Riporto due brevi passi riassunti dal Registro delle lettere di Gregorio VII, nei quali è incisivamente espresso dal grande pontefice il suo pensiero sulla funzione universale del Papato e della Chiesa.
Il primo brano è desunto dal cosiddetto Dictatus Papae, costituito da 27 brevi proposizioni inserite nel Registro delle lettere forse nei primi mesi del 1075.
L’altro è desunto dall’allocuzione rivolta dal pontefice ai vescovi nella lettera famosa del 1080 con la quale scagliò la condanna definitiva contro Enrico IV.

La Chiesa romana è stata fondata solo da Dio. Il pontefice romano, se ordinato canonicamente, diviene senz’altro santo per i meriti di San Pietro. Egli solo può essere chiamato «universale» e il suo nome è unico nel mondo. Egli può deporre o assolvere i vescovi, trasferirli da un seggio all’altro, formare nuove diocesi, dividere le già esistenti; può ordinare i chierici di qualsiasi chiesa. Lui solo può convocare un concilio generale. Non esiste alcun testo canonico all’infuori della sua autorità. Egli può stabilire nuove leggi; le sue sentenze non possono essere né condannate, né riformate. Il papa non può essere giudicato da nessuno. La Chiesa romana non ha mai errato e non potrà mai errare. I suoi legati, in un concilio, sono superiori a tutti i vescovi, anche se di rango inferiore. Colui che non è con la Chiesa romana, non può essere considerato cattolico. Le cause più importanti di tutte le chiese devono essere giudicate dal papa. Egli può usare le insegne imperiali, a lui solo tutti i principi baciano il piede; egli può deporre gli imperatori e sciogliere i soggetti dall’obbligo di fedeltà ai sovrani ingiusti.

Fate in modo che il mondo intero comprenda e sappia che se voi potete legare e sciogliere in cielo, voi potete sulla terra togliere e dare a ciascuno, secondo i meriti, gli imperi, i reami, i principati, i ducati, le contee e tutte le possessioni degli uomini. Spesso voi avete tolto ai perversi e agli indegni i patriarcati, le primazie, gli arcivescovati, i vescovati per darli a uomini veramente religiosi. Se voi giudicate di cose spirituali, quale potenza non dovete avere sulle cose terrene? Se voi giudicate gli angeli, che sono i padroni dei superbi principi, che cosa non potete fare di questi principi che sono i loro schiavi? Sappiano oggi i re e i potenti della terra come voi siete grandi e quale sia la vostra autorità! Che essi si guardino di fare poco conto dell’amministrazione e della organizzazione della Chiesa.

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