Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Il Giubileo del 1300 nella “Nuova Cronica” di Giovanni Villani

Giovanni Villani (*), il famoso cronista fiorentino, fu a Roma, come anche Dante, per il Giubileo del 1300 e trasse, dalla suggestione della Città Eterna, l’ispirazione a scrivere la sua cronaca che doveva trattare in particolar modo di Firenze «figliola e fattura di Roma», che era allora «nel suo montare», mentre Roma era «nel suo calare». La pagina seguente ci dà la testimonianza diretta della importanza che ebbe per i contemporanei il grande avvenimento religioso del 1300.

Negli anni di Cristo 1300, secondo la nativitade di Cristo, con ciò fosse cosa che si dicesse per molti, che per addietro ogni centesimo d’anni della natività di Cristo, il papa ch’era in que’ tempi, facea grande indulgenza, papa Bonifazio ottavo che allora era apostolico, nel detto anno a reverenza della natività di Cristo, fece somma e grande indulgenza in questo modo: che qualunque Romano visitasse infra tutto il detto anno, continuando trenta dì le chiese de’ beati apostoli Santo Pietro e Santo Paolo, e per quindici dì l’altra universale gente che non fossono Romani, a tutti fece piena e intera perdonanza di tutti i suoi peccati, essendo ben confesso o si confessasse, di colpa e di pena.

E per consolazione de’ cristiani pellegrini, ogni venerdì, e dì solenne di festa, si mostrava in San Piero la Veronica del sudario di Cristo. Per la qual cosa gran parte de’ cristiani che allora viveano, feciono il detto pellegrinaggio così femmine come uomini, di lontani e diversi paesi, e di lungi e d’appresso. E fu la più mirabile cosa che mai si vedesse, che al continuo in tutto l’anno durante, avea in Roma oltre al popolo romano, duecentomila pellegrini, senza quegli ch’erano per gli cammini andando e tornando, e tutti erano forniti e contenti di vittuaglia giustamente, così i cavalli come le persone, e con molta pazienza, e senza romori e zuffe; ed io il posso testimoniare, che vi fui presente e vidi.
E dell’offerta fatta per gli pellegrini molto tesoro ne crebbe alla Chiesa, e’ Romani per le loro derrate furono tutti ricchi. E trovandomi io in quello benedetto pellegrinaggio nella santa città di Roma, veggendo le grandi e antiche cose di quella, e leggendo le storie e’ grandi fatti de’ Romani, scritti per Virgilio, e per Sallustio, e Lucano, e Tito Livio, e Valerio, e Paolo Orosio, e altri maestri d’istorie, li quali così le piccole cose come le grandi, delle geste e fatti de’ Romani scrissono, e eziandio degli strani dell’universo mondo, per dare memoria e esemplo a quelli che sono a venire, presi lo stile e forma da loro, tutto sì come discepolo non fossi degno a tanta opera fare.
Ma considerando che la nostra città di Firenze, figliuola e fattura di Roma, era nel suo montare e a seguire grandi cose, siccome Roma nel suo calare, mi parve convenevole di recare in questo volume e nuova cronica tutti i fatti e cominciamenti della città di Firenze, in quanto m’è stato possibile a ricogliere e ritrovare, e seguire per innanzi stesamente i fatti de’ Fiorentini, e dell’altre notabili cose dell’universo in brieve, infino che fia piacere di Dio, alla cui speranza per la sua grazia feci la detta impresa, più che per la mia povera scienza; e così negli anni 1300 tornato da Roma, cominciai a compilare questo libro, a reverenza di Dio e del beato Giovanni, e commendazione della nostra città di Firenze.

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(*) Giovanni Villani (Firenze, 1276 – Firenze, 1348) è stato un mercante, storico e cronista italiano, noto soprattutto per aver scritto la Nuova Cronica, un resoconto storico della città di Firenze e delle vicende a lui coeve. (Wikipedia)

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