Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Il mostro del Lario (lago di Como)

Gli avvistamenti più recenti partono dal 18 novembre 1946, quando il settimanale “Il Corriere Comasco” titola a cinque colonne:

“AL PIAN DI SPAGNA (presso Colico) LA PAUROSA AVVENTURA DI DUE CACCIATORI BRIANZOLI: LA LOTTA MORTALE A COLPI DI FUCILE CONTRO IL MOSTRO CRESTATO INABISSATOSI NELLE ACQUE DEL LAGO…”

Raffigurazione artistica del Lariosauro

Raffigurazione artistica del Lariosauro

Si trattava di tale Carlo Bonfanti (32 anni) e Amilcare Dolcioni (37 anni).  La notizia venne riportata con grande enfasi sui quotidiani locali “La Provincia di Como”, “L’Ordine” di Como, ma anche sul “Corriere della Sera”, “Il Pomeriggio” di Firenze, sul “Giornale dell’Emilia”, sul “Corriere d’Informazione” ed altre testate: i due cacciatori descrissero un mostro della lunghezza di due o tre metri.  Ma già sei anni prima, come ricordò il 20 novembre 1946 il corrispondente di Lecco de “La Provincia di Como” Enrico Remondina, nei pressi di Varenna durante un temporale il mostro aveva fatto paura a cinque persone uscite in barca, le quali avevano raccontato di un essere dall’aspetto di un serpente con la pelle verde striata di nero.
Va detto che già nel XVI secolo l’illustre studioso comasco Paolo Giovio nella sua “Descriptio Larii Lacus”, cita gli enormi carpioni del Lago di Como, da lui chiamati “Burberi dei Grosigalli”, grandi come un uomo, ma anche se alcuni giornali dell’epoca cercarono di minimizzare l’episodio, facendolo passare per un grosso pesce e nulla più.

Fossile di Lariosaurus trovato in Val Mara, Svizzera (da "L'Ordine", 6 dicembre 1973, p.6)

Fossile di Lariosaurus trovato in Val Mara, Svizzera (da “L’Ordine”, 6 dicembre 1973, p.6)

Sul numero del 21 novembre 1946, infatti, “La Provincia” riportò che proprio a Varenna videro nuovamente il mostro, questa volta due pescatori di Alessandria, Felice Gatti e Dino Roncoroni, accompagnati dal Rag. Luigi Denti: i tre testimoni confermarono con piccole variazioni la descrizione di Bonfanti e Dolcioni (dissero che il corpo era enorme, crestato, lungo circa 4 metri, a squame argentee e bluastre coperto di macchie rosse simili ai catarifrangenti delle biciclette), aggiungendo che dalla bocca sgorgava acqua come da una fontana.
Ormai stava diventando una leggenda, tanto che i pescatori del lago si lamentarono delle magre battute di pesca degli ultimi giorni, incolpando quell’essere e la sua  presunta voracità.

Fu lo stesso “Corriere Comasco” del 25 novembre a porre fine alla storia iniziata una settimana prima sulle sue stesse colonne, raccontando di due giovani di Perledo, Ignazio “Gnazi” Varassi e Tugnin Berti, i quali, intravisto il presunto mostro da una finestra dell’osteria dove si trovavano, si precipitarono sulla loro barca, raggiunsero la zona del lago dove lo avevano visto e dopo due ore di strenua lotta riuscirono a pescare uno storione di un metro e mezzo, la testa appiattita e coperta di placche ossee e terminante in un rostro aguzzo coperto da bargigli, tanto da renderlo davvero mostruoso.
Dopo di allora, per qualche tempo vi fu silenzio, almeno fino al 31 agosto 1954, quando il mostro fu avvistato ad Argegno da un uomo che pescava dalla riva, tale Palmiro Bianchi, il quale disse che somigliava a un maiale di poco meno di un metro, con le zampe di un’anatra.

Presunto fossile di Lariosaurus

Presunto fossile di Lariosaurus

Ma le apparizioni non finiscono qui: lo videro ancora, come riporta “L’Ordine” del 7 agosto 1957, alcuni bagnanti sulla spiaggia fra Musso e Dongo, ma anche nel settembre dello stesso anno a Dervio, quando compaio davanti alla batisfera di Luigi Percassi e Renzo Pagani, che si erano immersi per cercare il corpo di una donna morta in un incidente automobilistico: i due lo descrissero come somigliante a un coccodrillo dotato di zampe e della lunghezza superiore al metro.
Qualche anno più tardi, nel 1962, gli stessi Pagani e Percassi con la loro batisfera, questa volta alla ricerca di tre pescatori annegati per il rovesciamento della loro barca, lo scambiarono per uno strano pesce abissale con la testa molto grossa.

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