardi divenne il fondatore della prima agenzia di stampa d’Italia. In realtà sotto al Pedrocchi vi sono probabilmente le rovine di quello che fu il foro di Patavium romana. Alcune colonne e altri resti architettonici infatti, furono rinvenuti durante gli scavi per la costruzione del celebre caffè e ora sono esposti al Museo Civico.
Il piano superiore o “piano nobile” è articolato in otto sale, ciascuna decorata con uno stile diverso: etrusca, greca, romana, rinascimentale, ercolana, napoleonica (o Sala Rossini), egizia, moresca.

La Sala Rossa del Pedrocchi (Wikipedia)

La chiave di lettura di questo apparato decorativo può essere quella romantica di rivisitazione nostalgica degli stili del passato. Non è esclusa però una chiave esoterica o massonica visto che lo stabile fu progettato da Giuseppe Jappelli, aderente alla Massoneria fin dal 1806 e convinto sostenitore degli ideali illuministi.

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