Il significato della figura del Minotauro

La figura del Minotauro, creatura metà uomo e metà toro, è uno dei simboli più potenti della mitologia greca. Questo essere ibrido può essere interpretato come una rappresentazione della psiche umana: da un lato la razionalità, incarnata dalla parte umana, e dall’altro gli istinti primordiali, simboleggiati dalla natura taurina. In ognuno di noi si agita questo conflitto interiore: a volte prevale la mente, altre volte dominano gli impulsi. Ma è proprio il “toro” dentro di noi, la parte più viscerale, vitale e primitiva, che ci completa, rendendoci autenticamente umani. Senza di essa, saremmo solo esseri freddamente guidati da una ragione arida e disumana.

La leggenda del Minotauro ha radici profonde.
Europa, figlia di Agenore, uno dei due gemelli che Libia aveva generato con Poseidone, era una giovane donna di straordinaria bellezza. Zeus, innamoratosi di Europa, la rapì trasformandosi in toro. Dalla loro unione nacquero tre figli, tra cui Minosse, destinato a diventare re di Creta e governatore dei mari, noto per la sua severa giustizia.

Quando Minosse salì al trono, chiese a Poseidone un segno divino che confermasse il suo diritto al potere. Il dio gli inviò un magnifico toro bianco, destinato al sacrificio rituale. Tuttavia, Minosse, colpito dalla bellezza e dalla forza dell’animale, decise di tenerlo per sé, usandolo per la monta delle sue mandrie. Questo atto di superbia oltraggiò Poseidone, che punì il re in modo crudele: rese il toro selvaggio e fece sì che Pasifae, moglie di Minosse, si innamorasse dell’animale.

Giulio Romano – Pasifae mentre entra nella giovenca di legno costruita per lei da Dedalo, al fine di potersi congiungere con il toro raffigurato in basso a destra – Wikipedia, pubblico dominio

Desiderosa di unirsi al toro, Pasifae chiese aiuto a Dedalo, il grande inventore ateniese, che costruì per lei una giovenca di legno cava. Così avvenne l’innaturale unione da cui nacque il Minotauro, creatura di stirpe regale ma dalla natura bestiale, minaccia per l’intera isola.

George Frederic Watts – Il Minotauro – Wikipedia, pubblico dominio

Per nascondere questo abominio, Minosse incaricò Dedalo di costruire un enorme palazzo-labirinto nel cuore di Cnosso: un dedalo di stanze, corridoi, porte fittizie e vie senza uscita.

William Henry Matthews – Labirinti – Wikipedia, pubblico dominio

Nel frattempo, il figlio di Minosse, Androgeo, si recò ad Atene per partecipare ai giochi tauromachici, ma trovò la morte per mano del toro di Maratona. Minosse, devastato dal dolore, accusò gli ateniesi dell’omicidio e impose loro un tributo atroce: ogni nove anni, Atene doveva inviare sette ragazzi e sette ragazze, che venivano offerti in sacrificio al Minotauro nel labirinto.

Quando Teseo, principe ateniese, uccise il toro di Maratona, erano trascorsi diciotto anni. Minosse stava per reclamare per la terza volta il tributo umano. Teseo decise allora di recarsi a Creta, con l’intento di porre fine ai sacrifici, uccidendo il Minotauro. Partì con vele nere, ma suo padre, re Egeo, gli affidò anche una vela bianca, da issare al ritorno in caso di vittoria.

Secondo i racconti più antichi, a Cnosso Teseo fu accolto da una donna misteriosa, forse una dea come Anfitrite. Tuttavia, fu Arianna, figlia di Minosse e Pasifae, a prendere a cuore la sorte dell’eroe. Innamoratasi di lui, decise di aiutarlo a uscire vivo dal labirinto. Non è chiaro come Teseo ottenne il suo aiuto, ma un’antica raffigurazione mostra Arianna che gli porge un fuso, consegnandogli il celebre filo. Gli suggerì di legarne un’estremità all’ingresso e di srotolarlo lungo il cammino, in modo da poter ritrovare la via d’uscita.

Il Minotauro dormiva nella parte più profonda del labirinto. Teseo lo affrontò corpo a corpo, lo afferrò per le sopracciglia – come prevedeva il rito sacrificale – e lo trafisse mortalmente, dedicando la vittoria a Poseidone. 

Antoine-Louis Barye – Teseo e il Minotauro, 1843 (Baltimore Museum of Art) – Wikipedia, pubblico dominio

Non portò con sé il corpo, ma uscì vittorioso dal labirinto, accolto festosamente dai giovani ateniesi sopravvissuti.
Teseo fuggì da Creta con Arianna e i fanciulli liberati. Sull’isola di Nasso (l’antica Dia), la coppia consumò il proprio amore, ma quella stessa notte Dioniso apparve in sogno a Teseo, ordinandogli di lasciare Arianna, poiché destinata a lui.

Evelyn De Morgan – Arianna a Nasso – Wikipedia, pubblico dominio

Teseo, impaurito, obbedì. Arianna, immersa nel sonno, fu abbandonata. Dioniso la portò con sé sul monte Drios e insieme scomparvero nel mistero del mito.

 

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