Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Il mito di Atlantide

Breve sintesi del mito di Atlantide tratta da una pagina pubblicata da Giuseppe D’Auria sul sito del comune di Pignataro.

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Atlantide, il continente perduto, fu sommerso in un solo giorno, i suoi abitanti spazzati via in un istante, inabissati dall’ira del Padre degli dèi. Questa leggenda è stata terreno fertile per l’immaginazione e la letteratura, un mistero dunque che un gran numero di ricercatori ha cercato di risolvere.

platone2La fonte più autorevole sul mito di Atlantide è il filosofo greco Platone, il quale nel 345 a.C. ci riferisce il luogo dove si trovava il misterioso continente: oltre le Colonne d’Ercole, ovvero all’ingresso per l’oceano Atlantico. Tuttavia le ricerche geologiche effettuate hanno dimostrato l’impossibilità dell’esistenza di un grande continente in mezzo all’Atlantico, almeno in un periodo ricordabile dalla memoria umana.

Il filosofo afferma di trarre quelle informazioni dal suo antenato Solone, che nel 570 a.C. aveva visitato l’Egitto e appreso dai sacerdoti la storia del continente perduto. Così, nel Timeo, Platone descrive Atlantide come più grande della Libia e dell’Asia minore messe insieme. Il suo sovrano reggeva un rigoglioso impero, che si estendeva fino al Mediterraneo occidentale. Terribili terremoti e inondazioni però avevano inabissato il continente 9000 anni prima che Solone ne apprendesse la storia.

Nel Crizia, il filosofo fornisce maggiori dettagli: Atlantide sorgeva su un’isola rotonda, con vaste coste scoscese a precipizio sul mare. Il palazzo reale era costruito invece su una seconda isola molto più grande. Lì c’erano bagni caldi e freddi e il tempio, consacrato al dio Poseidone, risplendeva d’oro e d’argento. Con l’andare del tempo però gli Atlantidi erano diventati avidi, il loro unico scopo era divenuto la ricerca del potere, così Zeus decise di distruggerli, mentre essi stavano pianificando una guerra contro Atene e l’Egitto.

Uno stato così altamente organizzato, consapevole della propria bellezza, dall’architettura raffinata e dagli efficienti servizi pubblici, una società dell’Età del bronzo dunque che progettava espansioni egemoniche non poteva esistere 9000 anni prima dell’epoca di Solone. Deve essere avvenuta quindi una confusione con le date, i secoli erano stati scambiati coi millenni: 900 anni prima del 590 a.C. è una datazione molto più realistica. La distruzione di Atlantide sarebbe avvenuta quindi nel 1500 a.C., quando Atene non era ancora una polis greca e l’Egitto toccava l’apice della sua potenza.

Dove poteva trovarsi dunque Atlantide? Non doveva essere lontana dalla Grecia se prendiamo per esatta la notizia che gli Atlantidi meditavano la conquista di Atene e che gli stessi Ateniesi avevano inviato un esercito per ostacolare i loro piani. Ciò nonostante, scienziati, esploratori e amanti del mistero hanno collocato Atlantide in vari posti del globo: in Messico, in Asia centrale, nel Sahara, in Groenlandia e persino in Britannia.

Fu lo studioso inglese K. T. Frost a proporre, nel 1907, un’ipotesi più concreta e convincente. Egli identificava la mitica Atlantide con la Creta minoica, e il vulcano di Thera come la spiegazione scientifica alla sua apocalittica distruzione. Gli scavi compiuti da Arthur Evans negli anni ’20 del secolo scorso a Cnosso hanno scoperto un dato importante: la civiltà minoica di Creta collassò improvvisamente quando si trovava al massimo della sua potenza, intorno al 1500 a.C. Le cause di questo improvviso declino sono ancora un mistero. E’ significativo però che il vulcano di Thera, 104 km a nord di Creta, eruttò catastroficamente proprio in quel periodo.

Nel 1939 il prof. Spyridon Marinatos, capo del Servizio Archeologico Greco, diede inizio alle sue ricerche per trovare delle prove concrete che collegassero l’eruzione di Thera con la fine di Atlantide. Altri scienziati sposarono la causa, tra cui geologi americani, che ripescarono dal fondo del Mediterraneo sedimenti contenenti ceneri vulcaniche, la prova definitiva del parossismo.

Creta sarebbe quindi stata investita dallo tsunami prodotto dalla catastrofica eruzione, i profughi allora portarono la storia di quel disastro in Egitto, dove Solone l’apprese novecento anni dopo. Egli però tradusse il nome egizio di Creta, Keftui, in Atlantide, poiché quella terra veniva descritta come “terra delle colonne”, sorretta appunto dal titano Atlante.

grecia_santoriniPrima che Thera, l’odierna Santorini, fosse distrutta dalla catastrofica eruzione del XV secolo a.C., era un’isola di 16 km di diametro, che ospitava un vulcano alto 1600 m. Si è trattato quindi del più violento e imponente parossismo accaduto in tempi storici. Gli scavi compiuti in loco fanno presagire che l’isola venne sommersa da enormi quantità di pomice e ceneri vulcaniche, i detriti distrussero le case, nelle quali si sono conservati vasellame e affreschi conformi all’architettura minoica.

Gli scavi portarono alla luce dunque una “Pompei” dell’Età del bronzo, anche questa una civiltà congelata nel tempo. Negli strati inferiori però non sono stati rinvenuti i corpi degli abitanti né i loro effetti personali. Quest’assenza suggerisce che la popolazione di Thera, consapevole della pericolosa attività del vulcano, riuscì a fuggire. Probabilmente si rifugiarono prima a Creta, di cui Thera costituiva una colonia, per poi far rotta in altri luoghi, tra i quali l’Egitto.

Lo tzunami generato dall’eruzione raggiungeva ormai la costa orientale di Creta, distruggendo improvvisamente città e palazi, che non furono mai più ricostruiti. Cnosso soltanto riuscì a salvarsi, poiché si trovava a 5 km nell’entroterra e riparata dalle colline circostanti, orami era evidente però che la civiltà minoica era giunta al capolinea.

Resta dunque da rispondere a un’annosa domanda: Atlantide era Creta? I parallelismi sono notevoli, entrambe le civlità insulari scomparvero a causa di una calamità naturale. Gli scavi condotti da Evans a Cnosso hanno fatto emergere una cultura sofisticata, quella minoica era la civiltà antica più sviluppata, spendida nell’architettura e nelle arti, organizzata politicamente come una monarchia, gli stessi diritti erano riconosciuti ad uomini e donne, sorgenti naturali assicuravano acqua calda per i bagni ed acqua fredda per i gabinetti, un ampio sistema d’irrigazione assicurava la fertilità dei suoli.

Sebbene ancora oggi rimanga il benificio del dubbio, l’isola di Creta è quanto di più si avvicina alla descrizione dell’Atlantide di Platone, un impero grande e meraviglioso, quello atlantideo, che si adatta con precisione al sistema politico di Cnosso. Non è stata dunque l’ira di Zeus ad inabissare Atlantide, sono state bensì le forze della natura a porre fine alla civiltà minoica di Creta, per immortararla così, per sempre, nel mito del continente perduto.

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