Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

I principi etici dell’induismo

Dite il vero. Seguite il cammino della giustizia.
Non trascurate la recitazione dei Veda. Una volta portata la ricchezza che è cara al vostro maestro, non sciogliete i vostri legami. Non trascurate la verità. Non trascurate il Dharma.
Non trascurate il benessere del vostro corpo. Non trascurate la fortuna e lo studio dei testi sacri. Non trascurate i rituali per onorare gli antenati.
[…] Dedicatevi a quelle azioni che sono senza macchia, non alle altre. Tenete in considerazione soltanto il buno che avete visto in noi, e non le altre pratiche.
Date con fede; non date senza fede. Date in abbondanza, con modestia, date con timore, date con piena consapevolezza e compassione.
(Taittirīya Upaniṣad 1.11.1-3)

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Queste parole, dette da un maestro ad un suo allievo, sono note in molti ambiti della tradizione induista e riassumono, seppur in maniera restrittiva, i principi su cui si basa l’etica dell’Induismo.

Molta importanza viene data al rapporto tra azione e morale, molta importanza ricopre la necessità di comportarsi in accordo con quello che viene definito il “Dharma“.

Il Dharma, concetto centrale nell’Induismo, ha molti significati, inclusi quello di “dovere“, “giustizia” ed “etica“. Secondo la tradizione indù, esiste un Dharma comune a tutta l’umanità, che è evidente in virtù quali la non violenza, la compassione e la generosità.

Ma esiste anche un Dharma specifico della casta e della posizione sociale di ognuno ed un altro che conduce alla liberazione dal ciclo di vita e morte, dalla legge karmica.

Nell’Induismo, per il termine Karma, s’intende il processo attraverso il quale le buone e le cattive azioni commesse dagli esseri umani determinano la qualità delle loro vite nel presente e nelle nascite future. Alcuni indù credono che l’azione distaccata e la conoscenza inducano alla liberazione da questo ciclo.

Altri ritengono che attraverso la devozione religiosa e la rinuncia a certi piacieri si possa acquisire dalla divinità suprema (Brahman) la grazia salvifica che interrompe il ciclo della rinascita.

La parola sanscrita “dharma” (धर्म) è stata usata, nel corso dei secoli, in molti contesti, fra i quali: il dovere di ognuno secondo la casta di appartenenza, la classe sociale e il particolare momento della vita; un codice comportamentale che abbraccia ed al tempo stesso trascende le norme riguardanto matrimonio, cibo, osservanza religiosa e così via; virtù come la gratitudine e la compassione; un cammino di liberazione dalla metempsicosi.
I testi riguardanti il dharma, in genere, costituiscono la base per la regolazione del diritto di famiglia in India.
È altresì vero che nelle comunità indù le norme scritte non sono l’unica guida etica: esistono difatti molte pratiche locali e tradizioni ritenute importantissime per comprendere cosa sia etico e, nel diritto indiano, cosa sia legale.
Le virtù che si ritiene siano comuni a tutto il genere umano, sempre rimanendo nell’ottica del Dharma, sono chiamate sâdhāraṇa (comuni) o sanātana (eterne) dharma: esse comprendono la gratitudine, la non violenza, la compassione e la generosità.
Altre forme di comportamento corretto dipendono dalla comunità di appartenenza – ad esempio brahmani o vaiṣṇavá – e, a volte, dall’età, o ancora dal calendario rituale. 

Le ricchezze non sono nè disdegnate nè disprezzate: l’Induismo pone attenzione in primis tuttavia sulla cura della propria salute e dei propri beni, non dimenticandosi mai l’invito a donare al prossimo quando possibile.
La virtù della generosità è sempre stata celebrata nei poemi epici, nei testi sacri e nelle tradizioni orali; il monito è quello di dare con fede, trepidazione e compassione perchè si può essere, e spesso lo si è, indirettamente dalla parte di chi riceve.
 

Brahma - Il creatore

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Etica e reincarnazione

Per i fedeli indiani la liberazione dal ciclo della metempsicosi è di fondamentale importanza, ed influenza grandemente le scelte riguardo la morale.
All’interno dell’Induismo, fra i diversi cammini possibili per raggiungere questa “assoluzione definitiva”, spiccano due ampie prospettive: la prima caratterizza le tradizioni secondo le quali l’anima umana si identifica con l’essere supremo (Brahman) e la liberazione è vista in termini di consapevolezza o “illuminazione”, la seconda è invece quella delle scuole che parlano di una distinzione primaria tra essere umano e Dio, dove la liberazione finale viene fatta risiedere nella fiducia verso la grazia divina.
In termini generali, la seconda corrente ha conosciuto maggiori sviluppi in termini di composizione e dottrina etica.
In questo contesto prenderemo in considerazione, poichè molto significativo, il codice comportamentale di coloro che seguono la corrente filosofica indù nota come Rāja Yoga, una delle numerose scuole di pensiero della tradizione, che elenca le seguenti regole (yamas & niyamas):
 
● Ahimsã – Non fare del male agli altri con parole o azioni;
● Satya – Non dire bugie;
● Asteya – Non rubare e non accumulare debiti;
● Brahmachãrya – Sii casto prima del matrimonio e fedele a tua moglie durante il matrimonio;
● Kshamã – Non essere intollerante;
● Dhriti – Non farti sopraffare dalla paura e dalle indecisioni;
● Dayã – Non essere insensibile;
● Ãrjava – Non rubare e non essere disonesto;
● Mitãhãra – Non mangiare eccessivamente e non mangiare carne;
● Shaucha – Sii puro nel cuore, nel corpo e nell’intelletto;
● Hrî – Sii modesto e pentiti delle cattive azioni;
● Santosha – Non essere schiavo delle tue passioni;
● Dãna – Dona generosamente: più doni e più riceverai;
● Ãstikya – Abbi fede in Dio;
● Pûjana – Sii perseverante nelle meditazioni;
● Shravana – Studia i testi sacri e segui i consigli del tuo maestro;
● Mati – Affina il tuo intelletto assieme al tuo maestro;
● Vrata – Osserva scrupolosamente i voti spirituali;
● Japa – Canta in onore di Dio giornalmente;
● Tapas – Osserva la disciplina spirituale secondo quanto di dice il maestro.
 
Nella vita spirituale dei fedeli indù tali osservanze sono, in genere, insegnate ai bambini sin dalla tenera età per spingerli al controllo delle passioni e degli istinti.
Sebbene esista nell’Induismo un’estrema varietà di modi d’interpretare l’etica e la morale, questo codice comportamentale viene riconosciuto dalla maggior parte dei fedeli come la base su cui poggiare il proprio cammino devozionale e spirituale.

tratto da: veniteadme.org 

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vedi anche: L’induismo

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