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Il Castello Malaspina di Fosdinovo, feudo di uno dei rami dei Malaspina del Ramo Fiorito dal XIV al XVIII secolo, riveste una notevole importanza oltre che storica, anche, e soprattutto, architettonica. 
La costruzione dell’imponente fortezza, che si fonde incredibilmente con la roccia arenaria tanto da farla sembrare scolpita nella pietra viva, ebbe inizio nella seconda metà del XII secolo, anche se si parla del Castrum Fosdinovense già in documento di Lucca del 1084. 
Il Castello di Fosdinovo si compone di una pianta quadrangolare con 4 torri rotonde orientate, un bastione semicircolare, due cortili interni (uno centrale, teatro della presunta manifestazione paranormale), camminamenti di ronda sopra i tetti, giardini pensili, loggiati ed un avamposto verso il Paese detto in antico lo “spuntone”, formidabile strumento difensivo (una sorta di rivellino).

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Protetta anticamente da un ponte levatoio, la porta d’ingresso duecentesca introduce su di un piccolo cortile in puro stile romanico dove una colonna marmorea, anch’essa del duecento, ne sostiene i loggiati superiori. 
Dal piccolo cortile, dove un tempo si trovavano i cannoni difensivi, partono le larghe rampe di scale (ci si passava con i cavalli) che conducono al grande cortile centrale. 
Questo presenta un elegante porticato rinascimentale con colonne in pietra, un pozzo ed un bel portale in marmo cinquecentesco che ci introduce nella visita delle sale del Castello, arredate ed affrescate alla fine del 1800. 
La Sala d’ingresso, la Sala da pranzo col grande camino settecentesco e le ceramiche da farmacia del ‘600, la Sala del trono, il grande Salone con gli attigui salotti e la camera del trabocchetto con la sottostante sala delle torture
Si racconta che proprio da questa stanza, la marchesa Cristina Pallavicini, donna malvagia e lussuriosa, eliminava i suoi amanti facendoli cadere nella botola situata ai piedi del letto. 
E proprio i trabocchetti erano una prerogativa del castello. Ne esistevano tre, due nel loggiato che dava sull’orto ed uno nella torre d’angolo. Alla loro base erano infissi affilati coltelli con la punta rivolta verso l’alto, di modo che il disgraziato, una volta caduto dalla botola attivata con una molla, veniva colto immediatamente dalla morte. 
Oltre a questi tremendi strumenti di tortura, ne esisteva un altro ancor più terribile. Si trattava di un braccio di ferro che sporgeva dal muro della torre, ad esso era applicata una carrucola ed un anello murato in terra, collegati da una corda. Il torturato veniva appeso a lasciato penzoloni sotto gli occhi di tutto il paese, finché non fosse morto. 
Nella più antica torre di levante, si trova la cosiddetta “camera di Dante”, dove, secondo la tradizione, dormì il sommo poeta quando fu ospitato al castello durante il periodo d’esilio.

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LEGGENDE ED EPISODI DI NATURA PARANORMALE OCCORSI AL CASTELLO

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Il castello vive, oltre che dei suoi splendori architettonici e paesaggistici, anche delle sue famigerate leggende. La più famosa è sicuramente quella che riguarda la giovane Bianca Maria Aloisia, figlia di Jacopo (Giacomo) Malaspina ed Oliva Grimaldi. 
La bellissima ragazza si era perdutamente innamorata di un giovane stalliere che voleva sposare a tutti i costi. I genitori, contrari a quell’amore infamante per il blasone dell’intera famiglia, avevano tuttavia minacciato la poveretta di rinchiuderla a pane e acqua nelle segrete del Castello. 
La giovane, affatto impaurita da quelle minacce, non aveva desistito dai propri propositi d’amore. Quell’atteggiamento ribelle aveva costretto i genitori a prendere una severa decisione. E fu così che lo stalliere venne allontanato dal paese e la giovane rinchiusa in un convento. 
Non per questo volle prendere i voti né rinunciare al suo sogno romantico. 
Fu allora riportata al castello, rinchiusa nelle prigioni e torturata finché non fosse rinsavita. Ciononostante la sua volontà non fu piegata. 
Solo allora, per evitare occasioni di scandalo, fu murata viva in una cella, insieme ad un cane, simbolo di fedeltà, e ad un cinghiale, emblema della ribellione.

A confermare l’autenticità della storia, accadde che nei recenti scavi effettuati durante i lavori di consolidamento, furono trovati resti di ossa appartenute molto probabilmente ad una fanciulla e a due animali. 
Questa vicenda così violenta e brutale, tuttavia, se pose fine alla vita della giovane Bianca Maria, sola non bastò a domarne lo spirito che pare aleggiare ancora per le stanze del castello, nelle forme di una ragazza dai lunghi capelli posati sulla schiena.

salone 007Affascinati ed attratti da questi racconti, esperti ed appassionati dell’occulto e di fenomeni paranormali hanno effettuato, qualche anno addietro, una serie di esperimenti, tutti filmati con cinepresa. Inquietante come in uno di questi si è poi visto, chiaramente, una figura scura, dalle sembianze umane, attraversare la stanza da muro a muro, come fosse sospinta dal vento. 

Un’altra delle storie che si raccontano nel Castello riguarda la marchesa Cristina Pallavicini. Una vita macchiata di sangue e delitti, la sua. Il marito Ippolito, infatti, fu vittima e carnefice dei fratelli Pasquale e Ferdinando in un’atroce lotta per il domino del feudo. 
Rimase tutrice del piccolo Carlo Agostino, suo figlio, e governò su Fosdinovo finché il piccolo non raggiunse la maggiore età. 
Della donna si tramanda un’immagine di fascino, lussuria, mistero e morte. In vita sua ebbe molti amanti, quasi tutti popolani, e la leggenda racconta che la marchesa, per non essere scoperta né tradita, dopo averci trascorso la notte insieme, se ne sbarazzava facendoli precipitare nella botola posta al centro della sua stanza da letto. Le grida disperate degli sventurati uomini, data la particolare acustica della stanza, ricadevano al centro di essa e non venivano udite al di fuori della porta. Per questo i delitti, al tempo, non furono mai scoperti. 
Nella camera, in effetti, è ancora ben visibile la traccia di un’antica botola. Sotto di questa da poco è stata scoperta un’altra stanza (soprannominata “camera delle torture”) perfettamente uguale per dimensioni (siamo in una torre) alla prima e dove, verosimilmente, cadevano i corpi dei malcapitati. Oltre a queste, tante altre le inquietanti leggende scritte nelle mura del maniero: il letto che respira ed a cui batte il cuore, il fotografo che immortalò nello specchio della camera ducale la figura di una donna, le immagini impresse nella sala del trono.

In questo castello si aggira lo spettro di una giovane castellana dal viso meraviglioso e dai lunghi capelli biondi. Visse nel XVI secolo ed era una donna dal fascino incredibile ed usava questa sua caratteristica come “arma” per sedurre qualunque uomo. La sua vita peccaminosa la portò a compiere diversi delitti per assicurarsi il silenzio di coloro che non era riuscita a conquistare.
Il Fantasma in questione sarebbe stato notato da diverse persone anche in tempi molto recenti. In data 3/10/1992, una troupe televisiva immortalò con le proprie telecamere una presunta apparizione. Sul nastro, in uno dei locali principali del castello, si nota la lenta materializzazione di una strana figura. 

Il presunto spettro si presenta come un’ombra scura e consistente che, dopo aver mosso alcuni passi, scompare attraversando il muro del salone. Pare indossare una sorta di mantello con cappuccio ma non se ne distinguono nitidamente i tratti. 
Durante la registrazione nessuno dà mostra di aver notato qualcosa di strano ma, pochi istanti dopo, dall’esterno, giungono le grida angosciate di una donna che si sarebbe ritrovata lo spettro dinanzi proprio mentre questo fuoriusciva dalla parte esterna del muro. La testimone indica il breve percorso esterno che lo spettro avrebbe compiuto: le riprese si soffermano lungo le mura del castello ma null’altro viene ripreso. 
Che cosa le telecamere abbiano effettivamente colto in quella notte di tempesta non é così chiaro: l’apparizione registrata non é in primo piano e non é facile trarre delle indicazioni precise ed inconfutabili. Ciò nonostante, potrebbe (il condizionale é assolutamente d’obbligo) trattarsi di uno dei rarissimi spettri italiani su video. Permane qualche perplessità. 
Ancora un’annotazione: un’insolita presenza fece parlare di sé quando, stando a quanto allora riportò la cronaca, si materializzò nel corso di una conferenza dedicata al paranormale. 
Era la notte del 2 febbraio 1993.

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Castello Malaspina di Fosdinovo
Via Papiriana, 2 – Fosdinovo
54035 Massa-Carrara
www.castellodifosdinovo.it

estratto da: daltramontoallalba.it

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