
L’Impero italiano nel 1940 – Wikipedia, pubblico dominio
Alla vigilia della seconda guerra mondiale, nel 1939, l’Impero coloniale italiano raggiunse la sua massima estensione. Un mosaico territoriale vasto e disomogeneo che comprendeva la Libia, l’Eritrea, la Somalia, l’Etiopia, l’Albania, le isole del Dodecaneso, la Dalmazia e persino un avamposto in Estremo Oriente: la città di Tientsin, in Cina. Nel complesso, si trattava di poco meno di quattro milioni di chilometri quadrati, un’estensione più di dieci volte superiore alla superficie della madrepatria.
Con l’ingresso nel conflitto mondiale, l’impero conobbe una temporanea e illusoria espansione. Nel primo anno di guerra le truppe italiane occuparono l’Egitto occidentale, la Somalia britannica, parte del Kenya orientale e del Sudan, mentre nei Balcani si estendeva il controllo sull’intera costa adriatica della Jugoslavia, sul Kosovo e sul Montenegro.
Era inoltre prevista l’annessione di circa tre quarti della Grecia, occupata militarmente dalle forze italo-tedesche. Questo slancio, tuttavia, si sarebbe rivelato effimero.

Immagine dell’impero italiano nel 1941. In verde chiaro le colonie africane del Regno d’Italia; in grigio scuro le conquiste italiane durante la seconda guerra mondiale. – Wikipedia, D.I.fan – Opera propria rilasciata con licenza CC BY-SA 3.0
La storia coloniale italiana aveva avuto inizio molto prima. La prima colonia fu l’Eritrea, ufficialmente costituita nel 1890 dopo un lungo processo che vide dapprima la fondazione della base commerciale di Assab da parte della compagnia Rubattino, quindi la conquista del porto di Massaua e l’occupazione di Asmara.
Nei primi anni del Novecento l’espansione proseguì: nel 1902, a seguito dell’intervento internazionale contro la rivolta dei Boxer, all’Italia venne assegnata la concessione di Tientsin; nel 1905 fu istituita la colonia della Somalia Italiana, frutto di complesse trattative con il sultano di Zanzibar e con la Gran Bretagna.
La Somalia si ampliò ulteriormente con la conquista di Obbia e della Migiurtinia nel 1906 e con l’annessione dell’Oltre Giuba tra il 1924 e il 1926.
La guerra italo-turca del 1911-1912 segnò l’ingresso della Libia e delle isole del Dodecaneso nell’orbita coloniale italiana, mentre l’impresa più ambiziosa e controversa fu la conquista dell’Etiopia, portata a termine nel 1936 al termine della guerra italo-etiopica.

Copertina de “La domenica del Corriere” del 27 dicembre 1936, vittoria italiana della guerra d’Etiopia – Wikipedia, pubblico dominio
Nel 1939 seguì l’occupazione dell’Albania e, nel 1941, l’istituzione del governatorato della Dalmazia.
L’inizio della fine dell’impero può essere fatto risalire al 1942, quando la sconfitta delle forze italo-tedesche nella Battaglia di El Alamein segnò una svolta decisiva nel teatro nordafricano. In quell’occasione, la divisione Folgore, ormai priva di munizioni, fu costretta ad arrendersi alle truppe britanniche. Da quel momento ebbe inizio un lento e inesorabile ripiegamento lungo tutta l’Africa settentrionale, culminato nel 1943 con l’abbandono completo della regione.
Già nel 1942, infatti, lo sbarco anglo-americano in Marocco e Algeria aveva aggravato la situazione, nonostante il temporaneo contrattacco italo-tedesco con l’occupazione della Tunisia.
Anche in Africa orientale il quadro militare precipitò rapidamente. L’avanzata britannica mise in crisi il dominio italiano e l’ultima, celebre resistenza si consumò nel 1941 sull’Amba Alagi. Qui circa settemila uomini al comando del Amedeo d’Aosta resistettero per oltre un mese all’assedio di quarantamila soldati inglesi. Quando la resa divenne inevitabile, agli italiani fu concesso l’onore delle armi e agli ufficiali venne permesso di conservare la pistola d’ordinanza, gesto che suggellò simbolicamente la fine dell’Africa Orientale Italiana.
La conclusione formale dell’esperienza coloniale arrivò con il trattato di Parigi del 1947, che sancì la perdita di tutti i possedimenti d’oltremare. L’unica eccezione fu la Somalia, affidata temporaneamente all’amministrazione italiana fino al 1960, ultimo e fragile legame con un impero ormai definitivamente tramontato.

Cartolina con lo slogan lanciato da Amedeo d’Aosta: Ritorneremo – Wikipedia, pubblico dominio
La parabola dell’Impero coloniale italiano rivela la distanza profonda tra ambizione geopolitica e capacità reale di sostenerla. Costruito in modo frammentario e tardivo rispetto alle grandi potenze europee, l’impero si reggeva più sulla retorica della grandezza che su solide basi economiche e militari. La sua rapida dissoluzione durante la seconda guerra mondiale mostra come il colonialismo italiano fosse, in larga misura, un progetto incompiuto, destinato a crollare non appena vennero meno le condizioni internazionali che ne avevano consentito l’espansione.




