Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Il processo della reincarnazione

Per reincarnazione si intende la rinascita dello spirito di un individuo, in un altro corpo fisico, trascorso un certo intervallo di tempo dopo la sua morte terrena ed è una delle credenze più diffuse in ambienti legati all’Induismo, al Giainismo, al Sikhismo e al Buddhismo.

Filone di Alessandria

Nell’antichità occidentale questa credenza era molto diffusa nelle scuole filosofiche, si ricorda lo stesso  il quale fece della reincarnazione il perno della sua dottrina della conoscenza, basata sul concetto di reminiscenza o anamnesi. 
L’esistenza della reincarnazione, secondo Platone, è testimoniata dal fatto che le nostre conoscenze del mondo sensibile si basano su forme e modelli matematici che non trovano riscontro in esso, ma sembrano provenire da un luogo iperuranio dove il nostro intelletto doveva averli contemplati prima di nascere. 
Dopo Platone, la dottrina della reincarnazione passerà nei neoplatonici e in varie correnti gnostiche, esoteriche ed ermetiche, proprie del tardo ellenismo. Filone di Alessandria fu tra i primi a conciliare la religione ebraica con la reincarnazione platonica. 

Plotino, Giamblico, Proclo, ripresero sostanzialmente da Platone la concezione che l’anima si reincarni e ritorni sulla terra a causa di una colpa originaria, per espiare la quale occorre compiere un lungo cammino di ascesi, liberandosi dagli affetti terreni che altrimenti potrebbero indurre l’anima a restare vincolata alla materia. 
Anche lo stesso Pitagora e la sua scuola sembrano essere stati fra i primi a sostenere la dottrina della reincarnazione o metempsicosi seppure sulla base di culti orfici preesistenti. 

Alcuni versi di Senofane, riportati da Diogene Laerzio alludono alla metempsicosi riferendola a un aneddoto con protagonista Pitagora:
“Si dice che un giorno, passando vicino a qualcuno che maltrattava un cane, Pitagora, colmo di compassione, pronunciò queste parole: “Smettila di colpirlo ! La sua anima la sento, è quella di un amico che ho riconosciuto dal timbro della voce”. 
Oltre a questo riferimento lo stesso Diogene Laerzio scrive:
“Si narra che Pitagora sia stato il primo presso i greci ad insegnare che l’anima deve passare per il cerchio delle necessità e che veniva legata in vari tempi a diversi corpi viventi…”

Diverse religioni come quella Cattolica oggi, non nei primi secoli del cristianesimo (anni 300 dell’era volgare), negano la reincarnazione sostenendo che una sola vita terrena basti a raggiungere la perfezione che Dio richiede.
E’ impossibile conciliare la giustizia perfetta e infinita di Dio con una singola vita, una singola possibilità che per logica pura e semplice dovrebbe essere identica per tutti. Che direste voi di un padre che dà a un figlio tutti i vantaggi possibili e a un altro niente? Direste sicuramente che è un cattivo padre, che è ingiusto. 
La Chiesa non si è resa conto che, negando questa legge, ha presentato Dio come un vero mostro. La spiegazione è che, all’origine, Dio ci ha dato tutto ma ci ha anche dato la libertà ed è di questa libertà che ci siamo serviti per fare delle costose esperienze. Allora il Signore, che è generoso, paziente, ci lascia fare dicendo: Sono i miei figli. Poveretti, soffriranno, si romperanno la testa ma non fa niente, poiché darò loro ancora le mie ricchezze e il mio amore. Hanno numerose reincarnazioni davanti a loro… Impareranno e diventeranno saggi.”
Dunque, Egli ci ha lasciati liberi, e adesso per tutto ciò che ci accade di male la colpa è nostra, l’abbiamo meritato. Abbiamo meritato anche tutto ciò che di buono ci accade, poiché è il risultato dei nostri sforzi nelle incarnazioni precedenti… Infatti quando nella vita si incontrano esseri in buona salute, belli, intelligenti, ricchi, che beneficiano delle migliori condizioni e riescono in tutto ciò che intraprendono, ed altri che, al contrario, sono talmente diseredati che, qualsiasi cosa facciano, passano di fallimento in fallimento, allora ci si chiede; qual è l’origine di questa ineguaglianza di condizioni? 

Molti sono spesso colpiti da ciò che sembra una vera ingiustizia del destino ma in realtà c’è una spiegazione a tutte le apparenti ingiustizie della vita: è la legge della reincarnazione. La conoscenza di questa legge è anche uno dei fondamenti della morale e finché gli esseri umani non saranno illuminati sulla legge di causa-effetto, che continua a agire da un’esistenza all’altra, si potrà cercare di renderli saggi facendo loro tutte le prediche che si vogliono, ma non servirà a molto. 
Essi non cambieranno, e non solo non cambieranno ma si ribelleranno credendosi vittime dell’ingiustizia sociale, saranno gelosi e combatteranno coloro che credono più privilegiati, complicheranno così la propria situazione. Ma chi sa che le difficoltà e le prove che incontra in questa esistenza sono il risultato delle proprie trasgressioni passate, non solo accetterà quelle difficoltà ma si deciderà a lavorare per il bene in modo da migliorare le proprie future incarnazioni.

Ciclo delle reincarnazioni

Intanto nei vangeli ci sono diversi riferimenti alla reincarnazione anche se si è volutamente occultare…….. perché in un passaggio del Vangelo c’è inequivocabile prova che gli apostoli di Gesù conoscevano la reincarnazione: “Passando vide un uomo, che era cieco fin dalla nascita. I suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: “Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia cieco dalla nascita?” (Giovanni, IX, 1-2)…. Se per i discepoli il concetto di reincarnazione non fosse stato ben chiaro non avrebbero neppure posto questa domanda e invece si interrogano sul perché quell’uomo sia cieco dalla nascita: chi ha peccato? Lui o i suoi genitori? E come poteva peccare lui per essere poi punito ad essere cieco dalla nascita? 
Eppure alcuni teologi cattolici, pur di non ammettere la logica conclusione della reincarnazione, sono arrivati a dire che quell’uomo aveva peccato nel grembo materno!!! ma come è possibile.!? 

Un altro riferimento l’abbiamo in Matteo XVII, 12-13 dove Gesù parla del profeta Elia, che secondo le profezie sarebbe dovuto resuscitare per preparare il terreno al Messia.
Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto. Allora i discepoli capirono che egli aveva parlato loro di Giovanni Battista.” (Matteo, XVII, 12-13)
Egli (Giovanni Battista) è l’Elia che doveva venire. Chi ha orecchie per udire oda.” (Matteo XI, 14). 

Le parole anche qui sono chiarissime. Elia venne proprio prima di Gesù per preparargli il terreno, ma non capirono che era lui e lo uccisero. I discepoli invece, che conoscevano la reincarnazione, capirono perfettamente che Elia e Giovanni Battista erano in realtà la stessa persona, il Vangelo ce lo spiega nel modo più chiaro possibile.
Nel Vangelo di Tommaso portato alla luce nel 1945, quindi esente da rimaneggiamenti e censure, è scritto: Un giorno chiedemmo a Gesù: “Quale sarà la nostra fine?” Ed Egli ci rispose: “Se scoprite il principio non dovrete preoccuparvi della fine, perché dove è la fine, là è il principio. E chi conosce il principio, conosce la fine e si libera dalle morti“. Disse proprio così, “dalle morti” e poi aggiunse: “Volete sapere in che modo un uomo si libera dalle morti? Divenendo consapevole di essere già esistito prima di ogni nascita.” 
Ci sono ancora altri riferimenti nei vangeli dove parlano chiaramente della reincarnazione ma questo concetto nella Chiesa cattolica è rifiutato perché se si accettasse l’idea che un anima necessita di più vite terrene per la sua evoluzione spirituale, molti dogmi, come quello sulla dannazione eterna, sulle assoluzioni fatte dai preti sui peccati, sarebbero destinati a cadere. 
Ecco perché all’inizio del Medioevo, proprio nel momento in cui la Chiesa cattolica iniziava ad acquisire potere e controllo sulle masse ignoranti, aveva bisogno di un cambiamento di rotta finalizzato ad escludere questo concetto pericoloso dai suoi dogmi, sostituendolo con favole adeguate, che purtroppo sono sopravvissute, attraversando tutte le epoche di estrema corruzione medievale della Chiesa, fino ad oggi. 
Quindi la reincarnazione è legata alla inviolabile legge Universale di “causa-effetto”, ogni effetto deve avere una causa, non può sorgere dal niente. Tutto quello che ci accade è per una ragione precisa e il motivo risiede in qualcosa che abbiamo fatto in precedenza, o in questa vita o in qualcuna delle precedenti esistenze terrene. E non ci accade per punizione, ma per darci la possibilità di cambiare e migliorare, ossia di evolverci. E siamo noi stessi ad aver scelto le nostre prove, ben prima di nascere, proprio per questa finalità. 
Un uomo che uccide un suo simile, in un’altra vita terrena verrà ucciso; un uomo che, uccidendo un suo simile, ha causato molto dolore ai cari della vittima, subirà la stessa sorte e così via per ogni genere di azione c’è sempre una uguale azione contraria rivolta verso chi l’ha commessa….
Quindi qualsiasi sia l’azione, negativa o positiva che sia, ci verrà restituita ricevendo del male se abbiamo fatto del male e ricevendo del bene se abbiamo fatto del bene…. 
La legge è assolutamente precisa e inviolabile, e l’uomo in genere è assolutamente inconsapevole di questo processo e quando gli capita qualcosa di brutto non si rende mai conto che è un “debito karmico”, cioè una conseguenza di qualcosa che lui aveva fatto in passato e che adesso deve ricevere…

Il consiglio sicuramente è quello di essere coscienti di questa grande verità, cercare in tutti i modi di essere giusti, buoni e fare in modo di seminare solo opere buone senza aspettarsi nulla in cambio sperando che un domani la giustizia, la pace e la fratellanza sarà messa in pratica anche su questo pianeta.

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testo di Fabio Quercia pubblicato su mednat.org 
immagini tratte dal web

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