Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

I mosaici bizantini del duomo di Monreale

foto di Roberto Rusticali

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Gli oltre seimila metri quadrati di mosaici, che narrano l’intero ciclo divino ed umano del Verbo, furono eseguiti, probabilmente, nel breve arco di due anni, affiancando al lavoro delle maestranze bizantine quelle di maestranze siciliane che già avevano maturato un loro linguaggio, sicuramente più realistico rispetto ai maestri di Bisanzio.
Il grandioso dispiegarsi della narrazione musiva è composto da 130 quadri e da migliaia di decori e figure isolate che stagliandosi sull’oro del fondo creano una fantasmagoria inimmaginabile ed irreale che conduce, ineluttabilmente, gli occhi del visitatore al punto centrale e focale di essa: l’immenso Cristo Pantocreatore, severo e benedicente, che occupa l’intera superficie del catino absidale.
Nello spazio ad essa sottostante, tra le molte figure di santi, ed apostoli, vi è anche, raffigurato San Tommaso Becket, vescovo di Canterbury. Questo “ritratto” è l’unico che si conosca eseguito ameno di una generazione dalla sua morte. Ad ispirarlo, infatti, fu, probabilmente, Giovanna d’Inghilterra, moglie di Guglielmo II, che lo aveva conosciuto alla corte del padre, Enrico II che, successivamente, di Becket, aveva voluto, per i motivi che ben conosciamo, l’atroce assassinio.
Il grande arco del presbiterio segna l’avvio della narrazione che si svolge su due registri, ove le scene che si susseguono sviluppano il tema della salvezza universale che, a sua volta, è suddiviso in cinque parti: prologo, preparazione, realizzazione, continuazione ed epilogo. 

Registro Superiore

Il quadro della Sapienza Divina, raffigurato da una figura di donna velata ed incoronata tra gli arcangeli Gabriele e Michele posta al centro dell’arco di ingresso al presbiterio, apre la serie delle 42 scene che compongono i due registri. Quello superiore, in cui si contano 52 medaglioni, inizia con la creazione della materia dal caos informe.
Segue, procedendo da sinistra verso destra, l’atto della creazione divina della luce, poi quella del firmamento e la separazione delle acque dalla terra e dal cielo; la creazione degli astri, degli animali, del primo uomo; infine il riposo di Dio al settimo giorno.
La serie di scene prosegue con Adamo nel paradiso terrestre e la sua vita senza dolore. Nelle due scene che sovrastano la porta maggiore fa la sua comparsa Eva, creata dalla costola di Adamo e sua compagna.
Si continua quindi nella parete di sinistra. In quattro scene è descritta la tentazione operata dal serpente che ha i suoi effetti nella cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso. Adamo inizia così a conoscere le fatiche del lavoro terreno ed il dolore. Seguono la raffigurazione di Caino ed Abele e l’assassinio di quest’ultimo per mano del fratello. Poi, ancora, la fuga di Caino e la sua morte per mano di Lamech (episodio ignoto alla nostra tradizione biblica, ma presente in quella ebraica).
I quadri continuano con la raffigurazione delle scene riguardanti il diluvio: l’annuncio divino a Noè di costruire l’arca, le fasi della sua esecuzione, l’ingresso degli animali nell’arca, la cessazione del diluvio e la comparsa dell’arcobaleno. Quindi la prima produzione del vino, con l’episodio di Cam che deride il padre Noè ubriaco e discinto.
Segue l’episodio della torre di Babele e la visita dei tre angeli ad Abramo, che li adora come una sola persona (allegoria del mistero della Trinità e dell’Unità di Dio). IL registro superiore si conclude con altri due quadri: l’episodio di Sodoma distrutta per volonta di Dio e la trasformazione in statua di sale della moglie di Loth che si è voltata a guardare, contro il divieto divino, la distruzione della città.

testo tratto da: facebook.com

 

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(cliccare sulle immagini per ingrandirle)

Foto autorizzate alla pubblicazione dall’autore Roberto Rusticali

 

tratto dal vecchio sito tanogabo.it

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