Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Il mistero dell’orecchio del servo del Sinedrio reciso da Simon Pietro al Getsemani

A cura di Gaetano Barbella

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  1. La funzione dell’orecchio secondo la Bibbia 
Illustrazione 1: Gillo Dorfles, L'orecchio di Dio -1996 - acrilico su tela, cm 180 x 200.

Illustrazione 1: Gillo Dorfles, L’orecchio di Dio -1996 – acrilico su tela, cm 180 x 200.

Incuriosisce un particolare legato ai fatti dell’episodio dell’arresto di Gesù sul monte degli ulivi. Secondo la versione evangelica di Giovanni 18,1-18 viene detto:
<<Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli. Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi. Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano». Perché s’adempisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?». Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno. Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È meglio che un uomo solo muoia per il popolo». Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Forse anche tu sei dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.» Ed ora soffermiamoci sui versetti:

«Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?»>>

L’episodio dell’azione di Simon Pietro che aggredisce la guardia del Sinedrio che si appresta ad arrestare Gesù, recidendogli l’orecchio destro e che poi viene sanato dal maestro, non sembra un fatto casuale, nel senso di un’offesa corporale senza particolare significazione. Tuttavia ritenendo che nulla di ciò che viene detto nei testi evangelici è casuale, può fa supporre una seria ragione, al limite spirituale, che in apparenza non trapela. Perciò l’azione di Simon Pietro e la relativa reazione di Gesù suggerisce un approfondimento, in particolare – mettiamo -, su un ipotetico reale potere connesso all’organo dell’udito in sede dell’orecchio in questione.

Molti sono i significati attribuiti a questo organo sensorio se si consulta lo scritto di Giuseppe Martelli – L’ORECCHIO secondo la Parola di Dio, presente sul web. Traggo da qui uno stralcio, giusto per dar corpo a ciò che può contare dal punto di vista spirituale a mo’ di esempio.

«… L’orecchio, come organo del corpo creato da Dio, ha la funzione principale di ascoltare e di distinguere i suoni ed i rumori che giungono dall’esterno, con particolare riferimento, per l’essere umano, al discernimento delle parole che altri uomini pronunciano.

Entrambe queste funzioni trovano un riscontro nella Parola di Dio. In primo luogo, la Bibbia attesta che l’orecchio, in quanto tale, è capace di udire e di intendere. A tal proposito, sarà sufficiente citare il versetto diGb 13:1, laddove troviamo scritto:

“L’occhio mio tutto questo l’ha visto; l’orecchio mio l’ha udito e l’ha inteso.”

Giobbe sta difendendo il suo operato dinanzi ai suoi tre “amici “, i quali si sentono superiori a lui (cfr 11:12) ma senza giustificazione alcuna (v. 2), in quanto anche il patriarca era dotato di orecchie capaci di ascoltare e di capire!

Giobbe non ritiene di essere superiore agli altri, ma è cosciente di non essere neppure inferiore: le sue orecchie, come normalmente accade, hanno udito e ben compreso le parole di questi “amici” e, continuando idealmente il discorso iniziato nel versetto 12:3, lo stesso Giobbe desidera soltanto ribadire la sua “normale” capacità di ascolto e d’intendimento…

In secondo luogo, ed in senso più specifico, la Parola di Dio fa menzione anche della capacità dell’orecchio di discernere le parole pronunciate da altre persone. Fra gli altri versetti 15, in questa sede menzioniamo Gb 12:11 , nel quale leggiamo:

“…L’orecchio non discerne forse le parole, come il palato assaggia i cibi?”

Giobbe, in questo caso, sta rimproverando i suoi tre “amici” per le ovvietà che avevano appena detto, e sta anche lodando Dio per le Sue qualità e per le Sue opere, fra le quali il patriarca menziona espressamente l’orecchio, che è in grado di “discernere” (D traduceva “provare” e ND legge “esaminare”) le parole che ascoltava dagli altri uomini.

Dal punto di vista linguistico, è degno di nota che Giobbe si esprima con una domanda retorica, mediante la quale egli manifesta una verità evidente (quella relativa alla capacità dell’orecchio di distinguere le parole): ciò allo scopo di affermare indirettamente la superficialità di quanto sostenuto dagli “amici” e forse anche di sostenere la sua stessa capacità di discernere il bene dal male.»1

Non pago di aver potuto scrivere qualche nozione sull’orecchio grazie al suddetto articolo di Giuseppe Martelli – L’ORECCHIO secondo la Parola di Dio, sono stato preso dal proposito di capire l’importanza spirituale che Simon Pietro poteva aver dato all’orecchio, per aver deciso di punire quella guardia del Sinedrio che cercava di arrestare Gesù, recidendogli con la spada l’orecchio destro. E così mi sono messo alla ricerca sul web, nel tentativo di trovare qualche seria nozione che spiegasse tale cosa. Provvidenzialmente mi sono imbattuto in uno scritto che premiava la mia ricerca illuminandomi la mente sul supposto mistero dell’orecchio. Ma non ne parlo subito e mi dispongo a presentare l’articolo in questione per la parte che interessa e poi se ne parlerà. Ecco lo stralcio dell’articolo:

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  1. Il foro all’orecchio

L’orecchio indica l’organo dell’udito e dell’equilibrio; e uno dei cinque sensi del nostro corpo con il quale veniamo a contatto del mondo esterno per percepire i suoni e le parole.

Ci sono delle locuzioni significative che spesso ciascuno di noi usa per definire questo senso: prestare orecchio, si dice quando si ascolta con favore e piacere; essere tutto orecchio, invece quando si ascolta con attenzione; apri re l’orecchio o tendere l’orecchio, si usa quando si e attenti per cercar di capire ecc…

Di queste espressioni si trovano anche nella Parola di Dio. Il profeta Isaia, parlando ad Israele da parte di Dio diceva: “Inclinate l’orecchio e venite a me”; oppure a Salomone dichiarava nei suoi detti famosi: “L’orecchio attento alla riprensione dimorerà fra i savi”. Quella di Geremia è significativa quando ammoniva il popolo di Giuda dicendo: “Porgete orecchio, non insuperbite!”. Sono queste ed altre le espressioni che richiamano alla nostra attenzione quest’organo così importante nella vita di ognuno. In tutte le attitudini espresse nella Parola di Dio, una fra altre è di particolare significato spirituale che vale la pena considerare per l’edificazione d’ogni credente.

Orecchio per un servo

Anticamente nel popolo d’Israele in relazione alle leggi della libertà e della vita vigeva l’usanza che un servo dopo sei anni di servizio, il settimo anno, era libero di andare via. Se però durante la servitù, il suo padrone gli aveva dato la possibilità di prendere moglie ed aveva avuto dei figliuoli, poteva andar via ma senza il resto della famiglia. Se invece faceva la dichiarazione: io amo il mio padrone, mia moglie e i miei figli, allora il padrone lo faceva comparire davanti a Dio alla presenza di testimoni e facendolo avvicinare allo stipite della porta della sua casa gli forava l’orecchio con una lesina per farlo diventar e per sempre suo servitore.2

Questo foro all’orecchio diventava per il servo un motivo di vanto nel suo servizio, perché non era più forzato e disinteressato ma volontario, come se fosse per la sua famiglia e per la sua casa. Da qui l’usanza di mettere in mostra l’orecchio forato con un anello.

Tutto questo doveva essere per il popolo di Dio una verità spirituale e non solo un esempio di vita. Il padrone era Iddio, che aveva dato la terra di Palestina in eredità ai figli d’Abramo, i servi erano tutti i discendenti d’Abramo che servivano l’Iddio del cielo volontariamente, per onorare il Signore e per il bene di tutto il popolo.

Avere un orecchio forato per ascoltare la voce di Dio e per mettere in pratica i suoi comandamenti. Davide aveva compreso ciò quando diceva che il Signore non gradiva né sacrificio né offerta, ma gli aveva forato gli orecchi (Salmo 40:6). Quest’espressione voleva dire: Signore tu non gradisci olocausti ma chi ascolta la Tua Parola e compie la Tua volontà con zelo ed amore.

Dello stesso avviso era Isaia quando dichiarava: “Il Signore, l’Eterno, mi ha aperto l’orecchio, ed io non sono stato ribelle e non mi sono tratto indietro”. È l’espressione del servo fedele che mette in pratica tutta la volontà di Dio senza tener conto della propria vita e delle sofferenze che deve affrontare, pur di essere approvato dal Signore e di ricevere il Suo beneplacito.

Occorre, quindi, un orecchio forato spiritualmente per avere una sensibilità particolare ed essere un vero servo fedele. […] 3

A questo punto il lettore deve aver già svelato il mistero sul supposto potere legato all’orecchio di quel servo. Insomma averlo reciso, con quasi certezza, Simon Pietro metteva in pratica una solenne punizione per quel tale che cercava di mettere le mani sul suo amato Maestro, Gesù. Era un servo che non avrebbe mai più potuto fregiarsi per sempre del “foro all’orecchio” con l’orecchino, il motivo di vanto nel suo servizio di fronte al Signore, secondo la tradizione ebraica. Ed ecco perché Gesù intervenne per sanare il grave danno arrecato dal suo discepolo a quel servo che, probabilmente faceva il suo dovere al servizio del Sinedrio.

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Brescia, 30 gennaio 2016

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Pagg. 11 12 – Giuseppe Martelli – L’ORECCHIO secondo la Parola di Dio. Fonte:http://www.laparola.info/files/Orecchio.pdf

La tradizione della foratura dell’orecchio ha origine da due Codici dell’Antico Testamento. Il primo dal Codice dell’Alleanza in Es 20,22-23,19; il secondo è il Codice Deuteronomico contenuto in Dt 12-26. La tradizione li attribuisce tutti a Mosè.
Il primo testo è Es. 21,2-11: «Se compri uno schiavo ebreo, egli ti servirà per sei anni, ma il settimo se ne andrà libero, senza pagare nulla. Se è venuto solo, se ne andrà solo; se aveva moglie, la moglie se ne andrà con lui. Se il suo padrone gli dà moglie e questa gli partorisce figli e figlie, la moglie e i figli di lei saranno del padrone, ed egli se ne andrà solo. Ma se lo schiavo fa questa dichiarazione: “Io amo il mio padrone, mia moglie e i miei figli; io non voglio andarmene libero”; allora il suo padrone lo farà comparire davanti a Dio, lo farà accostare alla porta o allo stipite; poi il suo padrone gli forerà l’orecchio con una lesina ed egli lo servirà per sempre. Se uno vende la propria figlia come schiava, questa non se ne andrà come se ne vanno gli schiavi. Se lei non piace al suo padrone, che si era proposto di prenderla in moglie, deve permettere che sia riscattata; ma non avrà il diritto di venderla a gente straniera, dopo esserle stato infedele. Se la dà in sposa a suo figlio, dovrà trattarla secondo il diritto delle figlie. Se prende un’altra moglie, non toglierà alla prima il né vitto, né il vestire, né la coabitazione. Se non le fa queste tre cose, lei se ne andrà senza pagare nessun prezzo.». Questa legge riguardava non gli schiavi permanenti, che non sono ebrei, ma persone ebree consegnate per pagare debiti. L’interesse della legge non verte sui diritti e doveri dei padroni verso i servi e le serve, ma vuole proteggere i diritti di famiglia. Sono clausole che riguardano soprattutto il diritto matrimoniale. Il secondo testo è DT 15,12-18: «Se un tuo fratello ebreo o una sorella ebrea si vende a te, ti servirà sei anni; ma il settimo, lo manderai via da te libero. Quando lo manderai via da te libero, non lo rimanderai a mani vuote; lo fornirai generosamente di doni presi dal tuo gregge, dalla tua aia e dal tuo torchio; lo farai partecipe delle benedizioni che il Signore, il tuo Dio, ti avrà elargito; ti ricorderai che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore, il tuo Dio, ti ha redento; perciò io ti do oggi questo comandamento. Ma se il tuo schiavo ti dice: “Non voglio andarmene via da te”, egli dice questo perché ama te e la tua casa e sta bene da te. Allora prenderai una lesina, gli forerai l’orecchio contro la porta, ed egli sarà tuo schiavo per sempre. Lo stesso farai per la tua schiava. Non ti dispiaccia rimandarlo libero, poiché ti ha servito sei anni e un operaio ti sarebbe costato il doppio, e il Signore, il tuo Dio, ti benedirà in tutto quel che farai.». Anche qui si tratta di schiavi ebrei; la durata della servitù è di sei anni e al servo che resta con il padrone si fa la stessa operazione di foratura dell’orecchio. Ma a differenza del testo di Esodo, ora anche le serve vengono affrancate al settimo anno: i servi e le serve sono fratelli e sorelle del padrone, appartenenti allo stesso popolo. Alla fine del servizio vi è diritto alla buona uscita, per avere un qualche mezzo di sostentamento una volta tornati in libertà. Il rito della foratura non avviene davanti a Dio ma a casa, in quanto per il Deuteronomio vi è un solo santuario: quello di Gerusalemme. Il testo lascia fuori le clausole matrimoniali. Vi è una interpretazione più teologica della legge, riagganciandola all’esperienza degli schiavi. 
[Tratto da L’Antico Testamento e una sua lettura nel tempo a cura di Antonio Gioia. Fonte: http://antonio-gioia.blogspot.it/2012/05/lantico-testamento-e-sua-lettura-nel.html]

3 Il foro all’orecchio di A. Rito Corbo. Fonte: http://www.tuttolevangelo.com/attualita/il foro orecchio.pdf

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tratto da: https://www.tanogabo.it/Inviati_speciali/orecchio_servo.htm

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