Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Il fascino del Lotto

È trascorso tanto tempo da quando nelle ricevitorie le bollette venivano scritte a mano (i giocatori, anche occasionali, avanti negli anni ricorderanno i botteghini affollati), ma il fascino del Lotto rimane immutato. Le estrazioni avvenivano una volta alla settimana, il sabato; un evento molto atteso accompagnato da giornali stampati appositamente (a Messina usciva il “don Giovanni” con i numeri), ed i commenti e le discussioni, soprattutto tra i più anziani, si intrecciavano piuttosto animate.

Una bolletta, giocata a Brescia nel 1935 per l’importo di 50 centesimi di lira.

Una bolletta, giocata a Brescia nel 1935 per l’importo di 50 centesimi di lira.

Si commentavano i numeri sortiti, spesso ricavati da quegli episodi che più avevano impressionato l’opinione pubblica. Non c’era molta razionalità nei discorsi, con qualche imprecazione per un terno mancato per un “numero”, e il gioco era basato più che altro sull’improvvisazione.

Poi gli studiosi del Lotto crearono le “serie ordinate” e fu così possibile tenere sotto controllo il “comportamento” dei 90 numeri dal punto di vista statistico, correndo meno rischi, anche se pur sempre l’ultima parola spetta alla dea bendata. Poi entrò in campo anche l’informatica e anche se il tempo dei vecchietti che affollavano i botteghini era tramontato, il fascino del gioco del Lotto rimase e rimane ancora intatto. Un fascino che ha origini lontane, non da tutti conosciute, quando si dice Lotto, infatti, si pensa subito a Napoli, ma il gioco attuale ha origini genovesi.

Secondo gli ordinamenti della repubblica ligure, infatti, riformati da Andrea Doria nel 1576, ogni sei mesi tra 120 candidati (poi ridotti a 90) ne dovevano essere sorteggiati cinque che ne sostituivano altrettanti nel collegio dei Serenissimi che andavano in pensione per fine mandato. Ogni candidato era rappresentato da un numero che poi veniva immesso nel “seminario”, una specie di urna. Da qui a far partire il gioco del seminario il passo è breve, e fu così rapida la diffusione tra la popolazione che il gioco stesso venne disciplinato con una precisa normativa con relativi balzelli in favore della Repubblica ligure.

Il gioco fu gestito dai privati, si diffuse anche in altri Stati e sopravvisse tra alterne vicende nei tempi successivi fino ad arrivare ai giorni nostri.

Nel tempo si andò perfezionando con l’interpretazione dei sogni attraverso la Cabala.

I popoli primitivi, è risaputo, hanno sempre cercato di dare risposte ai timori e ai dubbi che insorgevano di fronte a fenomeni che allora apparivano misteriosi e che oggi potremmo definire naturali. Nacque così l’arte di svelare il passato, il presente e il futuro attraverso l’interpretazione dei sogni, ritenuti messaggi degli dei. Per decifrarli gli antichi popoli si servivano di una simbolica tecnica basata sull’influsso delle stelle e a poco a poco applicata alle immagini sognate.

La ruota della fortuna (miniatura del XII secolo)

La ruota della fortuna (miniatura del XII secolo)

Gli antichi custodivano gelosamente i propri trattati divinatori riservando particolari privilegi e alta considerazione alla casta dei sacerdoti, deputati, fin dalle primissime civiltà, ad esplorare un mondo sconosciuto, imprevedibile, e trarre presagi, ammonizioni, nomi, che potevano e possono avere anche un carattere completamente soggettivo. 

Questa prerogativa sacerdotale passò nel Medioevo agli astrologi e, in epoca moderna, agli scienziati. Successivamente, attraverso la Cabala (o Kabbalà), che letteralmente significa “ricezione”, “tradizione” e che ha origine ebraiche, dai sogni furono ricavati numeri in applicazione di uno dei tre metodi (gli altri due riguardano il gioco della fortuna e quello delle probabilità) per giocare al Lotto.

Per coloro che amano sfidare la fortuna puntando sulla casualità, comunque, ogni scusa è buona per smorfiare dei numeri e poi sperare nella fortuna che in tutti i campi, anche in quello supportato alla statitistica, riveste sempre, come abbiamo detto, un ruolo determinante.

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